REISER UN CAZZO

REISER UN CAZZO

Se il 7 gennaio 2015 i fanatici islamici, che hanno ucciso Georges Wolinski e altri autori del settimanale satirico Charlie Hebdo, non hanno massacrato pure Jean-Marc Reiser è perché aveva lasciato questa valle di lacrime nel 1983, a soli quarantadue anni.

Jean-Marc Reiser nasce nel 1941 in una povera famiglia della sonnolenta provincia francese. Nel 1960, a 19 anni, è tra i fondatori del mensile satirico Hara-Kiri. Quando dieci anni dopo il periodico viene chiuso dalle autorità con l’accusa di pornografia (in realtà per avere ridicolizzato i funerali di Charles de Gaulle), Reiser fonda insieme ad altri autori Charlie Hebdo.

In Italia, Reiser è stato pubblicato a partire dai primi anni settanta, soprattutto da Linus.

L’umorismo e i disegni di Reiser sono solo apparentemente rozzi, come ebbe la compiacenza di spiegarmi Tullio Pericoli quando da ragazzino lo intervistai per la prima edizione dell’agenda Smemoranda.

Anche se autodidatta, Reiser ha lentamente affinato lo stile fino a raggiungere una resa altamente espressiva.
Gli autori americani che alla fine dell’ottocento hanno inventato il fumetto, come Outcault, Dirks e Opper, avevano la sua stessa impostazione, sia formale sia contenutistica (come racconto nell’articolo “Quando è nato il fumetto non si sa”).

La storia del disegno umoristico subisce una svolta con Felix the Cat, un personaggio che appare per la prima volta come cartone animato nel 1919 e in versione a fumetti nel 1923. L’autore è l’australiano Pat Sullivan, anche se, dopo la morte, il merito se lo è preso il suo assistente americano Otto Messmer.

Come traspare anche da questo semplice schizzo a matita, Sullivan rivoluziona il disegno umoristico rendendolo tridimensionale con uno stile tondeggiante e lineare. Mentre prima di lui il disegno comico era formato da un insieme di tratti nervosi, quasi degli schizzi.

Se il lineare stile art noveau di Winsor McCay e Geo McManus e quello bauhaus di Lyonel Feininger non hanno avuto seguito, Walt Disney con il suo primo disegnatore Ub Iwerks riprende quello di Felix, sicché oggi lo chiamiamo (un po’ impropriamente) disneyano.

Nel fumetto questo nuovo modo di disegnare i fumetti comici raggiunge la forma definitiva con Beetle Bailey (1950) di Mort Walker, ma già nello stesso anno Charles Schulz torna alla tecnica più primitiva, bidimensionale, con i Peanuts.

Quanto a Reiser, anche se usa la tecnica del fumetto, parte dalla tradizione delle vignette satiriche che sono rimaste sostanzialmente “grezze” dall’ottocento a oggi. Si può comunque notare che grazie a Schulz, e i suoi troppo numerosi emuli come Johnny Hart (autore di B.C.), lo stile di Reiser sia stato accettato più facilmente nel mondo del fumetto.

Con la moda delle graphic novel autobiografiche, negli ultimi anni lo stile rozzo degli autodidatti si sta affermando anche nel fumetto realistico. Con risultati discutibili.

L’esperienza di Reiser in Italia è ormai quasi dimenticata, solo Vauro lo ricorda per certi versi. Anche se tra i due ci sono almeno un paio di differenze: Reiser faceva satira sociale e usava la tecnica del fumetto (vignette in sequenza), Vauro fa satira politica ed è un vignettista.
In generale, la satira trasgressiva sta scomparendo, e anche in Francia è in crisi dopo le polemiche successive all’attentato a Charlie Hebdo: secondo alcuni, compreso papa Francesco, quegli autori se la sarebbero andata a cercare prendendo in giro Maometto.

Non rimane che guardare a un passato più coraggioso, quando, per esempio, la satira sociale poteva addirittura prendere di mira le femmine.


Qualcuno di voi ha mai avuto a che fare con le donne?

Be’, se non le conoscete eccole qua.

 

 

 

 

 

 

 

Le vacanze della famiglia Brambilla (famiglia Oboulot in originale) sono state presentate nell’estate del 1978 dal prestigioso quotidiano di sinistra del pomeriggio Le Monde.

A un certo punto, ritenendole troppo dissacranti, i redattori cessarono la pubblicazione delle tavole, che ripresero solo nel 1982 sul settimanale di sinistra Nouvel Observateur (quello che ha pubblicato a lungo anche le tavole della più “corretta”, ma altrettanto brava, Claire Bretécher).

 

 

 

 

 

“Il mio papà”, titolo di una serie di tavole pubblicate da Hara-Kiri dal 1961 al 1970, ci permette di osservare l’evoluzione dello stile di Reiser. Già all’inizio, pur essendo tecnicamente limitato e ingenuo, era molto efficace.

Dato che l’autore proveniva da una famiglia povera ed emarginata, probabilmente c’è molta della sua realtà infantile in queste brevi storie. Una realtà fatta di ceffoni e ubriachi molesti, ma non del tutto disperata. Anzi, è l’ottimismo a prevalere.
Le stesse situazioni Reiser le proietta successivamente nella evoluta società parigina, ritenendola poi non tanto distante dal suo arretrato paesello di provenienza.

 

 

 

Breve intervallo esotico (che verrà scopiazziato da Silver su Lupo Alberto, con uno spargimento di stelle al posto dei denti).

“Orecchie rosse” rappresenta la maturità di Reiser. Le storie si fanno più lunghe oltrepassando la singola tavola, e i temi più fantasiosi ed estremi. Prima raccontava solo la realtà, sia pure deformandola, ora fa letteratura.

 

 

 

 

 

 

Con Reiser credo che abbiamo finito.

 

 

 

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1 commento

  1. […] era così sordo che credette per tutta la vita di essere un grande pittore”), Fred, Reiser, Cabu, Gébé, Wolinsky, Topor, Willem e molti […]

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