SI VENDONO CASE E ORO MENTRE L’ITALIA DECADE

SI VENDONO CASE E ORO MENTRE L’ITALIA DECADE

La crisi economica sembra irreversibile: le nuove generazioni sono più povere di quelle che le hanno precedute. Si cerca di andare avanti vendendo le case ricevute in eredità e gli ori di famiglia.

L’Italia, nel corso della sua storia, ha avuto periodi di grande prosperità ai quali sono seguiti periodi di decadenza. L’Impero romano governò su gran parte del mondo conosciuto, poi cadde. I barbari, cioè le popolazioni non romane, lo invasero spinti dalla fame, dallo spostamento di altri popoli e dal desiderio di conquistare la ricca Roma. C’era anche stata una decadenza interna che favorì la penetrazione di popoli meno evoluti dei romani.

Migrazione dei goti

I barbari erano però bellicosi e decisi. Una delle cause della decadenza dell’impero pare fosse la ridotta natalità. I cittadini romani facevano sempre meno figli. Quando a questo problema si aggiunsero le grandi epidemie di peste e di altre malattie, il rapporto fra cittadini romani e tutti gli altri si sbilanciò pericolosamente. Allora vennero usati come soldati ausiliari e federati i barbari. L’esercito romano era un’istituzione permanente che si serviva di truppe di leva. Però a causa della disaffezione dei cittadini romani e della bassa natalità c’era una forte renitenza alla leva. In breve tempo l’esercito fu costituito in maggioranza da barbari, spesso più devoti ai capi barbari che all’imperatore romano. Nel 476 il re dei Goti, Odoacre, depose l’ultimo imperatore d’occidente, Romolo Augusto.

Problema della bassa natalità

Il problema della bassa natalità non è solo italiano, riguarda tutta l’Europa anche se in misura diversa. Alcune nazioni hanno fatto una politica attiva per tentare di arginare il fenomeno. In Italia ci si affida all’alta natalità degli immigrati per contrastarlo. Intorno al 2050 si calcola che la popolazione italiana avrà perso dieci milioni di abitanti dei sessanta attuali.

Coppia di anziani su panchina

In Italia, a causa del basso numero di nuovi nati, gli anziani sono quasi un quarto degli abitanti e sono in crescita costante. Dieci milioni sono proprietari della casa in cui vivono. Molti vivono da soli, soprattutto in Liguria che è la regione percentualmente più vecchia. Se teniamo conto anche delle coppie anziane, proprietarie della loro casa, i numeri crescono notevolmente.

Casetta unifamiliare anni settanta

Le case sono state comprate intorno agli anni settanta e hanno circa cinquanta anni. Alcune sono state ristrutturate, ma altre sono ancora prive di un impianto di riscaldamento centralizzato. La maggior parte non ha un ascensore che sarebbe necessario per i problemi legati alle disabilità degli anziani.

Interno di una casa unifamiliare degli anni settanta

Una parte considerevole di questo patrimonio, soprattutto nel Nord-est, è costituito da ville unifamiliari di particolare pregio abitate da un vecchio o da una vecchia sola che non ha più né il denaro né la forza fisica per ristrutturarle.

Roma, Olgiata, interno di una villa in vendita

Anche nelle grandi città come Torino, Milano e Roma esistono interi quartieri satelliti nati intorno agli anni settanta, costituiti da ville semiabbandonate con impianti vecchi e inefficienti.  Le strade di accesso non sono mai state adeguate alle nuove esigenze della circolazione. I servizi pubblici sono carenti, non esistono negozi o centri commerciali sul posto. Gli insediamenti erano nati come abitazioni unifamiliari con giardino.

Le ville in questione sono state arredate quando sono state acquistate. All’epoca sicuramente i proprietari godevano di un livello di vita superiore a quello attuale. L’arredamento, i mobili, il vasellame, i quadri, possono anche essere di particolare pregio. Anche le auto possono essere modelli particolari, a volte conservati religiosamente nel garage dopo la morte  del proprietario.

La cura degli anziani soli

Badanti e cura degli anziani

Circa un milione di badanti, in maggioranza femmine e straniere, si prende cura a domicilio degli anziani soli. Le badanti straniere sono in diminuzione, probabilmente a causa della crisi, mentre stanno aumentando le badanti italiane. Poiché dieci milioni sono proprietari della casa in cui vivono, circa nove milioni non hanno una badante vicino a sé. Il numero degli anziani ricoverati in strutture non arriva al milione. I dipendenti della sanità in Italia sono circa 650 mila. Quindi le badanti sono di più dei dipendenti della sanità e svolgono un’attività di assistenza indispensabile.

Dove finiscono i beni degli anziani

Testamento olografo, cioè scritto a mano

In Italia solo il 10% della popolazione lascia i propri beni con un testamento. Tutti gli altri lasciano i propri beni al coniuge che sopravvive e ai figli secondo le quote previste dalla legge. Purtroppo le giovani generazioni sono in condizioni economiche peggiori dei loro genitori. Alcuni sono disoccupati, quindi non sono in grado di fare i lavori necessari al restauro della casa. Altri hanno lavori precari o anche a tempo indeterminato, ma meno redditizi di quelli che svolgevano i genitori. Quindi gli eredi cercano di svuotare le case per venderle, perché gli eventuali acquirenti preferiscono la casa libera per procedere ai lavori necessari.

Trasloco

Il trasloco è un lavoro pesante, soprattutto se lo si vuole fare spendendo poco. Spesso i proprietari preferiscono affidare tutto a qualcuno che si incarichi di svuotare completamente l’appartamento anche se non recuperano nulla. Molti non hanno voglia di esaminare gli oggetti, la biancheria, i mobili e se ne disfano purché l’incaricato ritiri tutto.

Emmaus, assemblea mondale

Un tempo erano le associazioni cattoliche e benefiche come Emmaus che andavano a sgombrare gli appartamenti. Poi riparavano gli oggetti e li rivendevano o li davano ai bisognosi.

Mercatino Foce, usato

Oggi che la povertà è aumentata esistono negozi che si incaricano di esporre in conto vendita la merce usata. Viene attribuito un prezzo a ogni oggetto. Quando la merce viene venduta il vecchio proprietario viene subito informato e riceve la cifra concordata. Il resto è trattenuto dal mercatino.

La soffitta nella strada

Esistono anche mercati dell’usato che espongono mobili e oggetti all’aperto. Propongono la merce una volta al mese, oppure una volta alla settimana. I venditori acquistano  le eredità giacenti, sgombrano le cantine, svuotano i solai e pagano immediatamente i proprietari. Poi rivendono esponendo lungo le strade della città.

I compro oro

Compro oro

I compro oro sono negozi che si ispirano ai vecchi Monte di Pietà.

Palermo, palazzo Branciforte, ex monte dei pegni Santa Rosalia

I banchi dei pegni o monte di pietà erano nati nel quattrocento nel centro Italia per consentire di ottenere un prestito a chi non riusciva ad averlo da una banca, lasciando in deposito un oggetto di valore. Erano stati alcuni francescani a fondarli per favorire a tutti l’accesso al credito.

Negozio compro oro

Nei compro oro è possibile vendere solo oggetti d’oro o gioielli. Salvo eccezioni, si lasciano in conto vendita l’oro e i gioielli e si viene avvisati quando è comparso un acquirente. L’oro viene di solito acquistato dagli orafi che lo fondono per fare nuovi oggetti da vendere sul mercato italiano e straniero.

Lingotti d’oro

A inizio maggio 2017 è uscita una nuova normativa sui compro oro per scoraggiare il riciclaggio e il commercio di oggetti rubati. Il commerciante deve essere iscritto in un elenco per svolgere l’attività. L’operatore deve possedere una licenza di pubblica sicurezza. Il cliente deve essere identificato, l’oggetto della transazione fotografato e la fotografia conservata. In contanti possono essere fatte solamente transazioni fino a 500 euro.

Compro oro

Catenine, orologi, collane, mobili in ottimo stato passano di proprietà anche con la vendita o lo scambio online. Molte persone prima di rivolgersi a un negozio per comprare  un oggetto nuovo cercano l’usato, dando nuova vita ad articoli abbandonati e caduti in disuso che, non molti anni fa, avremmo buttato o sarebbero stati conservati.

La nuova tendenza al riciclo e al riuso potrebbe essere non solo un segno di decadenza, ma anche una prova di vitalità. Ci stiamo adeguando alla nostra nuova condizione e cerchiamo di essere soggetti attivi del cambiamento.

 

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