LO STRANO CASO DEL DOTT. SPEER E MR. HITLER

LO STRANO CASO DEL DOTT. SPEER E MR. HITLER

Oggi parleremo di un’opera nuova, in particolare di un’opera teatrale che debutterà fra qualche giorno: Lo strano caso del Dott. Speer e Mr. Hitler, farsa grottesca in un atto. Scritta e diretta da Stefano Zanoli, interpretata da Stefano Zanoli e Andrea Murchio.

Dove per opera nuova intendo la fiction contemporanea – romanzi, racconti o testi teatrali – che si discosta dal panorama omologato e pilotato che imperversa in superficie di questi tempi.
Opera nuova nel senso di qualcosa in cui l’autore ha saputo ridare il valore originario al linguaggio, immergendosi nella difficile operazione di tornare a colmare di senso le parole che più non ne avevano.
Il coraggioso risultato ha trasformato parole usurate e ormai iconiche (solo simboliche), che dovrebbero sottintendere significati che invece nessuno intende più, vestendole di un vestito, appunto, nuovo.
Ma non è il vestito che fa la novità, la novità sta proprio nel fatto che il vestito è il contenuto e il contenuto è il vestito, perché forma e contenuto hanno trovato un perfetto equilibrio e manifestano un massimo grado di realtà.
Oppure quello che Franz Kafka scrisse in una sua lettera per dire ciò che pretende da un libro (o da un’opera artistica in generale): “Un libro dev’essere un’ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi.”

Lo strano caso del Dott. Speer e Mr. Hitler è uno di quei rari casi.

Stefano Zanoli nel ruolo di Mr. Hitler, Andrea Murchio nel ruolo del Dott. Speer

Stefano Zanoli non è certo un esordiente, al suo attivo ha un ricco curriculum che denota le caratteristiche di un artista di attività e interessi poliedrici.
Formatosi alla scuola del Piccolo Teatro di Milano e al conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, è autore, regista teatrale e attore di teatro classico. 
Ha realizzato anche filmati in Super8, video ed è autore di testi di narrativa, saggistica e teatro.
Qui, per esempio, lo vediamo recitare nell’adattamento di Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello, su adattamento e regia dello stesso Zanoli, nel 1994 (Torino, Teatro dell’Arte, 1994/1995).

 

 

Ma la sua ricerca lo ha spinto anche verso le arti visive e la musica dove ha svolto ruolo di compositore e interprete, partendo da una sperimentazione elettronica che poi si è evoluta nel gesto vocale in ambito poetico, in particolare nella poesia sonora, venuta alla ribalta con la sperimentazione delle avanguardie artistiche del Novecento e che ebbe il suo vero battesimo negli anni Cinquanta, quando alla sperimentazione fonetica si unisce la tecnologia di riproduzione del suono.

Nel seguente video, Stefano Zanoli interpreta la poesia sonora Dragonballsuite, nella rappresentazione eseguita alla Galleria Narciso di Torino, nel 2009 (a 0:50 è possibile vedere il testo che poi sarà vocalizzato).

 

 

Mentre in questo possiamo vederlo in un omaggio al poeta e scrittore Edoardo Sanguineti, con L’ultima passeggiata (che a sua volta era un omaggio di Sanguineti a Giovanni Pascoli), in cui la poesia recitata/cantata da Zanoli si fonde con il suo bellissimo accordo musicale.

 

 

 

Per chi invece ama la speculazione filosofica, curiosamente tradotta in un contesto tridimensionale, sarà sicuramente di spunto il blog Teatrifilosofici descritto con le parole dello stesso autore “teatri da meditazione o semplici giocattoli questi teatrini di carta sono spazi mentali nei quali si compiono drammaturgie segrete”.

Stefano Zanoli: L’essenza della questione (maggio 2013), da Teatrifilosofici

Ma torniamo a Lo strano caso del Dott. Speer e Mr. Hitler.
Qui non c’è sperimentazione, i fatti hanno già trovato compiutezza e si mostrano intellegibili a chiunque, che si interessi di teatro o meno.
Fatti non costituiti da una successione di eventi nel senso usuale a cui si dà la narrazione di una storia, qui non è tempo di raccontare storie ma di capire che cosa è (già) successo. E sta succedendo.
Quindi niente paura, non ci saranno intellettualismi d’avanguardiasortite incomprensibili, saremo nel teatro più classico del termine. A tal punto teatro che, fin dalle prime battute il pubblico sarà dentro il palcoscenico e dimenticherà di essere spettatore.
Vivrà col respiro degli attori.

Ho avuto modo di leggere la pièce teatrale in anteprima grazie alla squisita gentilezza dell’autore, sebbene lo spettacolo non abbia ancora debuttato.

L’azione si svolge in un bunker – quel bunker sotto il Reichstag di Berlino in cui si ritiene che il Führer si sia suicidato – e si snoda attraverso un serrato dialogo tra Hitler e il suo architetto poco prima della fine. Incontro che avvenne realmente.

Chi era questo architetto? Albert Speer fu l’architetto personale di Hitler e uno dei massimi interpreti dell’architettura nazista, fu anche ministro degli armamenti del Reich.
Probabilmente uno dei pochi, o forse l’unico amico di Hitler.
Fu l’unico gerarca nazista che al processo di Norimberga ripudiò il nazismo, si prese solo vent’anni di carcere dicendosi colpevole e pronto a espiare le sue colpe, ma dichiarando di non saper nulla dei fatti che successero nei lager.
Dichiarazioni di innocenza che vennero contraddette dopo la sua morte, avvenuta nel 1981, da documenti nei quali è palese che lui sapesse esattamente, invece, che cosa stava succedendo nei campi di stermino.

Stefano Zanoli ha preso spunto dal lavoro di Gitta Sereny, giornalista e storica britannica di padre ungherese e protestante e di madre ebreo-tedesca, che assistette al processo di Norimberga e scrisse importanti testi sul nazismo. In particolare dalla biografia di Albert Speer, In lotta con la verità, pubblicata nel 1995, frutto di un lavoro annoso e di uno stretto contatto ripetuto che la giornalista intrattenne con l’ex gerarca negli anni che seguirono alla sua scarcerazione.

Che cosa si dissero l’architetto e il Führer in quegli ultimi momenti, dentro il bunker?

L’autore vuole rispondere a questa domanda e, in una chiave farsesca e tragicomica, l’evento storico diventa l’occasione per un’indagine che va ben oltre i singoli personaggi, teatrali e storici, ma investe l’umanità intera e le responsabilità del singolo. Dunque si parla di realtà di ogni tempo.
E di oscura ambivalenza umana, come il titolo parodistico, ripreso dal classico Lo strano caso del dottor Jekill e del signor Hyde scritto dallo scrittore scozzese Robert Louis Stevenson, fa indovinare.

 

HITLER

La banalità, caro Albert, la banalità è un carisma prezioso…
Poi ognuno la riempie dei significati che preferisce…

Per chi è di Torino o dintorni, o si trovi a passare per la città, Lo strano caso del Dott. Speer e Mr. Hitler, farsa grottesca in un atto debutterà a Torino il 18 novembre, di sabato, al Teatro Dora (corso Umbria, 83), alle ore 21. Posto unico. Non prenotabile. Acquisto direttamente alla cassa. 10 euro.

Non si sa se ci saranno repliche. Ci sono buone probabilità che gli attori, nei giorni successivi al debutto, saranno ricoverati per lesioni da corpi contundenti nell’ospedale più prossimo al Teatro Dora.
D’altronde non saranno inscenati moralismi, gli attori si faranno impopolarmente specchio. E si sa, per alcuni vedersi entro uno specchio non è uno spettacolo desiderabile. Le reazioni dunque potrebbero essere inconsulte.

Da parte mia, mi auguro al più presto una pubblicazione della sceneggiatura su carta. Le parole sono dense e degne di riflessione, lucide, affilate e dritte come frecce che arrivano al bersaglio.

 

 

Sors immanis
et inanis,
rota tu volubilis,
status malus,
vana salus
semper dissolubilis,
obumbrata
et velata
mihi quoque niteris;
nunc per ludum
dorsum nudum
fero tui sceleris.

 

 

 

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