NON SI GRIDA PIÙ COME UNA VOLTA

NON SI GRIDA PIÙ COME UNA VOLTA

Le grida non le sentiamo più. Le tracce sonore del passato risalgono fino all’invenzione del fonografo. Decifrato attraverso quel che ne rimane (libri, oggetti, armi, cattedrali, castelli), esso ci appare ormai silenzioso. Eppure, un elemento fondamentale dell’oralità era precisamente il grido. Non il grido chiassoso, indisciplinato e animalesco delle onomatopee, ma quello articolato, codificato, che dava un senso alla comunicazione e alle attività umane.

Le prime botteghe a noi note furono aperte dai commercianti in residenza fissa in Lidia (antica regione dell’Asia Minore). Alle porte c’era spesso un banditore che, gridando, attirava l’attenzione dei compratori. Nell’antica Roma il banditore pubblico era il praeco. Egli era incaricato, davanti a una corte di giustizia, di chiamare accusatore e imputato e di proclamare le sentenze. Durante i comizi, convocava le centurie (unità elettorali), proclamava il risultato del voto di ogni centuria e il nome degli eletti. Nei giochi pubblici, invitava il popolo a recarsi a teatro e proclamava il nome dei vincitori. Nelle assemblee, era incaricato di mantenere l’ordine e il silenzio. Gridava a suon di tromba il nome degli oggetti smarriti.

Nel medioevo, ma anche successivamente, il grido aveva un valore fortemente funzionale. Era legato alla morte di una persona, rendendola pubblica, alla politica, al commercio. Si gridava la pace, la guerra, la quiete notturna e “al ladro”.

Allarme ladri nel Vercellese durante il medioevo

 

Serviva da segnale in svariate situazioni. Sì avvisava gridando dell’imminenza di un pericolo. In Portogallo, fino a metà Ottocento, quando ci si apprestava a lanciare l’acqua sporca dalla finestra era buona norma gridare: “Agua vae!”, per evitare un bagno indesiderato a qualche passante.

Agua vae!

 

Se, da una parte, il grido era considerato come facente parte del linguaggio, in alcuni contesti era proibito. Durante la messa, per esempio, o nei dintorni dei monasteri e dei luoghi sacri. Le autorità ecclesiastiche sono spesso intervenute per limitare gli eccessi delle manifestazioni del lutto, come quelle delle prefiche, che entravano in chiesa o nelle case dei defunti e (spesso a pagamento) urlavano disperatamente.

Prefiche

 

Nel corso dei secoli, i contesti in cui era lecito gridare sono stati a più riprese ridefiniti. A partire dal Settecento la parola viene sempre meno gridata e sempre più scritta. Pur avendovi ancora diritto di cittadinanza, essa comincia ad abbandonare la strada per ritirarsi nei municipi, nei tribunali, nelle chiese e nelle corti.

Spesso il grido era accompagnato dal suono di tamburo o di tromba. In Francia lo charivari, “manifestazione di protesta plateale, di rabbia o irrisione collettiva, contro individui responsabili di atti ritenuti offensivi verso la morale comune, diffuso fino al XX secolo” (Wikipedia), era un misto di grida, canzoni, squilli di tromba e colpi su padelle e calderoni.

Charivari

 

Grido e suono di campana, di tamburi o di tromba erano in alcuni contesti complementari: avevano allora la funzione di annunciare, di celebrare l’incoronamento del re, di dare l’allarme.

Nel medioevo, la donna adultera e il suo complice erano esibiti nudi nella via pubblica in un itinerario stabilito dalla tradizione, mentre si gridava e suonava la tromba per invitare la gente a deridere e lanciare invettive contro i malcapitati.

Adultera e amante in una miniatura delle Coutumes d’Agen

 

C’era chi, accompagnato dal suono delle campane, annunciava la morte di un personaggio importante, e chi proclamava un torneo con le trombe.

Spesso di origine modesta, i banditori erano designati e pagati dal potere che servivano: il signore, il re o il principe, i corpi municipali. Il loro numero variava: uno solo per i piccoli borghi, nove per la città di Firenze nel 1280. Parigi ne possedeva almeno ventiquattro nel 1416. Le grida si rapportavano a cose di varia natura: ordinanze, bandi per regolamentare il commercio e l’artigianato, convocazioni eccetera.

I bandi potevano essere ripetuti periodicamente in un periodo determinato o nella stessa giornata. Il banditore si esibiva nelle piazze pubbliche, nei crocevia, presso una fontana, davanti a una chiesa o seguiva un percorso prestabilito. C’erano dei momenti del giorno dedicati ad alcune grida: la notte fonda per le guardie notturne, la mattina presto per i vendemmiatori, non prima dell’alba per chi si sarebbe recato alle terme.

Guardia notturna

 

La regolamentazione delle grida si esercitava per strada e nelle piazze, ma anche nei mercati e davanti alle botteghe dove, per accaparrarsi l’attenzione del cliente, erano disciplinate in un’armonia di suoni che tenevano conto dell’uno e dell’altro. Si aspettava che chi gridava stesse sul punto di finire per cominciare a vantare la propria merce, ma senza interruzioni, in un accavallamento orchestrato di voci. Insieme alle insegne, che staccandosi dai muri identificavano con i loro pittogrammi i negozi e i loro prodotti, erano una forma di pubblicità.

Alla fine del medioevo nelle città portuali di Venezia, Genova, Marsiglia, Anversa e Londra prendono posto sistemi di vendita sulla banchina di lotti di prodotti della pesca. Si tratta della vendita alle grida realizzata con l’intermediario di banditori.

Nella stampa seguente assistiamo a una vendita all’asta nel medioevo. Il subhastator, ufficiale pubblico, notaio o commissario incaricato della vendita, era assistito da due banditori (preco). Il primo chiama il pubblico suonando la tromba, l’altro grida le offerte. Il bastone nelle mani dell’ufficiale pubblico serviva a toccare l’offerente che si era aggiudicato la vendita.

Vendita all’asta nel medioevo

 

Una categoria particolare di commercianti era quella degli ambulanti, i quali, nella cacofonia generale della città, avevano qualche difficoltà a farsi sentire. Si ponevano in concorrenza spesso sleale con i bottegai la cui merce era controllata, ma non potevano pubblicizzarsi in tutta la città come gli ambulanti.

Venditrice di aringhe parigina nel XV° secolo

 

Tra gli ambulanti c’erano i teatrini di marionette e i domatori d’orsi che esibivano alla popolazione meravigliata il proprio orso danzante.

Orso danzante

 

Già nel Cinquecento le grida si attenuano perché i commercianti cominciano a insediarsi in determinati quartieri o in vie a cui spesso diedero il nome come il Quai des Orfèvres (banchina degli orefici) a Parigi, la rue de l’huile (via dell’olio) a Bastia, in Corsica, via figoli (dei vasai) a Oristano e così via.

Oggi che cosa rimane di tutto questo? Quasi nulla. I venditori ambulanti sono praticamente scomparsi e le strade ormai tacciono. I più vecchi tra chi mi sta leggendo si ricorderanno degli strilloni, i ragazzini che vendevano i giornali; dei conciaombrelli o i conciapiatti; degli arrotini; degli lutammari, che per vivere raccoglievano per le strade o nelle stalle gli escrementi degli animali; dei carbonari, i quali vendevano carbone e carbonella. Nessuno grida più per strada o davanti ai negozi. Nei supermercati si è distratti da una musica di fondo appena udibile e, nei mercati, i venditori ammutoliscono. Anche nelle regioni del Sud, dove questo metodo è resistito di più.

Le ordinanze, un tempo urlate, invitano oggi al silenzio: “È vietata ogni forma di illustrazione pubblica della merce effettuata con grida, clamori, mezzi sonori o col sistema all’incanto” (Regolamento per l’esercizio del commercio su aree pubbliche in vigore in vari comuni italiani).

Strilloni

‘O gravunaro, a Castellamare di Stabia

Il lutammaro, nel napoletano

Conciapiatti del Cilento

 

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