SIMONETTA STEFANELLI DA IL PADRINO AI FILM SEXY

SIMONETTA STEFANELLI DA IL PADRINO AI FILM SEXY

Simonetta Stefanelli, nata a Roma nel 1954, incarna la classica bellezza da brava ragazza, molto carina, sensuale, occhi grandi e penetranti, pare quasi un cerbiatto: la sua arma migliore è il fascino irresistibile che emana con la sola presenza.
È pure un’ottima attrice che comincia a lavorare a soli quattordici anni, quando Gian Luigi Polidoro la nota e la vuole sul set di Una moglie giapponese (1968). Si tratta di una piccola partecipazione, ma è pur sempre un buon inizio, così come un anno dopo la vediamo nel cast di Medea di Pier Paolo Pasolini (1969). Niente di rilevante ma come biglietto da visita non è male.


Homo eroticus
di Marco Vicario (1971) è il suo primo vero film, dove recita un ruolo da figlia diciassettenne: una pellicola importante che consacra Lando Buzzanca a mito della nascente commedia sexy. Le protagoniste femminili sono Sylva Koscina, Rossana Podestà, Adriana Asti, Ira Fürstemberg e Femi Benussi, ma lei si ritaglia una piccola apparizione.
Lando Buzzanca è Michele Cannaritta, un cameriere superdotato e con tre palle che va a servizio nella casa di Luciano Salce e Rossana Podestà. Buzzanca è la preda più ambita delle donne che orbitano attorno alla casa e lui si concede senza problemi. Prima si porta a letto la moglie, poi tutte le sue amiche e persino le cameriere. Simonetta Stefanelli entra in gioco nella seconda parte della pellicola, quando il cameriere viene cacciato dalla casa padronale e incontra una brava ragazza da sposare. La Stefanelli è la figlia dell’amico barbiere siciliano, Michele Cimarosa detto Tano, ed è una vera ragazza del sud.
Homo eroticus è un ottimo film sceneggiato da Piero Chiara che purtroppo è difficile rivedere perché non è mai uscito su Vhs e Dvd. Da questo film nasce la leggenda di un Lando Buzzanca con tre palle, che ha prodotto la fortunata serie a fumetti tascabili del “Montatore” per la Ediperiodici. Buzzanca tutelò la propria onorabilità incaricando un avvocato di mettere a tacere le voci imbarazzanti e di far chiudere, senza successo, la testata a fumetti che utilizzava il suo volto.

In nome del popolo italiano di Dino Risi (1971) è un altro film d’autore nel quale Simonetta Stefanelli interpreta la figlia adolescente (e incinta) di Vittorio Gasmann. Il cast è importante, vede la presenza di Ugo Tognazzi, Michele Cimarosa, Agostina Belli ed Ely Galleani per un ottimo lavoro sceneggiato da Age e Scarpelli.
Tognazzi è un giudice che indaga sulla morte di una giovane drogata e sospetta di Gasmann, spregiudicato industriale di estrema destra. Tognazzi sa che Gasmann non è il vero colpevole, ma lo condannerà lo stesso per colpire in lui una società che considera marcia e corrotta.


Non commettere atti impuri
di Giulio Pietroni (1971) è un altro film impegnato dove la Stefanelli riveste un ruolo interessante come vicina di casa che fa innamorare Dado Crostarosa, il figlio di Luciano Salce. La storia racconta di un padre maturo e rivoluzionario per posa (Salce), convivente con una giovane amante (una stupenda Barbara Bouchet), che non può tollerare l’amore del figlio per una ragazza figlia di bigotti. Dado Crostarosa si finge insegnante di latino e dà ripetizioni a Simonetta Stefanelli, ma più che pensare a studiare i due ragazzi si dedicano ad attività più piacevoli. Marisa Merlini è la madre della Stefanelli che vuole redimere dall’ateismo il figlio d’un comunista e crede di salvarlo dalle fiamme dell’inferno. Per il ragazzo butta davvero male quando la mamma della ragazza scopre che lui non è un vero insegnante di latino e comprende cosa faceva con la figlia invece di studiare. Possiamo vedere furtivi giochi di mani e toccate fugaci sotto il tavolo con gonne che si alzano e mutandine che si sfilano in alcune sequenze maliziose davvero ben girate. Simonetta Stefanelli ha il volto adatto per interpretare la figlia di una buona famiglia che deve fingersi timorata mentre in realtà arde di passione.
Il film è una commedia ambientata ad Assisi che fa registrare un buon tasso erotico, soprattutto per merito della Bouchet, ma anche la Stefanelli durante gli incontri con Crostarosa si dimostra meno verginella del previsto. Luciano Salce e Gigi Ballista (un frate in stile decamerotico dalle voglie mai sopite) sono molto bravi nelle parti comico-ironiche e alla fine il giovane soddisfa le sue voglie con la bella matrigna in alcune intense sequenze erotiche. Simonetta Stefanelli se la fa con il vecchio zio Claudio Gora e delude le aspettative del giovane innamorato. Questo film va classificato come la prima commedia erotica di Simonetta Stefanelli, che sfoggia un ruolo da torbida lolita adatto alle sue potenzialità.


Il film di Pietroni frutta una certa notorietà a Simonetta e fa da viatico al colpo grosso della sua carriera che è il ruolo di Apollonia, moglie di Michael Corleone ne Il padrino di Francis Ford Coppola (1972).
Nel film di Coppola la Stefanelli rimane uccisa dentro un’auto carica di tritolo e per lei pare cominciare un futuro da vittima predestinata: il suo volto angelico suggerisce un’idea di remissiva dolcezza che i registi iniziano a sfruttare per questo tipo di interpretazioni.


Nel 1973 Simonetta Stefanelli posa nuda per “Playboy”, una svolta importante che la porta ancora di più dentro al mondo del cinema. Il successo de Il padrino ne fa un simbolo interessante anche per i mafia movies, ed è così che Simonetta viene scritturata per due film come Gli amici degli amici hanno saputo di Fulvio Marcolin (1972) e Il caso Pisciotta di Eriprando Visconti (1972).
Le due pellicole sono disuguali come risultato, perché il primo è un pessimo lavoro didascalico infarcito di luoghi comuni sulla mafia. Il caso Pisciotta è un film impegnato sullo stile dei lavori di Elio Petri e Damiano Damiani. Per Simonetta Stefanelli è una tappa importante della sua vita, perché conosce sul set del film di Visconti il futuro marito Michele Placido che nella finzione è il suo fidanzato.
Ne Gli amici degli amici hanno saputo vediamo Simonetta Stefanelli impegnata in un torbido ruolo da spogliarellista che finisce massacrata da un capomafia. L’onorata famiglia: uccidere è cosa nostra di Tonino Ricci (1973) è l’ultimo mafia movie interpretato dalla bella attrice che per un soffio perde la parte ne Il boss di Fernando Di Leo a vantaggio di Antonia Santilli.

Il periodo legato al cinema erotico di Simonetta Stefanelli comincia quando si affievolisce l’eco del successo de Il padrino. La bella attrice romana non viene più cercata per interpretare ruoli di vittima designata da turpi personaggi mafiosi. I registi la vogliono solo per la sua bellezza e per un volto angelico che per contrasto incarna sensualità da perversa lolita.

Simonetta Stefanelli interpreta così Lucrezia Borgia, la nobildonna disinibita del Rinascimento che concupiva gli uomini, nel film storico Lucrezia giovane di Luciano Ercoli (1974).
Marco Giusti afferma che si tratta di “un tentativo non riuscito di trattare la vita di Lucrezia Borgia con il volto e il corpo un po’ troppo casalinghi e tranquilli di Simonetta Stefanelli”. Non abbiamo visto la pellicola e ci rimettiamo al suo giudizio, che liquida la Stefanelli come “un po’ troppo impacciata nel ruolo di fatalona”.
Lucrezia giovane è un dramma storico-erotico che può godere di un bel cast legato al cinema di avventura, composto da Massimo Foschi, Ettore Manni e Fred Robsham.

La nuora giovane di Luigi Russo (1975) è il film più spinto interpretato da Simonetta Stefanelli, che si cala nei panni di una bella nuora che fa innamorare Philippe Leroy.
Il cast è ottimo: Renzo Montagnani, Maurizio Bonuglia, Mario Carotenuto, Didi Perego e Florence Barnes per “una commedia dove tutti vanno a letto con tutti” (Farinotti). Non ha tutti i torti il critico cinematografico perché il film abbonda di torride scene erotiche.
Si comincia subito con il matrimonio tra Maurizio Bonuglia e Simonetta Stefanelli. I due sposini novelli salutano la compagnia e si danno da fare sul primo letto che trovano. La scena è molto spinta, la Stefanelli è davvero sexy mentre si fa sfilare abito bianco, reggiseno e un paio di ridotte mutandine bianche.
Philippe Leroy, il padre del marito, raccoglie gli slip della nuora e da buon feticista li conserva come una preziosa reliquia. I due sposi novelli partono per il viaggio di nozze ma la tensione erotica non cala perché alla villa resta la sorella della moglie (Florence Barnes), incaricata di arredare e dipingere la loro residenza.
Il clima della pellicola è morboso soprattutto per Florence Barnes, la quale interpreta una lolita parecchio puttana che ci prova con tutti. Prima finisce a letto con Philippe Leroy, dopo che lo ha provocato più volte esibendosi in pose eccitanti. Vediamo la Barnes a gambe incrociate, sopra una scala stile Malizia, con il sedere bene in vista davanti a una finestra, in ogni caso sempre nuda e maliziosa. Nella prima parte è lei la vera mattatrice erotica e se la cava molto bene. La vediamo spesso nuda mentre fa il bagno in piscina, aggirarsi per casa in vesti ridotte e durante un sexy tango che è un sogno di Montagnani. Ricordiamo la sensuale attrice francese in un’altra commedia erotica come La moglie vergine (1975) e pure nel comico Kakkientruppen (1977).
Didi Perego insidia Renzo Montagnani, ragioniere dell’azienda di famiglia e alla fine se lo porta a letto, anche se non si vede niente. “Ho gli ormoni grossi come le pecore dell’intervallo”, è la conclusione del bravo comico dopo aver distrutto la povera Perego. Mario Carotenuto è un prete ironico e interessato al denaro, che porta avanti una crociata contro la pornografia e contro il cinema erotico. Il messaggio polemico contro la censura è evidente e il regista costruisce questa caricatura di prete per mettere alla berlina tanti solerti censori. Luigi Russo prova a lanciare messaggi politici in una pellicola che però è piuttosto qualunquista, per esempio quando mette in ridicolo un politico democristiano e subito dopo costruisce la macchietta dell’industriale ricco ma comunista.
Il tema portante del film è l’innamoramento di Leroy (che non ha più rapporti con la moglie) per la Stefanelli, che lo porta a rifiutare anche le successive avances della Barnes. Quando gli sposi tornano dal viaggio di nozze il rapporto si incrina per colpa della sorella della moglie, che è sempre in mezzo e irrompe in camera mentre i due fanno l’amore.
Florence Barnes dà il meglio di sé durante un malizioso viaggio in auto con il marito della sorella, quando mette in atto un piano per eccitarlo e alla fine si fa scopare selvaggiamente sul cofano dell’auto. Questa parte è molto spinta e piuttosto ben fatta: vediamo la Barnes che stuzzica con i piedi Bonuglia al volante, la macchina da presa inquadra le cosce nude, scopre le mutandine bianche, mette in primo piano gambe che si intrecciano e mani che si allungano. Il prevedibile ed esplicito finale vede l’uomo scaraventare fuori dall’abitacolo la ragazzina perversa, spogliarla con violenza e possederla sul cofano dell’auto. Il rapporto sessuale è descritto con dovizia di particolari e molti primissimi piani, forse rappresenta la parte più calda di tutta la pellicola.
Simonetta Stefanelli, con il suo sguardo dolce, gli occhi castani e i capelli neri, incarna una bellezza diversa da quella sbarazzina e maliziosa di Florence Barnes. Per questo dà vita a una convincente moglie insoddisfatta e trascurata da un marito che perde la testa per la ragazzina. Il film ha il difetto di essere lento e spesso prevedibile, i dialoghi sono scritti male, la sceneggiatura non è curata e il montaggio poco serrato. Russo non è un grande regista e in questo suo secondo film sono presenti tutti i limiti di un autore poco ispirato. Non basta la verve comica di un bravo Montagnani a risollevare un lavoro modesto.
Il prevedibile finale mostra la Stefanelli che invita Leroy “a realizzare la sua fantasia” dopo aver partecipato con lui a una battuta di caccia. Suocero e nuora finiscono per fare l’amore davanti a un focolare, dando vita a un’altra sequenza erotica esplicita con la Stefanelli nuda che si concede alla macchina da presa per un rapporto credibile.
“L’ho voluto io”, dice alla fine mentre osserva il fuoco e mostra le spalle alla macchina da presa. La nuora giovane è una storia d’amore condita di sesso, macchiata con sprazzi di comicità, ma scritta male e che lascia l’amaro in bocca anche per un finale improvviso che poteva essere curato con maggiore attenzione. Leroy e la Stefanelli sono faccia a faccia nel giardino della villa mentre la Barnes e Bonuglia danno vita a un festino erotico. Forse comprendono che il loro incontro non è un caso ma si tratta di vero amore.


Peccati in famiglia
di Bruno Gaburro (1975) è una bella commedia erotica nella quale Simonetta tenta sessualmente il futuro marito Michele Placido, nei panni di un cugino apparentemente imbranato.
Non solo. Ci sono alcune bollenti scene saffiche tra lei e Jenny Tamburi che restano memorabili negli annali della commedia sexy italiana. Il film si avvale della bella fotografia di Aristide Massaccesi, uno specialista dell’erotismo, e della sceneggiatura di Carletto Romano e Lianella Carrell. Il cast si completa con Juliette Mayniel, Renzo Montagnani, Gastone Pescucci e Corrado Olmi. Nella pellicola, molto spinta, il protagonista maschile è un giovanissimo Michele Placido che arriva a Piacenza dalla Sicilia e si installa nella casa di campagna dello zio Montagnani, dove a poco a poco si scopa tutte le donne possibili e immaginabili. Alla fine convince pure lo zio a darsi da fare sessualmente, ma è solo un modo per farlo morire provocando un prevedibile attacco di cuore. Il nipote eredita tutte le proprietà, ma anche le belle donne di casa che già ha avuto modo di sperimentare.
Il film fu un grande successo di pubblico che incassò un miliardo e mezzo, lanciando definitivamente Montagnani tra le stelle della commedia sexy. Tra l’altro, poco dopo aver girato il film, Simonetta Stefanelli e Michele Placido, che si erano incontrati sul set de Il caso Pisciotta, si sposano.

La profanazione di Tiziano Longo (1975) è l’ultimo lavoro erotico della Stefanelli, che interpreta il tormentato ruolo della suora innamorata di un medico. Nel cast ci sono anche Jean Sorel, Anita Strindberg e Teodoro Corrè.
La Stefanelli è una suora-infermiera che lavora in ospedale insieme a un bel medico, se ne innamora e ci finisce a letto, quindi chiede di sciogliere i voti per potersi sposare. I problemi cominciano dopo il matrimonio, perché la ragazza è sessualmente inibita da problemi di coscienza che causano liti continue nella vita matrimoniale. Alla fine l’amore trionfa e l’ex suora si lascia andare.


La partecipazione di Simonetta Stefanelli alla commedia erotica italiana finisce qui. Non sappiamo se su questa scelta ha influito il marito Michele Placido, fatto sta che la bella attrice romana sparisce dalle scene calde del periodo per fare ritorno negli anni ottanta. La troviamo sul set di Il falco e la colomba di Fabrizio Lori (1981), un film ispirato alla realtà politica degli anni di piombo, dove Simonetta è la moglie di Fabio Testi che la tradisce con Lara Wendel.
La storia parla di un uomo politico che si innamora di una ragazza drogata e per lei manda al diavolo tutto: famiglia, carriera e partito.

Subito dopo la vediamo sul set di Tre fratelli di Francesco Rosi (1981), dove lavora a fianco del marito Michele Placido. Si tratta di un film politico, impegnato, ispirato alla realtà del terrorismo. La carriera cinematografica di Simonetta termina con il tardo poliziottesco A tutte le volanti di Romolo Guerrieri (1989), un lavoro a metà tra fiction e documentario, nel quale interpreta un commissario di polizia al femminile.

La sua ultima interpretazione è ne Le amiche del cuore di Michele Placido (1992), sul tema dell’incesto, che vede Simonetta recitare insieme alla figlia Violante, nata dal matrimonio con Michele Placido. Vere protagoniste femminili del film sono Asia Argento, Claudia Pandolfi e Carlotta Natoli, tre ragazze della periferia romana che sognano di vivere la loro vita. La più tribolata è quella di Asia Argento, che ha un rapporto incestuoso con il padre Michele Placido.

Circolano su internet notizie false sulla presunta morte di Simonetta Stefanelli, ma si tratta solo di leggende metropolitane di cattivo gusto. Simonetta è viva e vegeta, anche se da anni non la troviamo impegnata in lavori cinematografici o televisivi.


FILMOGRAFIA DI SIMONETTA STEFANELLI

Una moglie giapponese di Gian Luigi Polidoro (1968)

Medea di Pier Paolo Pasolini (1969)

Homo eroticus di Marco Vicario (1971)

In nome del popolo italiano di Dino Risi (1971)

Non commettere atti impuri di Giulio Pietroni (1971)

Gli amici degli amici hanno saputo di Fulvio Marcolin (1972)

Il caso Pisciotta di Eriprando Visconti (1972)

Il padrino di Francis Ford Coppola (1972)

L’onorata famiglia: uccidere è cosa nostra di Tonino Ricci (1973)

Lucrezia giovane di Luciano Ercoli (1974)

La nuora giovane di Luigi Russo (1975)

Peccati in famiglia di Bruno Gaburro (1975)

La profanazione di Tiziano Longo (1975)

Il falco e la colomba di Fabrizio Lori (1981)

Tre fratelli di Francesco Rosi (1981)

A tutte le volanti di Romolo Guerrieri (1989)

Le amiche del cuore di Michele Placido (1992)

L’ultimo libro di Gordiano Lupi: “Storia della commedia sexy all’italiana, volume 1 – Da Sergio Martino a Nello Rossati”, Sensoinverso Edizioni 2017

 

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