I GIOVANI GIAPPONESI TRA STREET FASHION E COSPLAY

I GIOVANI GIAPPONESI TRA STREET FASHION E COSPLAY

La domenica mattina i giovani giapponesi escono per le strade di Tokyo e si radunano in diversi quartieri a seconda del tipo di vestito che indossano.

Spesso la tendenza seguita è la rielaborazione di una moda occidentale del passato. I rockabilly si vestono come i protagonisti di Grease degli anni cinquanta.

Divise scolastiche maschili e femminili

I ragazzi, quando frequentano la scuola, usano divise che portano spesso anche fuori dall’orario e dal contesto scolastico. Anche gli adulti amano le divise, sia quelle da lavoro sia quelle delle associazioni e dei club di cui fanno parte.

Impiegati

I lavoratori giapponesi indossano abiti da business man e da business woman occidentali, cioè il vestito scuro con camicia e cravatta per l’uomo e il tailleur per la donna. Del resto, l’alta moda italiana ha in Giappone un grosso mercato.

Ragazze appartenenti alla sottocultura dekora

Molte giovani amano il kawaii cioè l’oggetto carino, con forme tondeggianti rosa o beige chiaro. I modelli sono i personaggi dei manga (fumetti) e degli anime (cartoni animati) per ragazzine, cioè quei personaggi femminili leziosi con gli occhioni spalancati e gli abiti infiocchettati, tipici degli anni Settanta e Ottanta. Le onnipresenti mascherine di Tokyo vengono usate non per proteggersi dallo smog, in quanto la città è relativamente poco inquinata, ma per evitare di contagiare gli altri con i propri germi.

Sweet Lolita, cioè dolce Lolita

Hello Kitty, l’aggraziata gattina bianca e rosa, ha rafforzato l’estetica del dolce, dell’infantile e del carino.

Punk lolita

Le punk lolita sono una paradossale contaminazione fra il trasgressivo punk e la dolce moda lolita. Gli abiti sono più scuri, con catene e borchie, tipiche dello stile punk. La sottocultura lolita non ha una connotazione sessuale, anche se c’è stato un periodo in cui sono stati prodotti manga che riprendevano il tema di Lolita di Nabokov, cioè di un adulto ossessionato dalle adolescenti. Un’indagine della polizia ha dimostrato che parecchie ragazzine si concedono agli adulti allo scopo di ottenere abiti e gadget elettronici, o i soldi per acquistarli. Le leggi hanno inasprito le pene per questo reato di prostituzione minorile. Attualmente la moda lolita è solo più un fenomeno di costume.

Angelic Pretty Card captor nel quartiere Harajuku

Harajuku è un quartiere di Tokio famoso perché gruppi di giovani, che vestono in modo non tradizionale, vi passeggiano per esibirsi e farsi fotografare dai turisti. I due abiti sotto sono confezionati con stoffe tipiche dell’epoca vittoriana. La lunghezza è quella degli abiti da bambine e anche i colori sono tipicamente infantili. Le sottogonne mantengono gli abiti svasati. Le gambe sono tenute un po’ storte come se davvero le ragazze fossero bambine. Coloro che vestono secondo i codici di queste varie sottoculture lanciano un segnale di appartenenza verso il gruppo che veste allo stesso modo e di rifiuto verso il mondo degli adulti.

Kawaii style

In Giappone l’infanzia si prolunga per molti anni, non è raro che i bambini dormano nel letto con i genitori fino a 10 anni. Il padre a volte è assente perché il legame del lavoratore con la sua azienda e i colleghi è molto stretto. È normale che un dipendente si fermi a cene di lavoro dopo l’orario e trascorra i fine settimana in riunioni. La madre dedica tutta se stessa alla cura e all’allevamento dei figli, per i quali distaccarsi dalla famiglia diventa veramente difficile. La scuola è molto selettiva. Non ci sono esami finali, ma severissimi test che scandiscono ogni passo in avanti nella carriera scolastica.

Hikikomori

Il fenomeno degli Hikikomori ha raggiunto il milione di casi a fronte dei 30.000 stimati in Italia. Dopo aver abbandonato la scuola, questi stanno rintanati in casa rifiutandosi di avere contatti sociali. Molti giovani, del resto, arrivano a 30 anni ancora vergini. Gli adulti sono ovviamente preoccupati da queste fenomeno, tentano di nasconderlo e di minimizzarlo. La prima causa di morte nei giovani è il suicidio e la natalità in Giappone è la più bassa dell’Asia.

Cosplayer

I genitori non ostacolano la scelta dei figli di aderire a una delle varie sottoculture, perché permettono loro di far parte di un gruppo, di non isolarsi, di uscire di casa. Dal 1984, in Giappone si è sviluppata la moda cosplay, originariamente nata negli Stati Uniti. Ci si veste e ci si trucca come un personaggio degli anime, dei manga, dei videogiochi o dei film.

Cameriera cosplayer di un Maid Caffé

Non pochi giapponesi si operano agli occhi per renderli più tondi, simili a quelli degli occidentali. La subcultura ganguro, tipica dei quartieri Shibuya e Ikebukuro di Tokyo, ha adottato un tipo di trucco che copre e rifiuta le caratteristiche fisiche e culturali dei giapponesi.

Ganguro

Abbronzatura intensa, abiti sgargianti, trucco pesante, capelli colorati: queste sono le caratteristiche dello stile ganguro.

Yamamba

La moda ganguro nella sua accezione più spinta si chiama yamamba.

Gyaruo

Ragazze di Shibuya

La moda Gyaruo prevede abbronzatura, capelli chiari, gambe scoperte e magliette aderenti.

I bosozuku

I bosozuku si vestono come i membri degli Yakuza motorizzati.

Mori

L’amore per la natura è sempre vivo e presente nei giapponesi.

La moda Mori, con i suoi colori pastello e terrosi, è l’espressione di questo amore unito alla nostalgia del passato e forse di uno stile di vita più naturale e meno frenetico.

Ragazze mori fatate

(L.L. ha collaborato alla raccolta del materiale e delle notizie, e alla scelta delle foto.)

 

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