VENOM, UN FILM DEGLI ANNI NOVANTA

Venom

Quello che è stato il sogno di ogni adolescente appassionato di fumetti alla fine è diventato realtà: Venom, il film. L’hanno fatto. L’hanno fatto davvero. Fischi e botti dagli spalti, signori. La folla esulta, il film di Venom non è più un sogno, ma una solida realtà. Applausi, lacrime e pacche sulle spalle. Non sembrava vero, ma in fondo ci hai creduto, ci hai creduto fino all’ultimo in questo film. E quando dico di averci creduto fino all’ultimo, intendo fino a quindici minuti dopo l’inizio.

Una manciata di minuti che sono bastati a farmi rendere conto che Venom, essenzialmente, è un remake di Spawn fuori tempo massimo.

Venom recensione film

Bisogna chiarire un paio di fatti, altrimenti non ci capiamo.
Per prima cosa occorre accettare che, ormai, il “cinecomic” è un genere cinematografico ben preciso.

Saranno una ventina d’anni che si sperimenta, si adatta, si testa. Da Spawn a l’Uomo Ragno di Sam Raimi, passando per tutti i pallidi tentativi dei primi anni duemila in cui si è cercato di trovare la “formula” giusta. Nell’ultima decina d’anni, o poco meno, le cose sembrano essere andate infine al loro posto.

Dal 2008, quando si è dato il via al progetto Marvel Cinematic Universe con Iron Man, film dopo film siamo arrivati ad avere prodotti dal linguaggio e caratteristiche ben definiti.

Venom recensione film

In secondo luogo, ancora più importante, Hollywood non sgancia i super-soldoni per far contenti gli appassionati di fumetti. Anche se non credo ci sia ancora qualcuno convinto di questo, ma tant’è: l’imperativo è quello di guadagnare senza se, ma o però. A far entrare i big money in cassa sono i nuclei familiari con 2, 2.5 figli a carico, con un’età che va dai sei ai quattordici anni massimo. Per tutti gli altri si butta il contentino in modo da tenerli a cuccia.

Paradigma questo che trova la sua massima giustificazione nel: “Come fai a condensare venti, trenta, quarant’anni di storie in un paio d’ore al massimo?”. Perciò non ha manco tanto senso, ormai, parlare di fedeltà nel senso stretto del termine. Semmai di attinenza, al massimo. Il gioco sta tutto nel trovare il giusto equilibrio. Poi, ovvio, c’è chi riesce facendo il film e chi no.

Venom recensione film

La nascita di Venom è una cosa che va molto indietro negli anni, ai tempi delle Guerre Segrete, in cui l’Uomo Ragno trovò il simbionte su un pianeta alieno scambiandolo per un semplice costume: e come fai a tirar su un film senza questo background? Più di ogni altra cosa, come lo fai un film su uno dei principali nemici dell’Uomo Ragno senza l’Uomo Ragno?

Venom recensione film

Adottando soluzioni fresche e dinamiche. C’è un razzo spaziale che si è schiantato a terra, e dentro c’erano gli alieni. Fine. Non è così nei fumetti? E chissene. La spiegazione te l’abbiamo data, rumina i popcorn e guarda il film.

Sorvoliamo pure su come abbiano brillantemente risolto il problema delle origini. Come facciamo funzionare il resto? Da un lato hai un personaggio cupo e piuttosto violento, che dovrebbe essere trattato in un certo modo. Dall’altro l’imperativo categorico di renderlo adatto a un pubblico di bambini al di sotto del level-cap massimo fissato a tredici anni.

Venom recensione film

Venom avrebbe dovuto avere un impianto “Deadpoolesco”, anche se meno demenziale e più cupo. Un’aspettativa assolutamente più che lecita considerando il personaggio, no? Peccato che i timidi tentativi in questa direzione, che si scorgono ogni tanto qua e là, si schiantino malamente su una struttura semplicistica e totalmente igienizzata pensata ad hoc per i bambini.

Quindi che si fa? Niente. Ficchiamo due piedi in una scarpa sperando di non sbattere troppo forte a terra. Questo è in generale il grande problema di Venom. Una discrepanza di toni che crea la confusione totale, venuta su prepotentemente come un rutto acido, a causa della mancanza di volontà nell’imboccare una direzione precisa.

Venom recensione film

Lo stesso Tom Hardy, l’attore che impersona il protagonista del film, in un’intervista a ComicsExplained, quando gli hanno chiesto quali fossero le sue scene preferite ha risposto: “Quelle finite sul pavimento della sala di montaggio”. Continua poi: “Ci sono tipo trenta, quaranta minuti di scene che non sono in questo film… Scene del Burattinaio Matto, scene dark comedy… Sai cosa intendo? Come se non fossero mai esistite”.

In tutto questo, la cosa strana è che il regista Ruben Fleischer aveva già esplorato con successo l’ibrido horror-humor dirigendo Zombieland. Quantomeno insolito che in Venom non ci sia nulla della verve ironica che ha fatto funzionare quel film.

Venom recensione film

Il problema non è tanto il tentativo di ficcarci a forza umorismo adolescenziale e gag grossolane. Quella è roba che va un casino ormai, Zio del Tuono docet. Piuttosto è incredibile come siano riusciti a far passare Tom Hardy per rincoglionito. No, dico: Tom Hardy, colui che è considerato il Marlon Brando moderno. Uno degli attori migliori della sua generazione, eccezionale in qualunque cosa lo metti, è stato ridotto a fare l’imitazione (brutta) di Ace Ventura.

Avete presente la scena in cui mette in imbarazzo la fidanzata al ristorante buttandosi poi nella vasca delle aragoste? Eh, mi sono sentito a disagio. Per un attimo ho pensato che se ne uscisse con “Non entrate lì dentro! Woahoo!”.

Se quando provano a fare gag e scherzoni tutti da ridere tipo Disney/Marvel-style c’è solo da mettersi un cappio al collo, la cosa peggiore è quando alle baracconate si unisce il simbionte. A parte l’assurda piega buddy cop che a un certo punto assume la cosa, c’è qualcosa, attraverso gli elementi della performance fisica di Hardy e alcune delle espressioni facciali di Venom, che da Ace Ventura arrivano praticamente al rip-off di The Mask, però senza far ridere.

Venom recensione film

Dopo una prima parte lenta, piatta e tirata per le lunghissime, uno si aspetterebbe una bella botta d’adrenalina. Effettivamente, alcune sequenze d’azione funzionano. Sono piacevoli e ben coreografate. Tuttavia, mentre il film va avanti, ti rendi conto che tutto si trasforma nella tipica slugfest in Cgi. Soprattutto, capisci pian piano una bruttissima cosa.

Ovvero della cosa secondo me più grave in assoluto: Venom è un film nato vecchio. Vecchio nella struttura e nella forma mentis. Un po’ come tornare a casa e accorgersi che il cartone del latte appena comprato è scaduto da un mese. C’è in Venom una specie di brutta eco che rimbomba nelle orecchie dicendo fortissimo “anni novanta”…

Venom recensione film

Venom ha fin troppi punti di contatto con i cinecomics dell’era 1.0 post-Spider-Man e pre-Mcu. Robe come La lega degli uomini straordinari, Ghost Rider, Daredevil e Elektra, tanto per dirne alcuni. Tutti film che hanno alti valori di produzione, ma che oltre questo non vanno. Il loro sviluppo narrativo è pressoché zero e il grosso regge sugli effetti visivi. In pratica non hanno alcuno scopo, se non quello di mostrare una versione live action di famosi personaggi a fumetti.

La tagline di Venom dice: “Il mondo ha già abbastanza supereroi”. Io la cambierei in: “Il mondo ha già avuto fin troppi film come questo”.
Gente come Christopher Nolan, Joss Whedon, i fratelli Russo, James Gunn e via dicendo hanno dimostrato ampiamente con i loro film quanto possano essere efficaci i cinecomics. Hanno contribuito, chi più chi meno nel corso degli anni, a raggiungere il risultato attuale. Hanno fissato lo standard, l’asticella della qualità minima per questo tipo di produzioni. Hanno definito il genere.

Questo film su Venom sembra una cosa uscita vent’anni fa, all’epoca di Batman & Robin, Spawn et similia. L’epoca dei film sui supereroi sciatti, piatti e incoerenti che hanno dominato prima del film The Dark Knight e del Marvel Cinematic Universe di Kevin Feige.
Oggi come oggi una cosa simile non è accettabile.

Ebbene, detto questo anche per oggi è tutto.

Stay Tuned, ma sopratutto Stay Retro.

 

1 commento

  1. Chiaro ed esaustivo.

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