MAZZERI E MURTULAGHJI: SCIAMANI NEL MEDITERRANEO

MAZZERI E MURTULAGHJI: SCIAMANI NEL MEDITERRANEO

La cultura popolare dell’area mediterranea è affollata da personaggi misteriosi, infernali e sanguinari. È un complesso di leggende, credenze, mitologie, figure paurose che s’intersecano, si nutrono le une delle altre o, al contrario, prendono vita spontaneamente e si sviluppano in un territorio isolato dal resto del mondo. L’isola di Corsica è uno di quei luoghi privilegiati dove prolificano queste creature, frutto dell’immaginario collettivo o reali entità malvagie.

La figura dominante, che ancora fa tremare e discutere i corsi intorno al fugone, le lunghe sere d’inverno, è senz’altro quella del mazzeru. Il termine è derivato, secondo una teoria, da “ammazzà”, uccidere in corso o, secondo un’altra, da “mazza”, bastone, strumento di morte che porta spesso con sé. Più probabile, tuttavia, una derivazione dal franco-provenzale “magier” [pron. madzier], mago, che fa delle magie; la stessa parola che sembra avere dato origine, nella cultura popolare della Calabria e della Sicilia, a “magara”, strega. Ma il fatto di condividere lo stesso etimo non fa del mazzeru, o della mazzera, gli equivalenti corsi dello stregone e della magara. Se, in alcune fonti, i mazzeri ci sembrano più corrispondenti ai classici stregoni e streghe, stretti intorno a un calderone nel quale cuoce carne umana durante una “boscata” nel bosco fitto e buio, o ci appaiono come delle streghe che vanno a trovare le loro vittime di notte per suggerne il sangue fino a provocarne la morte, in altre, la figura del mazzeru ci offre degli aspetti del tutto particolari.

mazzeru2

In Mazzeri, finzioni, signadori: aspects magico-religieux de la culture corse, Dorothy Carrington ci  descrive il mazzeru come un cacciatore in sogno – cacciatore di anime – che può prendere l’aspetto di animali come il cane, il gatto o il corvo. La sua caccia si compie nel sogno e non realmente. Egli si addormenta e nel sogno comincia la sua caccia alle anime attraverso la macchia corsa. Ecco come ce lo presenta in un’intervista Jean-Claude Rogliano, autore del romanzo Le Berger des morts, Mal’Concilio: «Il Mazzeru è un personaggio che, di notte… un personaggio che potrebbe essere chiunque… uno del villaggio o d’altrove, ma che è stato scelto in un certo modo dal destino, o che forse è stato mal battezzato, perché il prete o il compare si era dimenticato di una parola mentre lo battezzavano, e allora si dice che diventa mazzeru… e quest’uomo, o questa donna – ma sono soprattutto gli uomini – s’addormenta e di notte se ne va, in sogno, in una foresta e si apposta davanti a un punto d’acqua, che sia una fontana o un fiume, e aspetta. Aspetta che passi un animale, selvatico o domestico, e quando questo arriva – supponiamo che si tratti di un cinghiale – lo uccide. Un tempo lo uccidevano con la lancia, ed è per questo che in certi luoghi lo chiamano “lancere”, l’ammazza, perciò in altri luoghi lo chiamano, beh si capisce… quando ha ucciso l’animale, s’avvicina: è in quel momento che s’accorge che – se si trattava di un cinghiale – la testa del cinghiale è cambiata, è la testa di un uomo o di una donna; e allora il mazzeru sa che questa donna, o questa donna morirà.

Ma il mazzeru non è lui che vuole uccidere, semplicemente, interpreta il destino, e in quel momento – questa è una mia teoria che supera la finzione, ma dalle nostre parti si crede ancora che i morti si trovino nei fiumi – e comunque nell’acqua – e allora il mazzeru, quando ha scoperto chi deve morire, andrà a cercare nel fiume… perché è l’acqua che simboleggia in un certo modo il fiume dell’Inferno… e quindi va a cercare i morti in processione per portarli nella casa di chi sta per morire, per aiutare il doppio di quest’uomo o di questa donna ad attraversare il fiume dell’Inferno.

Non è quindi un assassino, il mazzeru, è uno, al contrario, che si prende carico di chi deve morire. E poi ha altre funzioni. Si dice che i mazzeri, nel mese di luglio, alle Bocche – a Bocca di U Pratu o a Bocca d’Arcarotta – quelli di Ampugnanu e quelli d’Orezza, o d’Alisgiani o d’altrove in Corsica, si ritrovino sotto forma di animale […] dunque i mazzeri stessi, in quel periodo sui colli, si battono tra di loro assumendo la forma di un animale. E allora si sentono i “griuli”, come si dice da noi: sono le grida di sofferenza, di rabbia, e i mazzeri che hanno vinto sono quelli che… tornano in paese, dove si morirà meno rispetto ai paesi dei mazzeri che non hanno vinto.»

mazzeri

Nel racconto Il Miracolo di Taviola, raccolto da Edith Southwell, assistiamo a una caccia reale, non sognata. Spahis è partito alla ricerca di una bambina che si è smarrita nel cuore della foresta: «L’uomo indaga ovunque coll’occhio ma non scorge nulla. Il rumore aumenta rapidamente e ben tosto si odono dei latrati accompagnati dall’ansimare di animali in corsa. Spahis è invaso dal terror panico mentre si vede perseguitato da una incerta massa nerastra. Si mette a correre con la maggior energia che può, ma, come se fosse colto da un incubo, si sente incapace di andare avanti. Giunto ad un largo spiazzo rischiarato dalla luna, si ferma, col cuore che gli batte fortemente e, voltando la testa, scorge una muta di cani enormi che si avanzano verso di lui, correndo precipitosamente, urlando, sbavando, saltando i cespugli, annusando il suolo per non perder la traccia della loro vittima. Spahis ha appena il tempo di addossarsi ad un albero, che l’orda orribile lo circonda fissando su di lui degli occhi fiammeggianti, e spalancando delle fauci terribili. Afferra la sua pistola, tira a casaccio, e vede colpiti i suoi più prossimi aggressori in pieno petto; ma i proiettili continuano la loro strada andando a finire dentro terra, mentre le bestie senza apparente ferita, raddoppiano con maggior energia il loro attacco. Intuisce allora da chi è assalito e, gettando il “Browing “, tira fuori dalla tasca il suo forte coltello da caccia, l’apre e lo brandisce dinanzi ai cani, gridando con tutte le sue forze le parole che son scongiuro contro le streghe : “Non è la vostra notte, non è la vostra notte!” Le zanne d’avorio e le immense zampe, come artigli, cercano insistentemente di afferrare l’uomo, poiché le streghe, che hanno preso il travestimento di cani, possano arrivare a suggere il sangue cristiano. Ma il grido d’allarme a tempo gettato contro i nefasti nemici ed il fascino dell’arma bianca sono di effetto infallibile, e soggiogano le Streghe, i Mazzeri e gli Accecatori». Durante la lotta, il coltello di Spahis ferisce due grossi cani e l’indomani due uomini del vicino villaggio porteranno il braccio al collo, a causa di incidenti di caccia, diranno. Si tratta quindi di persone reali, che subiscono delle trasformazioni fisiche durante il sonno, un po’ come il lupo mannaro durante le notti di luna piena.

Il mazzeru non appartiene totalmente all’universo dell’immaginario e del folklore. Considerato come una sorta d’intermediario tra l’aldilà e il mondo dei viventi, fa parte, fisicamente, del nostro mondo poiché è fatto di carne e ossa.

Se lo troviamo nei racconti, nelle leggende, nel bocca a orecchio che da secoli ha tramandato la cultura di Kalliste, la più bella tra le isole, è possibile, a detta di alcuni, tra cui Roccu Multedo in Le mazzerisme et le folklore magique de la Corse, incontrarlo e conoscerlo di persona: « È senz’altro tra i pastori, noti per essere in contatto permanente con la natura, che vengono reclutati la maggior parte dei mazzeri […] M’interesso ai mazzeri dal 1936, data alla quale ho conosciuto la mazzera di Guagno. Era pure voceratrice.» Egli precisa che il mazzeru è una persona come le altre, che fa dei sogni di caccia. «Si apposta, in spirito, nel guado di un ruscello. Abbatte la prima bestia selvatica o domestica che passa e che è lo spirito di un essere umano. Dopo averla uccisa, volta la bestia sul dorso e si accorge che il muso dell’animale è diventato il viso di una persona del villaggio che sta per morire. Questa persona vivrà al massimo tre giorni. In realtà, la bestia uccisa rappresentava la sua anima: è per questa ragione che, priva della sua anima, il suo corpo non tarderà a deperire.»

Il mazzeru, afferma Multedo, come lo sciamano, ha dei poteri di divinazione e pretende di sapere quando una persona morirà. Come lo sciamano, appartiene a una setta segreta. Esistono due tipi di mazzeri: il mazzeru acciaccatore e il mazzeru salvatore. Il primo uccide, il secondo salva.

mazzeru1

Nei racconti della Southwell, raccolti sul campo e trascritti negli anni Venti/Trenta, contrariamente a quanto scrivono Multedo e Rogliano, abbiamo non una ma due figure ben distinte: quella del mazzeru, che uccide sempre, e quella del Murtulaghjiu. Il Murtulaghjiu è un uomo che nel sonno è in grado di predire la morte di una persona e, lottando contro i morti, può reclamare fino a sei mesi di vita per il moribondo. Nel racconto Il Murtulaghjiu di Balagna, il vecchio Marzu dice al nipote, Saverio: «O Savè, l’altro risponde, sta nutte aghiu provo salvà una ragazza. Ho viaggiato coi morti. Sono venuti loro a chiamarmi. Mi hanno tirato pel braccio : Aiò ! Aiò, dicevano, chiama a zitella!… E ho visto una ragazza stesa su un letto, in mezzo alla sua famiglia… La madre singhiozzava, fuor di sé, il padre piangeva, inginocchiato accanto al letto, la testa fra le mani. I morti circondavano la moribonda, la chiamavano, facendole segno che presto avrebbe dovuto seguirli. E io lottavo coi morti, preso di pietà dalla gran gioventù della vittima e dalla disperazione di quei che l’amavano. Sapevo che l’uomo vivente, – il Murtulaghjiu, – quando accompagna i morti nelle loro scorribande può, a volte, reclamare sei mesi di vita per il moribondo; l’Onnipossente non concede mai di più. Ho pregato, ho scongiurato, ho adoperato tutti i mezzi… Ma la bella deve morire oggi…»

Intorno alle figure del mazzeru e del murtulaghjiu ruotano altri esseri, che per essere minori non sono meno interessanti: le streghe, i maghi, addetti alla magia nera, i signadori, che con le loro formule magiche sono in grado di scacciare il malocchio, e i morti, i quali possono prendere le sembianze di animali.

Le streghe sono, come i mazzeri e i murtulaghji, delle persone in carne e ossa che nel sonno, senza che ci sia volontà da parte loro, in uno stato d’incoscienza, diventano assetate di sangue. Lo suggono di preferenza dai dormienti del loro villaggio, bambini o adulti, o possono saziarsene in villaggi vicini o addirittura in paesi lontani. In Le Tre Streghe della Southwell, tre donne rubano una barca e, al ritmo di formule magiche, vanno in Turchia da dove torneranno dopo avere bevuto il sangue che tanto desideravano. Gli abitanti del loro paese, avendone scoperto l’identità, ricorrono ai dei rituali magici affinché le streghe prendano coscienza della loro condizione e ridiventino delle donne normali. Il ricorso alla magia, all’esorcismo, che appare largamente diffuso tra i corsi, specialmente nella forma di magia bianca con i suoi riti protettivi, rende partecipe di quest’universo favoloso una buona fetta della popolazione.

I morti. Sempre in Il Mortolaghio di Balagna, leggiamo: «U mi nipote, dice, andate in Calvi. A porta di a cidadella bidarete (vedrete) tre capre. Sono tre morti senza pace. Non toccatele! L’omo che tocca un mortu è paralizzato.»
Si tratta dei morti “senza pace”, che rimangono nel nostro mondo e prendono l’aspetto di animali. I morti sono riconoscibili dai modi e dallo sguardo: «Savè ha visto tre capre che lo guardano beffardamente dall’alto di una roccia. Egli ha, suo malgrado, una scossa di timor panico. La visione di Marzu era dunque vera? Quelle capre, malgrado i loro lunghi manti bianchi e neri, le loro forme eleganti, uguali a quello di migliaia di capre vagabonde per tutta la Corsica sono ben differenti da quelle bestie stupide e agili, ricche di latte e di carne saporita. Gli spiriti inquieti che vi hanno preso dimora tradiscono la loro presenza con lo scintillio degli occhi dorati che luccicano sotto la lunga frangia dei cigli in modo cattivo. Coi loro zoccoletti neri esse picchiano dei colpi petulanti sulla roccia e annusano l’aria con le narici nervose.»

In qualche caso i morti sono i classici fantasmi che, non potendo andare in paradiso, vagano sulla terra per espiare le loro colpe. In L’Anima di Fiordalisa, Vitelio vede ogni sera il fantasma della moglie defunta entrare nelle fiamme di un rogo. «L’uomo sapeva che sono i vivi che devono interrogare i fantasmi, ma la sua emozione è tanto forte da non poter articolare parola. Finalmente fa uno sforzo e balbetta :
– O’ a me dunna che fai ?
– Purga un pecatu,o lu mi’ omo.
– Ch’a’ evi fattu, o a me dunna ?
– Avevo rubato ai nostri vicini le legna per  scaldarci, e così debbo farmi bruciare ogni notte colle legna maledette, per penitenza, e finché non saranno consumate tutte, non potrò entrare in Paradiso.»

Mazzeri, Murtulaghji, morti, maghi, signadori, fantasmi, esseri terrificanti, che appartengono al contempo al nostro mondo e agli inferi, alla morte, e ci mettono in relazione con la nostra vita interiore, le nostre paure, la nostra stessa morte. Paurosi, orrendi, è vero, ma allo stesso tempo affascinanti, così com’è sempre stato affascinante il mistero della nostra anima.

N.B. Nella lingua còrsa si scrive Murtulaghjiu. La trascrizione Mortolaghio, italianizzante, è stata adottata dalla Southwell nell’originale versione italiana dei suoi racconti.

Bibliografia:
Charles Antoni : Les Mazzeri: Chasseurs en rêve
Charles Antoni : Rencontre avec une mazzera
Edith Southwell: L’Enfant Ensorcelé, éd. Mediterranea
Dorothy Carrington: Mazzeri, finzioni, signadori : aspects magico-religieux de la culture corse
Roccu Multedo: Le Mazzérisme, un chamanisme corse Paris, 1994
Roccu Multedo : Le mazzerisme et le folklore magique de la Corse
Jean-Claude Rogliano: Le berger des Morts, Mal’Concilio (romanzo), ed. France Empire
Intervista a Jean-Claude Rogliano

4 commenti

  1. Grande, Lino! Bella e interessante ricerca.

  2. Bellissimo pezzo, interessante e coinvolgente. Complimenti.

  3. ora tutto mi è più chiaro.

  4. Grande articolo, 👍

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati con *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*