PIERROT LE FOU, CINEMA E POP ART

PIERROT LE FOU, CINEMA E POP ART

“Pierrot le fou” è uno dei film più belli di Jean-Luc Godard. Molti considerano Godard il più grande regista vivente, uno dei quattro che ha realmente “fatto” la storia del cinema in compagnia dei mitici D.W. Griffith, Sergei Ejzenstejn e John Ford. Un cinefilo che fa film per cinefili. Uno che cerca prima di tutto la sequenza che resterà nel cuore e nella mente dello spettatore. Uno profondamente convinto del proprio valore. Lui che, per parte sua, considera Scorsese un regista mediocre. “Pierrot le fou” è quasi pop art sotto forma di celluloide. Sotto la bandiera e i colori della douce France.

E

Fuga a due

All’inizio del film, Jean-Paul Belmondo muore di noia come molti i ricchi. Si trascina stancamente da un party all’altro, dove la gente chiacchiera utilizzando il linguaggio della pubblicità. Il film ha il suo punto fermo nella grande forza dell’apparentemente insanabile contrasto tra cuore e cervello. Un film sulla libertà. Perché parla della sua ricerca e dell’impossibilità di trovarla. Se non con la morte.

T

Correre a piedi scalzi nell’ombra violetta dei pini di Hyeres. Cantare “Ma ligne de chance” in equilibrio sui tronchi contorti. “Pierrot le fou” è uno di quei film che riescono magicamente a liberarsi dal peso della trama e a volare, di conseguenza vive di immagini. E le immagini del film sembrano tutte provenire dal mondo della pop art. Ci sono perfino le forbici di Oldenburg. U

Emozione letteraria

C’è il Vietnam. Ci sono le armi e i morti ammazzati, ma tutto è visto come fosse la tragedia di un uomo ridicolo. Pervaso da un intellettualismo che affascina senza indisporre il film, Godard sa creare una specie di emozione letteraria che finisce per rimanere dentro allo spettatore. È come se l’autore ci invitasse a casa sua, si denudasse completamente e ci dicesse “questo sono io!”. Anna Karina in accappatoio tra i Kalashnikov.

I

Non promettermi di adorarmi per sempre. Scappare dai propri ruoli sociali è pericoloso. Più pericoloso ancora è scappare in compagnia di una incantatrice. Ma c’è un rimedio a questa vita galera. A questa triste balera. Dipingersi la faccia di blu e farsi esplodere. Come un folle fuoco d’artificio in un tripudio di colori verso il nulla.

FA

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