QUARRY: IL PULP IN TV

QUARRY: IL PULP IN TV

La ragazza sul letto sfatto, che guarda con occhi neri creati apposta per inguaiare, esce dalla fantasia di Robert McGinnis, uno dei più formidabili illustratori americani. Ha disegnato un migliaio di copertine di tascabili, ma anche manifesti iconici per il cinema, come Colazione da Tiffany, Barbarella, e svariati James Bond.

Possedeva uno spiccato, naturale talento per le pupe arrapanti e pericolose, ovvero l’esca più collaudata per catturare il lettore che comprava i volumetti pulp alle edicole delle stazioni solo per passare il tempo d’un viaggio e poi abbandonarli sul sedile del treno. L’illustrazione occupa l’intera copertina. Il titolo in caratteri gialli, Quarry, flirta con la schiena nuda della fanciulla. Sopra, discreto, è collocato il nome dell’autore: Max Allan Collins. Una composizione vintage, la stessa dell’originale americano, per presentare in Italia un maestro dell’hard boiled che ora viene riscoperto grazie a una serie tv della Hbo.

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Collins ha scritto gialli, fumetti (La strada della perdizione, illustrato da Richard Piers Rayner, Magic Press 1998), sceneggiature, puntate di Csi e Criminal Minds e anche il romanzo da cui Sam Mendes trasse “Era mio padre”.

Quarry è il suo personaggio seriale più riuscito, protagonista di 12 avventure dal ’76 a oggi.

Un personaggio che debutta trascinando un “prete” in un cesso puzzolente, minacciandolo con una nove-millimetri munita di silenziatore, costringendolo a tirar fuori una bustina di droga nascosta nella fodera del cappotto e, infine, sparandogli dritto nel petto senza fare una piega dopo averlo invitato a non tremare di paura.

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Dopo questo incipit folgorante, Quarry si presenta al lettore come un reduce del Vietnam. Tornato in patria, ha scoperto che la moglie si scopa un meccanico: prima fa fuori lui, schiacciandolo sotto l’auto che sta riparando nell’officina, poi lascia lei e si mette a fare il killer per un personaggio misterioso, tale Broker (nome che oggi, con le truffe dei subprime e dintorni, suona ancora più negativo).
A parte queste stringatissime note biografiche, Quarry non ha storia, neppure un nome. Solo incubi. Quarry è un nickname. Significa “cava”. Perché la cava “è roccia fuori e vuota dentro”.
Come chi uccide senza farsi troppe domande, che sia un soldato o un killer prezzolato.

Se sente qualche buco esistenziale, lo colma con una dose di bourbon o rimorchiando una fanciulla di cui fatica a ricordare il nome. Ma anche loro, le femmine, non sono da meno. Tanto per citare un esempio, ecco Helen, magra, abbronzata, bikini nero, moglie fedifraga di uno che recluta operai: “Era tutta tecnica e zero passione, come se, a un certo punto, avesse dimenticato da qualche parte quell’aspetto del sesso, e da allora dedicasse un mucchio di tempo a cercarlo”.

Duro, violento, ironico, sensuale, Quarry fu un perfetto antieroe per l’America degli Anni ’70 che scopriva lo choc di una guerra sbagliata. Prima di Rambo, e meglio di Rambo, raccontò che i ragazzi scampati all’inferno della giungla non trovavano una madrepatria che li accoglieva a braccia aperte. E non era facile tornare alla normalità. Collins non lo diceva per pacifismo, ma per rendere credibile uno dei personaggi più riusciti del pulp moderno. Con una prosa lapidaria e incalzante, cosparsa di cadaveri e playmate, più esplosiva di Tarantino.

Da riscoprire in occasione dell’uscita di questa serie televisiva, Quarry – Pagato per uccidere (Quarry), in onda dal 19 dicembre 2016 su Sky Atlantic.

Una miniserie thriller very hard-boiled e molto pulp, in otto episodi, prodotta da Cinemax, azienda controllata da Hbo.

Anche qui un anti-eroe,  il reduce Mac Conway, torna a Memphis dove è nato e cresciuto, con il suo amico e commilitone, il nero Lloyd, dalla sua seconda e volontaria missione in Vietnam, ma nulla va come dovrebbe.
La moglie lo ha tradito, il padre non vuole più vederlo, l’intero paese è convinto che sia un pazzo assassino. Accusato di essere stato responsabile di un massacro d’innocenti in Vietnam, tormentato dagli incubi della guerra, trovare un nuovo lavoro sembra per lui una missione impossibile… Fino a quando una notte, sul bordo della sua piscina, si materializzerà un uomo misterioso, soprannominato il Broker, intenzionato a proporgli un ingaggio decisamente particolare: diventare un sicario.…un classico patto faustiano di cui inizierà ben presto a scontare le conseguenze.

Con tutti gli elementi del noir, seguiremo le vicende di un uomo che non prova più alcun sentimento, ma anche i problemi pratici che un killer si trova ad affrontare nelle cosiddette “missioni” commissionategli da Broker, quando tutto è apparentemente pianificato ma nulla va per il verso giusto, con conseguenze tipicamente pulp, che non lasciano nulla all’immaginazione: mazze da baseball opportunamente chiodate, fucili a pompa usati a distanza ravvicinata, incidenti stradali dalle conseguenze raccapriccianti.

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Il protagonista è interpretato da Logan Marshall-Green, visto di recente nel thriller-horror The Invitation, dove interpretava un uomo devastato dal dolore di una perdita, e sarà uno dei villain del giovane Uomo Ragno in Spiderman: Homecoming.

La sua performance è stata elogiata dal pubblico e dalla critica, definita una delle più convincenti del 2016 tanto che, in molti, si sono stupiti della sua mancata candidatura ai Golden Globe e fa sì che, nonostante Quarry sia un assassino psicotico incasinato, sarà impossibile non tifare per lui.

Ma in una serie nera come questa, il ruolo del cattivo è fondamentale.
Il regista Greg Yaitanes (già dietro la macchina da presa della serie Dr. House) ha deciso di affidarlo a un attore del calibro di Peter Mullan. Noto soprattutto per il ruolo da protagonista nel film di Ken Loach, My name is Joe, che gli valse il premio come miglior attore al Festival di Cannes, Mullan è il Broker, un misterioso boss criminale che gestisce i loschi traffici lungo il fiume Mississippi.

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Peter Mullan, alias Il Broker

Coerente e cinico (ci resterai male fino a quando non capirai com’è il mondo), la sua ambiguità è il punto di forza del personaggio, e valore aggiunto all’intera serie. Il suo essere al tempo spesso un maniaco spavaldo e pericoloso e un consigliere quasi fraterno, lo rende la perfetta incarnazione del fascino del male.

Gli altri personaggi sono la mogliettina dolce sexy e fedifraga (Jodi Balfour), e la moglie di Lloyd. Tra i compari, i killer con cui condivide lavoro e tempo libero, spicca l’assassino gay e ballerino interpretato da Damon Herriman e, naturalmente, il poliziotto che fin dalle prime puntate inizia a fiutare qualcosa.

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Jodi Balfour

Gli anni ’70 che fanno da sfondo a questa serie offrono molto al mondo del cinema e della televisione. Da Aquarius a Vinyl, quest’anno abbiamo fatto scorpacciata di pantaloni a zampa d’elefante e figli dei fiori. Quarry, però, racconta i lati più oscuri e cupi di quel periodo: lo spettro di un conflitto che sempre più americani vedono come ingiusto, il classico dramma del reduce, la sporca guerra, la difficoltà di reintegrarsi per chi ha dedicato la propria vita a una Patria che ora sembra voltargli le spalle, lo stress post traumatico.
La rabbia del protagonista nei confronti del suo Paese è esplicita ed evidente.

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Damon Herriman.

Dal canto suo l’America si trova a dover combattere più di un conflitto, almeno negli stati del Sud. C’è la miseria, ci sono le lotte intestine della malavita, c’è la questione razziale.

Martin Luther King è assassinato proprio a Memphis, il 4 aprile 1968.

Qualcuno potrebbe obiettare un’atmosfera fin troppo cupa, ma sarà difficile non esserne sedotti.

E poi c’è la musica e c’è Memphis, fotografata con i toni slavati di un certo cinema anni 70, conosciuta nel mondo come culla di blues, gospel e rock and roll. Fra gli artisti che sono cresciuti o che hanno iniziato qui la loro carriera ci sono: B.B. King, Johnny Cash, Elvis Presley, qui sepolto, Aretha Franklin, Carl Perkins, John Lee Hooker, Howlin’ Wolf, Jerry Lee Lewis, Al Green, Muddy Waters, Tina Turner, Roy Orbison, Sam Cooke, Otis Redding, Isaac Hayes, Rufus Thomas.

La musica è sempre protagonista: sia in casa, con i dischi che colleziona e ascolta, sia nei locali malfamati che Mac/Quarry frequenta, suonata dal vivo da un gruppo rock o da un pianista nero che canta un blues.

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Se tuttavia i temi al cuore della serie dovrebbero essere le inquietudini del personaggio e i dilemmi etici alla radice delle sue azioni, tale dimensione introspettiva è quella che, almeno nelle prime due puntate, fatica maggiormente a convincerci e Quarry sembra funzionare meglio nei suoi aspetti più schiettamente noir e pulp.

Il percorso di Mac Conway richiama quello dell’indimenticabile Walter White di Breaking Bad, con il suo scivolare nell’abisso del male.

Ma in Breaking Bad il passaggio si consumava con una gradualità che ne esprimeva alla perfezione la natura tragicamente ineluttabile. In Quarry la trasformazione di Mac da ex soldato a sicario è fin troppo repentina, il che è giustificato solo dal suo passato di criminale di guerra. Il racconto è comunque dotato di notevole potenziale e ampi margini di miglioramento, girato e interpretato benissimo. Vedremo come saprà stupirci.

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