V FOR VENDETTA DIFFIDA DELLA DEMOCRAZIA

V FOR VENDETTA DIFFIDA DELLA DEMOCRAZIA

V for Vendetta è una serie a fumetti scritta tra il 1982 e il 1985 per la rivista britannica Warrior da Alan Moore, l’autore che successivamente scriverà Watchmen, e disegnata da David Lloyd. Nel 2005, le sorelle Wachowski hanno tratto un film dal fumetto.

Warrior, la rivista antologica dell’inglese Quality Communications che pubblicò V for Vendetta insieme alla nuova versione di MarvelMan, sempre di Alan Moore

Non scriverò tanto dell’opera in sé, su cui ci sarebbe tanto da dire, ma condividerò alcune riflessioni sulla maschera del suo protagonista, “V”, e del suo omaggio al cospiratore cattolico inglese Guy Fawkes, cui V fa esplicitamente riferimento.

Guy Fawkes è una figura storica famosa nel Regno Unito. Con un gruppo di congiurati cattolici nel 1605 tentò di assassinare re Giacomo I e tutti i membri del parlamento inglese, colpevoli di avere deluso le aspettative dei cattolici britannici (discriminati dalla maggioranza protestante).

L’attentato, chiamato Congiura delle polveri perché prevedeva l’esplosione del Palazzo di Westminster tramite alcuni barili di “polvere” esplosiva, fu sventato da una misteriosa lettera, conservata attualmente nel Public Record Office.

Guy Fawkes è un personaggio storico emblematico: il suo coraggio e la sua dignità furono riconosciuti persino dal Re Giacomo, che però lo fece torturare e uccidere, per poi squartarlo e disperdere i pezzi del suo corpo per il regno.
Ciò non bastò: per ridicolizzarlo, da allora ogni 5 novembre i bambini del Regno Unito vengono incoraggiati ad andare in giro con dei fantocci, per poi bruciarli nella simbolica esecuzione dei congiuranti cattolici, recitando una filastrocca che ringrazia Dio per aver salvato il re dall’attentato: Remember, remember, / the fifth of November, / Gunpowder, treason and plot. / I don’t know the reason / why Gunpowder treason / Should ever be forgot!

La maschera disegnata da David Lloyd prodotta in serie

Nonostante tutto questo, e nonostante gli anni trascorsi, la maschera di Guy è stata in qualche modo riabilitata, diventando “un’icona nella cultura politica moderna”, simbolo “dell’anarchismo postmoderno” e di movimenti globali come Anonymus. Ciò è avvenuto soprattutto grazie a V for Vendetta di Moore.

Qual è, più precisamente, questa nuova connotazione di Guy/V?

Partirei dalle parole di V stesso: “Più di quattrocento anni fa, un grande cittadino ha voluto imprimere per sempre nella nostra memoria il 5 novembre. La sua speranza, quella di ricordare al mondo che l’equità, la giustizia, la libertà sono più che parole: sono prospettive. Quindi, se non avete visto niente, se i crimini di questo governo vi rimangono ignoti, vi consiglio di lasciar passare inosservato il 5 novembre. Ma se vedete ciò che vedo io, se la pensate come la penso io, e se siete alla ricerca come lo sono io, vi chiedo di mettervi al mio fianco, a un anno da questa notte, fuori dai cancelli del Parlamento, e insieme offriremo loro un 5 novembre che non verrà mai più dimenticato”.

L’originaria versione in bianco e nero di V for Vendetta

A differenza di quanto spesso si ritiene, a mio parere nel V di Moore non c’è né una apologia dell’antifascismo, né una visione dell’anarchia come panacea di tutti i mali, ma il suo messaggio è ben più articolato.

Il regime contro cui si batte V è certamente un regime fascista, ma il suo messaggio antisistema potrebbe allargarsi anche a sistemi democratici ingiusti: del resto come Guy, V non si scaglia contro il re/cancelliere, ma contro il parlamento. E non è un dettaglio di poco conto. V lotta per la libertà e la giustizia, considerandole valori assoluti e superiori alla stessa volontà popolare.

Dal finale aperto del fumetto, in seguito raccolto in volume, è ben evidente che l’anarchismo e il potere lasciato al popolo non sono considerati da Moore “la soluzione”. Certamente non siamo in presenza di un happy end: Moore non ha una assoluta fiducia nelle massi popolari o negli sfruttati.

La ristampa a colori di V for Vendetta curata dall’americana Dc Comics (utilizzata dal mensile Corto Maltese per la prima edizione italiana a puntate della saga e nei successivi volumi)

Questa rivisitazione novecentesca di Guy Fawkes ha avuto una grande influenza culturale diventando una icona pop. Un’icona che non ha dato semplici e consolanti soluzioni, ma ha fornito spunti di riflessione.

Nota di Sauro Pennacchioli
V for Vendetta nasce in seguito alla contestazione giovanile che in Europa, diversamente dagli Stati Uniti, si trascina anche lungo gli anni settanta. I contestatori ritengono la democrazia parlamentare destinata a trasformarsi in un regime autoritario come quelli ancora attivi nella prima metà degli anni settanta in Spagna, Portogallo e Grecia, oltre che in tutta l’America latina. Il destino dell’imminente fascistizzazione però non si compie: anzi, dopo la caduta delle dittature mediterranee, nel corso degli anni ottanta avviene anche la democratizzazione dell’America latina. Chi non ha vissuto gli anni settanta fatica a capire questa “aspettativa distopica”, che in Italia era rappresentata dalla certezza di un golpe imminente. Alan Moore, ancora parzialmente immerso nella cultura della contestazione, sviluppa V for Vendetta avendo come modello estetico la società parafascista di “Arancia meccanica” (1971), il film di Stanley Kubrick che già aveva largamente ispirato il fumetto britannico a partire da Judge Dredd del settimanale 2000 AD. In V for Vendetta nei panni dell’eroe c’è un Guy Fawkes redivivo a disagio in un contesto politico che, proprio in quegli anni, prendeva definitivamente direzioni diverse da quelle immaginate dalla contestazione. Un personaggio ormai privo di una ricetta da proporre alla società, dopo la scomparsa della contestazione e dei suoi ideali in fondo elitari (comunisti o anarchici che fossero) in quanto propugnati da una “avanguardia” scollegata dal popolo. Di conseguenza nessuna salvezza appare più all’orizzonte, come accadrà in Watchmen, l’opera maggiore di Moore. Come per gli antichi gnostici, ogni prospettiva positiva diventa un sogno ingenuo.

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