LA MACELLERIA GALATTICA DI SPACE PUNISHER

LA MACELLERIA GALATTICA DI SPACE PUNISHER

La nuova serie Netflix dedicata al Punisher, il controverso personaggio Marvel, offre l’occasione per parlare del vigilante con il teschio sul petto. Tratteremo una storia particolare passata un po’ in sordina: Space Punisher di Frank Tieri e Mark Texeira, una mini di quattro numeri uscita nel 2012. Chiaramente fuori continuity, forse non avrà mai un seguito.

Questo Frank Castle non ha praticamente alcun legame con l’originale. A parte il nome e le peculiarità che lo hanno reso uno spietato carnefice di cattivissimi, cui dà la caccia con gli stessi metodi del Frank che tutti conosciamo, il protagonista è un vigilante spaziale che solca le galassie a bordo dell’astronave senziente Maria assistito dal robot Chip. Le armi più letali lo aiutano a far fuori i feroci fuorilegge che infestano le profondità dello spazio. In questo caso si tratta della Mafia Intergalattica, braccata dal Punisher da otto anni.
La storia inizia in media res, nel momento in cui si avvicina ai criminali per farli fuori. I boss sono villain molto cari ai lettori Marvel: Venom, Magneto, Teschio Rosso, dottor Octopus, Goblin, Ultron; tutti resi più “fantascientifici” dai disegni pittorici di Texeira. Durante la caccia a suon di spargimenti di viscere ed esplosioni visibili a mondi di distanza, incontriamo altri personaggi ben noti del mondo di Frank: Barracuda, Deadpool, Sabretooth. Ognuno di questi letali assassini si scontra con il Punitore finendo, nel migliore dei casi, con la testa spiaccicata sul pavimento.

Non sono solo i mafiosi intergalattici a volere uccidere Castle: ci sono gli Avengers riuniti in una Federazione, rappresentati come dei squallidi sempliciotti; gli Osservatori, che sono i veri antagonisti del protagonista; e un mostruoso, invincibile e ancora più demente Hulk, in versione gigante con quattro braccia e denti affilati, considerato da tutti il flagello dello spazio. Un Hulk che servirà a Frank per compiere l’ennesimo massacro. Ma non vogliamo svelare nulla. A tutto ciò si aggiungono gli Hulk Busters comandati da un isterico e farfugliante generale Talbot e una schiera di personaggi di contorno, tutti ovviamente ripresi dalla cosmogonia Marvel, dipinti nel migliore dei casi come scellerati corrotti.

Il progetto Space Punisher sarebbe dovuto essere il primo di una serie di avventure legate ad alcuni personaggi storici della Casa delle Idee progettate da Frank Tieri, un po’ come era successo con le serie uscite sotto il brand Noir. Di certo era in cantiere una mini su Iron Man. Ma, alla fine, questa storia del Punitore è l’unica che vide la luce. Con tutta probabilità l’eccessivo apporto di violenza grottesca e l’assenza di un progetto unitario fecero decidere ai capoccioni Alonso, Quesada, Buckley e Fine di non dare seguito alla sporca faccenda. E questo è stato probabilmente un bene.

Space Punisher è un piccolo gioiellino di iperviolenza, un divertissement nichilista e selvaggio. La storia, piuttosto solida, si dipana in maniera lineare fino all’inatteso ed esplosivo finale. Nessun personaggio si salva: tutti i grandi eroi sono messi alla berlina, i cattivi sono dei deficienti con la bava alla bocca, spietati, crudeli in modo puerile. Il protagonista è uno psicopatico reso folle dal trauma subìto (ah! davvero?) e agisce al di fuori di ogni logica, pur di perseguire una vendetta che sia il più splatter possibile. I dialoghi, assurdi, riprendono quelli dei film fantascientifici degli anni cinquanta, quando il genere era agli albori e si potevano raccontare le trame più strampalate senza subire il giudizio di ingegneri del Mit. Anche i paraphernalia quali astronavi e pistole, edifici e costumi, sono ripresi da quel tipo di immaginario. E sono resi splendidamente dai disegni pittorici di un Texeira in forma olimpica.

La storia di Tieri gioca con il lettore citando i capisaldi Marvel e rovesciandone alcuni, dati per assodati. Il buon Frank prende una manica di botte da uno dei più miti e apparentemente innocui soggetti mai partoriti dalla casa editrice newyorchese. Hulk è un abominio fuori di testa indistruttibile, ma sarà manovrato abilmente dal protagonista. Iron Man, Thor, Capitan America sono degli insipidi bambocci senza cervello. Gli Osservatori sono dei ricattatori solo apparentemente neutrali. Nonostante ciò, o forse proprio per questo, il “sense of wonder” del periodo d’oro della Marvel riesce a catturare il lettore, dandogli un fumetto d’avventura serrato e pieno di divertimento, azione, avventura con un pizzico di umorismo, quasi sempre nero funebre e rosso sangue.

Lontano dai fasti ennisiani eppure migliore di tante versioni del vigilante uscite dopo (terribile e sconclusionata quella Marvel Now, che ha definitivamente affossato il personaggio), la storia è destinata a piacere ad alcuni e a rivoltare lo stomaco ai più sensibili.
In Italia è uscita nell’estate del 2013 in un brossurato da edicola nella collana Marvel World numero 18. (in appendice viene presentata una storia dei primi anni Novanta, “Obiettivi Contrastanti”, che non c’entra nulla con il resto a parte i disegni di Mark Texeira; i testi sono di Peter David). Il consiglio è di recuperarlo per una bella lettura senza pensieri.

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