L’INFERMIERA URSULA ANDRESS

L’INFERMIERA URSULA ANDRESS

Ursula Andress, nata a Ostermundigen (Svizzera) il 19 marzo 1936, è conosciuta in tutto il mondo per avere interpretato la prima bond girl dei film di 007.

Arriva in Italia quando è ancora una ragazzina. A Cinecittà interpreta piccole parti in Un americano a Roma (1954) con Alberto Sordi e in altri film. La chiama Hollywood, dove la Paramount la mette sotto contratto, però prima di recitare deve imparare bene l’inglese: ci mette qualche anno. Dopo una sbandata per James Dean, dal 1957 al 1966 è moglie dell’attore e regista John Derek, che abbandona la famiglia per lei.

Negli anni settanta, trovando difficoltà nel cinema americano, interpreta diverse pellicole italiane, nelle quali spesso si mostra nuda. In questo settore il suo film cult è probabilmente L’infermiera (1975) di Nello Rossati.


L’infermiera
(1975) è il capostipite di tutti i film erotico-infermieristici, interpretato da Ursula Andress, Duilio Del Prete, Mario Pisu, Daniele Vargas, Carla Romanelli, Attilio Duse, Stefano Sabelli, Marina Confalone, Lino Toffolo, Luciana Paluzzi e Jack Palance. Nello Rossati scrive il soggetto e lo sceneggia con la collaborazione di Paolo Vitali, Claudia Florio e Roberto Gianviti. Ennio Guarnieri realizza una suggestiva fotografia della campagna veneta, completata dalle ottime scenografie di Tony Rossati. Gianfranco Plenizio è l’autore di un’efficace colonna sonora, mentre il montaggio (non sempre serrato) è di Amedeo Gallitti. Produce addirittura Carlo Ponti che non lesina sul budget.


Ursula Andress è la stupenda caposcuola delle infermiere, dopo di lei arriva il diluvio di Nadia Cassini nelle “corsie dei militari”, di “infermiere di mio padre”, di “infermiere nere” e chi più ne ha più ne metta.
La Andress ha un fisico perfetto, statuario, i tratti del volto non sono teneri e angelici come quelli di Gloria Guida, ma in camice bianco risulta credibile.
Il film è un classico della commedia all’italiana, grazie anche ad attori come Mario Pisu e Duilio Del Prete. La trama si racconta in poche battute. Un’intera famiglia assolda la bella Ursula Andress per fare da infermiera allo zio malato di cuore. Il suo compito è quello di eccitarlo, andare a letto con lui e farlo morire, così da far ereditare l’azienda vinicola ai parenti superstiti. Duilio Del Prete ha già trovato un compratore americano (interpretato da Jack Palance) e attende l’ora fatidica per incassare. L’infermiera accetta il ruolo di complice, ma poi se ne pente e smaschera il complotto con l’aiuto del nipotino. Il finale vede la Andress sposare il vecchio zio che, dopo la prima notte di nozze, muore tra le sue braccia. L’azienda vinicola viene ereditata dalla bella infermiera e la scena conclusiva si svolge al cimitero davanti alla tomba del marito. Un dialogo surreale tra Mario Pisu e la prima moglie dalle rispettive lapidi chiude un film divertente.


Marco Giusti su Stracult parla di una “bella ambientazione veneta e di una fotografia curata”, ma secondo lui “il film non funziona del tutto e risulta molto più stravaccato delle commedie di Laurenti”. Giusti ritiene che “Rossati non riesce a manovrare la materia, tutto risulta eccessivo, un po’ sgradevole e forse troppo realistico”. Rincara la dose: “Ursula Andress è un’infermiera un po’ troppo mignotta, Pisu sembra malato davvero, Del Prete fuori parte”. Salva soltanto Daniele Vargas, Luciana Paluzzi e Marina Confalone, ma non digerisce Jack Palance come compratore americano.
Paolo Mereghetti, da parte sua, stronca L’infermiera come “variopinto quadro delle meschinità dell’Italia piccolo-borghese sprecato da una regia nulla”.
Non concordo. L’infermiera è una pellicola che realizza una critica sociale della famiglia italiana piccolo borghese, non si limita a mostrare le forme provocanti di Ursula Andress.


In realtà L’infermiera è una commedia divertente, ambientata in modo esemplare nella campagna veneta e ben interpretata da un buon cast. Ursula Andress sprizza sensualità e la sua bellezza buca lo schermo sin dalla prima apparizione come infermiera svizzera, vecchia fiamma di Del Prete. Ricordiamo molte sequenze sexy a base di spogliarelli e diverse scene ad alta gradazione erotica sotto le lenzuola: un rapporto sessuale tra la Andress e Del Prete, un sexy bagno in piscina con il nipotino che la spia, palpate di sedere da parte del malato, furtive carezze sulle gambe, un sensuale strip in camera del nipotino e la prima notte di nozze che fa morire lo zio alla vista di tanta bellezza.

Daniele Vargas è bravo come sempre a interpretare un ex militare che si eccita soltanto sotto il fuoco dei bombardamenti e mentre vede film di guerra. “Il cannone non spara più”, afferma Pisu. “Si guardano sempre questi film pornografici”, ironizza Toffolo davanti a una pellicola bellica che scatena l’eccitazione di Vargas. La parte sexy del film è realizzata anche con l’esibizione delle grazie di Francesca Paluzzi (moglie di Del Prete) e di Carla Romanelli (cameriera), che si danno un gran da fare come comprimarie di lusso. Duilio Del Prete non è l’attore migliore che avrebbe potuto interpretare la parte del nipote maneggione, ma se la cava abbastanza bene. Jack Palance recita con la propria voce la parte dell’americano, ma si vede poco ed è sottoutilizzato. Lino Toffolo è molto bravo nella consueta caratterizzazione dell’ubriaco e interpreta alcuni siparietti comico erotici insieme alla Romanelli.


Non ci sono docce in questa commedia sexy, ma non mancano le consuete scene di visioni rubate e l’immedesimazione con lo spettatore si realizza attraverso interessanti soggettive. Vargas spia la cameriera, il nipotino osserva la Andress in piscina, la vede pure amoreggiare con Del Prete, toccate furtive sotto tavoli e poltrone completano il quadro. Una parte molto divertente vede Duilio Del Prete ironizzare sulla commedia sexy mentre insegna alla Andress come eccitare il malato. “Non hai mai visto un film sexy?”, domanda.


La scena cult del film resta lo spogliarello di Ursula Andress in camera del ragazzo, che ha ispirato analoghe situazioni di pellicole successive. Lo strip è molto sensuale, l’infermiera sfila calze bianche, scarpe, slip, resta nuda ed entra nel letto, mentre il ragazzo tenta di spegnere la luce ma lei accende ancora. Il nipotino cerca di calmarsi recitando le formazioni di calcio, ma alla fine cede di fronte alla bellezza travolgente della Andress. Un’altra sequenza molto ben fatta è quando sembra che la Andress pratichi una fellatio al vecchio zio e invece sta solo pulendo le scarpe.

Il trailer del film “L’infermiera”

Come detto, da questa pellicola nasce il sottogenere del malato da accudire e la sexy infermiera dalla bellezza prorompente che lo seduce. Ricordiamo L’infermiera di mio padre (1975) di Mario Bianchi, che ricalca pedissequamente il film di Rossati con la sola variante di Daniela Giordano al posto della Andress. La clinica dell’amore (1976) di Renato Cadueri con Ria De Simone è più porno che erotico. L’infermiera nella corsia dei militari (1979) di Mariano Laurenti si affida al mitico fondoschiena di Nadia Cassini. L’infermiera di campagna di Mario Bianchi, con Laura Gemser, è una pellicola da dimenticare. Un buon film originale è L’infermiera di notte (1978) di Mariano Laurenti, con Gloria Guida protagonista.

L’ultimo libro di Gordiano Lupi: “Storia della commedia sexy all’italiana, volume 1 – Da Sergio Martino a Nello Rossati”, Sensoinverso Edizioni 2017

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