SIMENON SESSUOMANE E AUTORE DEL COMMISSARIO MAIGRET

Simenon

Georges Simenon è stato un prolifico scrittore belga di lingua francese, noto soprattutto per avere creato il Commissario Maigret. Nato nel 1903 a Liegi, in Belgio, manifesta fin da bambino una straordinaria passione per la lettura. Di fronte a casa sua c’è un collegio dei gesuiti che Georges frequenta insieme al fratello Christian, ottenendo buoni risultati.

Georges e Christian Simenon

La sua salute cagionevole desta preoccupazioni nella madre Henriette, che non nasconde la sua predilezione per il fratello.

La famiglia Simenon a Liegi. Suo padre Désiré Simenon fa il contabile in un ufficio assicurativo, la madre Henriette Brüll l’impiegata in un negozio

Georges idolatra il padre e il clan dei Simenon per la sua vitalità, mentre è diffidente nei confronti della madre e dei suoi parenti. Attratto anche dalle avventure raccontate nei libri, legge i romanzi dei Dumas, di Dickens, Balzac, Stendhal, Conrad e Stevenson. Entra sedicenne come cronista nel giornale “La Gazzetta di Liegi”, dove rimane tre anni.

Il giovane Georges Simenon alla macchina da scrivere a Liegi

Nel 1922 muore il padre e Georges, che si considerava uno scrittore francese, si trasferisce a Parigi. Decide di scrivere romanzi commerciali utilizzando come pseudonimo Georges Sim. Vive questo periodo come un tirocinio in attesa di scrivere romanzi più impegnativi.

Georges Simenon a sinistra di Josephine Baker, che ha al suo fianco il sedicente nobile siciliano Giuseppe Abatino

Gli inizi di Simenon

Nel 1925 conosce Josèphine Baker, una ballerina nera giunta dagli Usa al Théâtre des Champs-Elysées. La donna colpisce gli spettatori con la sua vitalità, facendo del can can il ballo degli anni venti. Simenon è solito praticare, fin dalla prima gioventù, un’intensa attività sessuale. Ritiene, almeno così racconta, che un numero inferiore ai tre rapporti sessuali giornalieri sia poco salutare. Anche se ha sempre delle compagne ufficiali, non disdegnava affatto rapporti con prostitute. Non li nasconde neppure alle compagne del momento, pur essendo consapevole della loro sofferenza.

Joséphine Baker

Nel caso di Joséphine Baker, pur essendone innamorato, decide di lasciarla perché non è famoso come lei. La ballerina ha tutta Parigi ai suoi piedi e Simenon dovrebbe accontentarsi di essere il suo secondo. Questo è inconcepibile per lui. Preferisce le più malleabili cameriere, le cuoche e le domestiche.

Simenon

Georges Simenon

Georges Simenon a 23 anni scrive 80 pagine al giorno, moltissime. Non è ancora uno scrittore ricco e famoso ma è sulla via di diventarlo. Abbandona fin da subito le frasi ricercate, quelle che suonano bene. Si butta sulle vicende avvincenti, descrivendo gli ambienti e le persone che conosce. Viaggia e fa esperienza di ciò che vuole descrivere.

Simenon a Fécamp in Normandia

Nell’arco di tre anni scrive oltre 750 racconti. Fra il 1925 e il 1930 pubblica 170 romanzi per l’editoria popolare, libri a basso costo. Nel 1928 intraprende un lungo viaggio, prima sulla chiatta Ginette, quindi sul cutter Ostrogoth, entrambi di sua proprietà, lungo i canali navigabili francesi all’epoca numerosi. I canali e i paesaggi piatti e nebbiosi della Francia del Nord ricorreranno poi in molti dei suoi romanzi e racconti polizieschi.

Il successo con Maigret

Nel 1929, in una serie di racconti scritti per la rivista Détective, appare per la prima volta il personaggio del Commissario Maigret. Un modo per rendere fedeli i lettori è creare un protagonista che appaia in tutti i romanzi.
Nel 1931 si avvicina al mondo del cinema: Jean Renoir e Jean Tarride producono i primi due film tratti da suoi romanzi, Il mistero del crocevia e Il cane giallo.

Simenon deve abbandonare velocemente la Francia alla fine della Seconda guerra mondiale perché viene spiccato contro di lui un mandato di arresto per collaborazionismo, a causa dei suoi rapporti con case editrici e giornali controllati dagli occupanti tedeschi. Lo aveva fatto per continuare a fare la bella vita, più che per adesione convinta. Simenon con la sua famiglia si trasferisce in Canada e poi negli Stati Uniti, aspettando tempi migliori.

Shadow Rock Farm a Lakeville, Connecicut, Usa.

Al fratello di Georges, Christian Simenon non va altrettanto bene. Condannato a morte in contumacia dal consiglio di guerra di Charleroi (Belgio) per una strage di civili nazista cui ha partecipato, si arruola nella legione straniera francese, dove non viene chiesto a nessuno conto del proprio passato. Muore nel 1947 in Vietnam, all’epoca appartenente alla colonia francese dell’Indocina, durante una imboscata. Poiché il consiglio di entrare nella legione straniera gli era stato dato dal fratello Georges, la madre Heriette attribuisce la responsabilità della morte dell’adorato Christian al figlio maggiore.

Simenon

Una versione italiana di “Maigret si sbaglia”, con la copertina a tempera di Ferenc Pinter

Una storia semibiografica

Il romanzo “Maigret si sbaglia”, scritto da Simenon negli Stati Uniti, è stato pubblicato per la prima volta in Francia il 16 novembre dello stesso anno, presso l’editore Presses de la Cité.

È il quarantatreesimo romanzo dedicato al celebre commissario. Simenon aveva cercato di abbandonare il personaggio. Voleva dedicarsi solo ai romanzi “duri” come li definiva lui, cioè quelli senza personaggio fisso rivolti a un pubblico sofisticato. Poi decide di continuare a occuparsi del celebre commissario perché le sue vicissitudini lo costringono a guadagnare più denaro. Maigret è molto amato e tradotto in tutto il mondo. I suoi romanzi sono meccanismi perfetti, anche se non dei gialli altrettanto perfetti. Piacciono le sue ambientazioni e i personaggi di contorno, più che l’intreccio.

In Italia il commissario Maigret è noto soprattutto per la serie Rai degli anni sessanta interpretata da Gino Cervi

In “Maigret si sbaglia” Louise Filon, una giovane donna, viene ritrovata uccisa da un colpo di pistola a bruciapelo alla testa, nel suo elegante appartamento in rue Carnot a Parigi. È una ex prostituta conosciuta nell’ambiente con il nome di Lulù. Il fidanzato Pierrot, uno spiantato musicista da cabaret, non è in grado di mantenerla nel lusso che la circonda. Il commissario Maigret scopre un amante che le pagava l’affitto e la manteneva. È il dottor Étienne Gouin, un medico molto conosciuto a Parigi che abita nella stessa casa in cui viveva Louise.

Robert Hirsch, Jean Gabin e Gabrielle Fontan in Maigret e l’affare Saint Fiacre (1959)

Maigret scopre che l’idea di far vivere nella sua stessa casa una delle amanti del marito è stata della moglie di lui, Germaine.

Il dottor Gouin è un uomo di potere, arrogante e sicuro di sé. Ha molte donne ai suoi piedi che lo idolatrano per il fascino, i soldi, le straordinarie capacità di fare carriera. Il dottore ne è consapevole. Proprio alla fine del romanzo Maigret interroga Gouin.

Georges Simenon, figlio, marito, padre

Gouin aveva ragione a pensare che Maigret capiva. C’era qualcosa di terribilmente altezzoso, e allo stesso tempo di tragico, nel modo in cui il professore parlava di quelli, o meglio di quelle, che gli erano vicino. Le prendeva per ciò che valevano, senza farsi illusioni, senza pretendere da loro più di quanto potessero dargli. Ai suoi occhi erano poco più di oggetti inanimati.  Non si preoccupava neanche di tacere davanti a loro. Che importanza aveva? Poteva pensare ad alta voce, senza curarsi delle loro reazioni e tanto meno di quello che potevano pensare o sentire.
“Cos’ha detto sua moglie?”
“Mi ha chiesto che cosa contavo di fare”
“Le ha risposto che avrebbe riconosciuto il bambino?” (Louise ha confessato al professore di essere incinta)
Gouin fece segno di sì col capo.
“Non le è venuto in mente che quella rivelazione poteva turbarla?”
“Forse”
Maigret capisce che Gouin l’ha fatto apposta.
“Insomma non le dispiaceva mettere in ansia sua moglie e la sua assistente”
Il silenzio di Gouin fu come un’ammissione.

Georges Simenon con la figlia Marie Jo

Simenon conosce bene queste atmosfere, dato che assomigliavano a quelle di casa sua. Non è stata una persona facile e i familiari ne hanno sofferto molto.
Marie Jo, la sua unica figlia, muore suicida a 25 anni a Parigi.

28 commenti

  1. Difficile scrivere una biografia su George Simenon, anche breve, riassuntiva. Perché? Eh, Simenon non era certo un uomo nella norma, per tanti aspetti che sono stati sbandierati e forse volutamente travisati; se ci limitassimo ai romanzi di Maigret si potrebbe “forse” riuscire ad impastare il “pastice”.Io ho letto i suoi romanzi con protagonista il Commissario Maigret, riletti quelli ambientati a Parigi, grande città molto reclamizzata e spesso idealizzata nei ricordi. Simenon a Parigi ci visse in realtà non tanto, in parte all’inizio sul Battello “Ostrogoth ormeggiato un poco a valle della città ( se non ho fatto confusione geografica)i suoi romanzi di Maigret scrtti quando risiedeva in Canada o negli States traspaiono una preparazione conoscitiva della città creata ad hoc sulle mappe MIchelin o di altro editore: Secondo me Simenon non leggeva nemmeno le guide della città, anche ce ne sono alcune veramente suggestive. Insomma, al sottoscritto Simenon non sta molto simpatico. Mi piace molto di più Maigret, anche se rappresenta veramente un’altra epoca. Il Commissario ha forti capacità evocative riguardo le situazioni meteorologiche della città dove vive a lungo , combiando un paio di volte abitazione insieme alla povera moglie che docilmente lo segue e si suppone lo ami. Simenon era bulimico riguardo il sesso, un malato, Maigret ama sempre la stessa moglie, quache donna lo tenta, ma lui non transige sugli impegni , promesse e giuramenti matrimoniali.
    Va beh, finisco dicendo che ci sono parecchie copertine dei suoi romanzi create da Ferenc Pinter che sono, a mio parere, altamente suggestive e comunivative. Pinter è un grande comunicatore, un artista con molte frecce nel suo arco, di genere sia tecnico che espressivo.Un grande senso del colore. Bravo!!

    • Ciao Tomaso, io mi sono letto tutti insieme le decine e decine di romanzi di Maigret fino a rovinarmi gli occhi.
      Simenon conobbe Parigi soprattutto negli anni venti, prima del lancio del Commissario.

  2. Caro Tommaso, la Parigi descritta da Simenon è sempre la stessa, parla delle stesse vie, delle stesse piazze. Preferibilmente ambienta i romazi di Maigret a marzo che è un mese magnifico per la città: il cielo ha improvvisi squarci di azzurro, scrosci di pioggia, folate impetuose di vento. E’ sempre lo stesso angolo della città e credo che i Maigret devono parte del loro fascino a questo. Anche le brasserie, le portinerie, i caffè sono sempre gli stessi come la Senna sullo sfondo e le chiatte che la percorrono. E noi lettori cerchiamo quello…

  3. L’ ormai vecchia serie televisiva di Maigret interpretata da Gino Cervi nei panni del Commissario servì a far innamorare un numero esorbitante di teleutenti delle introduzioni musicali alle molteplici serie, del personaggio principale e moglie , spalle di Cervi, di Parigi anche se non si vedeva mai perchè gli episodi televisivi erano girati per non spendere troppo negli studios RAI, forse anche di Simenon creatore di Maigret??
    Certo , anche io vidi tutto quanto, fuorchè nel periodo Settembre 1957 /Gennaio 1960 perché ero militare nella leva di mare, con 28 mesi che ricordo con nostagia, due anni a Napoli: ero a Castel Sant Elmo, allora stazione radiotrasmittente della Marina militare.
    Maigret si aggira per Parigi non proprio sempre negli stessi luoghi, a volte le indagini lo portano anche in Vandea o all’estero in Olanda. Però Parigi e la sua stufa di ghisa ad ovoli sono rimaste ben impresse nellamente di tutti! Oggigiorno la sede principale della polizia parigina è altrove, non so in quale arrondissement, nel quai degli orologiai non si sente più ticchettare! Il tempo passa, come canta Tempo in una delle sigle televisive qui in disamina romantica. Tenco canta la sigla anche in francese, a mio parere meglio che in italiano. Mah, o sono io che sogno??

  4. Ma guarda…. potrei quindi come età essere tuo padre!! D’ora in avanti cosa faremo? innanzi tutto nei miei prossimi post su Facebook indurrò Leika Balalaica ( Contro, contro, contro spia, come nel famoso fumetto di Paperino by Barks) ad occompagnarlti nella visita notturna non autorizzata del Museo Jacovitti che si trova a Roma.
    Poi, con la complicità di Leika e del suo feroce e gelosissimo cane Dobberman di nome e di fatto, dopo aver depredato i pezzi più rari,vedremo se sarai tanto veloce nella fuga da salvarti i gioielli!!
    Consento che all’esterno ti attenda in veste di crocerossina Angela con tanto di autoambulanza per l’eventuale reinserimento/trapianto dei gioielli!!!

  5. Oggi 2 Novembre piove sulla Parigi di Nestor Burma, mentre io e Jacques Tardi ci siamo rifugiati prima sotto il tendone a righe rosse di una brasserie chiusa, poi in square Saint Medard dopo aver sostato per scaldarci, con un calvados, in un Bistrot che fa da angolo al Boulevard Port Rojal con rue Broca, la quale poi prosegue diventando Rue Censier: son solo viuzze che quasi nessun turista conosce, anche se il loro percorso zigzagante che porta al Jarden des piantes mi suggestiona sempre in modo tale che spesso piango calde lacrime! “Piangi?”, mi chiede Angelina tornata bambina di sette anni per volere di Cronos, che con il tempo spesso si gingilla!!!

  6. Tardi mi parla di Polar & BD, mentre io mi asciugo con l’angolo della tovaglia gli occhi ancora umidi di pianto. Angelina sta giocando con Sentier, il cagnolino tutto bianco portafortuna del Bistrot qui in Square san Medard. Fuori la pioggia ha intensificato la sua violenza e il vento costringe i rari passanti ad aggrapparsi con due mani all’ombrello: un due Novembre che alla fin fine non mi dispiace, penso questo mentre bevo con lentezza il mio tè nero Damman senza zucchero e neppure limone!

  7. Ma dov’è rue Picpus?

  8. Rue Picpus??Passa sul lato sinistro di Place de la Nation e si perde verso il basso arrivando quasi all’ngresso sud de BOiS de Vincennes all’altezza del lac Daumesnil, all’interno del bois. C’è proprio una zona chiamata Quartiere Picpus. Io penso di non averla mai percorsa tutta in questao senso .

  9. La rue de Picpus rencontre ou traverse les voies suivantes :

    départ : rue du Faubourg-Saint-Antoine (côté impair et côté pair) ;
    boulevard Diderot (côté impair et côté pair) ;
    avenue Dorian (côté impair) et rue Dorian (côté pair) ;
    rue Jaucourt (côté impair) et rue du Sergent-Bauchat (côté pair) ;
    avenue de Saint-Mandé (côté impair et côté pair) ;
    rue Santerre (côté impair) et rue de la Gare-de-Reuilly (côté pair) ;
    rue Dagorno (côté impair) ;
    rue Lamblardie (côté pair) ;
    rue du Docteur-Goujon (côté pair) ;
    boulevard de Picpus (côté impair) et boulevard de Reuilly (côté pair) ;
    rue Sidi-Brahim (côté pair) ;
    rue Gossec (côté pair) ;
    avenue Daumesnil (côté impair et côté pair) ;
    avenue du Général-Michel-Bizot (côté impair et côté pair) ;
    rue Ernest-Lacoste (côté impair) ;
    débouché : boulevard Poniatowski (côté impair et côté pair).

    Au-delà du 12e arrondissement qu’elle traverse entièrement, la rue de Picpus est le premier tronçon d’un axe sud-est–nord-ouest qui se poursuit par la rue des Boulets, la rue Léon-Frot, la rue Saint-Maur et la rue Juliette-Dodu jusqu’aux abords du canal Saint-Martin dans le quartier de l’Hôpital-Saint-Louis.

    Accès

    La rue de Picpus est desservie par les lignes (M) (1) (2) (9) à Nation et aux lignes (M) (6) (8) à Bel-Air, Daumesnil, Michel Bizot et Porte Dorée. La rue est également accessible par les lignes de bus RATP 29 46 56 57 64 86.

  10. Merci beaucoup!

  11. Percorsa oggi, anche nei due sensi, con street view, Rue Picpus appare di una estrema normalità, da un punto prettamente urbanistico/architettonico non si può prendere di sperare di trovare l’ atmosfrta del romanzo di Simenon che manda Maigret ad indagare su suesta strada parigina.La strada in questione non mi pare abbia mantenuto nulla dell’atmosfera tipica del periodo intercorso fra le due guerre .
    Abbattute nel 1919 le ultime vestigie murarie della cinta daziaria e cercanto di fare sloggiare la numerosa popolazione che da decenni si era inatallata a ridosso proprio delle mura stesse -operazione conclusasi solo nel 1970 con la costruzione circonvallazione automobilistica urbana- il periodo storico utilizzato per la saga di Maigret è ancora risuonante dell’eterogenea anima del sociale, come appunto quella degli abitanti di quella che era consoìiderata la”Zone”, con tutto il folclore che le era proprio.
    il cinema e le pibblicazioni di appendice hanno sfruttato il mito della “Zone”, cantato anche da valenti cantori della banlieu miserabile ma umanissima.
    Addio Parigi, come tutto ti trasformi, diventi un’altra cosa!!

  12. Povera rue Picpus, guarda e riguarda non c’è rimato proprio nulla del secolo passato. Anche se Ferenc stilizza sempre più, Maigret ha dismesso pure la bombetta, the bowler hat, tanto amato dall’amico MATISSE. Le chapeau-melon che portava ancora mio nonno!!
    Non c’è nulla da fare, meglio non pensarci più.

  13. Nel 1942 La Rochelle era base di sottomarini tedeschi, non uso il termine “nazista” poichè il controspionaggio della marina con a capo Canaris non amava di certo Hitler. Mario Carlini gioca grosso nuotando al largo con stret
    ta fra i denti la capsula di cianuro!! Meno male che il capodoglio, che ha capito la situazione, non agita tanto le acque! Maigret fa finta di nulla e accarezzando il testone di Ezechiel borbotta improperi nei confronti di Simenon, che non gli sta per nulla simpatico, quel doppiogiochista opportunista!!

  14. Tomaso uno scrittore non deve esserci simpatico o moralmente superiore. L’importante è che sappia scrivere.
    Anche il mio lattoniere non è particolarmente simpatico ma mi aggiusta i tubi e i rubinetti…Leggevo della famiglia De Filippo e del loro padre Scarpetta ehm… però i tre fratelli erano così bravi!

  15. Ezechiel mi spinge a lato e mi fa segno di lasciarlo parlare:” Signora Angela, non è stato Tomaso a mettermi in bocca quelle parole su Simenon tacciato di opportunismo nel triste periodo di Parigi occupata dai tedeschi!! Lui , poveretto, intendo Tomaso, di Simenon uomo conosce quello che ha letto in alcuni memoriali, diari scritti da questo e quello! Però Tomaso sta passando un periodo non proprio bello, si sfoga scrivendo a ruota libera sul suo POst schizofrenico e qui nel giornale Pop di Sauro Pennacchioli, uomo che ha il cuore d’oro e per pura pietà gli permette di scrivere anche delle facezie!”
    Ezechiele viene severamente redarguito da Laika Balalaica:” Fesso di un cane, ma come ti permetti di giudicare Tomaso, che sì, certamente, scrive senza rifletttere dicendo tutto quello che gli frulla per la capoccia, ma in fin dei conti è un mezzo analfabeta autodidatta!!”.
    Gori vorrebbe intervenire, Zazie non vedrebbe l’ora di dire parolacce, Arceri ( senza la “I”) sorride misteriosamente!
    Scusa Angela, ma non posso fare a meno di guardare esterrefatto la piccola Zazie che mi osserva con occhi diffidenti accoccolata in grembo di Laika Balalaica!:” Ma Mastrorocco mi aveva assicurato che eri in vacanza nel 12° insieme a tua cugina, che fai qui sul Dirigibile dei fratelli Lumière?? Zazie, che sta sorbendo un enorme cono gelato borbotta qualcosa di inintelligibile ( forse è meglio non aver capito). Leonardo Gori è in transfert interspaziale con il suo nuovo editore, non dice nulla, mi osserva serio serio e scuote la testa: Mah?? Da tempo Leonardo è così, poco comunicativo. Bat Star mi guata con curiosità:” ah, saresti tu il fanatico jacovittomane?? Io alzo le spalle: ” che hai da dire, tu che con quell’ impossibile cronosfera sei stato avanti ed indietro nel tempo; ricordo che sul settimanale “L’Avventura”del 1947, io che allora avevo solo 10 anni, già avevo intuito che era tutto un imbroglio, uno stratagemma per tirare di lungo, all’infinito, le tue strampalate avventure”. Arceri ride:” ma quello ero io di domenica, giorno di festa, tutto a colori per la gioia di grandi e piccini”.”Ma che cosa è questa discussione?” Gori è corrucciato e palesemente nervoso, “su andiamo, che altrimenti perdiamo il métro”. Ahh, ce l’abbiamo fatta, siamo in viaggio!! Chiusi nel nuovo vagone della liea tutta automatizzata che ci sta portando alla “Nuova Biblioteca Nazionale”, detta di MItterand : il mostro robotizzato si arresta. Ahh, eccomi qua, di nuovo con i piedi per terra, si fa per dire. In realtà Zazie mi prende per mano e appena il metrò apre le sue porte con uno sbuffo prolungato mi trascina fuori dal vagone. “Tomaso, dai andiamo, fuori splende il sole e qui nel bosco della biblioteca cinguettano gli usignoli: siamo in primavera, usciamo all’aperto e andiamo a passeggiare. Lascia perdere fantasmi e sogni bizzarri, pensa un poco a divertirti: lo zio Gabriel ci aspetta nel suo locale questa sera insieme a Edith Piaff che brama da tempo conoscerti!!.

  16. Si, siamo arrivati alla “Nuova Biblioteca Nazionale”! Zazie, contenta di aver divorato un enorme cono gelato offertole da Laika Balalaica, mi ha preso improvvisamente in simpatia e mi sta parlando di suo zio Philip Noiret e della cantante Edith Piaff, la mia prediletta.
    Ciao Angela, ti aspettiamo!!

  17. Siamo stati convocati da Maigret al Quai des Orfevres!! incredibile e naturalmente forse non vero! Maigret corrucciato fuma rabbiosamente la pipa sbuffando come un vecchio treno a vapore; ci guarda e sbotta:”Corrado Caesar e Benito Jacovitti verso la fine di Giugno 1940 si recarono a Parigi per un colloquio di lavoro con Albert Speer, il famoso “Architetto di Hitler”, per concordare una storia illustrata e scritta a quattro mani sulle peripezie di tre ragazzini nella Parigi occupata dai nazisti, con il compito di cercare di risolvere l’inesplicabile fatto di una presenza soprannaturale al Louvre, rintanata nella sala dedicata al pittore Velasquez!! Ma Jac e Caesar avevano in animo un attentato a Hitler e per questo si erano procurati una bomba a tempo a forma di orologio da taschino!!”. Maigret tace per un istante, poi ci guarda in cagnesco” MI risulta che tutti voi eravate della partita e avevato addirittura procurato a Caesar e Jacovitti l’orologio a tempo per l’attentato! Io allora ero al servizio del generale Petain, vecchio mammalucco che baciava metaforicamente il deretano a Hitler!!” Fa una pausa il corpulento commissario, ” MI dispiace, ma ho ancora il mandato di cattura per voi, che è naturalmente valido!! Vi devo arrestare tutti quanti. Solo Angela è diabolicamente riuscita a sfuggire ai miei aiutanti e quindi ora è uccel di bosco!!”. Ma la Gestapo è sulle sue tracce!! Incredibile, ma Maigret sta sogghignando!! Devo pensare che durante l’occupazione tedesca del 1940/44 Maigret sia stato un tacito collaborazionista???

  18. “Ma no”, bisbiglia Gori che se ne intende, “E’ solamente un alter -ego di Simenon completamente rovesciato dal punto di vista dei comportamenti!.” Può darsi che Simenon avesse necessità di “sdoppiarsi” in tale maniera, in modo che su una ipotetica bilancia i due personaggi, il creatore e la risultanza letteraria, in un certo modo si equilibrassero”,
    Ezechiel placidamento sdraiato su un vetusto divano in tessuto di lana grezza color giallo indiano, borbotta ” Tutte congetture gratuite, aria fritta caro il mio Tomaso!”.

  19. Caro Tomaso, non adoremus! (come diceva la mia meravigliosa nonna Desolina) Chi comanda è spesso preda del delirio di onnipotenza. Coloro che sono poveri e bisognosi spesso sono costretti a servire per sopravvivere. Forse successe anche al giovane Simenon. Quando avviene il cambio della guardia alcuni si spostano velocemente sempre dalla parte dei vincitori. Ma alcune volte il salto è più lungo della gamba, chi dovrebbe vincere non vince e chi ha saltato velocemente si trova esposto con quelli che hanno avuto il cattivo gusto di perdere.
    Ricordo quando ero bambina un mio zio di cui conservo gelosamente una foto in camicia nera con una moto con il sidecar che somministrava l’olio di ricino ai dissidenti. Divenne velocemente comunista, anzi stalinista della prima ora. Ma alle elezioni vinse la DC…mio padre rideva…

  20. A “discolpa” di Simenon c’è il contesto storico nel quale nacque e crebbe. Con questo non voglio dire che il contesto è totalizzante e che noi poveri esseri umani non abbiamo nessun libero arbitrio. Certo che all’inizio 1900 in Belgio esistevano linee di pensiero pesantemente penalizzate da pregiudizi di tipo sociale, etnico , religioso e così via.Quando Simenon a vent’anni lavorava come cronista in un giornale (Non ne ricordo il nome), scriveva seguendo l’opinione generale che vedeva -ad esempio- negli ebrei, dei pericolosi arrivisti decisi a dominare il mondo. Almeno così ho letto e riletto. La chiesa cattolica aveva al suo interno degli estremisti integralisti. MI viente im mente l’abate mentore del giovane Hergè- mi pare si chiamasse Waltz o qualcosa del genere-, che poi alla fine durante la 2° guerra mondiale parteggiò apertamente per i nazisti.Forse una cosa inconcepibile per noi che viviamo nel 2018, ma che allora era “forse” cosa normale.
    Ho dirottato dalle mie intenzioni che erano quelle di parlare di una sfortunata scrittrice ebrea autrice , fra l’altro di “Suite francese”: un progetto letterario ambizioso nell’ambito del quale Irene Nemirovsky – la scrittrice- avrebbe voluto parlare della seconda guerra mondiale, progettato con una struttura in cinque parti (Tempesta in giugno, Dolce, Prigionia, Battaglie, La pace), di cui solo le prime due giunte a conclusione, poichè nel luglio del 1942 fu arrestata, in quanto ebrea, e deportata ad Auschwitz, dove morì di febbre tifoide il 17 agosto dello stesso anno. Io ho letto con stupore i suoi pensieri relativi ai nazisti, dove non si avverte nessun presentimento di quello che avevano in testa i seguaci di Hitler e amici vari.
    Ora , mentre la poveretta veniva portata ad Auschwitz, c’è chi se la passava alla grande in Belgio e Francia, persone perbene che chiuse nel loro egoismo o peggio egocentrismo, erano di fatto collaborazionisti. Simenon era fra quelli?? Non sono in grado di dirlo, non ho sufficienti cognizioni sulla materia, Sul sito “Amici di Simenon/Maigret”, l’opinione dominante mi pare quella di ritenerlo innocente. Mah?

  21. Sono completamente d’accordo con te anche se, alle volte, leggendo di abitudini per me odiose negli scrittori che adoro, ci resto male. Contemporaneamente diffido delle biografie agiografiche tutte tessera e distintivo. Ho letto, non ricordo più dove, che Pavese si sarebbe suicidato perché durante la seconda guerra mondiale non era diventato partigiano ma si era eclissato e ormai non riusciva più a sostenere il gioco con la sinistra che lo tacciava di opportunismo…Sapevo che Italo Calvino gli aveva stroncato “Tra donne sole” ma…

  22. Con Calvino me la cavo, con Cesare Pavese per nulla, anche se ho cercato di capirlo. Il suicidio per me è un atto di vigliaccheria o di follia. Cesare Pavese soffriva di depressione, patologia terribile che difficilmente si cura fino a guarugione. Io pennso alla fatica di vivere, alla fine uno preferisce fuggire nel nulla, uccidersi.
    Beh Calvino era imprevedibile e molto taciturno, quindi come capire le ragioni delle sue prese di posizione.
    Riporto il carteggio Calvino /Pavese in relazionea “Tre donne sole”,
    (Cesare Pavese, “Tra donne sole”, ed. Einaudi)

    In una lettera datata 27 luglio 1949, riportata all’inizio dell’edizione Einaudi che ho letto, il grande Italo Calvino, legato a Cesare Pavese da un rapporto di profonda stima reciproca, chiamato dal più maturo scrittore a scrivergli le proprie impressioni su “Tra donne sole”, non lesinava critiche: “Tra donne sole è un romanzo che ho subito deciso che non mi sarebbe piaciuto. Sono ancora di tale opinione, sebbene l’abbia letto con grande interesse e divertimento… è un certo modo di vedere le donne, e di trarne vendetta allegra o triste. E la cosa che scombussola di più è quella donna-cavallo pelosa, con la voce cavernosa e l’alito che sa di pipa e fin dal principio si capisce che sei tu con la parrucca e con i seni finti… quel che non mi convince è, e già altre volte ho avuto occasione di dirtelo, la tua rappresentazione dei borghesi… per scrivere bene del mondo elegante bisogna conoscerlo e soffrirlo fino alle midolla come Proust, Radiguet e Fitzgerald, amarlo e odiarlo non importa, ma aver chiara la propria posizione rispetto ad esso. Tu non l’hai chiara: si scopre dall’insistenza con cui ritorni sul tema, che non è vero che te ne infischi, ma non hai, mi sembra, fatto ancora la scoperta del piglio che devi prendere rappresentando la gente chic…”. Pavese, due giorni dopo, gli rispose con uguale franchezza: “Applichi due schemi, come due occhiali, al libro e ne cavi impressioni discordanti che non ti curi di comporre”.

  23. 2. Alcuni giudizi sulla rilettura di Michelangelo Antonioni
    Nel 1955 Antonioni realizza, avvalendosi per la sceneggiatura anche di Suso
    Cecchi d’Amico e Alba de Céspedes, il film
    Le amiche,
    che riceve numerosi premi
    6
    .
    Appena uscito, Calvino, sulle colonne del «Notiziario Einaudi», ringrazia pubblica-
    Per alcuni aspetti Calvino rielabora il suo giudizio giovanile di rifiuto di
    Tra donne sole
    . A suo parere
    infatti i libri possono essere «buoni o cattivi a seconda di come li leggiamo. In ogni poesia vera esiste un
    midollo di leone, un nutrimento per una morale rigorosa, per una padronanza della storia» (Calvino 2002:
    21]). Nella parte finale del saggio chiarisce le motivazioni per le quali Pavese merita di essere letto:
    «Perciò continuiamo a frequentare Thomas Mann, Picasso, Pavese, continuiamo a segnare i punti delle
    loro vittorie e delle loro sconfitte: non è il loro “decadentismo” di cui ogni tanto qualcuno premurosamente
    ci avverte che ci interessa, ma ciò che in loro è nucleo d’umanità razionale, di classica chiarezza che tocca il
    fuoco e non brucia. […] Non sono la decadenza, l’irrazionalità, la crudeltà, la corsa alla morte dell’arte e
    della letteratura che devono farci paura; sono la decadenza, l’irrazionalità, la crudeltà, la corsa alla morte del-
    l’arte che leggiamo continuamente nella vita degli uomini e dei popoli, e di cui l’arte e la letteratura ci pos-
    sono far coscienti e forse immuni, ci possono indicare la trincea morale in cui difenderci, la breccia attra-
    verso cui passare al contrattacco» (Calvino 2002: 22).
    Altro momento importante della riflessione critica di Calvino su Pavese, che non a caso cita
    Tra donne
    sole,
    è il 26 novembre 1960. In occasione delle celebrazioni per il decimo anniversario della morte dello
    scrittore, tiene a Milano la conferenza pubblicata con il titolo
    Pavese: essere e fare
    , in cui prosegue la sua
    messa a fuoco della figura di intellettuale, di scrittore e di uomo: «Forse il vero ideale pavesiano è chi ha tutta
    la triste saggezza di chi sa e la sicura autosufficienza di chi fa: come Clelia, la modista di
    Tra donne sole
    . Ma
    in genere nelle narrazioni di Pavese, imparare vuol dire anche e soprattutto come si soffre, come ci si com-
    porta di fronte alle ferite che si ricevono; e chi non ha imparato soccombe» (Calvino 2002: 71]). In questo
    saggio l’autore definisce la tecnica narrativa pavesiana «della laconicità reticente, della comunicazione indi-
    retta, del coinvolgere il lettore nello sforzo conoscitivo e valutativo della realtà», inoltre dà chiarificanti giu-
    dizi sulla sua opera:
    I nove romanzi brevi di Pavese costituiscono il ciclo narrativo più denso e drammatico e omogeneo del-
    l’Italia di oggi, e, anche […] il più ricco sul piano della rappresentazione degli ambienti sociali, della Com-
    media Umana insomma, della cronaca di una società. […] Pavese ci sollecita a un modo di lettura di cui pur-
    troppo la letteratura contemporanea ci dà occasioni più uniche che rare: cioè vuole essere letto come si leg-
    gono i grandi tragici. Che in ogni rapporto, in ogni movimento dei loro versi condensano una pregnanza di
    motivazioni interiori e universali estremamente compatta e perentoria (Calvino 2002: 75-76).
    Insomma, a distanza di undici anni dalla lettura di
    Tra donne sole
    , Calvino ribadisce il taglio tragico e
    il tono distaccato del testo, lo stesso fondamento tragico che all’autore era parso dissonante con lo spessore
    ridotto degli attori della tragedia.
    Vedi «Note», alla voce
    Le amiche
    (2007): in
    Enciclopedia del cinema in Piemonte
    : http://www.cinemainpie-
    monte.it/enciclopedia/.
    6
    Il testo è in Calvino 1995: 1909-11 e in Pavese 1998: 257-259: «siamo anche molto lieti di aver ritro-
    vato nel suo film quel nocciolo morale che fu proprio di Pavese e al quale particolarmente ci piace dichia-
    rarci fedeli. […] Le dirò che quando seppi che lei s’accingeva a fare un film da
    Tra donne sole
    , ho provato
    qualche apprensione: mi pareva che di tutti i romanzi di Pavese quello fosse il meno cinematografabile, cen-
    trato com’è su un fitto contrappunto di dialoghi e di sensazioni a mezz’aria, e su situazioni troppo tese e sca-
    bre per essere portate sullo schermo senza travisamenti. Il suo film smentisce ampiamente le mie apprensio-
    ni; l’abile sceneggiatura utilizza e sviluppa gli spunti del romanzo in un racconto cinematografico compiuto,
    che ha una sua logica autonoma, e che pure conserva un suo sapore “pavesiano”».
    «Certo, il primo pregio delle
    Amiche
    è d’essere importante come film in sé, come film di Michelangelo
    Antonioni, indipendentemente da
    Tra donne sole
    . L’osservazione di costume, che per Pavese aveva un puro
    valore di materiale da costruzione per una definizione lirica e morale, qui viene in primo piano, come è del
    resto compito del cinema, e conformemente alla vocazione d’amaro cronista d’una generazione borghese da
    lei con tanta coerenza formulata nei suoi film precedenti e portata qui alla più compiuta espressione. È la
    prima volta che in un film viene vista la vita delle comitive cittadine medioborghesi d’amiche e amici, il
    Vittoria Foti
    Contributo critico alla ricezione di
    Tra donne sole…
    164
    Cuadernos de Filología Italiana
    2011, Volumen Ext

  24. Calvino era giovanissimo mentre Pavese era il più famoso scrittore italiano del momento. Riuscì a Calvino un giochetto ormai abituale sui social: la stroncatura del gigante da parte di un principiante che trae lustro dalla fama di colui che ha stroncato. Ma Pavese era depresso e ci restò malissimo…

  25. Beh, non saprei dire quale era la sfera etica di Italo Calvino: io l’ho sempre pensato cone un uomo fondamentalmente retto. POi… Calvino, Italo per gli intimi, che fa da queste parti a Parigi??? Ricordo nel mese di Novembre 1972. io solo con la giacca (poi dovetti acquistare una giacca a vento) , mia figlia di tre anni e mia moglie invece ben imbacuccate. Pensavo:”Volglio almeno vedere dove sta di casa Calvino. Eh, difficile vederlo, Rimane “recluso “ nel suo appartamento, al terzo piano di una casa che posta in fondo ad una via chiusa già di per sé rende bene quale sia stata la causa e il desiderio che lo hanno portato ad isolarsi nel contesto di una immensa metropoli: basti guardare su una mappa dettagliata di Parigi ove si trova Square de Chatillon, nel 14° arrondissement! Questi anni della sua vita sono, mi pare di capire, caratterizzati dalla poca importanza data alla necessità di una residenza stabile e unica, Comunque il Nostro a Parigi coltiva l’amicizia con Raymond Queneau e ne traduce dal francese “I fiori blu” romanzo che a detta di tutti è di fatto“Intraducibile”. Mah??, poi partecipa agli incontri dell’Oulipo, una associazione interdisciplinare in seno alla quale si coltiva l’idea di per sé non tanto poi bizzarra di una scrittura tanto rigorosa quanto aliena a qualsiasi serietà: l’influenza di questi incontri si nota in opere quali “Il castello dei destini incrociati”, “Le città invisibili”, “Se una notte d’inverno un viaggiatore”. In ogni modo, la frequentazione dell’Oulipo, cioè di un gruppo che prende le distanze dai circoli intellettuali più in voga, riflette la tendenza di Calvino a seguire il dibattito politico contemporaneo da una posizione autonoma e indipendente. Son lontani i tempi del suo impegno politico, prima come attivo partigiano nella Resistenza, poi nell’ambito del partito comunista dove Calvino almeno fino al 1956 fu un ossequiente sordomuto, senza mai puntare un ditino contro i delitti di quel mostro pazzoide ed assassino di Stalin! Almeno Elio Vittorini, inizialmente nume tutelare compagno del Nostro, ebbe la grinta di buttare quasi subito ( poco dopo la fine della guerra) alle ortiche la tessera del partito comunista. Il primo romanzo di Calvino“I sentieri dei nidi di ragno”, deve – a suo dire- molto al compianto Pavese. Riflette la sua ideologia di allora, anche se la sua verve narrativa lo conduce a soluzioni di genere “favolistico” e a presentare i compagni partigiani in un’ottica a volte grottesco/fiabesca ( il primo a rilevarlo fu proprio lo stesso Vittorini), cosa della quale Calvino si rammaricherà per tutta la vita. Ciò non significa che gli avvenimenti sociali del tempo non lo interessassero: al contrario, è stato un osservatore attento degli eventi del 1968 (. ad esempio). Ma in effetti di Calvino persona ho una visione un poco artefatta e basata sui filmini/interviste – memorabile quella fatta a Parigi e ancora disponibile su YOu tube, Fra le altre cose inverosimili dette c’è quella nella quale afferma di non sapere per nulla il francese, di non aver mai visitato in “centro di Parigi”, di non interessarsi per nulla all’evoluzione urbanistica della città e cose del genere. Alla domanda dell’intervistatore” Ma come fa allora ad andare nei negozi e orientarsi in questa metrolpoii?”Candidamente candidamente risponde che lui parlando lentamente in italiano si fa capire da tutti!!Quardatela ed ascoltatela questa vecchia intervista su “You tube”, ne vale la pena!!

  26. Ecco qui: Italo Calvino: un uomo invisibile – YouTube

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