IL VIZIETTO DELLA MARVEL DI INONDARE IL MERCATO

IL VIZIETTO DELLA MARVEL DI INONDARE IL MERCATO

Alla fine degli anni trenta, quando nascono i supereroi, gli albi hanno 64 pagine e presentano più storie con diversi personaggi. Verso il 1945, per mantenere il prezzo a 10 centesimi malgrado l’inflazione, gli albi scendono a 48 pagine. Per lo stesso motivo scendono a 32 pagine negli anni cinquanta. Solo negli anni sessanta, per evitare di arrivare alla ridicola foliazione di 16 pagine, si inizia ad aumentare il prezzo.
Negli albi di 32 pagine c’è spazio per un solo fumetto, al massimo due, dato che una decina di pagine è destinata alla pubblicità.

Martin Goodman, l’editore che ha fondato la Marvel, sin da quando pubblicava le riviste pulp ha messo a punto una strategia che consiste nel riempire le edicole di testate, le quali, facendosi pubblicità a vicenda, tolgono spazio agli editori che ne presentano poche, anche se magari di maggiore qualità.
In questo modo la Atlas (futura Marvel) nei primi anni cinquanta inonda le edicole di fumetti conquistando nuovi lettori e creando problemi a tutte le altre case editrici.

Martin Goodman, fondatore della Marvel

Quando Goodman sta cercando un nuovo distributore nella seconda metà degli anni cinquanta, la concorrente Dc Comics accetta di portare in edicola anche i suoi albi a patto che li riduca di numero, per aumentarli pian piano solo quando saliranno le vendite complessive.
Questo accordo permette a Marvel e Dc di superare una gravissima crisi di mercato con poche testate ciascuna, ma sufficientemente vendute, che continuano ad aumentare di numero negli anni seguenti. Questa è l’epoca d’oro della Marvel di Stan Lee, Jack Kirby e Steve Ditko.

Alla fine degli anni sessanta, però, Martin Goodman cambia distributore e inonda il mercato con decine di nuove pubblicazioni. Seguita dalla Dc, che non intende essere schiacciata.
Stavolta non ci sono molti altri editori di fumetti a cui sottrarre spazi, e le nuove testate cannibalizzano Marvel e Dc provocando una grave crisi diffusionale. Crisi che sarà fermata solo una decina di anni dopo da Jim Shooter.

Jim Shooter, direttore della Marvel negli anni ottanta

Shooter, direttore della Marvel dalla fine degli anni settanta, vedendo che il mercato delle edicole è ormai compromesso, punta sulle fumetterie, dove ottiene subito grandi successi.
Malgrado le pressioni dell’editore, che a questo punto vorrebbe pubblicare molte più serie, Shooter riesce a tenere limitato il numero delle testate Marvel inventando nuove etichette editoriali come Star (per i bambini), Epic (per gli adulti) e New Universe per il pubblico generalista. Il destino di queste tre etichette è poco importante per Shooter, anche se ovviamente cerca di sostenerle come può, dato che il suo obiettivo primario è continuare a pubblicare un numero limitato di testate Marvel.

Alla fine degli anni ottanta, Tom De Falco, il nuovo direttore generale della Marvel, asseconda le pressioni dell’editore e inonda il mercato con decine di nuove testate, provocando un crac devastante.

Come abbiamo visto, il vizio della Marvel di moltiplicare senza criterio le testate è antico. Oggi c’è l’aggravante che il pubblico continua a restringersi man mano che i comic book diventano più costosi: siamo ormai arrivati al limite nella disponibilità di spesa degli acquirenti.

Il mio sogno? Che la Marvel richiami Jim Shooter: lui farebbe di tutto per limitare il numero delle testate e per aumentarne la qualità.
Un altro elemento del successo di Shooter fu riportare i personaggi alle loro radici: mai quanto adesso c’è bisogno di questo.

 


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3 commenti

  1. Caro Pensaurus , sai che ti stimiamo da sempre e stiamo davvero pensando di produrre il tuo Pop Newton – viaggiatore interdimensionale che catalizza eventi cardine saltellando di qua e di là come il misirizzi del Doctor Who – quando e se tuo fratello si deciderà a disegnarlo, ma qui alla Casa delle idee non richiameremo mai Big Jim Shooter. E non è per il fiasco della Defiant. E ti assicuro che al tempo pensai che i capoccioni della Valiant di allora errarono nel silurarne il fondatore.
    Il punto è che Axel e tutti gli altri ragazzi del coro hanno chiaro cosa occorre fare. Una visione di insieme chiara è fondamentale. I picchiatelli in costume funzionano alla grande al cine. Sulla carta abbiamo una pattuglia di lettori vecchi come i senatori da voi che non ama le novità come le ragazze scoiattolo e musulmane e considera un affronto il gattopardesco Nazi Captain America quando sarebbe solo il caso di aspettare la sua Damasco ced un pubblico + verde – numericamente purtroppo non rilevante – composto anche di ragazze ed attratto da esperimenti che strizzano l’ occhio financo a Chris Ware. Troppo poco per la struttura aziendale. Non siamo Image Comics.
    Ergo torneremo come Dc prima di noi ” a dare bistecca e patatine ” ai nostri amati e brizzolati lettori.
    Tutti coloro che desiderano essere titillati da adulte disamine del ritiro sociale progressivo degli adolescenti intossicati dalla rete come fosse una metafora dell’autismo incipiente e planetario di coloro che alimentano la macchina in quello che fu il ceto medio come fosse un graphic novel scritto da Nick Drnaso e disegnato da Miguel Angel Martin o viceversa si rivolgeranno altrove.
    Noi vi daremo il sonno di Odino ed il ritorno del Folletto Verde e snikt !
    E Pop Newton , se fai il bravo…

  2. Le testate chiuderanno perché i disegnatori si basano su fotografie, ça va sans dire.

    Comunque nel titolo dell’articolo dicono “likely”, sarà la solita boutade.

  3. […] Falco, non riuscendo a dire no all’editore inonda il mercato con innumerevoli testate Marvel, provocando la catastrofe). Infine, Shooter cede le sempre meno vendute riviste porno a un altro […]

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