LE COMMEDIE EROTICHE DI ALFONSO BRESCIA

LE COMMEDIE EROTICHE DI ALFONSO BRESCIA

Alfonso Brescia (Roma, 1930 – 2001), figlio del produttore Edoardo, noto con lo pseudonimo di Al Bradley, gira oltre cento pellicole e sperimenta ogni genere, fino a diventare uno dei più prolifici registi italiani.
Debutta con i peplum Il magnifico gladiatore (1964) e La rivolta dei pretoriani (1965); gira western (La colt è la mia legge, 1965); avventurosi (Missione sabbie roventi, 1966); bellici (Uccidete Rommel!, 1969); thriller (Il tuo dolce corpo da uccidere, 1970) ed erotici (Nel labirinto del sesso, 1969).

Le calde notti di Don Giovanni (1970) è una specie di decamerotico, interpretato da Robert Hoffman, una povera coproduzione italo-spagnola ambientata in Oriente dove il grande amatore si dà da fare alla corte del sultano Selim (Pepe Calvo). Tra le conquiste femminili ci sono Edwige Fenech (Aisha) e Barbara Bouchet (Esmeralda Vargas), che non recitano mai insieme. Nel cast si notano Ira Fürstenberg (Rosetta), Annabella Incontrera (suor Maddalena), Lucretia Love (regina di Cipro) ed Emma Baron (madre superiora).
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Il primo tentativo di commedia sexy di Alfonso Brescia è Poppea, una prostituta al servizio dell’impero (1972), anche se siamo in un’ambientazione erotico-romana. Femi Benussi aveva già interpretato il film erotico-storico Le calde notti di Poppea (1969) di Guido Malatesta, ma non era ancora la protagonista (Olinka Berova), non aveva l’età e neppure il fisico, si doveva limitare a interpretare Livia. Alfonso Brescia chiama Femi Benussi a ricoprire il delicato ruolo in Poppea una prostituta al servizio dell’impero.

Il peplum erotico di Brescia registra titoli come Elena sì, ma… di Troia (1973) e Amazzoni, donne d’amore e di guerra (1973), che si segnalano per volgarità e sciatteria.
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L’eredità dello zio buonanima (1975) con Franco Franchi orfano di Ciccio Ingrassia e (purtroppo) Enzo Monteduro non è vera commedia sexy, ma una farsa estrapolata da una commedia di Antonino Russo-Giusti che strappa qualche risata.

Nella commedia sexy è interessante il sodalizio che si crea tra Sonia Viviani e Alfonso Brescia, regista tuttofare del cinema di genere. Sonia Viviani ricorda Alfonso Brescia come un maestro, perché con lui interpreta i primi film di una certa importanza e comincia a capire come deve stare sul set. La troupe di Brescia è quasi sempre la stessa, si tratta di piccole produzioni nelle quali si crea un rapporto familiare tra attori e tecnici. Sonia impara dal direttore della fotografia come si prende la luce senza farsi impallare e apprende dal regista i primi rudimenti di una recitazione meno spontanea e più impostata.
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Il primo film della bella Viviani insieme a Brescia è L’adolescente (1976), con Tuccio Musumeci, Daniela Giordano, Dagmar Lassander e Aldo Giuffrè.
Sonia è la nipote Serenella e non doveva essere la protagonista di una pellicola pensata, invece, per Daniela Giordano, il cui titolo in lavorazione era L’infermiera.

Nei cartelloni resta in alto il nome della Giordano, ma di fatto la vera protagonista erotica è la Viviani che gira poche scene con la collega e se la vede soprattutto con Musumeci. La bella attrice romana entra in azione in un secondo tempo, ma conquista subito la scena e lo spettatore resta ammaliato dalla sua performance erotica.

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Frittata all’italiana (1976), noto anche come La spacconata, è una nuova commedia sexy di Alfonso Brescia (1976) che Marco Giusti, su Stracult, definisce una curiosissima porno- commedia ambientata a Napoli.
Interpreti femminili: Karin Schubert, Dagmar Lassander e Sonia Viviani.
Una madre e una figlia (Schubert e Viviani) mandano avanti un’azienda di falsi kimono giapponesi, mentre un padre e un figlio sono concorrenti nello stesso campo. La frittata di cui parla il titolo è un doppio rapporto che si crea tra i protagonisti e il relativo matrimonio che unisce le proprietà rivali. Tra la Schubert e la Viviani le cose non filano lisce perché secondo l’attrice romana “lei era una che creava tensione sul set”.
Nello stesso anno, la bella Viviani interpreta Amori, letti e tradimenti, ancora una volta sotto la guida di Alfonso Brescia. Incontra Marisa Mell, Malisa Longo, Don Backy e Ugo Bologna. Marco Giusti lo definisce un erotico-burino di scarso culto. Il film racconta le vicissitudini di uno speculatore edile che cerca di mettere le mani sulle terre di un pastore, ma finisce per perdere tutti i suoi averi giocando a scopa.

Lulù 77 (Lulù la sposa erotica) (1977) è un altro film di Alfonso Brescia, anche se lo firma Paolo Moffa, ed è una coproduzione franco-turca che manda in crisi Sonia Viviani, ingannata sul reale contenuto della pellicola.
Sonia si trova catapultata sul set di un film hard senza saperlo ed è costretta a girare una scena esplicita con Antonio Casagrande, che poi viene addizionata con inserti porno. L’attrice viene ricoverata in ospedale per una notte, si sente sfruttata da una troupe di cui si fidava e per poco non termina nemmeno le riprese del film.
Non è un bel periodo per Sonia Viviani. Nel tunnel di un esaurimento nervoso racconta a Norcini e Ippoliti di Cine 70: “Avevo nausea di me… cominci a fare cinema, una cosa dietro l’altra, e non ti fermi più a pensare, a riflettere, spogliarti diventa un fatto naturale, però nel mio caso si è creato un malessere inconscio che poi è esploso e mi è venuto un esaurimento nervoso che non ho problemi ad ammettere…”
la-bestia-nello-spazio-int1La carriera di Brescia prosegue frequentando altri generi che non hanno niente a che vedere con la commedia sexy, soprattutto la fantascienza (La bestia nello spazio, 1978), che condisce con elementi erotici, e la sceneggiata poliziesca napoletana con protagonista Mario Merola (Lo scugnizzo, 1978; Zappatore, 1980; e I figli so’ pezzi   ’e core, 1981). Il suo ultimo film è il giallo Omicidio a luci blu (1990).
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5 commenti

  1. FRITTATA ALL’ITALIANA e LA SPACCONATA sono due film ben diversi: il primo (Nulla Osta della Commissione di Censura con Divieto ai 18 anni del 12 Aprile 1976) è una commedia sexy, LA SPACCONATA invece è un film d’avventura e ha il Nulla Osta del 19 Maggio del 1975.

  2. L’informazione è stata presa da Stracult di Marco Giusti, secondo cui Frittata all’italiana sarebbe stato rieditato come La spacconata, ma in realtà – approfondendo – mi sono reso conto che non è così, ma che La spacconata è un film avventuroso. Grazie.

  3. Marco Giusti scrisse Il dizionario dei film Stracult quasi 15 anni fa, quando ancora non c’erano molte informazioni in rete specialmente su film rari e badandosi esclusivamente su interviste fatte agli addetti ai lavori e ai suoi ricordi. Quindi ci sta un margine di errore… non ci sta invece su chi scrive un articolo o un libro nel 2016 prendendo informazioni solo da una fonte.

  4. Scrivere senza commettere errori è una fantasia di chi non scrive mai.

  5. Infatti. L’errore ci sta sempre. E sono grato a chi mi dice quando faccio un errore. Certo, quando lo fa a fin di bene, non per altri scopi. Se uno è un amico, mi deve dire quando sbaglio. Quindi ringrazio ancora. Sottolineo, comunque che Stracult ha avuto due edizioni – le ho comprate entrambe! – e che l’errore è ripetuto in tutte e due le edizioni. Non solo, Stracult è il libro più zeppo di errori e castronerie che abbia mai letto in vita mia. Purtroppo in passato mi fidavo di Giusti e prendevo quel che scriveva per oro colato. Ecco, quello era il mio errore più grande. Adesso verifico sempre. E di solito i film li vedo tutti. In questo caso, il mio errore è stato non aver visto quel film ed essermi fidato.

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