WONDER WOMAN DA FUMETTO A COSPLAYER

WONDER WOMAN DA FUMETTO A COSPLAYER

Le pin-up, almeno originariamente, nulla avevano a che fare col fumetto.
Le esplosive bellezze immortalate sulle cover di riviste erano statiche, non avevano intenti narrativi e, soprattutto, risultavano troppo erotiche per mescolarsi con serie dirette a un pubblico di imberbi ragazzini protetti, negli anni cinquanta, dalla Comics Code Authority, o dal bollino di Garanzia Morale di italica memoria.

Col tempo, anche gli autori di fumetti e i loro lettori, ormai cresciutelli, cominciarono a rendersi conto che una pettoruta signorina in posa ammiccante faceva la sua bella figura in copertina, soprattutto se indossava abiti minuti o attillatissime tutine da supereroina che svelano più che nascondere. Fu così che i comic book cominciarono a scoprire la sensualità straripante e il potere commerciale delle pin-up, facendone ottimo uso.

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In realtà, sentori di questo possibile connubio c’erano già decenni addietro. Emblematica, in questo senso, è l’evoluzione di Wonder Woman.
Il personaggio nasce nel 1941, con intenti femministi. Il suo creatore, William Moultom Marston, vuole dare un personaggio simbolico alle donne, un modello in grado di portare avanti con forza le loro idee e il loro mondo, e la avvolge in un costume a stelle e strisce, come la bandiera americana.
Il vero nome di Wonder Woman è Diana. È un’amazzone, figlia della regina Ippolita dell’Isola Paradiso che, coi suoi poteri e qualche gadget magico (come dei braccialetti e una fune indistruttibile), si prodiga nel combattere il crimine tra i comuni esseri umani.

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Fin dal suo esordio, il costume dall’ampia scollatura e che lascia scoperte le cosce lascia presagire possibili sviluppi erotici per il personaggio: connotazione che viene ben evidenziata nella serie televisiva live action degli anni Settanta, in cui la parte di Diana/Wonder Woman è affidata a Lynda Carter, già vincitrice del concorso Miss Stati Uniti nel Mondo e finalista in Miss Universo.

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Inutile dire che, proprio grazie al corpo della Carter, Wonder Woman fa notevoli passi avanti nel suo ruolo di icona sexy.
Ma è negli anni Duemila, sulle copertine dei comic book della DC Comics, che giovani disegnatori cominciano a disegnarla in pose sempre più sensuali, in perfetto stile pin-up.

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Matite del calibro di Adam Hughes esagerano con la scollatura, rendono più sgambato il sempre più ridotto costume, ne esaltano le forme e gli atteggiamenti da pin-up.

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La consacrazione finale arriva sul magazine principe delle pin-up, Playboy. Sul numero di febbraio 2008 del celebre mensile, una Wonder Woman in carne e ossa sfoggia tutta la sua bellezza. È la modella Tiffany Fallon che si veste, anzi si sveste, da amazzone. Il costume è infatti solo disegnato sulla sua pelle, con un risultato a dir poco spettacolare.
Wonder Woman è ormai una pin-up a tutti gli effetti.

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Il cinema rincara la dose. Inizialmente si parla dell’attrice Megan Fox quale possibile destinataria del succinto costume della supereroina, ma poi la scelta cade su Gal Gadot. Dal canto nostro possiamo dire che entrambe lo indossano benissimo.

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Intanto si scatenano le cosplayer, le cui interpretazioni si fanno sempre più sensuali. Non sappiamo dirvi se Marston (e le femministe) sarebbe stati contenti di tale evoluzione del personaggio, certo lo sono i lettori di fumetti (e non solo).

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Ndr: GIORNALE POP ha una rubrica settimanale dedicata alle più brave cosplayer italiane.
Chi fosse interessata a proporre le proprie foto, scriva a
info@giornalepop.it.

 

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