TRAINSPOTTING 2: IL FILM E LA COLONNA SONORA

TRAINSPOTTING 2: IL FILM E LA COLONNA SONORA

Scegliete la vita; scegliete un lavoro; scegliete una carriera; scegliete la famiglia; scegliete un maxitelevisore del cazzo; scegliete lavatrici, macchine, lettori Cd e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita; scegliete un mutuo a interessi fissi; scegliete una prima casa; scegliete gli amici; scegliete una moda casual e le valigie in tinta; scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cazzo; scegliete il fai da te e chiedetevi chi cacchio siete la domenica mattina; scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio ridotti a motivo di imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi; scegliete un futuro; scegliete la vita. Ma perché dovrei fare una cosa così? Io ho scelto di non scegliere la vita: ho scelto qualcos’altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni.

Chi ha bisogno di ragioni quando ha l’eroina?

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Sono trascorsi venti anni da quando abbiamo incontrato per la prima volta i tossici, brutti sporchi e cattivi di Trainspotting e adesso, con Trainspotting 2, i nostri cinque eroi tornano sugli schermi in quello che sembra essere diventato una specie di franchising inglese per amanti delle storie di brutti ceffi made in UK.

Diretto ancora una volta da Danny Boyle e interpretato da alcuni degli attori del cast di Trainspotting 1, T2 è appena uscito anche in Italia.

Nel sequel ritroviamo i nostri simpatici disadattati che ormai hanno varcato le soglie della mezza età: Ewan Mc Gregor interpreta ancora il personaggio principale, Renton, che ricordiamo soprattutto per la sua escursione in uno dei più fetidi cessi della Scozia, Robert Carlyle è Begbie, quello che fa a pugni con chiunque incroci il suo cammino, e Ewen Bremner è quell’idiota di Spud Murphy, che nel primo film ha un memorabile colloquio di lavoro, mentre Jonny Lee Miller torna nei panni di Sick Boy, ora noto come Simon.

Signor Murphy, lei ha mentito nella sua domanda di assunzione…
O sì, o sì, solo per rifilare un piede nella porta.
Esattamente cosa l’attira del settore turistico?
In due parole, per me è… uno spasso, ehm, vedere le persone a spasso.

Trainspotting fu nel 1996, un po’ come Anarchy in the UK dei Sex Pistols nel 1977, il film inglese che rappresentava i giovani emarginati degli anni novanta e dunque l’Inghilterra, l’Europa, un universo giovanile in cui ci piacque in qualche modo riconoscerci.

Un piccolo capolavoro tratto dal romanzo di Irwin Welsh, in cui i protagonisti vivevano di espedienti, avevano qualche dipendenza e la cui vita scorreva tra tentativi di disintossicarsi, sussidi di disoccupazione, momenti drammatici e scene raccapriccianti.

Presentato al Festival di Cannes fuori concorso nel 1996, Trainspotting fu definito, con poca originalità, “un pugno allo stomaco”. Un film scomodo che raccontava un tema drammatico come quello della droga con uno stile ironico e surreale, senza una condanna di maniera.

Molte erano le citazioni inserite da Danny Boyle che contribuirono a fare di Trainspotting un cult tra i cinefili: le scritte sui muri del locale Volcano Nightclub erano le stesse visibili nel Moloko Bar del film Arancia Meccanica, sui poster c’erano Robert De Niro e Jodie Foster di Taxi Driver; come pure riferimenti ai Beatles, come quando i protagonisti attraversavano Craven Road nel quartiere di Bayswater a Londra (citazione della copertina di Abbey Road).
Straordinaria anche la colonna sonora, con brani di Lou Reed, Blur e Brian Eno, e i due pezzi che ci sono rimasti nella testa per anni: Lust For Life di Iggy Pop e Born Slippy degli Underworld, che incornicia la scena finale.

Questo sequel, nelle intenzioni del regista, vuole compiere la stessa impresa, rappresentando la situazione attuale del Regno Unito vista, questa volta, da un pugno di drop-out di mezza età.

Il racconto dell’oggi è abbastanza riuscito e T2 non si limita a ricatturare l’energia del primo film, incluso il linguaggio, le scene di sesso e droga e la violenza: adesso il tutto viene rappresentato con maggiore approfondimento e momenti di un’intensità emotiva inaspettata, sostenuti dall’ottima interpretazione di alcuni degli attori.

Quello che ci è piaciuto di meno è il frenetico collage, ormai tipico dello stile di Boyle, con cui reintroduce i personaggi in mezzo a fiumi di cocaina, vomito e violenza, con cui si vorrebbe dare una forte scossa iniziale al pubblico, riprendendo il tono del vecchio Trainspotting che conosciamo.
Certo, è esattamente il pugno allo stomaco che ci si aspetta da questo sequel, ma non tutto il cast possiede la gamma emotiva necessaria per rendere credibili certe scene senza che sfocino nel “pulp” fine a se stesso.

Ewan McGregor/Renton torna a correre per le strade di Edimburgo, e la sua interpretazione riesce ad essere un nuovo ruggente inno alla disperazione. Ma sono passati 20 anni, è un uomo di mezza età, ormai va in giro in tram.
Sprazzi dell’energia psicotica dell’originale del 1996 emergono sporadici anche in Trainspotting 2, ma Danny Boyle sembra, a tratti, lasciarsi prendere da una certa malinconia. La storia è impregnata da una fastidiosa nostalgia autoreferenziale e da qualche flashback di troppo dei bei tempi che furono, ma è molto divertente quando fotografa con sguardo cinico e irriverente i pericoli insiti nell’invecchiare, trovando una strada completamente originale, rispetto al 1996, per tornare a traumatizzare il pubblico, soprattutto quello di mezza età, spinto ancora una volta a identificarsi e, al tempo stesso, a provare repulsione per i personaggi del film, nonostante i vent’anni trascorsi.

Nel 1996 il protagonista era un ragazzo con la testa tra le mani, che aveva visioni di bambini morti e si immergeva in una raccapricciante tazza del cesso per recuperare la roba.
Adesso ci sono le facce desolate di uomini che non hanno più voglia di guardare lontano, storditi dalla consapevolezza che le loro vite si stanno avviando verso la fine: cinque sfigati sconfitti dal tempo.

T2 riesce in buona parte a rimanere fedele allo spirito del primo film, pur riconoscendo quanto è cambiato il mondo negli anni, mantenendo fede allo stile anfetaminico e divertente dell’originale, ma è comunque più lento di Trainspotting, non è bello come Trainspotting, è più convenzionale ed è quasi sdolcinato oltre che nostalgico.

Volendo essere indulgenti, e avendo anche noi superato i cinquanta, siamo abbastanza soddisfatti di come il regista sia riuscito a trattare il tema dell’invecchiamento dei personaggi, usando un tono un po’ più mite e adottando un ritmo più dolce, ma se qualcuno si aspetta un altro giro sulle montagne russe rimarrà deluso.

Nelle vite dei cinque amici c’era un po’ di spazio anche per tre ragazze: Lizzy la fidanzata di Tommy, Gail (Shirley Henderson) fidanzata con Spud e Allison con la sua bambina di un anno.
Adesso come allora le donne hanno ruoli secondari: Gail non è più la ragazza comprensiva che stava con Spud, mentre Kelly Macdonald di Boardwalk Empire, di cui ricordavamo la scintillante recitazione, ha una sola scena di due minuti, praticamente un cameo.

Concludendo, un buon film che però non riesce a descrivere appieno lo stato d’animo dei nostri tempi come l’originale. Mentre Traispotting riuscì a catturare, definire e rappresentare lo spirito dei morenti anni novanta, con il contorno di brit-pop, dancing culture e New Labour, diventando il campione della new wave del cinema britannico, in Trainspotting 2 manca tutto questo e non si parla nemmeno di Brexit.

Sempre stratosferica la colonna sonora
Come il precedente film, il sequel pesca a piene mani dai mostri sacri della musica inglese, come Queen, Iggy Pop e The Clash. La vera bomba però è il remix di Lust for Life firmato dai Prodigy. Roba da pogo a gomiti alti!

Una grossa parte del lavoro la svolgono gli Young Fathers, un gruppo hip-hop sperimentale di Edimburgo (dove è ambientato il film). Due tracce provengono dal loro album del 2015, White Men Are Black Men Too, mentre Only God Knows è stata realizzata apposta per il film, probabilmente con il coinvolgimento dell’autore del romanzo, Irvine Welsh, grande appassionato della band.

Potete ascoltare tutta playlist di T2 Trainspotting qui sotto.

 

 

1 commento

  1. 👍👍👍👍👍

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