LE MANI DISEGNATE NEI FUMETTI

LE MANI DISEGNATE NEI FUMETTI

Come ci ricorda il grande Burne Hogarth nella introduzione al suo trattato “Drawing dynamic hands”, un bravo disegnatore lo si giudica da come disegna le mani.

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Le mani che si disegnano a vicenda di Escher

Questo perché le mani, al pari del volto, sono la parte del corpo che, in base alle varie posture e atteggiamenti, permettono di esprimere la più vasta gamma di emozioni.

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Pensiamo alle mani di Adamo nella “Cacciata dal paradiso” di Masaccio: il suo volto è coperto e non può esprimere emozioni, così tutta la disperazione, la vergogna, la commiserazione che prova in quel momento sono affidate alla posizione delle mani.

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E come potremmo capire l’estrema concentrazione del “Pensatore” di Auguste Rodin, se non osservando le sue mani? Se l’importanza delle mani è cosi grande nella pittura e nella scultura lo è forse ancora di più nel fumetto, che è l’arte che fa della massima espressività il suo punto forte.
Non a caso una delle prime cose che vengono dette a un giovane disegnatore di fumetti è che devono essere sempre inquadrate la testa e le mani dei personaggi. 

JACK KIRBY L’ESTROVERSO

“Le mie figure sono vive, dovevano esserlo perché essere autodidatti è angoscioso. Non conoscevo i fondamenti dell’anatomia. Ho dovuto coglierli da solo… mi sentivo molto frustrato. Guardavo i film, imparavo dalla flessibilità delle persone reali e alla fine ho imparato a creare i miei personaggi tridimensionali”.

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Cosi confessava Jack Kirby, che dall’alto del suo genio si inventò una anatomia funzionale al fumetto e bella quanto quella reale. Si inventò naturalmente anche le mani, forse si dovrebbe dire soprattutto le mani, che con le loro bizzarre forme e posture rendono i suoi fumetti i più vivi e dinamici mai visti. 

LA MANO A PUGNO

La mano a pugno è per ovvi motivi una delle più utilizzate da Kirby.

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Non bisogna pensare, però, che il suo utilizzo sia sempre e solo legato a uno scontro fisico. Altrettanto spesso viene usata per esprimere emozioni e sensazioni come odio, minaccia, vendetta.

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La mano a pugno, apparentemente tra le più semplici da disegnare, è spesso in Kirby fonte di inesattezze anatomiche. Il pollice viene quasi sempre disegnato in posizione arbitraria, con l’intenzione di conferire maggior potenza alla scena.

LA MANO APERTA

La mano aperta, con il braccio teso, viene spesso utilizzata da Kirby in senso epico e drammatico per sottolineare il momento cruciale di una storia.

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Quasi sempre la posizione della mano è esasperata dal punto di vista prospettico e la lunghezza delle dita risulta eccessiva rispetto alla dimensione del palmo.

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La posizione delle dita a ventaglio raggiunge in più di un occasione una angolazione eccessiva, che serve a dare ancora più enfasi al movimento.

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LA MANO INDICATRICE

Anche la mano con l’indice puntato è usata nella maggior parte dei casi a scopi espressivi, per aumentare la carica drammatica di una scena.

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Anche questa è quasi sempre disegnata in una prospettiva esasperata, finendo per diventare l’asse portante dell’intera vignetta.

LA MANO CHE VUOLE AFFERRARE

La mano che vuole afferrare rivela le intenzioni bellicose di un personaggio prima che la battaglia si scateni.

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Questo tipo di mano è solitamente tra le più belle ed anatomicamente corrette tra quelle disegnate da Kirby.


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Gli unici problemi anatomici possono a volte derivare dal fatto che, siccome in Kirby non si capisce mai bene in quante falangi sia suddiviso un dito, a volte ne possono derivare alcune sgradevoli ambiguità anatomiche.

LA MANO CHE STRINGE UN OGGETTO

In Kirby le mani che tengono un oggetto lo stringono sempre con forza, con energia, con desiderio, con bramosia.

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La postura della mano è costruita in modo da enfatizzare l’importanza dell’oggetto e metterlo al centro della scena.

Qualche volta questo porta a scelte anatomiche discutibili.

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STEVE DITKO L’INTROVERSO

Steve Ditko è, assieme a Jack Kirby, la pietra angolare sulla quale Stan Lee ha potuto costruire l’universo Marvel. I due disegnatori non potrebbero essere più diversi. Tutto proteso verso l’esterno, il mondo, l’universo, il cosmo Kirby; tutto ripiegato verso l’interno, l’interiorità, l’inconscio, l’introversione il cosmo Ditko.

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Un esempio è Hulk. Quando Kirby lo presentò, la trasformazione in mostro verde di Bruce Banner era causata da fattori esterni, il crepuscolo e l’alba e più tardi un marchingegno. L’Hulk di Ditko si trasforma, invece, per un problema interno: la rabbia. La scelta di Ditko si è rivelata vincente, rendendo il personaggio unico e inquietante.

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Il disegno di Ditko, dai tempi delle brevi storie autoconclusive pubblicate da “Journey into Mistery” (e ancora prima dagli albi della Charlton come “Strange Suspense Stories”), ha sempre cercato di dare forma ai nostri fantasmi interiori. Come ogni persona introversa ha cercato il modo per esprimere l’interiorità, spesso attraverso le mani.

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Il modo in cui Steve Ditko disegnava le mani era stupefacente: esteticamente conturbante e espressivamente dirompente, diventando un elemento compositivo vitale. I suoi personaggi sembrano interagire con il mondo e tra di loro soprattutto attraverso il tatto.

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Essendo Ditko un disegnatore non fotografico, le pose delle sue mani, anche se esteticamente perfette, non sono riproducibili nella realtà.

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Tempo fa alcuni intrepidi stagisti della casa editrice Fantagraphics si impegnò a studiare la differenza tra i disegni di Ditko e la realtà, per capire dove il disegnatore si era preso le sue libertà espressive. Vediamo qui sotto il risultato del loro lavoro.

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NEAL ADAMS L’ANATOMISTA

Neal Adams è il tipo di artista che potrebbe sfogliare uno di quei libri intitolati  “Come si disegna la figura umana” e disegnarci sopra per correggere le inesattezze anatomiche. Neal Adams può disegnare qualsiasi cosa da ogni angolazione immaginabile, e da altre angolazioni non immaginabili prima che le disegnasse lui.

Adams disegna le mani sempre tenendo bene a mente la loro reale struttura anatomica osteomuscolare. Sulla base di questa struttura costruisce le mani dei suoi personaggi posizionandole spesso in prospettive inconsuete.

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Una delle cose che rende le sue mani cosi affascinanti è che cerca sempre di dare alla posizione di ciascun dito una sua individualità. Generalmente le posizioni delle mani di Neal Adams sono tutte diverse una dall’altra.

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MAGNUS IL GRANDE

Magnus è stato il più grande disegnatore italiano e uno dei migliori al mondo, ma le auto, i cavalli e le mani…
Nel disegno, dagli esordi alle ultime cose, Magnus ha sempre ricercato la massima definizione possibile. Ogni linea ben riconoscibile, ogni più piccolo segno ben distinguibile dall’altro, nulla di impressionista, nulla di lasciato all’immaginazione. Negli anni il suo disegno è diventato sempre più elegante, particolareggiato, geometrico nelle forme e preciso nelle linee. Ma anche sempre meno spontaneo e naturale.

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Nei primi numeri di Kriminal le mani dei personaggi, molto realistiche e naturali, compiono movimenti diversificati. Negli ultimi le mani si sono fatte sempre più stilizzate e standardizzate, i movimenti sono pochi e sempre gli stessi.


In Alan Ford l’opera di stilizzazione ha raggiunto il culmine, le mani sono irrealistiche e standardizzate, le dita sono tutte uguali e le posizioni si ripetono.

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Questa scelta stilistica permane anche nella prima serie dello Sconosciuto, dove però comincia a intravedersi qua e là il recupero di una certa naturalezza.

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Con la seconda serie dello Sconosciuto e, soprattutto con le “110 pillole”, Magnus infine raggiunge il perfetto equilibrio tra realismo e stilizzazione, realizzando alcune tra le più belle mani nella storia del fumetto (purtroppo non possiamo mostrarle perché le tavole sono troppo hard – NdR).

PAZIENZA LA SCIENZA

Andrea Pazienza disegnava più o meno tutto meglio di chiunque altro. Le mani certo non sfuggivano a questa regola. Come solo i grandi maestri sanno fare, univa un’elevata resa estetica alla massima espressività all’interno del medesimo disegno.

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Ha disegnato delicate mani di donne alla maniera di Picasso che sapevano trasmettere tristezza e sconforto.

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Mani di uomo avvinghiate a morbidi fianchi di donna trasfigurate dalla brama sessuale.

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Mani di donna appoggiate con desiderio a pettorali maschili rigonfi. Mani di uomo abbandonate nel gesto di accarezzare le terga di una sconosciuta.


Si diceva che avesse un suo personale sistema scientifico per disegnare mani perfette elaborato ai tempi del liceo, ma questa informazione, come tante altre cose di Andrea, si è persa ormai nella leggenda.

CASTELLINI IL DISCEPOLO

Da discepolo consapevole di John Buscema e Neal Adams, Claudio Castellini ha portato avanti la lezione dei suoi maestri in uno stile che, se ben si riconosce da dove viene, non manca di sapienti innovazioni.

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Riguardo alle mani, il creatore grafico di Nathan Never non ha fatto altro che estremizzare l’attenzione alla loro struttura ossea e muscolare.

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Castellini disegna le mani come se non fossero ricoperte da cute e tegumenti. In particolare esalta le teste bernoccolute delle falangi delle dita e i tendini che scorrono sul dorso della mano.

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Tutto ciò si concretizza in disegni di grande correttezza anatomica e intensa suggestione.

1 commento

  1. bellissimo articolo.

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