PANTERA NERA: UN SUPEREROE SALVERÀ L’AFRICA

PANTERA NERA: UN SUPEREROE SALVERÀ L’AFRICA

Pantera Nera è il supereroe di cui avremmo bisogno in questo momento per risolvere i problemi dell’Africa e salvare i suoi abitanti, che fuggono a milioni da povertà e guerre.

Pantera Nera (Black Panther), il cui vero nome è T’Challa, è un personaggio dei fumetti creato da Stan Lee e Jack Kirby per la Marvel Comics. La sua prima apparizione risale a Fantastic Four n. 52, del luglio 1966.


Jack Kirby lo disegnò con il volto semicoperto come Batman, ma l’editore della Marvel, Martin Goodman, chiese a Stan Lee di farlo coprire del tutto dall’inchiostratore (Joe Sinnot) temendo una reazione negativa da parte dei bianchi degli Stati del Sud, di fronte a un nero in copertina. Kirby, che non guardava le storie una volta pubblicate, continuò a disegnare per anni il volto semicoperto di Pantera Nera senza sapere che gli veniva regolarmente cancellato!

All’Editoriale Corno arrivò per sbaglio la pellicola della copertina originale con il volto semicoperto di Pantera Nera. Così come a John Buscema, che la disegnò in questo modo nelle storie dei Vendicatori

Sovrano, protettore e leader religioso del regno di Wakanda, una nazione immaginaria dell’Africa tra le più ricche e tecnologicamente avanzate, anche grazie ai suoi immensi giacimenti di vibranio (un minerale di fantasia dalle grandi proprietà), Pantera Nera è uno degli uomini più intelligenti del mondo, un veterano dei Vendicatori, uno dei più influenti nei vertici politici globali che ha deciso di mettere la sua vita, il suo genio, la sua fortuna, le sue abilità e i suoi poteri al servizio dell’umanità.


Pochi mesi dopo la sua creazione il nome di Pantera Nera venne preso in prestito, non si sa quanto consapevolmente, dal movimento delle Pantere Nere: una organizzazione afroamericana nata durante la contestazione studentesca degli anni sessanta. La Marvel, per evitare confusioni, decise per qualche tempo di cambiare il nome di Pantera Nera in Leopardo Nero (dato che, in effetti, le pantere nere non sono altro che leopardi).

pantera nera
La notizia è che poche settimane fa sono iniziate le riprese di Black Panther, cinecomic dei Marvel Studios diretto da Ryan Coogler, la cui uscita è prevista per il febbraio 2018.
Black Panther sarà uno dei film stand-alone più particolari della Marvel, dal momento che l’eroe, già introdotto in Captain America: Civil War, è supereroe sui generis.
Pantera Nera opera in una zona grigia: oltre ad essere un guerriero per la sua nazione, ha un compito ancora più importante in veste di politico. Deve costantemente prendere decisioni sotto pressione per il bene del suo popolo.
Mettendo in relazione il Regno africano di Wakanda con quello “divino” di Asgard, anche qui abbiamo a che fare con una monarchia e con una famiglia reale, ma questa volta siamo sulla Terra, per giunta in Africa e, dunque, il regista avrebbe l’opportunità di esplorare culture e aspetti differenti della nostra società.

Pantera Nera è quindi un personaggio molto interessante per l’evoluzione dei fumetti, in questo momento storico di grande crisi tra sud e nord del pianeta e, in un certo senso, rappresenta un’opportunità storica per realizzare un film importante e unico. In questo quadro, l’idea di un supereroe nero è tragica ed eccitante al tempo stesso.

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Il regista, inoltre, intende rappresentare nel film il punto di vista della cultura del continente di cui si parla, con una Wakanda tecnologica che verrà messa in scena stando attenti a non renderla troppo occidentale.

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Lo skyline di Wakanda

Sarà determinante prendere spunto dalla cultura del continente africano, per rintracciare i nodi salienti che differenziano l’Africa dall’Occidente. E poi insistere su queste differenze rendendole tecnologicamente avanzate.
Una sorta di antropologia culturale finalizzata alla rappresentazione cinematografica.

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Miniere di vibranio

Diretto da Ryan Coogler (Creed, Fruitvale Station), le riprese sono attualmente in corso agli studios di Atlanta e si svolgeranno anche in Corea del Sud.


Nel film torneranno Chadwick Boseman (T’Challa/Black Panther), Martin Freeman (Everett K. Ross) e Andy Serkis (Ulysses Klaw), che saranno affiancati dalle new entry Michael B. Jordan (Erik Killmonger), Lupita Nyong’o (Nakia), Danai Gurira (Okoye), Angela Bassett, Daniel Kaluuya, Forest Whitaker, Winston Duke, Florence Kasumba, Sterling K. Brown, Letitia Wright, Winston Duke, Florence Kasumba e John Kani.


Prodotto da Kevin Feige con Louis D’Esposito, Victoria Alonso, Nate Moore, Jeffrey Chernov e Stan Lee in veste di produttore esecutivo, è basato su una sceneggiatura scritta da Ryan Coogler e Joe Robert Cole.

pantera nera
In Black Panther seguiremo le vicende di T’Challa (Chadwick Boseman) che, dopo gli eventi di Captain America: Civil War, torna a casa nella isolata Wakanda per salire al trono in veste di re. Tuttavia, quando un vecchio nemico apparirà sulla scena, il coraggio di T’Challa come re e come Black Panther verrà messo alla prova in un conflitto che mette a rischio il destino di Wakanda e del mondo.

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Abbiamo già visto in un precedente articolo una sequenza rocambolesca rubata dal set, e adesso vi mostriamo alcuni interessanti concept art del film.
Come vedete dalle immagini, non ci mostrano solo il personaggio Pantera Nera, ma anche un’anteprima del suo regno, Wakanda.

pantera nera

Ecco anche la prima feature ufficiale di Black Panther. Il filmato non mostra molto, dato che le riprese sono iniziate da pochissimo: spiccano anche qui i concept art, che ci danno un primo assaggio alla misteriosa terra del Wakanda, e le interviste al regista, al presidente Kevin Feige, al produttore esecutivo Nate Moore, oltre a un servizio fotografico del cast risalente al San Diego Comic-Con 2016.

 

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8 commenti

  1. Io credo che nel 1966 sia andata così: i fumetti Marvel erano notoriamente letti dai contestatori delle università e quando uscì il primo eroe nero della Marvel la cosa fece molto scalpore. Il nome iniziò a girare finché arrivò all’orecchio di chi lo propose come nome del gruppo delle Pantere Nere, magari senza sapere che era stato originato da un fumetto. La coincidenza temporale depone a favore di questa ipotesi.

  2. Non so quanto Pantera Nera sia stato popolare in quei gg tra i neri d’America. Per un certo periodo, T’Challa scelse di studiare la cultura americana mimetizzandosi dietro la maschera dell’insegnante Luke Charles. In una delle storie della famosa run di Thomas/J. Buscema /Palmer uno studente gli chiede di parlare di un vero supereroe contemporaneo nero e Luke è tutto contento fino a che non capisce il ragazzo allude a Falcon.
    Sam Wilson – non quello Ultimate e nemmeno quello dei films – era un assistente sociale di Harlem. Sicuramente + vicino ai giovani lettori di un monarca africano genio scientifico e atleta di livello olimpico con sensi amplificati e gadgets di livello Batman.
    Tutto è possibile, ma credo che le Pantere Nere e la Pantera Nera non abbiano nessuna connessione.

    • Il movimento delle Pantere Nere non nasce nella giungla, ma a Oakland, la città californiana dell’università di Berkeley dove nel 1964 è scoppiata la contestazione americana. I fumetti Marvel erano molto diffusi nelle università (lo dice sempre Stan Lee), e quindi vi avrà fatto sicuramente scalpore il primo personaggio nero: bisogna pensare che prima di allora non se n’erano mai visti. Quando nei settanta ero un leaderino dell’estrema sinistra leggevo i fumetti Marvel, e mi è capitato di citarli in qualche modo nei manifesti e negli articoli che scrivevo. Inoltre, la cultura delle Pantere Nere era decisamente pop.

  3. Sapevo che i Marvel Comics circolavano nelle università americane – avevo letto che per esempio gli studenti leggevano Spidey che in quei gg frequentava il campus con studenti impegnati come il figlio di Joe Robertson e che Stan The Man Lee aveva tenuti conferenze negli atenei ” per diffondere il verbo” attribuendosi tra le altre cose la paternità di tanti personaggi che invece parecchio dovevano a Kirby e Ditko.
    Tutto sommato il fatto che le Pantere Nere possano aver preso il nome di un personaggio dei fumetti è la riprova che tutto è collegato a tutto.

  4. Credo che sia solo un caso. Il movimento delle Pantere Nere hanno altre origini(Il simbolo, la pantera nera, deriva dalla preesistente “Organizzazione per la libertà della contea di Lowndes”, in seno alla quale i membri del futuro Black Panther Party iniziarono a organizzarsi politicamente)… Dovendo creare un movimento politico/sociale, non pacifista, cosa useresti essendo un nero d’America per simbolo?… Zio Tom… un Leone… una lucertola, o una Pantera “NERA”, per sottolineare che non volevano più essere chiamati “NEGRI”? La Marvel in quell’epoca era allineata alla politica dominante in U.S.A. Soprattutto Kirby che non perdeva occasione per attaccare il pericolo rosso(I F4 divennero tali per non permettere ai russi di predominare nei viaggi spaziali). La Marvel del 1966 non era lettura per i gruppi politicizzati dei neri(simpatizzanti col comunismo), più tendenti a Malcolm X che a Martin Luther King. Se io Kirby devo fare un super eroe nero degno di tenere testa ai F4, come lo chiamo? Gazzella Nera, Elefante viola, Leone verde, oppure PANTERA NERA?…

    • Non ho ipotizzato che le Pantere Nere si fossero ispirate direttamente al fumetto, ma che nelle università si parlava di questo evento mediatico e che il nome gli sarà arrivato alle orecchie. Tu dici che è una cosa ovvia il collegamento nero/pantera: se fosse così, perché solo nel 1966 e non negli anni cinquanta, per esempio, quando è esplosa la protesta afroamericana? E poi le pantere nere sono presenti nel sud-est asiatico, in Africa sono sempre state rarissime. Il movimento delle Pantere Nere, come Stan Lee e Jack Kirby, si sono sbagliati a usarle come un simbolo africano. Non c’entra poi nulla il fatto che Kirby, come il 99,99% degli americani, fosse antisovietico. Kirby, se non altro perché ebreo, era contro il razzismo come Stan Lee e Martin Goodman (e la maggioranza dei newyorkesi degli anni sessanta).

    • Ho già risposto al fatto che i contestatori non potevano essere impermeabili al mondo, e quindi neppure ai fumetti Marvel: soprattutto perché gli universitari americani degli anni sessanta erano stati gli ultimi a leggere i comic book nella prima metà degli anni cinquanta (quando vendevano come i manga in Giappone). Per loro i fumetti non erano quindi robaccia trascurabile. Non lo era neppure per me, che ero contestatore come loro, né per quelli che poi entrarono nelle Brigate Rosse (ne ho conosciuti alcuni che leggevano Intrepido e Tex). I simbionesi, altri “guerriglieri” americani degli anni sessanta, famosi per aver rapito Patricia Hearst, avevano ricalcato il loro simbolo, mi sembra un cobra, da un comic book. Non bisogna avere una visione epica da film commemerativo hollywoodiano di questi gruppi: erano composti da sfigati come noi.

  5. […] e a rispettare tutti. A partire dal viaggio che ci hanno fatto fare nella civiltà avanzatissima di Wakanda, senza dirci una sola parola sul fatto che quegli africani con la pelle scurissima fossero uguali a […]

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