UNO ZOMBIE NEL “CORRIERE DELLA PAURA”

UNO ZOMBIE NEL “CORRIERE DELLA PAURA”

Il “Corriere della Paura” era la pubblicazione dell’Editoriale Corno che presentava i fumetti tratti dalle riviste Marvel.

Le riviste in bianco e nero della Marvel (magazine) non vanno confuse con i comic book a colori, né con le riviste “giornalistiche per uomini” pubblicate sempre dall’editore Martin Goodman.

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Il pezzo forte del “Corriere della Paura” era Simon Garth lo Zombie, creato dall’affiatata coppia formata dallo sceneggiatore americano Steve Gerber (1947-2008) e dal disegnatore peruviano Pablo Marcos (nato nel 1937).

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Mi risulta che la prima rivista dedicata ai fumetti della Marvel (all’epoca si chiamava Atlas) sia la parodistica “Snafu”, uno dei tanti cloni di “Mad”. Lanciata nel 1955, “Snafu” dura solo tre numeri.

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Intorno al 1963, Stan Lee, il direttore della Marvel, pubblica raccolte di foto con politici americani e internazionali, aggiungendo delle gag nei balloon. Ogni numero della rivista ha una testata diversa.

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“Dannati dentisti comunisti”, sospira Fidel Castro con la mano appoggiata sulla guancia.
Dopo il 1964, a seguito della contestazione studentesca americana, per non alienarsi i giovani Stan Lee smetterà di attaccare i comunisti.

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La stessa trovata dei ballon con le battute, ma nelle foto tratte dai film horror, viene utilizzata in “Monsters to laugh with”.

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Essendo un esperto in minchiologia posso dire che Bela Lugosi (il primo Dracula del grande schermo) c’entra pure lui con il comunismo, perché dovette fuggire dalla natia Ungheria dopo avere partecipato alla rivolta che mise in piedi un effimero governo dei soviet poco dopo la Prima guerra mondiale. Se il regime comunista avesse avuto successo, magari Lugosi ne sarebbe diventato il capo e Stan Lee avrebbe dovuto inserirlo nella rivista precedente.

“Monsters Unlimited” è un’altra rivista di mostri. Alcune foto-gag di Godzilla le ho inserite nell’articolo “La Marvel è stata creata da Godzilla”.

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Nel 1968 vengono riuniti in un numero unico gli episodi di Pussycat pubblicati precedentemente nelle riviste giornalistiche maschili di Martin Goodman. Pussycat è una versione spionistica di Little Orphan Fanny pubblicata da “Playboy”, ma di livello più basso. La copertina è di Bill Everett (creatore di Sub-Mariner e Devil) e all’interno, tra gli altri, notiamo lo sbrilluccicante Bill Ward (creatore di Torchy).

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Nello stesso anno, Stan Lee lancia la rivista dell’Uomo Ragno che dura solo due numeri. Pensata per il lettore più maturo, presenta temi legati alla politica assenti nei comic book. In Italia, l’Editoriale Corno ha colorato questi episodi inserendoli nella serie normale dell’Uomo Ragno.

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Nel 1973 parte “Crazy”, l’ennesima imitazione di “Mad”. Stavolta abbastanza riuscita, dato che ne escono quasi cento numeri, chiudendo nel 1983. Il grande Will Eisner, che rifiuta il ruolo offertogli di direttore, collabora comunque ai primi numeri.

Non capirò mai perché il mensile “Eureka” della Corno non abbia mai attinto dai fumetti di questa rivista Marvel, invece di pubblicare le storielle più infantili prese dai comic book.

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Per dare un’idea di questa rivista, ecco la prima pagina di una parodia del racconto “Il cuore rivelatore” di Edgar Allan Poe.

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Dopo che un tribunale americano ha decretato la morte del fumetto underground vietandone il sistema distributivo alternativo, nel 1974 Stan Lee riesce a convincere il bravo Denis Kitchen a realizzarne una versione edulcorata per la Marvel.

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“Comix Book” dura pochi numeri. All’interno, Kitchen racconta a fumetti la nascita di questa iniziativa editoriale, rappresentando Stan Lee come J.J.J. (a tal proposito vedi l’articolo “L’inattuale Ditko è l’Uomo Ragno”). Tra gli autori, ci sono anche Art Spiegelman, destinato a diventare famoso con Maus, e Basil Wolverton, che pur avendo ispirato involontariamente Robert Crumb non ha mai lavorato per i fumetti underground veri e propri in quanto profondamente cristiano (vedi l’articolo “Rockman * l’eroe + bislacco & dimenticato della Marvel”).

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Facciamo un passo indietro nel 1971, quando esce la rivista grazie alla quale inizia il vero boom della Marvel nel settore: “Savage Tales”. La punta di diamante di questa pubblicazione di fumetti per lettori maturi è Conan di Roy Thomas e Barry Smith.

Sempre in “Savage Tales” troviamo la prima storia di Man-Thing, una versione anni settanta di The Heap (il personaggio degli anni quaranta pubblicato nell’albo Air-Boy della Hillman Periodicals). Man-Thing ha avuto una lunga e interessante serie di avventure nei comic book, misteriosamente rimasta inedita in Italia. Mentre da noi è stato tradotto Swamp Thing della Dc Comics, anche lui ispirato a The Heap, famoso per il periodo nel quale lo scrive Alan Moore.

Inoltre, nel primo numero di “Savage Tales” c’è una bellissima storia disegnata da John Buscema con il tarzanide Ka-Zar, che abbiamo presentato in italiano nell’articolo “L’espressionismo muscolare di Buscema”.

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Conan ha talmente successo che, in aggiunta al comic book a colori, gli viene dedicata una nuova rivista: “The savage sword of Conan”. Con i suoi 235 numeri pubblicati dal 1974 al 1995, è una delle riviste americane a fumetti più longeve, anche se dal 1979, dopo il passaggio di Roy Thomas alla Dc Comics (a causa di disaccordi con il nuovo direttore della Marvel Jim Shooter), i testi subiscono un crollo qualitativo. Pur non amando Thomas, devo riconoscere che neppure le recenti versioni di Conan pubblicate dalla Dark Horse riescono a valorizzare come faceva lui il personaggio creato negli anni trenta da Robert Howard. Va be’ che Thomas poteva giovarsi dei migliori disegnatori Marvel dell’epoca.

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Il 1973 è l’anno della vera invasione delle riviste horror della Marvel, che cercano di sfruttare il successo ormai quasi decennale della Warren, in edicola con Creepy (Zio Tibia), Eerie e Vampirella.

Le cinque riviste bimestrali, che vivacchieranno fino al 1975, sono “Dracula Lives!”, “Vampire Tales”, “Monsters Unleashed”, “Tales of the Zombie” e “Haunt of Horror”. All’epoca si pensava che prima o poi il numero delle riviste avrebbe superato quello dei comic book, invece il genere declinò negli anni ottanta.

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Partite con un budget relativamente alto, queste riviste horror della Marvel abbassano rapidamente i costi di produzione, rinunciando a grossi autori arruolati inizialmente come Neal Adams. Dopo il 1975, solo Dracula continuerà ad avere una rivista, sia pure con una testata diversa, mentre gli altri mostri torneranno solo in alcuni numeri speciali. Nel frattempo la divisione delle riviste Marvel si arricchisce di altre pubblicazioni dedicate al Pianeta delle Scimmie e ai personaggi dei comic book come come Shang-Chi e Hulk.

In Italia, nel 1974, l’Editoriale Corno lancia il “Corriere della Paura”, un mensile di 48 pagine. Si tratta della prima rivista diretta da Maria Grazia Perini (1950-2012), già redattrice delle altre pubblicazioni della Corno, comprese quelle Marvel. L’editore Andrea Corno mi disse che la Perini dipendeva solo dal direttore generale Luciano Secchi, il quale le aveva fatto fare carriera finché, dopo averle dato la prestigiosa direzione di “Eureka”, la indusse a lasciare la casa editrice. Secondo Corno i due avevano litigato furiosamente, per usare espressioni blande.

Per il “Corriere della Paura”, la Perini spende più di quanto la Corno faccia per le testate Marvel tratte dai comic book, in particolare commissiona il pezzo giornalistico d’apertura. Sarebbe stato forse meglio (e più economico) usare gli articoli già scritti e illustrati, a volte dagli stessi autori dei fumetti, delle cinque riviste horror americane. Invece viene speso poco per la fattura materiale del “Corriere della Paura”: carta di scarsa qualità e, soprattutto, stampa pessima. Si ha l’impressione che, invece di usare le consuete pellicole, siano state fotocopiate le pagine delle riviste americane, con un risultato orribile. Con l’ormai alto numero di riviste Marvel da cui attingere, non solo horror, la Corno avrebbe potuto pubblicare una bella rivista di cento pagine, su buona carta e con un’ottima stampa, come il quattordicinale “Eureka”. Ripeto, non capirò mai la sottovalutazione delle riviste Marvel da parte di Luciano Secchi, che pure pubblicava a tutto spiano i supereroi Marvel.

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Il n. 1 del “Corriere della Paura” e la copertina di Luis Dominguez nella rivista originale.

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Nell’elenco delle riviste sotto copyright, il “Corriere della Paura” dimentica di citare “The Haunt of Horror”, da cui pure attinge.

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In regalo con il primo numero c’è un amuleto, invece dei soliti adesivi e manifesti tipici della Corno. Una trovata corrispondente allo spirito “magico” della Perini: la quale, secondo alcuni colleghi, credeva nel malocchio.

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L’autore dell’articolo introduttivo è Cesare Medail, giornalista del “Corriere della Sera” e, in seguito, anche della rete televisiva “Italia 1”. È scomparso nel 2005.

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L’articolo mi pare dica che il Dracula storico da giovane sia stato tenuto in ostaggio presso la corte ottomana, dove lo sodomizzavano. Si sarebbe poi vendicato sui turchi acquisendo la fama di “impalatore”, in senso non metaforico.

Comparsa con l’arrivo degli unni, la nobile arte dell’impalazione era ancora praticata un secolo e mezzo fa da alcuni gruppi di zingari. Spesso nelle immagini viene rappresentata erroneamente: l’impalazione consiste nello spingere un lungo bastone appuntito nell’ano della vittima fino a farlo fuoriuscire dalla spalla, seguendo una particolare traiettoria all’interno del corpo. L’impalato sopravviveva giorni interi, ma per farlo morire bastava fargli bere un bicchiere d’acqua che lo soffocava. Dovrei insegnare minchiologia all’università, altro che palle! Godetevi, intanto, le tavole di Neal Adams con le origini marveliane di Dracula.

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Avete notato? Anche Adams si è sbagliato, disegnando l’impalazione delle sole teste.

Saltiamo un po’ di tavole per non incorrere nelle eccessive ire dei detentori dei diritti e riprendiamo con la vecchia che vampirizza il nobile Dracula ferito.

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“Tu spezzi il mio cuore”, mi aveva scritto Alessandro Baggi, il disegnatore di Dylan Dog, quando pubblicai questa storia di Neal Adams nel mio vecchio blog. Neal Adams lo trovate nell’articolo “I cartoon di Bat-Timm contro il realismo di Bat-Adams”, mentre Baggi ogni settimana scrive la seguitissima rubrica “In ritardo con Dylan Dog” su Giornale Pop.

Oltre ai fumetti, per lo più a colpo di scena senza personaggio fisso, nel “Corriere della Paura” c’è un originale oroscopo (forse scritto dalla stessa Perini).

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Veniamo al n. 2, che presenta una storia breve disegnata dal grande Jordi Bernet, che in seguito diventerà famoso con il personaggio “Torpedo”.

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Il racconto della Perini intitolato “La sacca” non è male, almeno nel mio ricordo: come al solito non ho riletto niente, scrivo tutto andando a memoria (salvo per le date che vado a controllare).

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Finalmente arriviamo al n. 3, dove facciamo la conoscenza dello zombie del titolo dell’articolo.

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La copertina di Earl Norem introduce il personaggio scritto da Steve Gerber, disegnato da John Buscema e inchiostrato da Tom Palmer.

Scelgo alcune tavole con le origini dello zombie Simon Garth.

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Si tratta del prequel di un fumetto pubblicato nel comic book “Menace” n. 7 del 1953, realizzato da Bill Everett con i dialoghi di Stan Lee. Uno di quei fumetti presi di mira durante la caccia alle streghe che distrusse il mercato dei comic book. Alla creazione di Sub-Mariner e di Devil, a Everett va quindi attribuita anche quella di Simon Garth lo Zombie, vedi il mio articolo “L’uomo che creò Namor, Devil e… Geppo?”.

Mettiamo a confronto l’edizione pubblicata da “Tales of the Zombie” negli anni settanta, tradotta dal “Corriere della Paura”, con l’episodio originale del comic book degli anni cinquanta. La ragazza mora è diventata bionda, per ovvi motivi che capirete nell’ultima vignetta.

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Va bene, ho capito, signori detentori dei diritti, la terza storia di Simon Garth presente in questo numero del “Corriere della Paura” non la faccio vedere.

C’è da dire che Garth non mi sembra un vero e proprio zombie: per esempio, nelle prossime avventure ucciderà un serpente per mangiarlo. Se è morto, cosa si alimenta a fare? D’altra parte, io non sono un esperto di zombie.

Sempre in questo numero arriva la rubrica della posta, sormontata da un disegno di Corteggi, il famoso copertinista di Kriminal. Vediamo anche una foto della Perini con i denti da vampiro.

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Nel n. 4 arrivano le storie del mostro di Frankenstein e una nuova rubrica dedicata ai film horror. Curiosamente, questa copertina non è tratta dalle cinque riviste horror a fumetti, ma dal giornalistico “Monsters of the Movies”, sempre dell’editore Martin Goodman.

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Nella copertina del n. 5 vediamo il vampiro Morbius, ma all’interno non c’è una sua storia.

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Piuttosto facciamo la conoscenza di Satan (Satana in inglese), figlia di Satana (Satan in inglese). Breve storia scritta da Roy Thomas e disegnata da un John Romita prestato all’horror.

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Il secondo episodio di Satan è disegnato da Estaban Maroto, un tempo considerato grande autore anche se troppo fotografaro. Poi l’editore Warren ha detto al suo agente spagnolo, Josep Toutain, che Maroto doveva disegnare solo per le proprie riviste, con le quali già collaborava, facendogli lasciare la Marvel.

Negli ultimi anni, Maroto ha disegnato diversi albi di Brendon, la serie bonelliana scritta da Claudio Chiaverotti chiusa recentemente.

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Il sesto numero presenta la prima storia di Gabriel the Devil Hunter, diventato in italiano Gabriel l’Esorcista. Ai testi Doug Moench, un autore prolifico delle riviste horror della Marvel, mentre ai disegni c’è Billy Graham.

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Dal n. 7 la Perini comincia a percepire la forza dei fumetti di Simon Garth, che qui viene presentato con due storie illustrate da Pablo Marcos, il disegnatore al quale lo zombie sarà indissolubilmente legato nell’immaginario di noi fumettofili allo stadio terminale.

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Simon Garth torna nel numero successivo, l’ottavo, pure in copertina.

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Assaggiamo una new entry: Lilith, la figlia di Dracula.
Tutte puttanelle raccomandate, qui.

0810Ai tempi, intravedere il corpo della ragazza sullo sfondo e la sua testa in primo piano un qualche effetto me lo aveva fatto.

Oltre all’avere infilato nel “Corriere della Paura” troppe storie superate dei primi anni cinquanta (che non vi abbiamo fatto vedere) quando aveva a disposizione un sacco di materiale nuovo, un’altra decisione discutibile della Perini è stata la pubblicazione di questo episodio di Fratello Voodoo, rimasuglio conclusivo di un comic book cancellato in America e non pubblicato in Italia. Che senso ha pubblicare la fine senza l’inizio?

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Con il n. 9, abbiamo un team-up tra lo stokeriano Dracula e l’howardiano Solomon Kane. E un nuovo autore dell’agenzia spagnola di Toutain: dopo Bernet e Maroto, viene proposto un Alfonso Font irriconoscibile.

00a-20721Nel n. 10, altra storia di Simon Garth di Marcos. Più un nuovo autore spagnolo: Romero, messo su Satan che abbiamo già visto disegnata da Romita e da Maroto. La Marvel faceva ruotare i disegnatori con eccessiva disinvoltura, ma almeno Romero rimarrà qualche numero. Qui, peraltro, è molto più suggestivo che nella striscia inglese di Modesty Blaise.

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Lo spagnolo del n. 11 è Jesus Blasco, disegnatore di importanza storica, ma che tralascio perché sono ancora arrabbiato per come ha rovinato una storia bonelliana scritta da me medesimo.

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Man-Thing, creato su “Savage Tales” come abbiamo visto prima, è presentato nel n. 12 e nel 13. Neal Adams gli dedica anche una bella copertina.

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Nel n. 14 lo zombie di Gerber e Marcos colpisce ancora.

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Finalmente nel 15 c’è una storia di Morbius, tra l’altro con i disegni del bravo Gil Kane: si noti la pessima stampa italiana che trasforma in nero le sfumature del retino. Morbius è un perfetto personaggio Marvel, perché le sue origini vampiresche e i suoi poteri sono di tipo fantascientifico, non magico. Era apparso per la prima volta nell’Uomo Ragno. In effetti, le origini qui presentate sono la ristampa retinata di quelle pubblicate nel comic book, mentre le successive storie in bianco e nero di Morbius per le riviste horror non vengono pubblicate dal “Corriere della Paura”.

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Il “Corriere della Paura” vende poche copie, e allora, al posto di quelle dipinte, dal n. 16 si prova a mettere le copertine dei comic book, puntando direttamente ai lettori dei supereroi.

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Nel n. 17 si pubblicano le prime avventure dei comic book di Fratello Voodoo… dopo averne mostrato la conclusione!

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Nel 18, di nuovo Simon Garth di Gerber e Marcos.

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Tratta dal n. 19, godiamoci finalmente una storia dello zombie Simon Garth con i disegni di Pablo Marcos.

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Per le sole matite Pablo Marcos si ispira al disegnatore Burne Hogarth, come possiamo intuire dalle muscolature e dalle ipertrofiche radici sporgenti degli alberi. Anche se le mangrovie crescono sul mare, non nelle paludi della Florida, che sono piatte e monotone. I testi quasi intimisti di Steve Gerber si legano bene alle contrastanti atmosfere di Marcos. Ma la stampa del “Corriere della Paura” è quella che è: schifosa.

07-108-10910-111121314151617Saltiamo alcune tavole per arrivare a Simon Garth che va a liberare la sua bella sacerdotessa vudù Layla. Tra i due c’è una relazione che ricorda quella di Swamp Thing con Abigail: anche le origini del personaggio e l’ambientazione sono molto simili.

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Nella seconda di copertina e nella prima pagina del “Tales of the Zombie” con la storia che abbiamo appena letto c’è questa illustrazione di Marcos (rimasta inedita in Italia).

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Gianfranco Manfredi, oggi sceneggiatore bonelliano (Adam Wild), all’epoca cantautore del movimento degli studenti molto popolare a Milano, scrisse sul mensile fricchettone “Re Nudo” un articolo di lode sullo zombie Simon Garth. Come me, lo seguiva nella rivista americana.

Nel numero successivo c’è un nuovo episodio dello zombie, appaltato all’anomala coppia formata da Dough Moench e dal filippino Alfredo Alcala. Oltre agli spagnoli, in questi anni i fumetti americani subiscono l’invasione dei disegnatori filippini.

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Nel n. 21 ritorna lo zombie con Gerber e Marcos.

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E pure nel 22 trionfa Garth, sia pure con il sottovalutato Tony Isabella ai testi e un paio di filippini ai disegni.

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Questo è l’ultimo numero del “Corriere della Paura”: per risparmiare sono state tolte da tempo le rubriche (senza però inserire quelle americane che non sarebbero costate niente).

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Dal mese successivo, nello stesso formato, tornano le storie del comic book “Tomb of Dracula” iniziate a colori negli “Albi dei Supereroi”. La serie di Dracula, che presenta gli episodi del famoso vampiro ingrandite e in bianco e nero, durerà 18 numeri.

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Termina così il “Corriere della Paura”, una collana che non ha saputo sfruttare bene le potenzialità dei fumetti che presentava. Salvo Simon Garth, pubblicato giustamente a tutto spiano, diverse belle storie, per lo più senza personaggio fisso, sono state omesse. Credo che la Perini non le abbia nemmeno lette, pubblicando semplicemente quello che le capitava a tiro.

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Pablo Marcos, il disegnatore principale di Simon Garth lo Zombie, ha seguito i secessionisti della Marvel alla Atlas/Seabord, la nuova casa editrice fondata da Martin Goodman dopo che questi aveva venduto la Marvel e i nuovi proprietari, a un certo punto, lo avevano licenziato da editore incaricato. Qui Marcos realizza il comic book di Iron-Jaw, una sorta di Conan post-atomico. Quando a breve la Seabord chiude, Pablo Marcos disegna alcune interessanti storie senza personaggio fisso per le riviste della Warren, mentre per la Dc Comics e la Marvel lavorerà soprattutto come inchiostratore. In realtà, dopo Simon Garth, non avrà altre occasioni per esprimere il proprio talento anticonvezionale.

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La più grande creazione dello sceneggiatore Steve Gerber è Howard the Duck (Orestolo il Papero). Nato nelle pagine di Man-Thing, Howard diverrà così famoso da meritare un comic book, una rivista in bianco e nero e, sia pure per breve tempo, una striscia per i quotidiani. Oltre a un (orribile) film con effetti speciali prodotto da George Lucas, il regista di “Guerre Stellari”. Gerber chiederà alla Marvel una percentuale sui diritti, senza ottenere nulla salvo l’allontanamento dalla casa editrice.

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Interessante notare che Eureka pubblica l’Howard dei comic book, ingrandendolo e togliendo il colore, ma non la più adatta versione delle riviste (perché già in bianco e nero, nel formato grande e con tematiche adulte). Ma Luciano Secchi e Maria Grazia Perini seguivano le pubblicazioni originali? All’inizio sicuramente sì, poi boh.

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I mostri della Marvel creati nei primi anni settanta ritornano ogni tanto in miniserie realizzate con scarsa convinzione.

Contatto E-mail: info@giornale.pop

5 commenti

  1. Bello tutto. Bravo. Mitica rivista. giuste probabilmente le critiche a secchi e alla perini ma per me quel rivistone era grasso che cola. La storia di dracula impalatore di Adams e’ la prima sulle origini del vampiro che abbia mai letto molto prima di coppola e dei vari reboot di dracula del nuovo secolo. Chissa’ se ha ispirato gli sceneggiatori. Hei.. ma gli zombi pur non avendo stomaco funzionante masticano in continuazione.. chissà la digestione

  2. Che roba!!
    Chiudo qui la mia storia sparsa .
    Per ritrovare Jacovitti , Caesar e Topor che “forse” sono stati proiettati da immani forze temporal/gravitazionali nella piccola fetta di universo ucronico parigino rimasto indenne come una bolla d’aria all’interno di una enorme cisterna d’acqua ermeticamente sigillata, mi sono recato nella quasi introvabile casa parigina di Italo Calvino, luogo di magie ed incantesimi. Italo mi ha accolto nel suo alto castello ai margini di questa invisibile piazza del 14° arrondissement solo per innata cortesia, poiché odia i perditempo come il sottoscritto, ma anche a motivo del fatto che sono raccomandato da Putin, quel criminale ex capo della polizia segreta della Russia comunista! io ben lo so , ma fingo indifferenza ostentando un sorrisetto idiota.”Italo, Italo, dai, tira fuori quei cazzi dei tuoi tarocchi e dimmi dove esattamente posso trovare Jac, Topor e quel disorientato maggiore ( in tedesco??) dell’Abwher di Kurt Caesar, che il tempo stringe e io ho le ore contate in questo spazio tempo, visto che il Gran Pascià che tira le fila dell’ordito e della trama della mia vita ha deciso di sciogliere il nodo gordiano con il classico e sbrigativo sistema del taglio netto!! Calvino si siede con calma, accende la pita di radica corsa e inizia ad sleccazzarla con il rituale tipico del mammalucchi dell’alto Atlante. Finalmente, ad occhi chiusi inizia a ciarlare:« L’inconscio collettivo è un grande catalogo, un grande bestiario, possiamo quindi interpretare Parigi e la zona ucronica che esiste ma non c’è, come un libro dei sogni, come un album del nostro inconscio, come un catalogo di mostri. »[che si apre] alle sue consultazioni con i bestiari del Jardin des Plantes, i serpentari e i rettilarii in cui si crogiolano iguane e camaleonti, una fauna da ere preistoriche, e insieme la grotta dei draghi che la nostra civiltà si porta dietro. » Io penso che i Nostri potrebbero quindi essere chiusi nel Museo di storia naturale, perbacco! Calvino fuma come un giannizzero turco, tace un attimo poi riprende le sue elucubrazioni mentre con il mazzo di tarocchi si gratta il culo che evidentemente gli prude:”Dunque un altro modo ancora di vedere questa città come un gigantesco ufficio degli oggetti smarriti, un po’ come la Luna nell’Orlando furioso dove si raccoglie tutto ciò che è stato perduto al mondo. » Calvino si ferma di botto, estrae un grande fazzoletto di lino ed esclama:” nel il 1967, l’anno scorso è scomparso Vittorini!!”.
    Piange per circa mezz’ora , senza però smettere di fumare la pipa: un esercizio interessante!! Ricordo che “In Cibernetica e fantasmi”ricompaiono tutti insieme, in successione, i
    nomi che hanno idealmente accompagnato lo scrittore in questa approssimazione al trasferimento nella sua nuova città di residenza: c’è Lévi-Strauss e c’è Propp, cui aveva fatto riferimento parlando di fiabe e che è ormai a quest’altezza cronologica pienamente riconosciuto come antenato di quello strutturalismo col quale flirta con insistenza Calvino.
    Il quale mi legge il pensiero perché smettendo di piangere e fumare mi dice:”E ci sono i nuovi compagni di strada: Barthes, Queneau, Borges, Dick!!”.
    Scrive Breton: «Per esigenze di epurazione, Paul Valery proponeva di recente di riunire in un’antologia il più gran
    numero possibile di inizi di romanzo; e si aspettava grandi cose in fatto di imbecillità. Si trattava di scegliere tra gli
    autori più famosi. Una simile idea fa ancora
    onore a Paul Valery che una volta, a proposito di romanzi, mi assicurava che, in quanto a lui, si sarebbe sempre rifiutato di scrivere:
    La marchesa ( o era “Baronessa” [ di Rococò] uscì alle cinque
    Breton, Manifeste du surréalisme, 1924; trad. it. Il manifesto del surrealismo, Torino, Einaudi, 2003, p. 89).
    Finalmente ho capito dove sono nascosti Jacovitti, Caesar e Topor!!
    Ringrazio Calvino e mi lancio a tutta velocità verso quel luogo a voi ancora sconosciuto!!

  3. Buona Domenica con la “d” maiuscola!!
    Di Zombi non me ne intendo, a parte il Gongoro di buoma memoria!
    Il genere proprio non mi interessa, ma ciò non toglie che a tutti voi piacciano le storie di morti viventi. I gusti sono sempre gusti, come diceva quel tale leccando una merda di cane!
    Poi posterò la fine di tutti i miei interventi, lo farò per spirito di diligenza, solo per quello.

  4. Finale deludente

    Il giardino delle piante è deserto a quest’ora di notte e solo le poche luci che filtrano dalle finestre semichiuse del Museo paleontologico e di storia naturale mi suggeriscono che c’è ancora qualcuno che si aggira in questo luogo. Mi siedo su una ferrea panchina e attendo con pazienza avvolto in una ampia pelle di guanaco dono del vecchio amico Manco Capac, che ora vive qui a Parigi dalle parti della Gotte d’or, dove vende fiori freschi arraffati nottetempo dal cimitero di Montmartre.
    Devo attendere le cinque del mattino, che nono sono ovviamente della “tardes”, ma che intuisco è il momento giusto per passare dall’altra parte, nella ristretta fascia ucronica della città, spazio che si va gradualmente ma inesorabilmente restringendo. La falce di luna alta nel cielo trapuntato da qualche vago barlume mi fa sentire libero in questo mondo di sterco di cavallo Andaluso. Già, ci sarebbe anche le chien andalou, ma quella è roba troppo intellettuale per un villico come il sottoscritto.Ecco , l’ora si avvicina, sono le 04,52, ancora otto minuti!
    Al mio fianco appare dal nulla la grande lupa bianca, ex gatta e di giorno bella ma algida giornalista di “Le Monde”.” Tomaso, stai accorto, hai solo cinque minuti per entrare nel covo di Der Adler, poi l’universo ucronico imploderà annullando tutto quanto contiene. Sono le cinque del mattino, dai vai!!”. Corro verso l’ingresso del Museo di Storia naturale e con un balzo entro da una sorta di porta evanescente che tremula nella prima luci del mattino, la lupa mi segue veloce come un fulmine.Ecco sono all’interno, ho tempo solo cinque minuti. Seduti su vecchie sedie stile impero, Topor, Jacovitti, Caesar e il Dottor Faust in divisa di generale della Kriegen Marine stanno disponendo sul grande tavolo da lavoro le carte colorate tratte dal mazzo disposto con ordine sul tavolo. La lupa al mio fianco si volge e guardandomi ansiosamente uggiola indecisa sul da farsi.
    Ah, penso, il dottor Faust, quella carogna, è Der Adler in persona, e tutti gli altri i suoi scherani?. Manca un minuto e trenta secondi, con un balzo volo sul tavolo ed afferro il mazzo di carte, poi fra le grida e la confusione generale mi volgo verso la porta che tremula sempre di più e seguito dalla lupa bianca con tre passi e un ultimo slancio l’oltrepasso!!
    Fuori brilla il sole e l’orologio della torre della Gare de Lyon segna le sue ore! Il giardino delle piante pullula di turisti, l’aria è calda, un lieve vento giunge dalla Senna facendo fremere steli e foglie. I rami invece non si muovono di un millimetro. La gattina bianca, Micia per gli intimi, mi guarda arrotolando la coda per la gioia di trovarsi all’aperto. Mi siedo su una panchina e guardando in lontananza intuisco che l’universo cronico si è ristretto fino a scomparire, anche se per il noto paradosso temporale conosciuto con il nome di “Ulisse ( o la Lepre,se preferite) e la tartaruga”, il tempo che mancava all’implosione non è finito e continua a dividersi nella misura di miliardi di microsecondi. Mah, che ci volete fare, qui, in questo istante per me corre l’anno di grazia 2016.
    BUON NATALE a tutti, anche ai cani andalusi!!

  5. […] alla quale forniva parecchi disegnatori spagnoli attraverso la propria agenzia. Abbiamo visto qui, per esempio, lo stesso Jordi Bernet ed Estaban Maroto offerti alle riviste horror in bianco e nero […]

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