LA TRASCENDENZA NELLE LITANIE DI JEHAN ALAIN

LA TRASCENDENZA NELLE LITANIE DI JEHAN ALAIN

Parlando di compositori del Novecento, i nomi che vengono subito in mente sono i soliti quattro o cinque, tralasciando gli Einaudi ed emuli che a mio parere sono solo degli Steven Schlaks sdoganati: Stravinskij, che nel 1913 con la sua Sagra della primavera inventò la musica contemporanea; i quasi inascoltabili Schönberg e Berg, il cui successo puramente intellettuale fu sostenuto soprattutto da Adorno, entusiasta delle rivoluzioni devastanti; il geniale Stockhausen e, forse, l’elegante Hindemith, ferocemente stroncato dal solito Adorno in quanto compositore ancora legato all’idea reazionaria che la musica debba anche suscitare un qualche piacere nell’ascoltatore.

Ma uno dei più geniali e meno conosciuti compositori del secolo scorso è stato il francese Jehan Alain, nato nel 1911 in un sobborgo di Parigi. Figlio e fratello di musicisti, allievo dei maggiori compositori dell’epoca, premiato già da giovanissimo per le sue opere, nel 1940 andò in guerra, ed essendo dilettante di meccanica fu assegnato al reparto delle staffette motociclistiche. Incontrando una pattuglia di tedeschi decise di dar loro battaglia da solo. Ne uccise sedici con il fucile e fu infine colpito anche lui, morendo a ventinove anni. Fu sepolto dal nemico con l’onore delle armi e, secondo una leggenda tramandata dagli abitanti del luogo, per molti giorni il vento sparse per le campagne i fogli degli spartiti che portava sempre con sé nello zaino.

Jehan Alain (1911-1940)

Le composizioni più famose di Alain, perlomeno tra chi lo conosce, sono probabilmente le Deux danses à Agni Yavishta (la mistica orientale era di casa in Francia), le Variations sur un thème de Clément Janequin (compositore cinquecentesco) e le Litanies – tutte per organo. Considero le Litanies – pezzo di bravura pur senza il virtuosismo estremo tipico degli organisti francesi tra Otto e Novecento – una tra le più importanti se non la più importante opera musicale del Novecento.

Lo spartito è preceduto da una sorta di presentazione:
Quand l’âme chrétienne ne trouve plus de mots nouveaux dans la détresse pour implorer la miséricorde de Dieu, elle répète sans cesse la même invocation avec une foi véhémente. La raison atteint sa limite. Seule la foi poursuit son ascension.
“Quando l’anima cristiana non trova più nel turbamento nuove parole per implorare la misericordia di Dio, ripete senza sosta la stessa invocazione con fede veemente. La ragione tocca il suo limite. Solo la fede prosegue la sua ascesa”.


Nel corso degli anni ho suonato centinaia di volte questo pezzo, amandolo e però ogni volta con la sottile sensazione di non capirlo davvero. Solo poco tempo fa mi sono reso conto che la mia percezione musicale era sempre stata disturbata dalla frase iniziale, che sovrappensiero avevo con ogni probabilità follemente interpretato alla pari di una fascetta pubblicitaria di quelle che accompagnano i dischi propedeutici alla meditazione venduti nei centri commerciali.

Le Litanies di Jehan Alain non sono un invito alla trascendenza e neppure vogliono evocarla nell’ascoltatore o nell’esecutore. Non ne sono neppure una descrizione: sono la rappresentazione oggettiva della trascendenza, infinitamente più dettagliata del gong vedico che vorrebbe rappresentare la creazione dell’universo. Non credo che nella storia dell’arte esista qualcosa che abbia saputo mostrare meglio il trascendente – irrappresentabile per definizione.

Ecco le Litanies suonate da Marie-Claire Alain, sorella di Jehan, scomparsa nel 2013, settantatré anni dopo suo fratello.

Marie-Claire Alain ha registrato tre volte l’opera omnia organistica del fratello Jehan

 

La ricerca musicologica posteriore ad Alain ha mostrato come il tema non sia in realtà di Janequin

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