QUANDO BONELLI RIFIUTÒ DI PUBBLICARE SUPERMAN

QUANDO BONELLI RIFIUTÒ DI PUBBLICARE SUPERMAN

La Dc Comics non ha avuto grandissima fortuna in Italia, salvo all’inizio quando, nel 1954, la Arnoldo Mondadori introduce Superman nel nostro Paese, dopo che era stato presentato in maniera sporadica già in epoca fascista con il nome di Ciclone.


La Mondadori, invece, lo chiama Nembo Kid e lo pubblica nel settimanale omonimo insieme a Batman e agli altri eroi Dc. Il settimanale ottiene un buon successo, vendendo oltre 100mila copie (come si dimostra in questo articolo dedicato alle diffusioni dei fumetti di un tempo).


Nel 1966, Nembo Kid si sdoppia in due quattordicinali: Superman e Batman. Qui avviene il declino diffusionale, che costringe la Mondadori alla chiusura delle due testate nel 1970: Superman con il n. 651 (proseguiva la numerazione di Nembo Kid) e Batman con il n. 82.

Il mese successivo, l’aprile 1970, l’Editoriale Corno diretta da Luciano Secchi dà il via alla Marvel italiana con i quattordicinali de L’Uomo Ragno e de L’Incredibile Devil. Seguiti, negli anni successivi, da altri quattordicinali. Gli albi Marvel della Corno vengono presentati cronologicamente e non soffrono di rimaneggiamenti, mentre la Mondadori aveva addirittura inserito storie realizzate in Italia con protagonisti Batman e Superman, oltre a redazionali musicali e di altro genere perfettamente inutili.

Inoltre, già in origine l’universo narrativo della Marvel è più coerente e omogeneo rispetto a quello della Dc. Tutto ciò determina la fortuna della Marvel-Corno negli anni settanta e, con il passaggio dei personaggi ad altre case editrici italiane, nei decenni successivi. Il pubblico è attratto dalla formula coniata da Stan Lee dei “supereroi con superproblemi”, da disegnatori come Jack Kirby e John Buscema, e dalla continuity: storie in cui gli eventi avvenuti in un numero hanno ripercussioni su quello seguente.

Sergio Bonelli, nel libro-intervista scritto con Franco Busatta, “Come Tex non c’è nessuno” (Mondadori 2008), alle pagine 134-135 spiega di non aver mai nutrito un grande interesse per il genere supereroistico, e la cosa «potrebbe essere confermata dal fatto che a un certo punto della mia carriera ho rifiutato un’offerta vantaggiosissima da parte della Mondadori che mi avrebbe proposto di rilevare, praticamente senza sborsare una lira, la pubblicazione italiana delle avventure di Superman». «Se la prima motivazione del mio rifiuto era costituita dallo scarso interesse nei confronti di un personaggio straniero verso il quale avrei dovuto limitarmi a tradurre le storie, la seconda era legata alla mia avversione per ogni figura che sia in grado di risolvere tutte le situazioni di pericolo ricorrendo a superpoteri, avversione che, confesso, è valida ancora oggi. Io ho sempre pensato che il lettore […] ami condividere le incertezze di un personaggio che, per quanto eccezionale e straordinario, rimane pur sempre un essere umano, che deve guadagnarsi col sudore della fronte ogni vittoria sui propri avversari».

A parte il fatto che anche i supereroi hanno i loro punti deboli come i comuni mortali, probabilmente Sergio Bonelli non ha accettato la proposta ricordando la disastrosa pubblicazione in Italia della Collana Oceano con i “supereroi” della Gold Key, come “Magnus”, nel 1966. Sergio Bonelli aveva fondato una casa editrice in proprio per pubblicarli (perché la casa editrice di Tex e Zagor apparteneva alla madre che l’aveva fondata), ma dovette chiuderla nel giro di breve tempo a causa delle scarse vendite. In quanto editrice, sarà stata sempre la madre, la signora Tea, a respingere l’offerta di pubblicare Superman e soci. La signora, diversamente da Sergio Bonelli (che forse in questo caso non la racconta giusta), ha sempre detestato il fumetto americano.


La Dc italiana riparte nel 1971, un anno dopo la fine della gestione Mondadori, dalla Williams Intereuropa coordinata da Ferruccio Alessandri. Una casa editrice che in Germania gestiva la Marvel in maniera pessima, come abbiamo detto qui. In Italia pubblicava anche albi Dc non supereroistici, come il western Tomahawk e la testata Fobos, con le storie horror tratte da The Witching Hour. La gestione, però, lascia molto a desiderare. La Williams parte nel luglio 1971 con la pubblicazione delle serie Superman e Batman, inizialmente mensili di 32 pagine, e poi, dal giugno 1972 con una nuova numerazione, quattordicinali di 48 pagine. Ai quali in seguito si aggiunge Flash.

Le storie vengono pubblicate senza seguire la cronologia originale, rovinando così serie interessanti come quella di Lanterna Verde e Freccia Verde di Denny O’Neil e Neal Adams, della quale venivano pubblicate a casaccio prima le ultime storie e poi le prime. Stesso destino per la serie di Aquaman. Ma anche Superman aveva qualche filo narrativo spezzato dalla pubblicazione sfalsata. La Dc stava cercando di adeguarsi alla Marvel inserendo accenni di continuity, mentre la caotica gestione della Williams non solo la vanificava, ma rendeva tutto incomprensibile. Ferruccio Alessandri racconta che non dipendeva dalla redazione milanese, perché le storie arrivavano già scombinate nella cronologia.

La gestione Dc della Williams non dura molto: Flash chiude con il n. 15 nel marzo del 1973, Batman chiude con il n. 21 (della seconda serie), uscito nel gennaio 1974. Si cercherà di salvare la testata dedicata all’Uomo d’Acciaio con una collana intitolata Collana Super, che vede alternarsi Superman e Superboy. Il tentativo non ha successo e l’albo chiude con il n. 28, nel luglio 1974.


Le storie degli eroi Dc tornano in Italia all’inizio del 1976 grazie all’Editrice Cenisio di Milano, a cui collabora Gianni Bono. L’Editrice Cenisio, attiva dagli anni sessanta ai primi dei novanta, pubblica fumetti d’avventura come Tarzan (della Gold Key) e fumetti per l’infanzia dedicati ai personaggi della Warner Bros, come Gatto Silvestro. La Cenisio parte bene pubblicando Superman e Batman in albi di 48 pagine curati come quelli della Corno, forse anche di più. La loro lacuna sono le traduzioni, che non vengono fatte dall’inglese, ma dell’edizione francese della Sagep (con Lois che dà del lei a Clark rispettando l’attenzione francese per le forme).

La sfortuna della Cenisio è che deve pubblicare la fase calante di questi personaggi sotto la gestione di Carmine Infantino, il direttore generale della Dc, in coincidenza con il crollo delle vendite dei comic book americani. Insomma, le storie sono mediocri e i disegni generalmente brutti. Inoltre, alla Cenisio puntano tutto sui personaggi classici lasciandosi sfuggire le (poche) cose migliori della Dc.

Date le scarse vendite, gli albi della Cenisio diventano sempre più poveri, perdendo parzialmente il colore e riducendosi di formato. Ciononostante vengono lanciate nuove serie dedicate a Flash, Sgt. Rock e Legione dei Super-Eroi (sulla quale avrebbe dovuto puntare di più) e persino Wonder Woman, un personaggio che ha avuto successo solo con le storie sadomaso degli anni quaranta.


Nel 1977, la stessa Corno inizia a pubblicare materiale Dc in due albi: le storie di Jack Kirby su Kamandi e quelle di guerra, salvo il Sgt. Rock, su Il soldato fantasma (la traduzione corretta sarebbe “il milite ignoto”). Ma neanche la Corno riesce a vendere bene i fumetti Dc e dovrà chiudere entrambe le testate. Nel 1978 la Corno pubblica anche la serie antologica Il Super-Eroe, in formato tascabile, che contiene diverso materiale Dc prodotto da Kirby: da Forever People e Mister Miracle, fino ai Challengers of the Unknown degli anni cinquanta (antesignani dei Fantastici Quattro), oltre a brutti fumetti di fantascienza come Starfire, Isis, Star Hunters e, soprattutto, l’interessante Changing Man disegnato da Steve Ditko.

I primi anni ottanta sono terribili per il fumetto italiano (come si dice sempre qui) e in breve gli standard qualitativi della Cenisio crollano del tutto: all’interno degli albi Dc vengono messe rubriche incongure. La Corno, anch’essa in crisi, punta tutto sul perdente formato tascabile.

Nel 1984 sia i fumetti Dc della Cenisio sia quelli Marvel della Corno scompaiono dalle edicole. Torneranno alcuni anni dopo giovandosi dei miglioramenti qualitativi iniziati con la gestione di Jim Shooter nella Marvel, presto fatti propri anche dalla Dc. Quest’ultima, comunque, neppure in seguito troverà il vero successo nelle edicole e nelle fumetterie italiane, rimanendo distanziata dalla Marvel. Come del resto accade in America.

3 commenti

  1. Articolo interessante, anche se necessariamente stringato. Va detto però che anche la gastione Corno della Marvel fu piuttosto scombinata (I Fantastici Quattro si videro un anno dopo ľUomo Ragno, il Dottor Strange partí con la seconda serie, per non parlare di Silver Surfer…). Anche la Labor comics che pubblicò materiale Marvel negli anni ottanta credeva poco nei supereroi. Sarebbe da approfondire il trattamento scombinato che hanno spesso avuto I fumetti DC in Italia.

  2. Caro Fabio… Ho concordato col direttore un’altra puntata sulla DC anni ’80. datemi un pò di tempo e arriva tutto..

  3. Oggi non è sempre vero che la Casa delle Idee negli USA batta il cinque sul muso della Distinta Concorrenza. L’ultimo ( in ordine di tempo ndr ) reboot della Marvel che dovrebbe rilanciare le versioni classiche dei suoi picchiatelli in costume dopo l’insuccesso – parziale -dei novissimi personaggi politicamente corretti rincorrre il successo – relativo – dell’ennesimo rilancio di Bats e co.
    E’ come con Bartali e Coppi o i Beatlee e gli Stones. Un giorno in testa è uno ed il giorno dopo si compera il 33 giri di quegli altri. Da qui all’eternità. Sperem.

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