IL GUERRIERO ATIPICO WALTER HILL IN 7 SEQUENZE

IL GUERRIERO ATIPICO WALTER HILL IN 7 SEQUENZE

Walter Hill è nato a Long Beach il 10 gennaio del 1942. Inizia l’attività cinematografica come sceneggiatore, scrivendo tra gli altri Getaway! (The Getaway), diretto nel 1972 da Sam Peckinpah.
Dall’esordio dietro la macchina da presa, avvenuto nel 1975, fino alla fine degli anni ottanta, ha diretto quasi solo capolavori. Successivamente la sua carriera è proseguita tra alti e bassi. Nel novero di questi ultimi va purtroppo inserita l’ultima fatica, Nemesi (The Assignement), del 2017. Di un certo interesse se lo si legge come riflessione teorica sulla mutazione del cinema d’azione e noir (generi che contraddistinguono la filmografia del regista), ma in sostanza poco appassionante.
Due o tre film sbagliati non sminuiscono la grandezza del maestro americano, che vogliamo omaggiare con sette sequenze tratte da alcune delle sue pellicole migliori.

L’eroe della strada (Hard Times, 1975)
L’esordio dietro la macchina da presa, a livello di scelte tematiche ed espressive, evidenzia subito Walter Hill come un giovane regista abbastanza atipico rispetto ai colleghi emergenti o già affermati. Avviene sotto l’egida del produttore Lawrence Gordon, formatosi professionalmente nell’American International Pictures di Roger Corman, che poi produrrà altri film di Hill. Ambientato a New Orleans, racconta il mondo delle lotte clandestine a pugni nudi attraverso la figura del lottatore Chaney e del suo impresario Speedy. L’eroe della strada s’inserisce in una tendenza cinematografica piuttosto in voga agli inizi degli anni settanta: la rievocazione della storia americana e particolarmente del periodo della Grande Depressione e del roosveltiano New Deal. Tuttavia il regista non sembra particolarmente interessato a realizzare una messinscena nostalgica e nemmeno all’affresco storico; o meglio, sa che niente può essere più rappresentativo, per raccontare un’epoca, delle vicende di alcuni uomini che di tale affresco, seppur marginalmente, fanno parte. Per la sua prima regia, Hill si trova a dirigere un trio di star come Charles Bronson, James Coburn e Jill Ireland.

Driver l’imprendibile (The Driver, 1978)
Il protagonista del film, chiamato Cowboy, viene assunto dalle bande di rapinatori per guidare l’auto dopo il colpo. A suo modo un ribelle, tanto che pur essendo un provetto guidatore non possiede un’automobile, e anzi sembra provare un certo piacere nel distruggerle, come nella sequenza ambientata nel parcheggio sotterraneo. Però non è certo un eroe, anche se possiede alcune caratteristiche che possono avvicinarlo ai duri della narrativa hard-boiled. È un solitario, non molto simpatico e, all’occorrenza, sa anche picchiare duro. Ma ogni alone romantico e maudit è puntualmente evitato dal regista, che mira a un’asciutta rarefazione. Atmosfera e scenari da fantascienza (si veda l’inquadratura con gli ascensori in campo lungo), toni freddi nella fotografia di Philip Lathrop (parallelo ai rapporti tra i personaggi), il reiterato uso di spazi anonimi che sembrano tutti uguali: strade, stanze d’albergo, parcheggi, fabbriche dismesse (strade/città come superficialità/difficoltà di rapporti) fanno di Driver uno dei film più rappresentativi di un cinema che potremmo definire post-industriale, che scopre e identifica un mondo in cui ogni valore è relativo. Se da una parte può essere visto come un lucido, pessimistico noir che mette in scena la sostanziale aridità della natura umana (e della società che ne è l’emanazione), dall’altra non si può non rilevare che con Driver (e poi con il successivo I guerrieri della notte) Hill prosegue ed estremizza (riprende e approfondisce) un metodo di scrittura (definito dallo stesso regista Haiku style, riferendosi a un componimento poetico giapponese formato da 3 versi) e di messa in scena che elimina ogni orpello, riducendo tutto all’essenziale. Gli attori sono quanto mai adeguati: Ryan O’Neal, Bruce Dern, Ronee Blakley e l’algida Isabelle Adjani nella prima trasferta americana.

48 ore (48 Hrs., 1982)
Come ha scritto Stefano Bortolussi su Cineforum, “Hill ci inganna di continuo, portando avanti un film teso e nervoso, privilegiando ora il versante del comico, ora l’universo dell’hard-boiled novel”. L’ispettore Cates ottiene un permesso di 48 ore per il rapinatore Reggie. Con il suo aiuto spera di riuscire a catturare i complici di Reggie, evasi e giunti a San Francisco per recuperare il malloppo. 48 ore è, tra i grandi film di Walter Hill, forse il più riuscito. All’apparenza è un semplice poliziesco. Ma di straordinaria coerenza espressiva, costruito su una sceneggiatura perfetta e con uno stile secco e rapido che però non impedisce al regista di caratterizzare con precisione i personaggi e di girare con ammirevole raffinatezza visiva (grazie all’apporto del direttore della fotografia Ric Waite). Il film rappresentò inoltre il trampolino di lancio per Eddie Murphy, proveniente dal Saturday Night Live (come John Belushi, Dan Aykroid, Chevy Chase, Steve Martin e molti altri). Il talento comico di Murphy permise di miscelare con ottimi risultati una buona dose di humour alla violenza delle scene d’azione. Nel ruolo di Cates, che insulta Reggie con epiteti razzisti per poi pentirsi, c’è Nick Nolte. E poi James Remar, David Patrick Kelly (reduci da I guerrieri della notte), Annette O’Toole, Frank McRae e Brion James.

Strade di fuoco (Streets of Fire, 1984)
“Another Time, Another Place”, recitava la frase di lancio del film, tra i più significativi di quello che nei primi anni ottanta veniva definito cinema postmoderno. Una fantasia rock con cui il regista disse di aver cercato di fare il film che avrebbe sognato di vedere da ragazzo. La vicenda non a caso è molto semplice. L’avventuriero Cody ritorna a casa dopo dieci anni e deve salvare la propria bella, la cantante Ellen Aim rapita dalla banda dei Bombers. Hill miscela generi (western, noir, musical, action) e atmosfere sognanti. Senza perdere di vista la sua consueta cifra stilistica, basata sulla sintesi e la sottrazione. Gli interpreti sono a dir poco eccezionali: la bellissima Diane Lane, Willem Dafoe, Bill Paxton, Amy Madigan, Rick Moranis, Deborah Van Valkenburgh e Micheal Paré nel ruolo di Cody.

Chi più spende … più guadagna (Brewster’s Millions, 1985)
Prodotto ancora una volta da Lawrence Gordon, racconta la storia, molto divertente, di un giocatore di baseball non più giovanissimo che deve spendere, in gran segreto, 30 milioni di dollari in un mese. Solo se alla fine resterà senza un centesimo potrà ereditare una somma favolosa. Naturalmente viene preso per matto. Unica vera commedia diretta da Hill, funziona proprio perché il regista non preme il pedale della farsa, genere a lui poco consono. Come al solito ottimo il cast: il protagonista Richard Pryor è affiancato da John Candy, Lonette McGee, Art Hingle e in un piccolo ruolo Hume Cronyn.

Danko (Red Heat, 1988)
Dopo il western moderno Ricercati: ufficialmente morti (Extreme Prejudice, 1987), Hill ripropone, variandola, l’idea che stava alla base di 48 ore. In questo caso, due poliziotti dai caratteri e le idee opposte (uno è americano, l’altro sovietico) devono collaborare per portare a termine una pericolosa indagine. Dopo tutta una serie di schermaglie e avventure diventano amici. Tra sprazzi umoristici, dialoghi eccellenti e azione pura, il regista realizza uno degli ultimi grandi polizieschi del decennio. Jim Belushi e Arnold Schwarzenegger si dividono la scena, con Gina Gershon, Peter Boyle, Larry Fishburne e Ed O’Ross nei ruoli di contorno.

I trasgressori (Trespass, 1992)
Forse a causa dello scarso successo di Ancora 48 ore (Another 48 Hrs.), Hill fatica a trovare i finanziatori per una nuova pellicola. A proporgli il copione di Looters, scritto tempo addietro dalla coppia Robert Zemeckis/Bob Gale, è un vecchio amico, il produttore Neil Canton. Il regista naturalmente è attratto dal plot, che ha come idea base quello di uno scontro tra bande, e pensa di poter tornare a realizzare un piccolo film concentrato, a basso budget e ad alta tensione. Il tipo di cinema che preferisce, insomma. Hill modifica in parte la sceneggiatura originale, spostando l’azione da New York a East St Louis nell’Illinois. Una volta terminato, Looters comincia ad avere dei problemi. Per via soprattutto delle rivolta di Los Angeles, avvenuta nell’aprile del 1992. Il titolo viene cambiato, diventando Trespass, e l’uscita nelle sale, inizialmente prevista per l’estate dello stesso anno, viene spostata dalla Universal a dicembre. La qual cosa permette al regista di perfezionare il ritmo del film e di cambiare il finale della storia, incentrata sui vigili del fuoco Vince e Don, che trovano una mappa indicante il luogo dove è stata nascosta una grossa quantità d’oro, refurtiva di una rapina avvenuta tempo addietro. I due decidono di appropriarsene, ma non hanno fatto i conti con i componenti di una gang che controlla la zona. I trasgressori è in maniera evidente un western travestito da action urbano, che oltretutto di urbano ha ben poco, dal momento che gran parte del film si svolge in una fabbrica abbandonata. Al di là del riferimento a un genere ben preciso (e forse persino ad un film ben preciso, Il tesoro della Sierra Madre, di John Huston), il rapporto tra i neri e i bianchi è in maniera neanche troppo velata una rielaborazione allegorica di ciò che gli indiani dovettero subire dai coloni bianchi con l’invasione dei propri territori. Bill Paxton e William Sadler da una parte, e gli attori rapper Ice-T e Ice Cube dall’altra, si danno battaglia senza esclusione di colpi.

FILMOGRAFIA COMPLETA
(Lungometraggi)

L’eroe della strada (1975)
Driver l’imprendibile (1978)
I guerrieri della notte (1979)
I cavalieri dalle lunghe ombre (1980)
I guerrieri della palude silenziosa (1981)
48 ore (1982)
Strade di fuoco (1984)
Chi più spende… più guadagna (1985)
Mississippi Adventure (1986)
Ricercati: ufficialmente morti (1987)
Danko (1988)
Johnny il bello (1989)
Ancora 48 ore (1990)
I trasgressori (1992)
Geronimo (1993)
Wild Bill (1995)
Ancora vivo (1996)
Supernova (2000)
Undisputed (2002)
Jimmy Bobo – Bullet to the Head (2012)
Nemesi (2017)

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