PRESEPE O ALBERO? ISTRUZIONI PER L’USO

PRESEPE O ALBERO? ISTRUZIONI PER L’USO

Presepe o albero? Tutti gli anni nelle case italiane si medita su questo dilemma.
A me personalmente “mi piace ‘o presepe”, per citare De Filippo, se non altro per i miei trascorsi di modellista che adora i diorami e le action figure. Mi sono chiesto cosa c’è dietro a questi potenti simboli di festa quando li ho visti nelle chiese, realizzati con materiali poveri, in contesti in cui la bellezza e l’abilità del manufatto non fanno da schermo alla devozione che persino il più cinico degli uomini riuscirebbe ad intuire.

Quel che è certo e che, spesso trascurato nei media, il presepe ha un’importanza maggiore rispetto all’ormai onnipresente albero di Natale. Ma ben pochi ormai conoscono il complesso significato di questi amati simboli natalizi.
Ecco allora una breve divagazione storico-religiosa sui due oggetti che i più hanno posizionato in questi giorni nel proprio salotto di casa.

Il simbolismo dell’albero

Gli alberi di Natale splendidamente decorati di oggi rappresentano i primi alberi usati dai cristiani per celebrare la nascita di Cristo, secoli fa.
Ma l’origine di questa usanza non è cristiana: nasce piuttosto da una forma di sincretismo, una convergenza di elementi ideologici apparentemente inconciliabili, attuata in vista di esigenze pratiche di carattere, in questo caso, religioso, appartenenti a due culture o dottrine diverse: l’una politeista e l’altra cristiana.

albero di natale

L’Albero di Thor, Donareiche in lingua tedesca, era un antico albero sacro per il popolo germanico dei Catti e uno dei più importanti luoghi sacri di tutti i germani.

L’albero si trovava vicino al villaggio di Geismar, che oggi fa parte della città di Fritzlar nell’Assia del Nord, ed era il principale luogo di culto della divinità germanica Thunraz (conosciuto come Donar tra le tribù della Germania occidentale, Thor dagli scandinavi) da parte dei Catti e della maggior parte degli altri popoli germanici. Il suo abbattimento nel 723 segnò l’inizio della cristianizzazione delle tribù non franche della Germania Settentrionale.

albero di natale

I sacerdoti germani difendono l’Albero di Thor

Nel 723 il missionario anglosassone Winfrid, poi conosciuto come San Bonifacio, l’apostolo dei germani, arrivò in quest’area per convertire al cristianesimo i popoli locali, utilizzando come base l’insediamento fortificato franco di Büraburg sul lato opposto del fiume Eder.
Fu lui ad abbattere l’albero allo scopo di dimostrare la superiorità del cristianesimo e, secondo la tradizione, il popolo, quando vide che Thor non reagiva, accettò di farsi battezzare.

Bonifacio usò il legno dell’albero per costruire una cappella a Fritzlar, fondò un monastero benedettino e stabilì il primo vescovado della Germania al di là dei vecchi confini dell’Impero romano a Büraburg, con il suo discepolo Witta di Büraburg come vescovo. Il primo abate del monastero, san Wigbert, costruì una basilica in pietra là dove era stata costruita la cappella di legno, dopo che questa era stata distrutta dai sassoni nel 1079; basilica che fu poi rimpiazzata nel 1180/1200 dall’ampia cattedrale romanico-gotica di san Pietro che oggi troneggia nella città. Il vescovado di Büraburg fu abolito dopo la morte di Witta e fu inglobato in quello di Magonza.

Bonifacio, che non poteva di punto in bianco abolire secoli di tradizione religiosa germanica, decise di sostituire le robuste quercie con piccoli abeti.
Decise che l’abete era “l’albero del Cristo-bambino”, con i suoi eterni aghi verdi, segno di vita eterna. La forma triangolare simboleggiava la Santissima Trinità, e i suoi rami verdi puntavano verso il cielo. Disse ai germani di “portarlo nelle proprie case, e lì non avrebbe testimoniato ad alcun sacrificio di sangue, ma solo a scambi di doni e riti di gentilezza”.

albero di natale

Bonifacio abbatte l’albero di Thor

Quando l’albero di Natale divenne popolare, la Chiesa ebbe qualche preoccupazione per le sue origini pagane, ma il significato simbolico dato all’albero prima dai pagani e poi dai cristiani aveva radici profonde e rimase nelle case dei popoli del nord.
Il simbolismo dell’albero è molto ricco anche nella tradizione cristiana: nell’Antico Testamento si intima ad Adamo ed Eva di non mangiare i frutti di uno degli alberi dell’Eden. Cristo viene crocifisso su una croce, che non è altro che un tronco d’albero. I rami verdi e le luci che decorano l’albero di Natale evocano Cristo come la Luce Eterna che arriva in un mondo avvolto dalle tenebre.

Nonostante le forti sfumature commerciali apparse nel Novecento, affievolendone il significato religioso, l’albero di Natale rimane un valido simbolo della venuta di Cristo nel mondo.

La storia del presepe

Anche con tutta la storia alle spalle, l’albero di Natale non è il solo simbolo della nascita di Gesù.
Qui entra in gioco un altro santo, il nostro san Francesco d’Assisi, che mentre si trova dalle parti di Greccio, un borgo nell’Alto Lazio ai confini con l’Umbria, nel 1223, inventa il primo presepe nella storia per risolvere il problema dell’eccessivo affollamento della chiesetta locale, durante la Messa di mezzanotte, deviando il flusso dei fedeli su una rappresentazione religiosa altrettanto efficace. In pratica, uno schermo gigante come quelli che si usano adesso per gli eventi pubblici che attirano fin troppo pubblico.

presepe

Giotto, San Francesco costruisce il presepe a Grecce

Trovata una piccola nicchia in una roccia, San Francesco costruisce dapprima un semplice altare. In seguito il papa gli concede il permesso di creare un presepe vivente, con gli abitanti del villaggio che rappresentano il Bambino Gesù nella mangiatoia, la Madonna, San Giuseppe, i tre re magi, i pastori e gli angeli.
Anche gli animali sono reali: il bue, l’asino e le pecore.

San Bonaventura descrive San Francesco entusiasta del risultato: “L’uomo di Dio (Francesco) stava davanti la mangiatoia, colmo di devozione e pietà, il viso inondato di lacrime e raggiante di gioia”. La notizia del presepe si diffonde presto, trasformandosi nel bellissimo costume natalizio diventato oggi, con presepi scolpiti che diventarono popolari nelle chiese intorno al XVI secolo attraverso l’opera evangelizzatrice dei sacerdoti gesuiti.

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Grand Place – Bruxelles

Quando si costruisce il presepe ci sono molti significati nascosti e, soprattutto, delle tempistiche da rispettare. Non si tratta di modellismo statico: c’è un flusso temporale da seguire. Ecco alcune cose da tenere presente per un presepe corretto al 100%.

In primo luogo, occorre organizzare la scena generale, posizionando gli animali, i pastori, la mangiatoia, ma non aggiungere subito i personaggi principali di Gesù, Maria e Giuseppe, gli angeli, la stella e i tre re.
Alcune famiglie aspettano fino al pomeriggio del 24 dicembre per collocare la culla e le statuette della Beata Vergine Maria e di San Giuseppe, ma attendono fino all’ultimo dall’aggiungere Gesù Bambino.
La mangiatoia rimane vuota fino a mezzanotte, quando, a indicare la nascita del Figlio di Dio, l’immagine del Bambino è finalmente collocata al suo interno.

Insieme al piccolo Gesù, vanno messi anche gli angeli, che evocano il canto “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà” menzionato nelle Sacre Scritture.
Insieme agli angeli, adesso si può aggiungere la stella che guida i tre re magi dall’Est a Betlemme, giunti lì per adorare il Salvatore. I magi, comunemente chiamati Gaspare, Melchiorre e Baldassare, rappresentano i popoli della terra e spesso portano con sé alcune cose assai esotiche: oltre ad oro, incenso e mirra, anche cammelli e persino elefanti, che potrete collocare nei dintorni della capanna.
Alcuni iniziano a posizionare i tre re vicino alla culla/mangiatoia solo dal 25 in poi: inizialmente andrebbero collocati lontano dalla mangiatoia e avvicinarli un po’ di più ogni giorno, fino a quando arrivano in corrispondenza della festa dell’Epifania, il 6 gennaio.

Un vero catechismo domestico

Il presepe per i cristiani non è un semplice plastico della Palestina Anno Zero: per i cristiani è una forma di espressione visiva della fede e della preghiera, dell’attesa e della celebrazione dell’arrivo del Salvatore. Questa tradizione comporta un processo, una crescita e un momento emozionante per la famiglia. È un vero catechismo domestico, specialmente per i bambini che non hanno ancora assorbito tali insegnamenti.

Grand Place, Bruxelles

Piuttosto che diventare un elemento a uso e consumo del marketing natalizio, il presepe per alcuni anni è stato gradualmente dimenticato e, in alcuni casi, trattato come “roba di cattivo gusto”, da festa di paese. Ma sarebbe un peccato se anche le famiglie cattoliche dimenticassero il presepe oppure, e vale anche per chi non crede, ignorassero il simbolismo religioso che c’è in esso: l’inizio della vita di Cristo sulla Terra.

Quest’anno sulla Grand Place, cuore storico di Bruxelles, la città di Molenbeeck, multietnica e multireligiosa, posta al centro di una Europa ineluttabilmente sempre meno cristiana, c’è un enorme presepe perennemente circondato da turisti che scattano foto.
Accanto c’è anche un’enorme, bellissimo albero di Natale.

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