IL PACCO DELLA SPESA – RACCONTO NOIR

IL PACCO DELLA SPESA – RACCONTO NOIR

Il pacco della spesa

variazione 3 di 4

 

Ieri sera la guardavo.
Non sono passati che pochi mesi dal suo arrivo ed è già smagrita, il viso pallido, gli occhi velati di malinconia. E stanotte, passando di sotto, la sentivo parlare nel sonno, agitata.
La lampada sempre accesa sul pianerottolo non è servita a tenere lontana quella presenza: galleggia nell’aria incurante di tutto, anche della luce.

Dovrò parlarle. Non avrei dovuto aprire quella porta.
Le dirò che nella camera accanto alla sua una ragazza si è suicidata. Il perché non l’ho mai saputo. L’agenzia immobiliare si era ben guardata dal dirmi quale maledizione gravasse su questa casa.
A dire il vero non son sicuro nemmeno del suicidio: l’ho intuito quando ho forzato la serratura della stanza per completare i lavori di ristrutturazione all’ultimo piano. Una bambolina, appesa a un vecchio nastro stinto che le stringeva il collo, penzolava sul vecchio muro ingrigito dalla polvere e dal tempo. Rividi quella bambolina in una seconda occasione, dopo: era nelle mani della presenza quando mi si mostrò per la prima volta.

Sono stanco. Vedo il mondo là fuori come attraverso un fondo di bottiglia. Da qui pare si esca solo orizzontali.
Chi è quello davanti al cancello? Forse è arrivato il ragazzo della spesa a domicilio! Come al solito appoggerà il pacco sulle scale e se ne andrà di fretta, in silenzio.
Ogni giorno mi dico che, un giorno o l’altro, aprirò la porta e lo inviterò a bere qualcosa.

 

Questo racconto è World © di Tea C. Blanc. All rights reserved

 

Sulla falsariga degli Esercizi di stile di Queneau, Il pacco della spesa è il terzo racconto di 4, scritti da punti di vista diversi.

L’inquilina è il racconto iniziale, variazione 1 di 4
Lo specchio, variazione 2 di 4

 

 

Nel 1947 lo scrittore francese Raymond Queneau pubblicava Esercizi di stile,seguiti da altre due edizioni successive aggiornate nel ’63 e nel ’73. In Italia furono pubblicati solo nel 1983, tradotti coraggiosamente da Umberto Eco e ultimamente, nel 2001, in una versione aggiornata. Parlo di coraggio perché gli Esercizi erano sempre stati considerati intraducibili per due motivi: il legame stretto con la lingua francese che rendeva impossibile la voltura in altra lingua e le caratteristiche stilistiche dello stesso autore. Eco risolse gli ostacoli con un processo di riscrittura.

Perché sono tanto particolari questi esercizi? Perché Queneau costruì un racconto iniziale brevissimo, dalla trama semplicissima, perfino poco interessante, e su questo racconto costruì altre 98 versioni diverse dello stesso racconto, tutte con un senso autoconclusivo, utilizzando registri linguistici e di stile differenti, da quelli enigmistici a quelli maccheronici, o trasformando il racconto iniziale in un testo teatrale piuttosto che poetico. Oppure in rielaborazioni da glottoteta, cioè chi si esprime con una lingua artificiale innestando neologismi. Oppure riscrivendoli da punti di vista diversi.

Tutto però non si risolve in un esercizio di forma paradossale e allucinatorio o in un gioco di parole impazzito e fine a se stesso, perché attraverso i suoi esercizi Queneau intrattiene il lettore e lo spinge a una lettura dinamica in cui lo stesso lettore diventa protagonista, spinto a colmare le infinite possibilità della parola e a inventare nuovi stili. Tutti quei nuovi stili che Queneau non ha scritto, tutti quei punti di vista che Queneau non ha detto.

Questo è il suo racconto iniziale.

Notazioni
Sulla S, in un’ora di traffico. Un tipo di circa ventisei anni, cappello floscio con una cordicella al posto del nastro, collo troppo lungo, come se glielo avessero tirato. La gente scende. Il tizio in questione si arrabbia con un vicino. Gli rimprovera di spingerlo ogni volta che passa qualcuno. Tono lamentoso, con pretese di cattiveria. Non appena vede un posto libero, vi si butta. Due ore più tardi lo incontro alla Cour de Rome, davanti alla Gare Saint-Lazare. É con un amico che gli dice: “Dovresti far mettere un bottone in più al soprabito”. Gli fa vedere dove (alla sciancratura) e perché.

Questa, invece, è una delle sue tante variazioni, con il punto di vista di un personaggio…

Aspetto soggettivo I
Non ero proprio scontento del mio abbigliamento, oggi. Stavo inaugurando un cappello nuovo, proprio grazioso, e un soprabito di cui pensavo tutto il bene possibile. Incontro X davanti alla Gare Saint-Lazare che tenta di guastarmi la giornata provando a convincermi che il soprabito è troppo sciancrato e che dovrei aggiungervi un bottone in più. Cara grazia che non ha avuto il coraggio di prendersela col mio copricapo.
Non ne avevo proprio bisogno, perché poco prima ero stato strigliato da un villan rifatto che ce la metteva tutta per brutalizzarmi ogni qual volta i passeggeri scendevano o salivano. E questo in una di quelle immonde bagnarole che si riempiono di plebaglia proprio all’ora in cui debbo umiliarmi a servirmene.

… e una seconda variazione, con un altro punto di vista.

Altro aspetto soggettivo
C’era oggi sull’autobus, proprio accanto a me, sulla piattaforma, un mocciosetto come pochi – e per fortuna, che son pochi, altrimenti un giorno o l’altro ne strozzo qualcuno. Ti dico, un monellaccio di venticinque o trent’anni, e m’irritava non tanto per quel suo collo di tacchino spiumato, quanto per la natura del nastro del cappello, ridotto a una cordicella color singhiozzo di pesce. Il mascalzoncello gaglioffo!
Bene, c’era abbastanza gente a quell’ora, e ne ho approfittato: non appena la gente che scendeva e saliva faceva un po’ di confusione, io tac, gli rifilavo il gomito tra le costolette. Ha finito per darsela a gambe, il vigliacco, prima che mi decidessi a premere il pedale sui suoi fettoni e a ballargli il tip tap sugli allucini santi suoi! E se reagiva gli avrei detto, tanto per metterlo a disagio, che al suo soprabito troppo attillato mancava un bottoncino. Tiè!

 

1 commento

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