ASHES TO ASHES: IL NUOVO CINEMA IN REALTÀ VIRTUALE

ASHES TO ASHES: IL NUOVO CINEMA IN REALTÀ VIRTUALE

Il primo cinema in realtà virtuale al mondo è stato aperto ad Amsterdam da poco: The Virtual Reality cinema.

Si trova a Oosterdokseiland, una piccola isola tra la stazione centrale e Nemo, futuristico centro scientifico disegnato da Renzo Piano negli anni novanta.

I media locali e internazionali ne hanno parlato molto: la parola hype può descrivere l’eccitazione per la cosa. Anche se è il primo, gli spettacoli hanno già raggiunto altre città olandesi con gli eventi pop-up organizzati dal proprietario. Questo fa pensare che, in fondo, un virtual reality cinema potremmo averlo sul divano di casa, dato che praticamente ovunque si possono comprare i dispositivi necessari: una sedia sulla quale girare a 360°, un Samsung Gear VR con un cellulare posizionato come visiera (un Samsung Galaxy S6) e delle cuffie Sennheiser HD 201.

Ma mentre si parla di VR soprattutto in termini di tecnologia, i creativi del cinema, sceneggiatori e registi, iniziano a esplorare questo nuovo linguaggio e a saggiarne limiti e potenzialità.

È il caso di Giant, cortometraggio di pochi minuti presentato con successo al Sundance 2016 realizzato dalla cineasta di origini siriane Milica Zec. o Birdly (in cui i realizzatori provano a esaudire uno dei sogni più atavici della storia dell’umanità: imparare a volare), o Baahubali & Paranormal Activity, in cui si vuole mostrare le potenzialità della VR nel genere che più potrebbe trarne profitto: l’horror.

Più di recente CARNE y ARENA (Virtually Present, Physically Invisible), più che un film immersivo, è un’installazione di realtà virtuale concepita dal regista Alejandro G. Iñárritu, prodotta da Legendary Entertainment e Fondazione Prada.
Incluso nella selezione ufficiale del 70° Festival di Cannes, il progetto è stato presentato nella sua versione completa alla Fondazione Prada a Milano negli spazi del Deposito.

Basato sul racconto di fatti realmente accaduti, il progetto confonde e rafforza le sottili linee di confine tra soggetto e spettatore, permettendo ai visitatori di camminare in un vasto spazio e rivivere intensamente un frammento del viaggio di un gruppo di immigrati messicani che attraversano il confine americano.
CARNE y ARENA, della durata di appena sei minuti, utilizza le più recenti e innovative tecnologie di realtà virtuale, mai usate prima, per creare un grande spazio multi-narrativo che include personaggi reali.

Un esperimento di vero cinema VR ci sembra invece essere il nuovissimo cortometraggio Ashes to Ashes (Cenere nella cenere), non un omaggio a David Bowie, ma un film in realtà virtuale prodotto da Submarine Channel e Avrotros.

Si tratta di una ripresa in continuità in un ambiente unico e può essere visto sui diversi sistemi di VR: Vive, Oculus, Samsung Gear VR, ma anche con un semplice visore come un cardboard dopo aver scaricato la app per Android o IOS.

GUARDA ASHES TO ASHES (IN 2D):

Ashes to Ashes è una tragicommedia surreale girata in realtà virtuale. A prima vista, il film sembra raccontare la storia di una famiglia disfunzionale alle prese con il desiderio di morire del nonno, per l’appunto, recentemente defunto.
Visto dalla prospettiva dell’urna che ne contiene le ceneri, incontriamo il colorito interno di famiglia, dove ognuno dei membri sembra vivere in una realtà di propria esclusiva invenzione.
E in effetti Ashes to Ashes è un’esperienza progettata per sfidare lo spettatore a distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è.
In definitiva il film vuole costringere lo spettatore a farsi le vecchie, pirandelliane domande: c’è una chiara linea di divisione tra realtà e finzione e non è che tutti noi viviamo in un nostro mondo?

ESPERIMENTO VR
Essendo un mezzo di narrazione ancora ai primi vagiti, creare buone VR richiede un procedimento attento, complicato e costoso. Poiché con Ashes to Ashes si tenta di sperimentare il funzionamento di una narrativa filmata in 3D a 360 gradi sono stati coinvolti ben tre registi esperti in diversi ambiti professionali.
Hanno unito le proprie forze Steye Hallema (VR), Ingejan Ligthart Schenk, (Teatro) e Jamille van Wijngaarden (cinema).
Peter McLaughlin ha lavorato sul progetto come responsabile della post produzione e Benjamin de Wit, co-organizzatore della VR Days Europe, ne è il Produttore Esecutivo e ha avviato il progetto insieme alla WeMakeVR.

Il film è scritto da Anne Barnhoorn, uno dei più premiati sceneggiatori olandesi.

L’esperimento ha avuto origine nel corso del VR Days Europe, nel 2015, quando si decise di espandere il cortometraggio in VR Ashes to Ashes portandolo a 11 costosi minuti.

Nel film, che si guarda indossando degli occhiali per realtà virtuale, tipo Oculus Rift, ci si immerge nell’ambiente in cui vive una famiglia attraverso gli occhi del nonno defunto o meglio, l’urna contenente le sue ceneri, un punto di vista unico su un set bizzarro in cui relazioni familiari sembrano pronte a deflagrare.
Per undici lunghissimi minuti siamo ospiti e testimoni di come ogni personaggio cede poco a poco alla propria natura e finisce per rivelare la propria essenza negativa.
Le scene sembrano avvenire su un set di film, e la realtà si svela intorno a noi. Mentre la piccola Fie, il più giovane membro della famiglia, dice a suo modo addio al nonno.
In definitiva, Ashes to Ashes ci chiede di scegliere una realtà, la nostra personale realtà, la nostra immaginazione, il nostro mondo.

“SE WOODY ALLEN E JIM JARMUSCH GIRASSERO UN FILM IN REALTÀ VIRTUALE, ASHES TO ASHES SAREBBE IL RISULTATO”.
Canaan Ruben, produttore Jaunt Vr

L’intento di giocare con il concetto di realtà soggettiva è palese quanto inevitabile, o forse scontato, sia per l’impiego dello strumento della VR sia per come sono impostate la sceneggiatura e la messa in scena, ma, piuttosto che ad Allen e Jarmush, forse a Luigi Pirandello la nuova tecnologia avrebbe fornito l’ispirazione per una versione di Uno, nessuno e centomila in virtual reality.

Il film inizia con un prologo in cui nonno Git ci parla. La sua voce è potente, il personaggio carismatico e un po’ sfacciato. Ha sempre fatto quello che ha voluto da vivo e vuole continuare così anche da morto. Nonostante Git si traduca in “idiota”, o forse proprio per questo, simpatizziamo da subito con lui. Questo espediente, che sembra ricalcare l’Io narrante della letteratura che ci parla nella testa, è ancora un territorio relativamente inesplorato in VR, ma potrebbe essere il modo migliore per rendere lo spettatore onnisciente e metterlo al centro della scena, vedendo e sentendo le cose dalla prospettiva del narratore/nonno.
Inoltre, nel corso del film lo spettatore scopre che i personaggi sono… in un film. E che vengono interpretati da attori. Ma la realtà “fittizia” per tutti sarà sempre la realtà reale per Fie, la bambina.

Dunque, lo spettatore e gli attori/personaggi sono parte di un film, o fanno parte del mondo di Fie, l’unico a essere un “vero personaggio”?
Il film inizia nella realtà cinematografica, un mondo molto stilizzato. C’è molta attenzione ai dettagli. La recitazione è formale, drammatica, ma credibile.
Questa è la realtà in cui esistono i personaggi. Siamo in una situazione assurda, con personaggi che sono più importanti della storia e ciò è sottolineato nella stile visivo.
Fin da subito il pubblico diventa parte di questa famiglia quantomeno insolita. I personaggi sono eccentrici. Gli attori si muovono attorno alla telecamera e così facendo attirano lo sguardo del pubblico dove vogliono, permettendo alla messa in scena di essere come una sorta di découpage sotto il quale intravediamo il film.


La prima scena finisce con Fie che spara con una pistola lancia-fiamme incendiando le tende. In questo momento siamo consapevoli di trovarci in un set cinematografico e si presenta ai nostri occhi un nuovo strato di realtà. Rapidamente assistenti e tecnici accorrono per spegnere il fuoco. Le pareti della casa ruotano rivelando una scenografia montata su binari. Dietro al Mondo in cui eravamo, ne troviamo un altro molto diverso. Anche questo stilizzato, immaginato e perfettamente orchestrato. Apprezziamo immediatamente la dimensione di questa nuova realtà. La fotocamera (che siamo noi, lo spettatore) è in piedi mentre la stanza intorno a noi cambia completamente. Ora che tutto si rivela essere un set cinematografico, siamo ancora il nonno morto?
Per Fie, noi siamo ancora l’urna. Qualunque cosa sia, Fie si preoccupa ancora del destino di suo nonno.
La sua è la sola realtà che rimane immutabile.

Dunque quello che colpisce di Ashes to Ashes, vedi anche il teaser che è più che altro un “making of”, è il lavoro drammaturgico che ha richiesto una produzione di questo genere.

Si è lavorato sul punto di vista… in questo caso le ceneri del padre che in qualche modo individuano un punto di osservazione privilegiato, ma che dall’altro gli tolgono la presenza corporea, e sulla recitazione, che non può essere cinematografica, ma deve riprendere modi e pratiche dal teatro.

Messa in scena, narrazione, la costruzione degli effetti speciali, devono rispondere a esigenze diverse da quelle tradizionalmente cinematografiche.

E vengono anche messi in discussione ruoli come quello del regista e dell’autore, il luogo e il modello esperienziale dello spettatore, il concetto stesso di rappresentazione.

Questo come altri “film” in VR stanno davvero mettendo in campo un sistema di rappresentazione visivo che, se da una parte si lega alle nuove tecnologie e alla collaborazione con sviluppatori e tecnici informatici, dall’altra si avvale di professionalità più tradizionali come quelle teatrali.

La VR applicata alla rappresentazione stimola la ricerca di linguaggi, costringendo a rileggere, ibridare e rielaborare forme e pratiche del passato, all’interno, però, di un sistema visivo che è basato sul computing, che è software nella sua sostanza principale.

Passato, presente e futuro e molteplicità di piattaforme e punti di vista: lo spettacolo si fa sempre più ibrido.

ASHES TO ASHES PRESS-KIT (PDF)

 

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati con *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*