JIM MORRISON INEDITO: ECCO LE MITICHE SESSION DEL LONDON FOG

JIM MORRISON INEDITO: ECCO LE MITICHE SESSION DEL LONDON FOG

The Doors, il leggendario gruppo musicale rock statunitense, è stato fondato nel 1965 da Jim Morrison, Ray Manzarek, Robby Krieger e John Densmore. Si è sciolto definitivamente nel 1973, due anni dopo la morte di Jim Morrison avvenuta a Parigi il 3 luglio del 1971 per probabile overdose di eroina e Southern Comfort. Quello dei Doors è considerato uno dei gruppi più influenti nella storia del rock, almeno per la stagione d’oro del sound di San Francisco, all’insegna di “Pace & Amore”, degli hippy, dell’acid-blues di Jefferson Airplane e Grateful Dead, ma anche del rock decadente dei newyorkesi Velvet Underground. Stagione in cui i Doors scelsero una strada tutta loro, caratterizzata da un sound dominato dalle tastiere di Manzarek, tastierista e organista in grado di comporre ed eseguire anche melodiche linee di basso, dalla Gibson SG di Krieger, ottimo compositore e chitarrista, capace di spaziare dal flamenco al “bottleneck” e dal drumming di John Densmore, batterista jazz in perfetta sintonia con i tempi teatrali e i rituali ipnotici della band. Soprattutto caratterizzata dai testi poetici e visionari di Morrison e dalle sue performance sempre al di là del codice penale dell’epoca, che anticiparono le provocazioni del teatro rock e persino il proto-punk oltraggioso degli Stooges di Iggy Pop, un’altro rettile (l’Iguana) cui i pantaloni di pelle, senza mutande sotto, stavano a pennello.

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Un’alchimia musicale in cui i Doors fusero blues e rock psichedelico, poesia decadente e teatralità, rituali occulti e ritmi esotici, diventando un pericolo pubblico per la Cia ben prima di John Lennon.

Molti dei loro brani, come Light My Fire, The End, Hello, I Love You e Riders on the Storm, sono considerati dei classici e sono stati reinterpretati da decine di artisti delle generazioni successive, The Doors è un film biografico del 1991 diretto da Oliver Stone, incentrato sulla vita di Jim Morrison, girato a vent’anni dalla sua morte. Biografie, raccolte delle poesie di Morrison, libri fotografici, continuano ad alimentare il mito dei Doors e del loro leader, in attesa del cinquantenario della fondazione della band che cadrà l’anno prossimo (il primo album omonimo è del 1967).

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I Doors hanno venduto più di 100 milioni di dischi in tutto il mondo, ma prima che diventassero i cosiddetti Rolling Stones d’America, erano una band sconosciuta che muoveva i primi passi in un localino del Sunset Strip, a L.A., a pochi passi dal più famoso Wisky a Go Go.

Tra la fine di febbraio e i primi giorni di maggio del 1966 i Doors iniziarono la loro carriera, suonando stabilmente al London Fog, West Hollywood, CA, fino a quando il club, investito da gravi problemi economici e impossibilitato a pagargli il compenso pattuito, fu costretto a licenziarli.
Jim era reduce dalla sua escursione in New Mexico alla ricerca di peyote, sulle tracce di Carlos Castaneda, la guerra del Vietnam era in piena escalation. L’Exploding Plastic Inevitable di Andy Warhol, il progetto multimediale cui partecipavano anche i Velvet Underground con Nico e Frank Zappa & The Mothers of Inventions inscenando un conflitto tra band che rinfocolava l’antica rivalità fra East e West Coast, era in cartellone al Trip di West Hollywood, e anche i Doors avrebbero dovuto parteciparvi, ma la chiusura anticipata dello show ordinata dallo sceriffo per sospetto uso di droghe e disturbo della quiete pubblica, fece si che fossero tagliati fuori da quell’evento leggendario.

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Gli spettacoli dei Doors al London Fog non erano particolarmente affollati, ma il club attirava una fauna umana veramente da sballo, anche per l’epoca. Quelle esibizioni gli offrirono la possibilità di rodare l’affiatamento del gruppo e a Jim Morrison di prendere confidenza col palco e mettere alla prova il proprio carisma di performer che in seguito diventerà leggendario.
I Doors si esibivano quattro volte alla settimana, che poi diventeranno sei, e ogni sera eseguivano quattro o cinque set.
Si trattava essenzialmente di prove dal vivo, un’opportunità per mettere a punto il repertorio, saggiando le reazioni di un pubblico ridotto e “amico” al quale Morrison, ancora piuttosto impacciato, rivolgeva spesso le spalle.
Oltre a sviluppare materiale originale, i Doors eseguivano alcuni pezzi forti dell’epoca e brani del repertorio di famosi bluesman: Gloria dell’altro Morrison (Van), Who Do You Love, Louie Louie, Little Red Rooster, Get Out Of My Life Woman, Crowling King Snake, Hooche Coochie man, King Bee, Got My Mojo Workin’, You Need Meat, Close to You e Money.
L’ultima esibizione al London avrà luogo di sabato, due giorni prima dell’esordio al Whisky A Go Go, il leggendario locale dove suoneranno anche Jimi Hendrix, Janis Joplin, Black Sabbath, Otis Redding, The Who, Cream, Led Zeppelin, Ramones e che ancora oggi ospita la crème de la crème del rock mondiale.

Alcune registrazioni dal vivo di quei concerti sono state recentemente ri-scoperte.
Sono le più antiche registrazioni dei Doors di cui si conosce l’esistenza, e da esse è stato ricavato un cofanetto per collezionisti intitolato molto semplicemente: LONDON FOG 1966.
LONDON FOG 1966 è la prima di molte iniziative e versioni speciali che sono in preparazione per festeggiare il 50° anniversario dei Doors, che cadrà nel 2017.
Ma se per un verso si tratta di una operazione commerciale, per il tunnel spazio-temporale che apre una simile operazione di archeologia musicale e la leggenda che ancor oggi avvolge la band e il suo front-man, Jim Morrison“Re Lucertola”, “Mr Mojo”, Jimbo, il “Re del Rock e del cazzo”, per i fan potrebbe trattarsi di una scoperta pari della tomba di un Tutankamen e alla grotta di Altamira messe assieme, o almeno questo è quello che spera la casa discografica.

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Sono trascorsi quasi cinquant’anni e ascoltare queste tracce provenienti dal London Fog e da un lontano maggio del 1966 è come aprire una capsula del tempo, come se qualcuno avesse dissotterrato l’audio di un giovanissimo Jim Morrison e ne facesse dono al mondo dei fan mai sazi della sua voce profonda e sensuale.
Un inedito che da i brividi, la cui esistenza era ignota e di fatto la prima registrazione in assoluto della band di Venice.
Sette pezzi in cui il quartetto rimescola l’amato blues e mette a punto le prime versioni di due brani originali che saranno pubblicati negli anni successivi.

LONDON FOG 1966 sarà disponibile a dicembre, in edizione limitata numerata di 18.000 copie.
Presentato in una confezione lift-top, progettata per assomigliare a una scatola d’epoca, include sette canzoni su Cd e un disco di 10 pollici che vorrebbe somigliare ad un master d’incisione. Il tutto rimasterizzato dallo storico ingegnere del suono dei Doors, Bruce Botnick.

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Insieme ai brani inediti, il box, ottima idea-regalo per un fan sfegatato, è arricchito da alcune riproduzioni di cimeli storici e da note di copertina a voler farne una vera e propria capsula del tempo di quella notte favolosa al London Fog.
All’interno troviamo delle foto-cartolina, la scaletta scritta a mano da John Densmore, il programma della proiezione alla Royce Hall riservata agli studenti Ucla, dove i Doors suonarono il 10 dicembre 1965, oltre a un sottobicchiere del London Fog. Ci sono anche le note di copertina di Ronnie Haran-Mellen, un uomo-una leggenda, che fu il talent scout del Whisky a Go Go.
Haran-Mellen vide i Doors dal vivo per la prima volta al London Fog e li scritturò come house band permanente al Whisky, cui seguì la firma con la Elektra e il resto è storia.

Contribuisce alle note di copertina anche Nettie Peña, uno dei pochi fortunati a essere presenti a questo spettacolo leggendario. Peña fu fondamentale in quanto fu lui a catture l’audio su una bobina da ¼ di pollice, utilizzando un registratore di proprietà del Los Angeles Unified School District.
Suo padre era un insegnante della Lausd e gli aveva concesso di prendere in prestito l’apparecchio per registrare lo spettacolo. Peña quella sera scattò anche delle foto e cinque di esse, ristampate in bianco e nero in formato 8×10 sono incluse nel box, mostrano un Morrison dall’aspetto molto californiano, il viso fresco di adolescente, aggrappato al microfono, su un angusto palco in compagnia di John Densmore, Robby Krieger e Ray Manzarek.

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Lo spettacolo contenuto in London Fog 1966 ha avuto luogo lo stesso anno in cui i Doors registrarono il loro album omonimo di debutto. Pubblicato nel gennaio 1967, l’album sarebbe diventato uno di quelli fondamentali nella storia del rock con brani come Light my fire, Break on Trough (to the other side) e The End, versione rock del mito di Edipo che sfocia nella celeberrima e ipercensurata strofa “Mother, I will fuck you!” resa ancor più immortale dalla colonna sonora di “Apocalypse Now”, e ancora di più da Enrico Fiabeschi, il personaggio di Paz! studente fuori corso del Dams, che del capolavoro di Francis Ford Coppola deve discuterne all’esame di cinema.

Come molti dei primi concerti della band, riflette il profondo amore del gruppo per il blues primigenio, con le cover di standard come “Rock Me” Muddy Waters e “Hoochie Coochie Man”.

Il set include anche “Baby, please don’t Go” (Big Joe Williams), “Do not Fight It” (Wilson Pickett), e “Lucille” (Little Richard).

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Durante la loro permanenza al London Fog, i Doors elaborarono anche nuove canzoni che sarebbe poi state incluse in successivi album registrati in studio.
In questo cd, troviamo infatti anche due brani originali. Il primo, “Strange Days“, sarebbe diventata la title track del secondo album della band, anch’esso pubblicato nel 1967.
Questa è la sola registrazione dal vivo di questo pezzo. L’altro, “You Make Me Real“, verrà inserita in Morrison Hotel nel 1970.

“Ascoltare Strange Days, che verrà incisa solo sul loro secondo album, già suonata in forma quasi definitiva, è stato davvero emozionante” ha raccontato Jac Holzman, il presidente della Elektra Records con cui i Doors firmarono il loro primo contratto discografico.

Elenco tracce

  1. Rock Me Baby
  2. Please Don’t Go
  3. You Make Me Real
  4. Do not Fight It
  5. I’m Your Hoochie Coochie Man
  6. Strange Days
  7. Lucille

3 commenti

  1. grazie per il tuo bellissimo articolo. una curiosità: ma la famosa inedita dei Doors,
    “The Paris blues”, è introvabile? su youtube c’è “Queen of the magazines” che molti
    bontemponi spacciano per “The Paris blues” ; tu sai qualcosa, per favore?
    e mi confermi che la registrazione è proprio dei Doors, (anche se non so di che anno sia) e
    non, come qualcuno favoleggiava, un brano registrato da Morrison con alcuni
    improvvisati musicisti parigini? Grazie. Fabrizio.

    • E’ una leggenda.. si tratta di poesie “inedite” e canzoni registrate da Jim: un bootleg, dunque mai ufficialmente pubblicato. Ma la maggior parte delle registrazioni sono state effettuate in effetti a Los Angeles nel mese di febbraio 1969; molto prima che Morrison si recasse a Parigi. Morrison però le aveva portate con se a Parigi, e lì sono state trovate tra le sue cose, dopo la sua morte, da alcuni sciacalli che hanno messo in giro queste storie. Alcune sono finite in An American Prayer, altre nel CD Essential Rarities del 1999. Forse ci scrivo un altro articolo, che dici?

  2. […] già scritto di Morrison  dei Doors e delle registrazioni “perdute” del London Fog tornate alla luce in un cofanetto per collezionisti appena pubblicato in […]

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