TRA TIMELY E MARVEL: L’ERA ATLAS

TRA TIMELY E MARVEL: L’ERA ATLAS

Il passaggio tra le compagnie denominate TimelyAtlas e Marvel è piuttosto nebuloso, in quanto l’editore e proprietario è sempre stato Martin Goodman, che ha stampato e distribuito ogni sorta di pubblicazione (libri tascabili, riviste, pulp e naturalmente fumetti) utilizzando una sessantina di etichette diverse, probabilmente per motivi fiscali come anni fa faceva anche la Bonelli in Italia.

Nell’insieme dei fumetti pubblicati da Goodman, il nome Timely Comics compare in copertina solo per un breve periodo tra luglio 1942 e settembre 1942, e neppure su tutti gli albi usciti in quel lasso di tempo. Un logo Atlas è poi comparso su diversi albi nel periodo fine 1943 e inizio 1944. Più tardi, a guerra finita, sulla copertina si possono trovare anche le scritte A Marvel Magazine e Marvel Group (da dicembre 1946 a maggio 1947). Un logo circolare con Marvel Comic compare tra febbraio 1949 e giugno 1950.

L’editore Martin Goodman (1908-1992) ai tempi della Timely

Nel 1951, quando sono state chiuse tutte le testate supereroiche della Timely (l’ultima delle quali fu Captain America Comics n. 75 del febbraio 1950), Goodman inizia a riunire la maggior parte delle sue etichette sotto l’ombrello del distributore Atlas, sempre di sua proprietà. Il logo della Atlas inizia così a comparire su tutti gli albi a partire dal novembre 1951, anche se in realtà non tutte le collane sono in quel momento distribuite dalla Atlas.


Processo di “ristrutturazione” che termina solo alla fine del 1952. Atlas Comics rimane comunque solo un’etichetta in copertina, perché l’azienda rimane nominalmente frammentata in tanti piccoli editori con il medesimo proprietario.

Goodman inizia a moltiplicare vertiginosamente le uscite di albi a fumetti, coprendo una ampia varietà di generi come horror, western, comico, “funny animals”, drammatico, avventuroso, giallo, bellico, avventura nella giungla, spionaggio, avventura medievale, storia biblica e sportivo. C’è anche l’intenzione di catturare il pubblico femminile con fumetti romantici su teenager, modelle o donne in carriera.


Martin Goodman prova a resuscitare i supereroi all’inizio del 1954. Stan Lee viene messo a dirigere Young Men n. 24-28 (dicembre 1953 – giugno 1954, con personaggi vari), The Human Torch n. 36-38 (aprile-agosto 1954, con disegni di Syd Shores e Dick Ayers), Sub-Mariner n. 33-42 (aprile 1954 – ottobre 1955, di Bill Everett), Captain America n. 76-78 (maggio-settembre 1954, scritto da Stan Lee e disegnato da John Romita Sr.). Questo revival, seguito anche da altre case editrici che intendono sfruttare il successo dei telefilm di Superman, non riesce minimamente a rialzare le sorti dei supereroi e fallisce in pochi mesi.

L’Atlas produce quindi migliaia di albi a fumetti di qualità non eccelsa, tranne eccezioni dovute ad autori di belle speranze come Russ Heath, Gene Colan e Steve Ditko.
Tra i titoli più apprezzati dell’epoca ci sono i western, con collane come Ringo Kid, disegnate da Joe Maneely (che prima di morire in un incidente ferroviario è il disegnatore di punta della Atlas), Fred Kida e John SeverinThe Outlaw Kid di Doug Wildey’sKid Colt di Jack KellerRawhide Kid, Two-Gun Kid, Outlaw e l’antologico Gunsmoke Western, contenente Kid Colt e The Black Rider.

Un altro titolo di punta è per lunghissimo tempo Millie the Model, creata da Ruth Atkinson ai tempi della Timely, e passata poi all’emergente Dan DeCarlo, assieme a un altro titolo “comedy” creato sempre dalla Atkinson, Patsy Walker (nella successiva era Marvel tramutata nella supereroina Hellcat).


Dopo anni di grande espansione, nel 1957 le pubblicazioni dell’Atlas subiscono un drastico ridimensionamento per cause difficili da definire con precisione, perché dipendiamo soprattutto dai vaghi ricordi di Stan Lee, il quale è un creativo che non si è mai occupato di distribuzione. Probabilmente nel 1955 l’introduzione dell’organo censorio del Comics Code ha provocato un forte abbassamento delle vendite nelle testate Atlas, come è accaduto alle altre case editrici di fumetti (che infatti falliscono quasi tutte nel 1956).

In ogni caso, Martin Goodman chiude il proprio distributore alla fine del 1956 per passare al più grande distributore degli Usa, la American News Company. Il quale però venne costretto a cessare l’attività pochi mesi dopo per una causa persa contro la casa editrice Dell e l’antitrust americano. In quel momento l’Atlas pubblica 50-60 albi al mese e non è più in grado di riprenderne la distribuzione in proprio. Si devono tagliare drasticamente le collane fino a restare con sole 16 serie bimestrali distribuite dalla concorrente National Comics, la futura DC Comics (la quale lo fa nel timore che Goodman prima o poi saturi di nuovo il mercato).

Le centinaia di tavole già pagate e non ancora utilizzate vengono usate come pretesto per licenziare editor, sceneggiatori e disegnatori che lavorano negli uffici e passare al metodo, meno costoso per l’editore, della collaborazione esterna. L’unico a non perdere il posto è il direttore Stan Lee.

Nel 1958, Jack Kirby, cacciato dalla Dc, torna a lavorare per Goodman e Lee (lo aveva già fatto saltuariamente nel recente passato, anche poco prima, nel 1956), e vi rimane ininterrottamente per 12 anni, cambiando la storia dei comics. Il suo primo lavoro è su Strange Worlds n.1 (dicembre 1958), e da quel momento monopolizza la maggior parte delle testate Atlas, come Strange Tales, Amazing Adventures, Strange Worlds, Tales of Suspense, Tales to Astonish e World of Fantasy, di cui realizza sempre la copertina e la prima storia dell’albo, e anche su alcuni titoli western.


A questo punto inizia la storia della Marvel Comics. Il logo Atlas ha smesso di apparire sulle copertine dei fumetti di Goodman alla fine del 1957, mentre i primi fumetti a portare un logo che richiama la Marvel Comics (solo un piccolo quadratino con le lettere MC) sono datati giugno 1961, come per esempio Journey Into Mystery n. 69, ma risultano ancora pubblicati da Atlas Magazines Inc. Il primo albo ufficiale della Marvel viene convenzionalmente considerato Fantastic Four n. 1 del novembre 1961, che porta in copertina il piccolo logo anche se risulta ancora pubblicato da una delle tante etichette editoriali della Atlas, la Canam Publishers.


Molti collezionisti considerano l’inizio dell’era Marvel coincidente con l’uscita del primo albo realizzato da Kirby, il citato Strange Worlds n.1.
Il primo vero logo, il classico rettangolo nell’angolo alto a sinistra con il volto dei protagonisti e la scritta Marvel Comics Group, compare sulla copertina di Journey Into Mystery n. 91 datato aprile 1963 (da notare che le date di copertina erano sempre “postdatate” di 4 mesi, quindi questo albo è uscito a gennaio 1963), ma era ancora pubblicato da Atlas Magazines.

Il passaggio al marchio della Marvel non è comunque in relazione al rilancio dei superoeroi, che per i primi tempi sono solo uno dei tanti generi sfruttati.

Martin Goodman vende la Marvel Comics nel 1968, ma rimane al proprio posto come editore fino al 1972, quando viene licenziato dai nuovi proprietari perché, lasciata la distribuzione della Dc, inonda di nuovo il mercato facendo crollare le vendite.

Un comic book dell’effimera Atlas di Martin Goodman degli anni settanta

Martin Goodman decide allora di pubblicare nuovi comic book riprendendo il nome di Atlas Comics, anche se la sua nuova casa editrice si chiama Seabord Periodicals. Dal 1974 al 1975, la nuova Atlas pubblica 28 testate di supereroi, fantascienza, western, horror e altro. Tra gli autori ricordiamo Bill Dubay, Howard Chaykin, Larry Hama, Walt Simonson, Larry Lieber (fratello di Stan Lee), Archie Goodwin, Alex Toth, Steve Ditko, John Severin, Russ Heath, Wally Wood, e Mike Sekowsky.

Goodman è costretto a chiudere tutte le testate dopo pochi mesi perché soffocato dal mercato, che straripa più che mai di comic book della Marvel e della Dc.

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