IL NUOVO MODO DI VEDERE DELL’ARTE

IL NUOVO MODO DI VEDERE DELL’ARTE

Le opere degli artisti contemporanei rappresentano un nuovo modo di vedere il mondo. I dipinti non sono solo più quadri che si appendono alla parete. E gli scultori non scolpiscono più statue da mettere su un piedistallo.
Queste nuove opere d’arte sono spiazzanti, curiose, divertenti e provocatorie. Sicuramente il modo di intenderle è cambiato nel tempo.

Policleto, il Doriforo

I greci pensavano che  la bellezza fosse una qualità interna all’opera d’arte. Lo scultore Policleto scolpisce la statua del portatore di lancia alta otto volte la testa. Ogni parte del corpo è proporzionata in modo da risultare armoniosa. L’ideale è l’equilibrio e la simmetria. L’ispiratrice è la natura, ma non nella sua infinita varietà bensì nella sua forma ritenuta più classica.

Platone, vissuto nel quinto e quarto secolo avanti Cristo

Platone pensa che solo nel mondo ideale esista la perfezione. L’uomo è come se si trovasse in un ambiente oscuro dove si vedono solo le ombre, non la vera realtà che è solo ideale.

Lanciatore di disco di Mirone

Per i greci ciò che è bello è anche buono.

Walter Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica

Verso la fine degli anni trenta del novecento, Walter Benjamin scrisse il saggio “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica” per cercare di capire che cosa stesse succedendo alle opere d’arte. Riteneva che le grandi opere del passato fossero circondate da un’aura che le rendeva quasi sacre. Tuttavia quest’aura stava scomparendo.

Statua di Atena

Le opere d’arte antiche erano commissionate all’artista o da un personaggio facoltoso o da un sacerdote. Il soggetto era fissato da chi commissionava l’opera e alle volte poteva indicare anche i personaggi minori. Il committente stabiliva come dovevano essere effigiati e quali posizioni dovevano tenere nel quadro. Non esistevano i musei, anzi, alcune opere non erano destinate ad una visione pubblica.

Urbino, palazzo ducale, i 28 ritratti dello studiolo di Faderico da Montefeltro

Alle fine del medioevo le opere erano conservate dentro gli studioli o nelle camere delle meraviglie (Wunderkammer). Servivano a dare lustro ai signori che le esibivano ai loro ospiti.

Padova, Cappella degli Scrovegni, Giotto, ingresso di Gesù a Gerusalemme

Nell’antica Grecia molti artisti erano diventati famosi, ma nel medioevo rimanevano generalmente sconosciuti. Il loro parere aveva poco peso perché erano considerati dei semplici esecutori. Alla fine del medioevo, uno dei primi artisti consapevole del proprio valore e di conseguenza in grado di farsi pagare fu Giotto.

La condanna dei peccatori all’inferno nell’affresco di Giovanni Canavesio in Francia, a Briga, nella valle della Roya, Chiesa di Nostra Signora delle fontane

Lo scopo delle opere che venivano esposte nelle chiese era di educare il popolo analfabeta. Le immagini rappresentavano episodi della Bibbia ed episodi delle vite dei santi. Le raffigurazioni dovevano commuovere e indurre i fedeli al pentimento. Nell’affresco che vediamo sopra c’è la raffigurazione dell’inferno e delle pene cui sono sottoposti i dannati. Quindi si considerava bello ciò che era efficace, che spingeva l’uomo a purificarsi dai peccati.

Firenze, Galleria dell’Accademia, David di Michelangelo

Durante il Rinascimento torna prepotentemente l’amore per l’antichità classica. Sopra vediamo la statua di David scolpita da Michelangelo. Era stata commissionata dai consoli dell’Arte della lana e dagli operai del Duomo di Firenze.
Michelangelo si era ispirato al Doriforo di Policleto. Secondo gli esperti questa è una delle più belle opere d’arte.

Marzo 2014, Firenze, Galleria degli Uffizi. Uno spagnolo si spoglia davanti alla nascita di Venere di Botticelli gridando:” È arte, è poesia.”

 

Firenze è ricca di opere d’arte che risalgono all’epoca in cui era la città più importante del mondo. Alcuni visitatori particolarmente sensibili alla bellezza artistica possono manifestare un disturbo che provoca un capogiro, definito sindrome di Stendhal. Si chiama così perché ne fu colpito lo scrittore francese Stendhal quando visitò l’Italia.

Volterra, Rosso Fiorentino, la Deposizione dalla croce

Subito dopo il Rinascimento l’arte va di nuovo alla ricerca dell’efficacia. Si abbandona l’equilibrio, la misura, per stupire lo spettatore. Le opere sono collocate nelle chiese lontane da terra, rischiarate dalle candele per essere oggetto di culto.

L’Aia, Vermeer, La ragazza con l’orecchino di perla

I ritratti erano di proprietà dei privati che li avevano commissionati, ma non costavano molto. Forse solo Rubens riuscì a ottenere alti compensi e incarichi prestigiosi. Chi commissionava un ritratto esigeva la maggiore somiglianza possibile. Spesso venivano commissionati proprio per fissare sulla tela l’aspetto di una persona. In genere i soggetti erano nobili e ricchi.

Roma, Musei capitolini, statua equestre di Marco Aurelio

Intorno al 1730 apre il primo museo aperto al pubblico. Sono i Musei capitolini di Roma. Il settecento è il cosiddetto secolo dei lumi. Si crede nella possibilità di migliorare l’uomo e la sua vita con la cultura. I musei capitolini ospitano una grande raccolta d’arte, comprese molte statue antiche.

Canaletto; Il palazzo del doge e la Riva degli Schiavoni, Venezia, dipinto intorno al 1745. Ora si trova a Edimburgo nella  Scottish National Gallery

A metà del settecento, in Germania incominciarono a essere realizzate opere di autori che ritenevano che la bellezza fosse una particolare sensibilità di chi osservava l’opera d’arte. L’artista è colui che è in grado di produrre delle opere che suscitano questa sensazione. Aumenta l’importanza degli artisti e si va creando il mito dell’artista tutto genio e sregolatezza. Il museo diventa il luogo dove sono conservate le opere che tutti possono ammirare.

Il filosofo Condorcet sostenne, durante la Rivoluzione francese, che tutto ciò che apparteneva ai nobili doveva diventare disponibile al popolo.

Fotografia di ragazza afgana in un campo profughi in Pakistan di Steve Mc Curry

Nella prima metà dell’ottocento venne inventata la fotografia. Questa influenzò la pittura poiché non fu più necessario produrre ritratti somiglianti, in quanto la fotografia ci riusciva meglio e a costi minori.

David di Michelangelo, dettaglio del volto

La fotografia e il cinema, inventato alla fine del secolo, hanno reso possibile duplicare all’infinito l’opera d’arte. Si possono scattare foto ravvicinate di particolari che una volta non era possibile vedere così distintamente. Il David era stato scolpito da Michelangelo per essere visto dal basso mentre ora, con la fotografia e la ripresa cinematografica, si può ammirare da vicino in tutti i suoi particolari.

Altro particolare del David di Michelangelo

L’obiettivo della macchina fotografica e della cinepresa avvicinano l’opera d’arte, la rendono contemporanea e attuale. Non esiste più la distanza nel tempo e nello spazio. Tutto è visibile sul momento e da vicino. Secondo Benjamin, così l’opera d’arte perde la sua sacralità.

La Pop Art

Milano, Museo del Novecento, Sessanta ultime cene di Andy Warhol, mostra del 2017

Andy Warhol, vissuto negli anni centrali del novecento, gioca sulla possibilità di duplicare all’infinito le fotografie delle persone, delle cose, e delle opere d’arte.

In questo caso agisce  sull’Ultima cena di Leonardo da Vinci. Warhol non ha materialmente dipinto l’Ultima cena, ma si serve di fotografie. Il suo intervento toglie sacralità all’opera e nello stesso tempo l’avvicina al pubblico.

Basquiat

Basquiat

Intorno agli anni ottanta del novecento si afferma a New York un giovane artista con lo pseudonimo di Basquiat. Aveva iniziato come autore di graffiti firmando i suoi interventi con la sigla Samo. I suoi quadri fondono diverse tradizioni ed emanano una grande energia. Basquiat era un nero morto a 27 anni di overdose.

Olaf Eliasson

Olafur Eliasson – The Weather Project, 2003, Luci a monofrequenza, pellicola di proiezione, macchine foschia, pellicola a specchio, alluminio e impalcature, 26.7 × 22.3 × 155.4m, Turbine Hall, Tate Modern, Londra – Foto: Olafur Eliasson / Tate, Londra

La Tate Modern di Londra è una galleria di arte moderna posta nella vecchia centrale elettrica di Bankside, un quartiere cittadino. La sala delle turbine un tempo ospitava i generatori elettrici della centrale. È alta come un edificio di sette piani. Questo spazio viene messo a disposizione di artisti moderni invitati dalla galleria. L’artista scandinavo Olafur Eliasson nel 2003-2004 ha voluto ricreare la sensazione che aveva provato in una giornata londinese. In mezzo a una leggera nebbiolina sorge un sole luminoso che forma un cerchio perfetto specchiandosi nel soffitto riflettente. Anche i visitatori si possono specchiare nel soffitto.
La Tate Modern è stata aperta nel 2000, attualmente è il museo di arte moderna più visitato al mondo con quattro milioni e mezzo di visitatori all’anno.

Anish Kapoor

Anish Kapoor, 2006 Chicago, Cloud Gate (La nuvola ponte)

Anish Kapoor è uno scultore inglese nato a Bombay. Usa materiali innovativi. Le sue opere sono formalmente molto curate, ama le superfici lucide e riflettenti.

 

Parigi, 2016. La notte bianca: l’artista Anish Kapoor è l’autore della scultura “Descension”, gorgo senza fine nel cuore della Senna fra il Ponte delle Arti e il ponte d’Arcole.

Versailles, 1 dicembre 2017, Specchio del cielo

Kappor è famoso per le sue installazioni-eventi che si svolgono nel momento in cui i visitatori sono coinvolti. Rappresenta un nuovo modo di fare arte, ben conosciuto da chi frequenta mostre come la Biennale di Venezia.

 

1 commento

  1. Piu che a un modo “nuovo” di vedere l’arte – o di vedere il mondo – mi sembra un modo antico, persino preistorico, di vedere il mondo.

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