IL PORNO PER VENDETTA

IL PORNO PER VENDETTA

“Nobody can hurt me without my permission.
Mahatma Gandhi

 

Revenge porn vuol dire “porno per vendetta”. Può sembrare strano, ma è una ragazza inglese la prima persona condannata per “revenge porn”, per avere pubblicato online alcune immagini intime dell’ex partner.

Paige Mitchell, 24 anni, è stata condannata a otto settimane di carcere per aver pubblicato su Facebook alcune foto sessualmente esplicite che ritraevano la sua ex fidanzata, ma la pena è stata sospesa.

Il giudice del tribunale di Stevenage, una città a Nord di Londra, ha applicato per la prima volta la legge approvata nel 2015 che punisce la pubblicazione sul web di foto intime dei propri ex partner, senza il loro consenso.

La vittima, durante il processo, ha raccontato di aver scattato le foto 14 mesi prima della loro pubblicazione, avvenuta il 12 maggio scorso dopo un acceso diverbio tra le due fidanzate. Le immagini sono rimaste online per 30 minuti, fino a quando la madre di Paige ha obbligato la figlia a cancellarle.

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Campagna contro il revenge porn

 

La nuova legislazione inglese prevede condanne fino ai due anni di reclusione per chi pubblica immagini sessualmente esplicite senza il consenso esplicito della persona ritratta.

In Italia il “revenge porn” non è ancora un reato specifico. Le vittime, che nel 99% dei casi sono donne,  possono solo presentare una querela per diffamazione contro chi ha pubblicato le immagini, o eventualmente contro ignoti.

Il caso di Tiziana, la ragazza di Napoli che si è tolta la vita dopo mesi di sofferenze causate da alcuni video diffusi on line che la ritraevano mentre faceva sesso, ha fatto risaltare l’assenza in Italia di leggi che possano arginare efficacemente il fenomeno.

Oggi la pratica del “revenge porn” è sempre più diffusa in Rete, tanto che da alcuni anni Google, Facebook ,Twitter e altri social media, hanno messo a punto dei meccanismi per fermare la diffusione dei video.

Come se non bastasse, secondo il sito endrevengeporn.org, i video pubblicati contengono spesso dati sensibili come il nome e il cognome delle vittime o l’indirizzo email.
Negli Stati Uniti si sono verificati casi in cui è stato pubblicato addirittura l’indirizzo di casa della persona ritratta.

 

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Il sito del Ccri

 

Che cosa è il Revenge Porn?

Il termine Revenge porn, in italiano “porno-vendetta”, è un po’ fuorviante.
I responsabili di questa forma di abuso sessuale on line misto a stalking possono anche non essere motivati da un desiderio di vendetta o da un qualunque altro sentimento negativo nei confronti della vittima: Alle volte si tratta solo di uno stupido atroce gioco.

Gli inglesi hanno coniato il termine più corretto di “pornografia non consensuale”, “nonconsensual pornography”, da cui l’acronimo Ncp, con cui si definisce “la diffusione di immagini sessualmente esplicite di individui senza il loro consenso”.

Sulla lotta a questo fenomeno il Regno Unito è all’avanguardia, sia dal punto di vista della legislazione che da quello dell’assistenza alle vittime.
E non solo per il senso civico insito nella cultura anglosassone, quanto grazie all’iniziativa di una vittima, che ha deciso di liberarsi dall’incubo in cui era caduta, aiutando altri a raggiungere lo stesso obiettivo,con grande coraggio e pragmatismo e utilizzando la Rete.

Nell’agosto del 2012, Holly Jacob, dopo aver lottato per tre anni per arginare la diffusione su internet di foto che la ritraevano nuda, scattate dell’ex fidanzato, ha lanciato la campagna End Revenge Porn (Erp).

Inizialmente partita con un sito web e una raccolta di firme a favore della criminalizzazione della pornografia non consensuale, End Revenge Porn è diventata con il tempo una piattaforma internet in cui le vittime possono trovare informazioni su questa forma di stalking, ricevere il supporto di altre vittime e fruire di servizi di vario livello che possano aiutarle a cancellare da internet i video e sostenere l’adozione di una legislazione contro la pornografia non consensuale.
Un anno dopo la nascita di Erp, nel mese di agosto del 2013, la Jacobs ha sviluppato il lavoro fatto con Erp fondando la Cyber Civil Right Initiative (Ccri).

Oggi, la Ccri è un’importante organizzazione non-profit che aiuta migliaia di vittime in tutto il mondo, sostenendo l’innovazione tecnologica, sociale e legale per la lotta contro gli abusi on-line.

La Ccri fornisce supporto psicologico, consulenza tecnica, e informazioni alle vittime di abusi on-line. “Le vittime possono raggiungere la Ccri attraverso la Helpline o il nostro sito web e avere il supporto di un consulente Helpline o di uno specialista che li supporti.
L’Helpline è un numero verde che fornisce un aiuto immediato alle vittime di pornografia non consensuale, 24 ore al giorno, sette giorni alla settimana. Inoltre è possibile ricevere il supporto di un operatore dedicato (One-to-One) che offre alle vittime un aiuto più approfondito rispetto alla Helpline permettendo loro di relazionarsi con la stessa persona per il periodo necessario.

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Chrissy Chambers, una vittima del revenge-porn


Sensibilizzazione e consapevolezza

La Ccri lavora per sensibilizzare ed educare l’opinione pubblica sul problema della pornografia non consensuale.
Oltre alle informazioni sul fenomeno (leggi vigenti, risorse per le vittime, post del blog, infografica) disponibili sul sito web, i membri del consiglio e il personale della Ccri organizzano conferenze nelle università, rilasciano interviste ai media, organizzano corsi di aggiornamento legale per avvocati e consulenti legali, partecipano a trasmissioni televisive sul fenomeno delle molestie on-line e contribuiscono alla pubblicazione di editoriali su influenti media come il Guardian, la CNN, il Washington post, The Atlantic, e l’Huffington post.

Influire sui social e sui fornitori di servizi on line
La Ccri
collabora con aziende leader nei servizi on-line come Twitter, Facebook e Google per quanto concerne l’introduzione di regole contro la pornografia non consensuale. Ccri lavora per incoraggiare le imprese a sviluppare soluzioni atte a debellare o limitare la pornografia non consensuale e altre forme di abuso on-line. Nel 2015, diverse importanti società del settore hanno annunciato la messa al bando della pornografia non consensuale dalle loro piattaforme e l’introduzione di procedure di segnalazione per gestire le denunce e individuare le fonti di minacce, stalking e offese. Ultimamente Microsoft, che gestisce il motore di ricerca Bing, ha semplificato la procedura con cui le vittime possono chiedere la cancellazione, tra i risultati delle ricerche, di link che collegano alle immagini. L’accesso sarà rimosso anche quando i contenuti sono condivisi su OneDrive o Xbox Live.

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Supporto legislativo e lobbing

Per prevenire la pornografia non consensuale, la Ccri chiede l’adozione di leggi più severe che definiscano tale pratica come crimine e proteggano i cittadini nel rispetto della libertà di espressione.

Il Direttore del settore legislativo della Ccri e Tech Policy Director, Mary Anne Frank, offre la propria consulenza giuridica a parlamentari e operatori politici.
La pagina web “Educare i legislatori” fornisce ai cittadini le istruzioni utili a contattare i legislatori allo scopo di indurli ad impegnarsi nell’approvazione di leggi contro la pornografia non consensuale.

Questo approccio basato sulla domanda dal basso dovrebbe portare la richiesta degli elettori di una legge contro la pornografia non consensuale a conoscenza dei politici, e che questa lotta non è l’istanza dell’ennesimo ente no-profit ma un’esigenza reale, dettata dalla diffusione dei social e dalla loro influenza sulla pelle delle persone.

Infatti, che sia on line oppure offline, poco importa, si tratta sempre di violenza: imbarazza, fa male, e a volte distrugge. Un fenomeno che nel mondo riguarda ben una donna su tre. Lo mette in evidenza un duro report redatto grazie alla collaborazione tra Un Women, un’ente dell’Onu che promuove l’uguaglianza di genere, e la Broadband Commission for Digital Development.

A world-wide wake up call” è il titolo. Un invito all’azione, più che una semplice analisi, con cui si chiede ai governi di tutto il mondo maggiore impegno riguardo a un problema destinato a crescere in modo esponenziale. Con l’obiettivo di garantire alle donne più sicurezza.

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