SESSO E DROGA CON MR. WIGGLES, L’ORSACCHIOTTO

SESSO E DROGA CON MR. WIGGLES, L’ORSACCHIOTTO

Prima di Mr. Wiggles, l’orsacchiotto era un simbolo globalmente riconosciuto di dolcezza e tenerezza.
Le stesse origini del popolare giocattolo sono permeate di buoni sentimenti: leggenda vuole che nel 1902 il presidente degli Stati Uniti, Theodore Roosevelt, durante una battuta di caccia si rifiutò di sparare a un esemplare adulto di orso bruno, ferito e legato a un albero dagli assistenti del presidente, sostenendo che sparare a un orso in quelle condizioni non sarebbe stato sportivo. L’animale fu comunque abbattuto, ma solo per alleviarne le atroci sofferenze.

il debutto dell’originale Teddy Bear

Il vignettista Clifford K. Berryman del Washington Post, venuto a conoscenza della notizia, realizzò una vignetta che mostrava Roosevelt nell’atto di volgere le spalle a un orsetto legato, con un gesto di rifiuto. L’animale conquistò rapidamente il cuore dei lettori, portando Berryman a inserire nei suoi successivi disegni immagini di orsetti, via via sempre più carini e rotondi, definendo l’immagine di ciò che diverrà famoso come “Teddy Bear”, dal diminutivo del nome del Presidente.

L’anno successivo, sfruttando la popolarità degli orsetti di Berryman, una coppia di negozianti di Brooklyn espose nella vetrina della loro bottega due orsetti di pezza, i quali riscossero un successo incredibile che portò i coniugi a fondare una società specializzata nella produzione di orsacchiotti: la Ideal Toy Company.

L’orsetto diviene una superstar e si approprierà anche della scena letteraria, grazie ad Alan Alexander Milne e al suo Winnie the Pooh e a Michael Bond e il suo Paddington. Dalla letteratura ai cartoni animati e ai fumetti il passo è breve, con Yoghi, Teddy Ruxpin, Napo Orso Capo e molti altri orsi che invadono i vari media rappresentando personaggi positivi, compagnoni e giocondi.


Questo fino al 2002, anno in cui Neil Swaab, disegnatore newyorkese, crea la caustica striscia Rehabilitating Mr. Wiggles, rovesciando per sempre il paradigma del tenero orsetto.
Nelle strip, pubblicate settimanalmente da testate come il New York Press, il Badger Herald e l’italiano Internazionale, conosciamo Neil, ventiseienne già calvo in perenne crisi personale, lavorativa e sentimentale. Unico amico del ragazzo è per l’appunto Mr. Wiggles (il cui nome deriva probabilmente dai “Wiggles Children’s Rehab”, centri di riabilitazione per bambini, situati in Texas, nonché da un termine slang che indica il pene), un orsetto con la pelliccia marrone e le scocche rosa.


Ma il carattere dell’orso non rispecchia affatto il suo aspetto dolciotto: Mr. Wiggles è uno scurrile vizioso, alcolizzato e sessuomane, misantropo e deviato.
A chi si avvicina a questo personaggio per la prima volta, Rehabilitating Mr. Wiggles potrebbe apparire come un prodotto che punta sulle volgarità per suscitare riso spicciolo e ottenere facilmente successo ma, come South Park e altri personaggi trasgressivi hanno insegnato, non è così.


Il calvo e insicuro Neil e il suo compagno peloso sono figli della nostra epoca, e proprio come i figli nell’età della consapevolezza mettono alla berlina in modo cinico e crudele la quotidianità, Swaab lo fa nel modo più brutale, usando nonsense e uno stile grottesco.
Religione, tradizioni, idiosincrasie: nulla viene risparmiato dalla ferocia dell’orsetto Wiggles, che in alcune strip ha addirittura scambi con Gesù, il quale spesso dà ragione agli atei, e perfino in una sequenza di vignette da antologia, con Dio, che sembra più una sorta di businessman con tratti da trickster che un  essere supremo.


Nonostante il successo e le migliaia di fan dello sboccato orsetto e del suo cronicamente sfigato amico umano, Neil Swaab nel 2012 ha deciso di chiudere la serie per evitare un dilungarsi delle stesse situazioni, lasciando così i suoi personaggi e le loro vicende al massimo della propria gloria.
Parte dell’opera di Swaab è reperibile in Italia nei due volumi Mr. Wiggles (2007) e Mr. Wiggles Colpisce Ancora (2009) editi da Fusi Orari.


Neil Swaab ha riservato alla sua creatura una sorte differente da quella che toccò a un altro illustre animale politicamente scorretto, che venne addirittura soppresso in un fumetto dal suo autore.
Ma di questo parleremo un’altra volta.

vivo tra immaginario pop, fantascienza, nuvolette e altre cazzatelle. Cerco risposte nei libri di Palahniuk e non nella Bibbia.

4 commenti

  1. Aspetto con ansia l’articolo su Fritz the Cat, a questo punto!

    • Ovviamente arriverà (era quasi dovuto); ho già iniziato a lavorarci su e spero di concluderlo presto.
      Spero di trovarti ancora quando uscirà! Grazie della lettura

  2. In fondo il mio amico ed ex allievo Bob Crumb – con il suo eliminare Fritz the Cat – ha compiuto una sorta di gesto scaramantico , come quelli che si toccano le pudenda o oggetti di ferro mentre passa il corteo di un funerale, scongiurando la deriva Agatha Christie che ha addirittura scritto il suo Sipario: l’ultima avventura di Poirot decenni prima della sua scomparsa ( 1976 ) lasciando istruzioni perchè fosse pubblicato postumo…

    • praticamente l’unico a non andare fino in fondo con una scelta analoga fu sir Conan Doyle, a momenti linciato per aver ucciso il caro Sherlock. Grazie della lettura

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