IL VERO UOMO RAGNO È L’INATTUALE STEVE DITKO

IL VERO UOMO RAGNO È L’INATTUALE STEVE DITKO

L’Uomo Ragno è un supereroe creato nel 1962 da Stan Lee e Steve Ditko, nel periodo formativo della Marvel. Poi il personaggio è passato in molte altre mani, che ne hanno profondamente cambiato il carattere.

Se Batman è stato il primo fumetto che ho letto da bambino, l’Uomo Ragno di Lee e Ditko è stato l’unico personaggio a coinvolgermi fino in fondo. Batman ha come compito proteggere la città di Gotham City dai criminali, l’Uomo Ragno esiste solo per salvare zia May.

Dopo che lo zio Ben è morto indirettamente a causa dell’Uomo Ragno, Peter Parker, l’alter ego del supereroe, vive nel terrore che la stessa sorte possa capitare all’adorata zietta.

La vignetta sotto dà un’idea di come Peter prenda seriamente la cosa.

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La storia più appassionante della saga è, credo a giudizio unanime, quella dell’Uomo Ragno n. 27 (Editoriale Corno).

Dopo essere stato travolto da alcuni pesantissimi macchinari, pagina dopo pagina l’Uomo Ragno raccoglie tutte le forze per liberarsi: deve assolutamente portare un farmaco sperimentale per salvare zia May, ricoverata in gravi condizioni!

(La sequenza, come in tutti gli albi Marvel della Corno, presenta alternativamente due pagine a colori e due in bianco e nero).

00c01ur02030405I testi delle storie sono firmati da Stan Lee, il direttore della Marvel, ma l’Uomo Ragno è sostanzialmente una creatura del disegnatore Steve Ditko.

Stan Lee accennava a voce e in modo generico i soggetti ai suoi due disegnatori di punta, Jack Kirby e Steve Ditko. Poi loro stessi li sceneggiavano mentre disegnavano. Alla fine, Stan Lee scriveva i dialoghi seguendo quelli che i disegnatori avevano appuntato a matita nei margini delle vignette.

In sostanza, l’apporto di Stan Lee non era creativo (non è riuscito a ideare un solo personaggio dopo la separazione da Kirby e Ditko), pur essendo comunque fondamentale perché dava un’anima ai personaggi. Cosa che né Ditko né Kirby erano lontanamente capaci di fare da soli.

Ecco come avveniva il procedimento.

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Nella quinta vignetta della tavola sopra si parla di un “copione”, cioè di una sceneggiatura, ma questa parola non compare nel testo originale.
Concludiamo la lettura…

Del resto, Lee ammette senza problemi che Ditko è l’autore delle storie in una intervista all’Herald Tribune (“non so mai come finiranno”), anche se al contempo lo irride dicendo che si ritiene un grande genio.

Il ritratto di Steve Ditko basato su una fotografia a opera dell’illustratore Drew Friedman.

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Steve Ditko, nato nel 1927, era attivo dagli anni cinquanta come disegnatore e co-sceneggiatore di storie brevi del terrore e sul tipo dei telefilm “Ai confini della realtà”.

Presentiamo per intero una di queste storie. Si tratta di uno dei primi fumetti Marvel pubblicati in Italia, nel n. 10 degli “Albi del Secolo” del 1962. La storia, evidentemente ispirata all’episodio “Time enough at last” del telefilm Twilight Zone del 1959, è uscita in America con il titolo “Inside the Fallout shelter” su Tales of Suspense n. 30 del 1962. Nell’edizione italiana, le vignette di Ditko sono state rimontate per adattarle al formato tascabile.

57f58f59f60f61f62f64fNegli anni sessanta, Steve Ditko divide lo studio con Eric Stanton (Ernest Stanzoni), un disegnatore di fumetti “bondage” e “fetish” venduti per corrispondenza, perché troppo hard per l’epoca.

A volte, come nei casi che vediamo sotto, Ditko inchiostra i disegni erotici a matita di Stanton.

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L’occasione per Ditko arriva nel 1962, quando Stan Lee gli commissiona un nuovo supereroe.

Lo aveva già chiesto a Kirby, il quale, però, aveva disegnato un Uomo Ragno con il costume che ricordava troppo un personaggio della concorrenza.

In seguito, quando Kirby si attribuì l’ideazione dell’Uomo Ragno, Ditko fece un disegno per spiegare che, secondo lui, quel personaggio era del tutto diverso perché ricordava Capitan America. L’ultimo ad avere visto la storia disegnata da Kirby è stato Jim Shooter, poi è scomparsa.
00-kirbys-spiderman-page2bPer creare i Fantastici Quattro, Jack Kirby aveva riproposto il concetto degli Challengers of the Unknown realizzati nel 1957 per la Dc Comics. Sempre Kirby, aveva ripreso The Fly (La Mosca), creato nel 1959 per la Archie Comics quando gli è venuto in mente l’Uomo Ragno. In questo senso, l’idea dell’Uomo Ragno è sua (come detto, Stan Lee non ha mai inventato niente). E proprio perché troppo somigliante a The Fly si è preferito accantonarlo per evitare noie legali.

The Fly è sicuramente un personaggio piuttosto simile, almeno nei poteri, all’Uomo Ragno. E il suo nemico principale è… The Spider!

splashfly1lQuanto a Ditko, ha scopiazzato il costume dell’Uomo Ragno da un catalogo. Dalla scritta cucita sulla testa del bambino ha preso pure il nome di Spider-Man.

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La prima storia dell’Uomo Ragno esce su “Amazing Fantasy”, una testata che chiuderà per scarse vendite proprio in quel numero.

La copertina disegnata da Ditko viene scartata da Lee perché decisamente brutta. Ecco come sarebbe risultata, se fosse uscita.

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La copertina viene completamente rifatta da Jack Kirby, mentre Ditko si limita a inchiostrarla. Ecco il risultato definitivo.

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L’anno successivo, il 1963, la seconda storia esce in un albo interamente dedicato all’aracnide umano: “The Amazing Spiderman”.

La presenza dei Fantastici Quattro, i personaggi Marvel allora più venduti, serve per attirare l’attenzione del potenziale lettore.

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Il personaggio è un supereroe particolarmente azzeccato, perché New York si presta bene a fare da scenografia a un tizio che si muove come un ragno.
steveditkoDagli altri eroi, l’Uomo Ragno si distingue perché durante la battaglia è una fonte inesauribile di battute: di questo il merito è del solo Stan Lee.
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cb88b5eb2df1e01b933ab977a51e1b51La differenza maggiore, rispetto ad altri personaggi dei   fumetti, si vede quando l’Uomo Ragno torna a casa. Non si tratta di una base fantascientifica come quella dei Fantastici Quattro, ma di una modesta casetta del Queens.
peters-houseDentro lo aspetta zia May, sempre preoccupata quando il ragazzo fa tardi: in fondo Peter è solo uno studente delle superiori. Questi elementi, e quelli che seguiranno, sono tutti farina del sacco di Steve Ditko.

Non è facile fare l’Uomo Ragno di nascosto dalla persona che vive con te. Una anziana, tra l’altro, che ha orrore di quello strano essere.
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Peter ama profondamente May, ma la convivenza crea mille problemi.

Può un supereroe che si rispetti assumere un’espressione così disperata a causa della propria zia?
steve-ditko-amazing-spider-man-241-1A scuola non potrebbe andare peggio.
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Tutti gli studenti ronzano attorno al muscoloso Flash Thompson, compresa Liz Allan, la bella della classe.

Peter è il classico emarginato: gli altri non lo vogliono, ma neppure lui intende mescolarsi con quegli stupidotti. Se i ragazzi isolano Peter, lui isola loro. Come Steve Ditko, non ama la folla.

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Liz, diventando più matura, si rende conto che Flash umilia senza motivo Peter, ma non ha il coraggio di frapporsi tra i due.

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La prima, e per me unica, fidanzata di Peter è Betty Brant. Una ragazza carina, anche se apparentemente insignificante.

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Betty è la segretaria di J. Jonah Jameson, il direttore-proprietario del tabloid “Daily Bugle”.

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Quando Peter si rende conto che Betty ha paura dell’Uomo Ragno, decide di interrompere la relazione per proteggerla da se stesso. 

Nooo! Non farlo!

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Rimasti amici, Peter continua a vederla quando vende al giornale le foto dell’Uomo Ragno che si scatta da solo: J.J.J. le usa per sparare titoloni contro il supereroe, accusandolo ingiustamente di ogni crimine. Peter è costretto a questa attività autolesionista per pagare l’affitto di casa, dato che la povera zia May ha impegnato i propri averi.

Al confronto, lo scrittore Charles Dickens era un dilettante!

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Dopo l’abbandono di Betty, arriva un’altra ragazza: la sofisticata e apparentemente pericolosa Gwen Stacy.

Si metterà insieme a Peter rimanendo sofisticata, ma smettendo di essere pericolosa.

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Stan Lee non è soddisfatto. Vuole che Ditko introduca Mary Jane, una bella sventola che faccia girare le teste. Ditko, sempre retrò (e condizionato dalle dominatrici inchiostrate per l’amico Stanton), gli presenta una vamp con tanto di sigaretta infilata nel bocchino. Stan Lee diventa una furia: lui vuole una ragazzina ye-ye, non una fatalona per vecchi maniaci!

Ma ormai i due non si parlano più e allora Ditko inizia a scrivere anche i soggetti, oltre a sceneggiare e a disegnare. Lee si limita a mettere i dialoghi nelle nuvolette. I testi delle storie decadono a vista d’occhio.

Steve Ditko cerca di convincere Jack Kirby a lasciare la Marvel insieme a lui, per obbligare Stan Lee a riconoscere il loro apporto nelle sceneggiature e nella creazione dei personaggi. Kirby prima dice sì e poi si tira indietro terrorizzato dalla prospettiva di rimanere senza lavoro, dato che alla concorrente Dc Comics lo odiano.

Ad andarsene nel 1966 è il solo Ditko. L’Uomo Ragno è finito, senza di lui diventerà l’ombra di se stesso. Sì, venderà sempre un sacco di copie grazie anche alla serie di cartoni animati trasmessi dalla Abc, ma chi se ne importa!
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Senza Ditko non può esserci l’Uomo Ragno per il semplice motivo che Ditko è l’Uomo Ragno.

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L’introversione di Peter è quella di Steve, i pensieri inattuali di Peter (come l’insofferenza per la contestazione studentesca del 1964) sono quelli del conservatore Steve.

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Se Ditko è Peter, Jameson è l’arrogante Stan. Betty è Flo Steinberg, segretaria di Stan e unica impiegata dell’allora microscopica Marvel. La Torcia Umana, il personaggio dei Fantastici Quattro che spesso fa capolino nelle storie dell’Uomo Ragno, è il suo compagno di studio Eric, tutto auto sportive e belle ragazze.

Ma Flo Steinberg (alias Betty Brant) non era una semplice segretaria. Per esempio, curava le lettere nella pagina della posta dei Fantastici Quattro. Ho fatto delle ricerche su internet: un numero impressionante delle lettere pubblicate da Flo erano scritte da ragazzi che sono poi diventati scrittori e intellettuali famosi.

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Quando non le danno l’aumento di stipendio, Flo lascia la Marvel per lanciare una effimera rivista underground, poi viene assunta dalla Warren (la casa editrice di Zio Tibia e Vampirella) per un ruolo di un certo rilievo. Tutti i vecchi fan della Marvel la rimpiangono.

Steve Ditko, oltre a creare il personaggio più celebre della Marvel, ha ideato anche quello meno noto: Dottor Strange. Per la personalità, il linguaggio e i poteri magici, Dottor Strange secondo me è ricalcato su Prospero, il duca di Milano della “Tempesta” di William Shakespeare. Mi sembra strano che nessuno l’abbia notato.

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Strange è un chirurgo che pensa solo agli affari propri, finché, dopo un’incidente d’auto, le sue mani lesionate non gli permettono più di fare operazioni. Si lascia andare diventando un barbone.

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Un maestro orientale, l’Antico, lo prende come allievo facendolo diventare esperto delle arti mistiche.

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Le sue storie sono sconcertanti soprattutto sotto l’aspetto grafico.

Forse solo sotto l’effetto dell’Lsd, il potente allucinogeno inventato dalla Cia, si possono immaginare mondi simili. Una sorta di realtà virtuale ante litteram.

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Il suo nemico mortale è il fiammeggiante Dormammu, un demoniaco essere interdimensionale.

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Clea, prigioniera di Dormammu, una volta liberata diventerà la fidanzata di Strange.

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Dopo la Marvel, Steve Ditko non fa più nulla di interessante per quanto riguarda i testi.

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Il personaggio principale che crea per la Dc Comics, The Creeper, è quasi illeggibile: non c’è più Stan Lee a scrivere i dialoghi.

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Disegna la versione a fumetti del divertente telefilm Get Smart per l’agonizzante Dell. In seguito, per la Charlton, la peggiore casa editrice di fumetti (di proprietà della mafia newyorkese), tornerà alle brevi storie autoconclusive.

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In pieno clima underground prova ad autoprodursi gli albi.

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I fumetti all’interno sono il massimo del conservatorismo, con i concetti assoluti di “bene” e “male”. Durante gli anni della contestazione non interessano a nessuno.
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Come non interessano le sue semplicistiche riflessioni filosofiche da autodidatta.

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Ogni tanto, tra gli anni settanta e ottanta, ritorna alla Marvel e alla Dc con nuovi personaggi di scarso successo.

Ora le storie sono scritte da sceneggiatori professionisti, ma nessuno sa utilizzare Ditko come Stan Lee.

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Dagli anni sessanta, Steve Ditko ha deciso di scomparire dalla vista del pubblico.

Per decenni ogni giorno è andato nel suo piccolo studio di New York, dove ha realizzato fumetti pressoché incomprensibili acquistati da un pubblico di fan ristrettissimo. Lì il 29 giugno 2018 viene trovato il suo corpo senza vita.

Contatto E-mail: info@giornale.pop

15 commenti

  1. L’articolo in sé, non è male, contiene anche un sacco di aneddoti sulla vita e sulla personalità di Steve Ditko, personaggio affascinante e piuttosto controverso.
    Tuttavia non concordo con l’idea di base, ovvero “L’Uomo Ragno non può esistere senza Ditko”. Non affatto vero: l’Uomo Ragno ha conosciuto cicli fantastici e storie ottime anche subito dopo il suo addio e nei decenni a venire.
    Personalmente sono ancora convinto che Romita abbia fatto un lavoro al suo livello, se non migliore.

    Il vero problema è che questo articolo contiene diversi errori e imprecisioni che vanno dubitare che l’autore conosca a pieno le storie di cui sta parlando, ovvero quelle dell’Uomo Ragno di Ditko.
    1)Betty e Peter non si lasciano nell’occasione descritta dalla vignetta (quello è il funerale del fratello) e non perché lei è “spaventata dell’Uomo Ragno”, in realtà ha una grande stima di lui. Semplicemente la loro rottura avviene perché Peter pensa che lei voglia sposare Ned Leeds ed essere felice (TAS n.30)
    2)MJ tecnicamente, è apparsa prima di Gwen, se consideriamo l’apparizione senza volto di The Amazing Spider-Man 25.
    3)E’ assolutamente FALSO dire “i testi delle storie peggioravano a vista d’occhio” riferendosi ai litigi fra Lee e Ditko. Dal 65, fino all’abbandono di Ditko nel 66, le storie si mantennero su un livello pressoché dignitoso.
    4)La vignetta che mostra Peter sconvolto recita (parole dell’autore dell’articolo) “Può un supereroe che si rispetti assumere un’espressione così disperata a causa della propria zia?”.
    In quella storia (The Amazing Spider-Man 24) Peter crede di essere impazzito a causa di Mysterio, e non vuole che nessuno lo veda con quella faccia. Zia May non è la causa di quell’espressione.

    Come ho detto, l’articolo non è male, ma presenta diversi errori che mettono in dubbio la conoscenza dell’autore sulle storie di Ditko.

    • Lei continua a mettere in dubbio, qui e altrove, il fatto che io abbia letto veramente le storie di Steve Ditko: chiunque abbia scorso il mio articolo sull’Uomo Ragno si sarà fatto una opinione in proposito.

      Come le hanno fatto notare altri in altre occasioni, Ned Leeds è solo la scusa finale della separazione tra Peter e Betty: basta leggere tutta la saga, come ho fatto io più volte, per rendersene conto.

      Steve Ditko ha disegnato MJ in poche vignette e con il viso coperto. Sarà John Romita a mostrarcela nella celebre vignetta: “Hai fatto tombola, tigrotto!”.

      Dire che è assolutamente falso che i testi di Steve Ditko siano peggiorati è un insulto al sentire comune: una critica letteraria, di per sé opinabile, non può essere “falsa”, semmai non condivisibile. Evidentemente lei non ha studiato lettere, filosofia o materie analoghe. Insieme alla critica americana tutta, io ribadisco che vi fu un evidente peggioramento nei testi delle ultime storie di Ditko.

      La vignetta di Peter disperato vale all’interno della parte scherzosa del mio articolo, dove affermo che era sempre preoccupato per zia May. Cosa comunque assolutamente vera. Questo è il massimo di “imprecisione”, puramente formale, che lei ha riscontrato.

  2. Una opinione non può, per definizione, essere falsa. Federico, evidentemente, è animato da un certo astio nei confronti di Sauro più che da un sano spirito critico. Vi siete litigati una donna? Uno dei due ha soffiato all’altro l’ultima copia di un fumetto rarissimo?

  3. […] Quando Goodman sta cercando un nuovo distributore nella seconda metà degli anni cinquanta, la concorrente Dc Comics accetta di portare in edicola anche i suoi albi a patto che li riduca di numero, per aumentarli pian piano solo quando saliranno le vendite complessive. Questo accordo permette a Marvel e Dc di superare una gravissima crisi di mercato con poche testate ciascuna, ma sufficientemente vendute, che continuano ad aumentare di numero negli anni seguenti. Questa è l’epoca d’oro della Marvel di Stan Lee, Jack Kirby e Steve Ditko. […]

  4. Due commenti :
    1 – L’affermazione di Federico Paccani “Personalmente sono ancora convinto che Romita abbia fatto un lavoro al suo livello, se non migliore.” è al quanto discutibile, quanto è vero che Ditko nel suo ciclo ha inventato non solo il protagonista ma anche le sue decine di amici e nemici che a tutt’oggi compaiono negli albi di Spider-man (in 50 anni non sono riusciti ad inventarsi quasi niente di duraturo a parte Venom). Romita nello stesso numero di albi ha inventato pochissimo. Romita, che è un bravo disegnatore, si è trovato su una testata già di grande successo e l’ha aumentato grazie al suo disegno accativante ma il suo apporto è imparagonabile a quello di Ditko. Sarebbe come paragonare il ciclo dei Fantastic four di Buscema a quello di Kirby.
    2 – Un apporto secondo me da imputare sicuramente a Lee sono le segretarie innamorate del capo. E’ una costante di tutte le prime serie. Kirby metteva le sue esperienze in guerra, la sua visione religiosa, Ditko le sue psicosi e la sua visione filosofica della vita, Lee metteva la sua esperienza come capo ufficio che spera che le segretarie si innamorino di lui.

  5. Si è passati dall’idolatrare Stan di qualche decennio fa al ridicolizzarlo. Senza sposare in toto le note posizioni Secchiane, secondo me sarebbe opportuno ricordare che gran parte della retorica anti-Stan nasce in un periodo in cui Kirby, noto “pallonaro” (vedasi anche la ridicola rivendicazione avente per oggetto Spidey), si era armato e alla guerra andato per riottenere i suoi originali (battaglia dettagliata in numerose sedi da Mark Evanier, personaggio molto vicino a Kirby), un momento in cui pompare l propri meriti aveva il suo bravo perché… già le sue rivendicazioni successive saranno più contenute.
    Una cosa che non posso fare a meno di chiedermi, tra l’altro, è… chi scriveva tutte le altre serie non disegnate da Kirby o Ditko? Romita, per sua ammissione, ha suggerito il solo plot della prima metà di una storia (Flash in Vietnam), Buscema, per sua ammissione, lo spunto di Mefisto (e un paio di graphic novel una vita dopo, aggiungo io), Colan un tubo, Don Heck o Sal Buscema neanche quello, e via così. Se non Stan, chi?
    Altro argomento che mi lascia perplesso: “Ah, il soggetto era mezza paginetta dattiloscritta!” Ohi, ma ci avete provato a ricostruire nero su bianco il plot di un fumetto di 18 tavole di supereroi? Cosa credete, che venga fuori l’Ulisse?
    A divorzio avvenuto, la Marvel conserva tutti i propri pregi, perdendo qualcosa a livello di creatività ma guadagnando sotto tanti altri aspetti, laddove Ditko e Kirby paleseranno tutti i loro limiti (pur confermando le loro IMMENSE virtù, sia ben chiaro)…
    Infine: su Doctor Strange, da un certo punto in poi, Ditko era spesso accreditato come co-sceneggiatore e talvolta come sceneggiatore unico (a meno che non abbiano corretto i credits negli Essential, ma non credo). Evidentemente non esistevano veti in tal senso, mi vien da pensare… e sono storie, tutte, splendide.
    Soprattutto quelle senza Stan.

  6. Senza Jack Kirby e Steve Ditko, Stan Lee non avrebbe mai potuto fondare la Marvel (non l’avrebbe certo potuta fare con i poco creativi John Romita e John Buscema).

    Si rimprovera a Stan Lee di essersi preso anche i meriti altrui, malgrado qualche dichiarazione di circostanza.

    • Resta il fatto che senza Kirby e Ditko la Marvel continua a prosperare, imparando anche dagli errori propri e altrui (non ditemi che gli Hulk, gli X-Men e gli Avengers che tutti conosciamo e amiamo sono quelli “di Kirby”!), laddove Ditko scompare e Kirby si perde in palle al limite dell’illeggibilità…
      Difficile anche stabilire quanto sia stato Lee ad attribuirsi meriti altrui, quando in realtà illustrava il suo modus operandi in ogni modo possibile (vedansi anche i credits, che in v.o. non hanno mai sminuito l’apporto di Ditko, o l’intervista sopra proposta)… quello che è successo, probabilmente, è che la Marvel, da sempre oggetto di costanti cambi di proprietà, aveva bisogno di “firme” in grado di garantire continuità, visibilità e promozione, cosa che finì per mettere in ombra il sociopatico Ditko e l’umorale e dislessico Kirby, con il suo passato liti e cause finite malissimo (per lui).
      Intendiamoci, i loro meriti ci sono, CASPITA (Spidey E’ Ditko, concordo, e lei lo ha raccontato splendidamente!)… ma CHI li ha messi nella condizione di esprimersi come mai avevano fatto prima e mai avrebbero fatto dopo, e con loro altri veterani di mille battaglie… come Romita o Buscema, che erano addirittura passati ad altro da anni, e che il “sorridente” andò a ripescare addirittura in altri stati. Occhio anche a non sopravvalutare i diversi contributi… un esempio: Kirby aveva visualizzato Surfer come una semplice remora o pesce pilota accompagnante lo squalo-Galactus (donde anche il richiamo acquatico), tutto quello che farà o dirà il futuro Norrin Radd è farina del sacco di Stan.

      insomma, senza Kirby e Ditko la Marvel non ci sarebbe mai stata, vero.
      Ma non ci sarebbe stata neanche senza Stan Lee.

      • Su quest’ultima affermazione possiamo anche essere d’accordo

        Secondo me è andata così : all’inizio Lee faceva quello che sapeva fare, l’editor/dialoghista. Kirby e Ditko disegnavano i fumetti su loro idee e scrivevano il loro dialoghi sui bordi, Lee non sempre li capiva ma spesso li migliorava. Con Devil c’è il problema di Everett che fa un bel episodio iniziale dove parla dei suoi problemi con l’alcol e di sua figlia cieca ma Everett dura solo un episodio, arriva Orlando che si lamenta del fatto che Lee gli dia tre righe e poi il lavoro tocchi tutto a lui poi arriva Wood che cerca di migliorare le cose ma anche lui si lamenta e chiede a Lee “Se le storie le scrivo io perchè le firmi tu ?”. Per Iron man faceva tutto Kirby che poi passava i suoi bozzetti a Don Heck che li rovinava con il suo stile tutto storto. Lee poi cerca di fare quello che faceva con Kirby e Ditko con nuovi autori, Adams, Steranko e più avanti Barry Smith si lamenteranno tutti e tre della manipolazione delle LORO storie da parte di Lee che poi le firma come se ne fosse lui l’autore.

        Comunque ormai l’universo Marvel è stato creato, Ditko, Wood, Adams e Steranko se ne vanno (Kirby no perchè ha famiglia e perchè spera che l’editore prima poi riconosca i suoi meriti) e per portare avanti le testate bastano dei semplici disegnatori. ecco che arrivano Romita, Buscema, Colan e Kane, loro sono ottimi disegnatori, non autori, ma ottimi disegnatori, Lee li spiega come funzionano le cose col metodo Marvel e loro con quel poco che gli da Lee cercano di tirare avanti le testate. Romita trasforma Spiderman in una testata fortemente romance, Buscema trascina senza fantasia i F4 e Colan rende Devil una discreta soap-opera. La fantasia è finita ma Lee che stupido non è, anima le testate spostando i villain tanto che vediamo Thor contro Destino e i F4 contro Magneto e ancora una volta Lee si risparmierà lo sforzo di inventare qualcosa.

        Su come andavano le cose con i fumetti firmati da Lee, oltre alle dichiarazioni di quel “pallonaro” di Kirby e Ditko, Orlando, Wood, Adams, Steranko e Barry Smith ci sono quelle di Len Wein che come “ghost writer” ha realizzato anche le storie delle strisce quotidiane e delle tavole domenicali dell’Uomo Ragno, firmate da Stan Lee.

        • Dopo Len Wen sulle strisce dell’Uomo Ragno è arrivato Jim Shooter.

          Shooter scriveva la sceneggiatura senza dialoghi (!) e quando Romita aveva fatto le matite i dialoghi li metteva Stan Lee.

          Attualmente le scrive Roy Thomas.

          • Verissimo.
            Ma proprio la vicenda delle strip, e il modo in cui le gestiva Lee, come raccontato da Shooter nella sua autobiografia, non consentono di escludere o ridicolizzare il ruolo di Lee.
            Più in generale (Ditko lo ritengo un discorso “particolare”), secondo me è sbagliato considerare gli “anni-Lee” come un unicum monolitico, allorché si tratta di un ciclo composto da momenti diversi… uno in cui scriveva tutto a modino, uno di cui inizia a delegare (quello delle mezze pagine e delle telefonate), uno, finale -quando la Marvel moltiplica le proprie testate e l’asticella narrativa di alza- in cui si circonda di assistenti o delega in toto a Kirby.
            Che è la testimonianza dei Wolfman, dei Thomas, dello stesso Shooter.

  7. Su questo punto invece non ci troviamo.
    Il periodo di cui tu parli, quello in cui “scriveva tutto a modino” deve essere durato ben poco visto che le lamentele di Orlando e poi Wood risalgono praticamente a Daredevil n.2. Ma poi con Ditko non si può parlare di Lee che delega perchè molto impegnato, Ditko ha ottenuto dall’editore e non da Lee che gli fosse riconosciuto il suo ruolo di soggettista da Amazing n. 26 e Strange tales n.35 e Lee non ne era per niente contento tanto che ha interrotto ogni forma di contatto diretto col disegnatore. Ma poi è possibile che di tutti i suoi scritti dell’epoca d’oro sia rimasto solo il plot dei Fantastic 4 n.1 ?

    Escludendo le parole di quel “pallonaro” di Kirby, come lo chiami tu, in un intervista Lee disse “Abbiamo un nuovo personaggio chiamato Dottor Strange. E’ stata un idea di Steve”, però poi risulta creatore alla pari. Poi c’è l’episodio degli uomini del Coordinatore scambiati per quelli del Gatto su ASM n.30, errore dovuto al fatto che Lee non parlava con Ditko e non capiva la storia non sua e della volta in cui si vantò dell’idea della lunga sequenza di Peter sotto tonnelate d’acciaio subito smentito da Ditko riconosciuto autore del plot anche nei crediti. Insomma quest’uomo ce l’ha sempre avuto di vizio di prendersi meriti altrui mentre non ne aveva bisogno.
    Lui è il Disney della Marvel, i creativi erano altri ma l’editor unificatore era solo lui e questo sarebbe bastato per farlo passare alla storia come è successo per Disney.

    • Ma io non discuto Wood (che comunque interviene in occasione della “seconda ondata”). Non discuto Ditko. Discuto molto di più Kirby, a differenza dei primi due mai stato sceneggiatore prima e pessimo sceneggiatore dopo… infatti non esito ad attribuirgli in toto le ultime due annate di Thor (personaggio nato con idea e plot di Stan poi passato al fratello larry per la sceneggiatura, a proposito) , dove sono presenti tutti i difetti e le virtù dei futuri Eterni e Nuovi Dei, del futuro Demon e del Cap anni ’70. Trovatemi i “superproblemi” umani che hanno fatto la fortuna dei personaggi Marvel, in quei soggetti. E qui parliamo della presenza di comprimari umani con cui interagire, non di dialoghi. La differenza con le annate precedenti, se mi permettete, è palese.

      Sul “vizio”: Lee è quello che ha inserito i credits, quello che in interviste da te citate e in quella presentata nell’articolo non nasconde il ruolo altrui, quello che insisteva affinché i suoi partners partecipassero alle interviste (vedasi il noto episodio con l’Herald Tribune, che tanto danno farà al rapporto Lee-Kirby)… boh, tutto questo verme non ce lo vedo. E mi tengo il sospetto che molto del suo “silenzio”, da un certo punto in poi della sua carriera, sia stato imposto dai nuovi padroni di casa, quando Goodman (truffando Lee) cedette nel 68 la Marvel alla Perfect Film e i nuovi proprietari imposero la condizione di un Lee-immagine vincolato contrattualmente per diversi anni.

      Sul Kirby “pallonaro”, infine, pesano testimonianze, fatti, sentenze (letteralmente). Kirby aveva, come ben spiegato da Evanier (persona che concorderai non essergli ostile), un irrefrenabile desiderio di ammaliare il proprio pubblico, “inventando” non per malizia o desiderio di falsità, quanto per brama di NARRARE. Ed ecco che le sue verità mutavano a seconda delle situazioni e del pubblico, spostando luoghi e date (ricordiamo la sua partecipazione allo sbarco in Normandia… in realtà vi arrivò a fine agosto!), aggiungendo colore, omettendo.
      Un buon esempio, del resto, lo abbiamo nell’articolo qui sopra, ricordando la pretesa da parte di Jack di essere il creatore ANCHE di Spiderman.

      Ed ecco perché prendo le sue ricostruzioni con ampio beneficio d’inventario, soprattutto in presenza di ultriori testimonianze discordi.

  8. Siamo arrivati al punto di ogni discussione dove ognuno rimane del suo parere.
    Per me Lee è stato un grande editor e valorizzatore di talenti ma non un creativo e tanto meno un genio della scrittura, al massimo un correttore di storie altrui che poi firmava e a questo proposito ci sono almeno una decina di testimonianze (oltre quelle di Kirby e Ditko) di vari disegnatori e sceneggiatori con cui ha collaborato.
    Dopo l’abbandono di Ditko e Kirby, Lee non ha creato più neanche una serie (facciamo finta di non ricordare Ravage 2099), Kirby di contro aveva creato decine di personaggi prima d’incontrarlo e decine ne ha creati dopo. Quasi tutti i personaggi Marvel principali erano idee su cui Kirby aveva già lavorato e non parlo solo di Thor e degli Esploratori dell’ignoto ma anche Spiderman che già esisteva come nemico di The Fly e che Kirby ripescò per creare Spider-man (fortunatamente poi molto rimaneggiato da Ditko).
    Se tu mi concedi le ultime due annate dei F4 per Kirby io ti concedo l’ ultima parte dei Fantastic four per Lee. Dopo quello che Kirby considerava lo “scippo” di Silver Surfer (a cui Lee dedicò un’altra serie disegnata da John Buscema), si limita al ruolo di disegnatore/esecutore e la serie precipita nella pochezza delle idee di Lee allo stesso modo di come poi continuerà con Romita e Buscema.
    Come dicevo all’inizio, siamo arrivati al punto di ogni discussione dove ognuno rimane del suo parere.

  9. Volevo dire “Se tu mi concedi le ultime due annate di Thor per Kirby. io …”

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