I ROBOT ENTRANO IN CUCINA PER FARE I CUOCHI

I ROBOT ENTRANO IN CUCINA PER FARE I CUOCHI

Con i robot lo spauracchio della tecnologia che ci ruberà il lavoro nei prossimi anni diventa sempre più consistente, ma cosa c’entrano i cuochi?
I robot che avrebbero dovuto facilitarci la vita, ora cominciano a essere guardati con sospetto per il timore, sempre più fondato, che possano sostituirsi all’uomo nello svolgimento di molte mansioni. Sebbene l’economista Michael Mandel sia convinto che tutte le innovazioni tecnologiche generino più posti di lavoro di quanti ne tolgano, il pericolo che una elevata densità robotica causi, almeno nel medio termine, una significativa riduzione dei posti di lavoro esiste. Soprattutto se a venir posti in discussione sono alcuni dei settori in cui da sempre il talento, la sperimentazione e la fantasia umana hanno primeggiato.

La cucina per esempio, oggi protagonista di tante trasmissioni televisive, è diventata uno dei nuovi campi di penetrazione robotica. Come dimostra “Eatsa“, il primo ristorante newyorkese completamente automatizzato dove il pranzo è preparato da un robot. Può sembrare assurdo, ma non è fantascienza, è realtà.

Parte di una catena fondata a San Francisco nel 2015, e successivamente estesasi fino all’altra costa degli Stati Uniti, Eatsa accoglie i propri clienti non con i classici camerieri che ci aspetteremmo di trovare, ma con una serie di i-pad sui quali poter leggere il menù ed effettuare il proprio ordinativo, pagando poi con carta di credito. Scelti i cibi di gradimento, tutti rigorosamente vegetariani a base di riso e piatti etnici, il proprio nome compare su un display in fondo alla sala: significa che, dall’altra parte, un cuoco di metallo ha cominciato a cucinare. Una volta terminata la preparazione, sullo stesso display, accanto al proprio nome appare il numero del “cubby”, ovvero il cubicolo nel quale è possibile ritirare quanto ordinato.

In un Eatsa si sceglie il menu attraverso un display

In caso di problemi, come un ordinativo sbagliato o incompleto, interviene il personale umano. Attualmente, anche dietro le cucine, a pulire ci sono dei dipendenti in carne ossa, ma nel prossimo futuro, come sostiene il direttore del marketing Dean Marsh, queste figure, chiamate mascotte, sono destinate a essere rimpiazzate per arrivare a una automazione completa.

Che sia un percorso irreversibile in pochi ormai lo negano. Indietro non si torna. Toccherà capire se questa tecnologia solleverà l’uomo da lavori ripetitivi che gli consentiranno di dedicarsi ad attività più gratificanti, o se invece segnerà il declino delle relazioni sociali.

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