IL LINGUAGGIO DI FRANCA LEOSINI

IL LINGUAGGIO DI FRANCA LEOSINI

Franca Leosini è autrice e conduttrice della serie televisiva “Storie maledette”, messa in onda da Rai Tre dal 1994 con cadenza settimanale per sei o sette puntate all’anno. Lo scopo del programma è raccontare la storia di persone comuni diventate protagoniste di cronaca nera. Tutti condannati a lunghe pene detentive intervistati nel carcere dove si trovano. La giornalista ricostruisce le vicende, analizza i moventi del delitto e riferisce dello svolgimento del processo. In questo sito dell’archivio della Rai si possono trovare le stagioni di “Storie maledette” dal 2011 .

Franca Leosini con il marito Massimo

Nata a Napoli nel 1934 Franca Leosini è figlia di un banchiere si laurea in lettere moderne. Nel 1974 si iscrive all’albo dei giornalisti pubblicisti della Campania. Racconta che prese e mantenne il cognome del marito per evitare che la sua carriera potesse essere attribuita alle relazioni del padre. Comincia a lavorare nelle pagine culturali del settimanale L’Espresso. È famosa la sua intervista del 1974 a Leonardo Sciascia, intitolata “Le zie di Sicilia”. Nell’articolo lo scrittore accusava le donne siciliane di aver contribuito allo sviluppo e al mantenimento della mentalità mafiosa.

La Leosini diventò in seguito direttrice del mensile femminile Cosmopolitan. Quindi diresse la pagina culturale del quotidiano romano Il Tempo.

Franca Leosini e Corrado Augias a Telefono Giallo

Dal 1988 collabora con la Rai come autrice di “Telefono Giallo”, condotto da Corrado Augias. Il programma affrontava casi di cronaca nera e misteri irrisolti dell’Italia dal secondo dopoguerra. Esperienza che la porta infine a “Storie maledette”.

La Leosini considera il suo un lavoro da metalmeccanico. I casi di cronaca nera da lei affrontati rivelano i lati oscuri dell’animo umano. Scruta gli umori della gente e il loro vissuto più tenebroso suscitando l’interesse del pubblico.

Le vittime della strage di Erba

Lo studio dei reati violenti rivela anche una tipicità regionale. C’è un tipo di delitto che avviene solo in determinate regioni. La Leosini porta come esempio la strage di Erba, dove sono stati uccisi un bambino, la madre e altre due persone da una coppia di vicini di casa. La causa scatenante dell’omicidio sarebbe stata l’esasperazione provocata dal loro chiasso. Secondo la giornalista a Napoli non potrebbe mai succedere un omicidio di un bambino per motivi del genere.

Dal 2004 al 2008 la Leosini oltre a “Storie maledette” ha condotto “Ombre sul giallo”. Era un programma che, con servizi, interviste e ospiti in studio, aveva come tema il dubbio riguardo la colpevolezza degli indiziati esaminando il modo in cui erano state condotte le indagini dai magistrati.

Il delitto di Avetrana: Franca Leosini intervista Sabrina Misseri e Cosima Serrano

“Storie maledette” nell’ultima serie del 2018 si è articolato in sole tre puntate. Le prime due sono state dedicate all’omicidio di Sarah Scazzi avvenuto ad Avetrana e la terza alla sparizione di madre e figlia moldave di Gradoli.

Storie maledette: Franca Leosini intervista Sabrina Misseri nella cappella del carcere di Taranto.

Le due puntate sul delitto di Avetrana hanno raggiunto quasi due milioni di spettatori ciascuna, il record di ascolti della trasmissione.
La Leosini è anche molto seguita sui social. I suoi fan, che si definiscono leosiners, sono entusiasti del suo modo di porsi. La stessa Leosini sostiene di padroneggiare il proprio linguaggio in modo perfetto.

Sabrina Misseri, a sinistra, condannata per l’assassinio della cuginetta Sarah Scazzi (a destra)

Di solito la vediamo seduta alla scrivania mentre legge un grande quaderno. Presta molta attenzione al suono e alla musicalità delle frasi. Il suo non è un linguaggio giornalistico, semplice e piano. Abbondano gli aggettivi e gli accostamenti arditi. Lo scopo è di narrare un evento, una situazione, un protagonista. Sabrina Misseri, la ragazza di Avetrana accusata di aver ucciso la cugina quindicenne, viene definita una “babbalona” cioè una credulona un po’ stupida. Ivano, il ragazzo di fronte al quale è “sentimentalmente genuflessa”, “frena i suoi ardori lombari” con un comportamento al limite dell’offesa. Sabrina è “sfarinata davanti al suo ragazzo”. I leosiners ritweettano le frasi più incisive della Leosini con grande soddisfazione.

I più giovani sembrano rimpiangere l’aggettivo azzeccato, la frase che scolpisce, il verbo che definisce una condizione umana. La Leosini è molto attiva nelle pagine del web dedicate a “Storie maledette”. Dice di sé: “Io non uso nessuno ma non mi faccio usare”. Nell’intervista a Sabrina Misseri si avverte tutta la pena per una ragazza in preda alle sue inclinazioni, mal consigliata e guidata.

A Sabrina Misseri: “Anche per spremere un foruncolo ci vuole un master”.

Si sono dissociate poche voci dissenzienti. Il mensile “Rolling Stone”, diretto da Selvaggia Lucarelli,  il 17 marzo 2018 ha pubblicato un articolo a firma Gianluca Neri che accusa la Leosini di usare un linguaggio incomprensibile per i suoi intervistati. La giornalista si servirebbe di forme particolarmente complesse per ridicolizzare i protagonisti della puntata.

La ragione sarebbe che lei si sente superiore. Gli aggettivi usati per definire i detenuti sarebbero palesemente una presa in giro. A Sabrina Misseri, per esempio, dice che “Anche per spremere un foruncolo ci vuole un master”. La ragazza aveva appena dichiarato di aver fatto un master per poter esercitare il mestiere di estetista. Il linguaggio usato dalla Leosini sarebbe uno strumento per umiliare le classi inferiori. Ma non sempre i protagonisti di “Storie maledette” sono gente umile e poco colta.

L’ingegner Soter Mulè della puntata: Bondage, quelle corde che serrano l’anima.

La giornalista sostiene, invece, di aver sempre messo al primo posto il rispetto per il reo, vero o presunto che fosse. Nella puntata del 21 gennaio 2012 la Leosini intervistò l’ingegnere Soter Mulé, il quale, durante una pratica di “bondage” (legamenti a scopo erotico) con due sue amiche provocò la morte di una di loro per soffocamento. L’intervistatrice vuole capire che cosa sia il bondage, se lo fa spiegare dall’ingegnere mostrando rammarico per il rimorso dell’uomo. Ma gli fa ammettere di avere violato la regola del bondage che proibisce di legare il collo dei partecipanti.

Angelo Izzo, 23 ottobre 1998, Stupro e morte al Circeo

Angelo Izzo

Il 23 ottobre 1998 la Leosini intervistò, per “Storie maledette”, Angelo Izzo nella puntata intitolata “Stupro e morte al Circeo”. È considerata il suo capolavoro. Angelo Izzo faceva parte di un gruppo formato da tre ragazzi ricchi di famiglia vicini ai gruppi di estrema destra. Angelo Izzo confessa nell’intervista che, prima della strage del Circeo del 1975, lui e i suoi amici avevano già commesso degli omicidi. Inoltre confessa che le due ragazze di origini modeste, Daniela Colasanti e Rosaria Lopez, furono attirate al Circeo nella villa dei genitori di Andrea Ghira fin dall’inizio con lo scopo di stuprarle e ucciderle. Credendole entrambe morte i loro aguzzini le chiusero nel bagagliaio della 127 del padre di Gianni Guido. Ritornati a Roma per andare a cena e per sbarazzarsi dei corpi, i tre assassini lasciarono l’auto parcheggiata in viale Pola. Non appena si allontanarono, Donatella Colasanti, che si era finta morta, incominciò a chiedere aiuto finché fu tratta in salvo da un metronotte. Angelo Izzo, durante tutta l’intervista, parla in modo garbato ed educato, tanto da sembrare un ragazzo per bene traviato dalle cattive compagnie. Si dichiara consapevole del male che ha fatto e sembra sinceramente pentito. La Leosini non indulge in frasi a effetto ma lo incalza nella ricostruzione. Si mostra lucida e disincantata con una puntuale conoscenza dei fatti. Izzo sostenne che la sua visione del mondo  era completamente mutata e che si era accorto in prigione di non essere fascista.

Nel 2004, Angelo Izzo ottenne la semilibertà a partire dal 27 dicembre, e ne approfittò per fare due nuove vittime: Maria Carmela Linciano (49 anni) e Valentina Maiorano (14 anni), rispettivamente moglie e figlia di Giovanni Maiorano, un pentito della Sacra Corona Unita che Izzo aveva conosciuto in carcere. Il 28 aprile 2005 le due donne vennero legate e soffocate. Nel 2007, Angelo Izzo è stato condannato all’ergastolo per duplice omicidio premeditato, sentenza confermata in appello. Angelo Izzo scrisse alla Leosini per dirle di non averla mai voluta ingannare. A suo dire, all’epoca della prima intervista era sinceramente pentito e pensava di essere cambiato. Ma il contatto con le due donne e la pressione a cui si sentiva sottoposto gli rivelarono che non riusciva a controllare la rabbia. L’omicidio gli apparve come l’unica soluzione. Il caso lascia sgomenti perché il male vi appare in tutta la sua forza distruttiva.

Pino Pelosi, l’assassino di Pier Paolo Pasolini, intervistato da Franca Leosini

Pino Pelosi e l’uccisione di Pier Paolo Pasolini

La Leosini intervistò Pino Pelosi il 23 ottobre 1994, nella chiacchierata intitolata: “Ho ucciso Pasolini”. L’intellettuale, scrittore e regista Pasolini fu ucciso all’idroscalo di Ostia nel 1975 dopo essersi accompagnato con Pino Pelosi, un ragazzo di vita dedito alla microcriminalità e alla prostituzione maschile. Pelosi massacrò Pasolini e con la sua stessa auto gli passò ripetutamente sopra. Pelosi sostenne di avere litigato con il regista perché Pasolini pretendeva un rapporto che il ragazzo non voleva concedere.

Secondo la testimonianza di Pelosi del 1994 davanti alla Leosini, invece, questa motivazione sarebbe stata una bugia per coprire i veri colpevoli. L’incontro sarebbe stato fissato dai suoi veri assassini per restituirgli le bobine del film “Salò o le 120 giornate di Sodoma” che gli erano state rubate.

Prino Pelosi e Franca Leosini in “Ombre sul giallo” nel 2005

Pelosi sostenne che ormai non aveva più paura perché i suoi genitori erano morti e probabilmente erano morti anche i “veri assassini”. Disse di avere mentito per difendere se stesso e i suoi cari, in quanto minacciato dai veri colpevoli.

24 luglio 2017, puntata di Storie maledette dedicata al delitto Pasolini dopo la morte di Pelosi

Nel 2011 Pelosi scrisse un libro Io so… come hanno ucciso Pasolini”, in collaborazione con l’avvocato Alessandro Olivieri e il regista Federico Bruno.

La Leosini lo intervisterà di nuovo il 18 ottobre 2014 per una puntata di “Storie maledette” con il titolo: “Pasolini, quel corpo senza pace”. Gli controbatte punto per punto quanto ha scritto nel libro. Pelosi non sa spiegare come mai la consegna delle bobine si trasformò in un omicidio.

Pino Pelosi durante i rilievi del delitto Pasolini

Dopo la morte di Pelosi, il 24 luglio 2017, nella puntata di “Storie maledette”con il titolo “Ho ucciso Pasolini”, la Leosini ripercorre le interviste che le aveva concesso Pelosi insieme alle testimonianze di chi aveva conosciuto Pasolini. Fa sentire anche la toccante orazione funebre di Alberto Moravia pronunciata durante i funerali del poeta.

Lorraine Lorena ha collaborato alla raccolta del materiale e alla sua elaborazione.

 

 

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