FORUM, COMUNICAZIONE LIBERA E INTELLIGENTE

FORUM, COMUNICAZIONE LIBERA E INTELLIGENTE

Negli anni Novanta la comunicazione del singolo con la collettività avveniva tramite sistemi di chatting che oggi sembrerebbero rudimentali, come ICQ (che tutt’ora esiste); oppure c’erano i forum.
Quando sono approdata su Internet, ho dato una spallata di striscio a Windows 95 perché in Rete ci sono venuta con Windows 98. Ero circondata da umanisti, per questo ci arrivai tardi.
I forum nacquero con la Rete, per il bisogno di comunicare comodamente con altri che condividono idee sulle proprie passioni, lavoro, interessi intellettuali e sociali, e li discutono e li approfondiscono nel desiderio di dare e ricevere, cioè con l’obbiettivo di scambiare.
Poi un giorno arrivarono i social media.

Leggere il seguente articolo pubblicato su pagina99 (L’età dei nuovi imperi Google e Facebook), mi ha dato la stura per alcune considerazioni a cui riflettevo da tempo. In calce ne riassumo i punti salienti, nel caso la pagina venisse cancellata.*

Internet, all’inizio, si presentava come una grande possibilità di interazione improntata al libero pensiero. Mi accorgo che sta inesorabilmente mancando a questa promessa possibilità.
Infatti la massa critica dell’utenza attuale (cioè la maggioranza) di Internet , oggi è fluttuata esclusivamente verso il social, il quale è strutturato in maniera tale da offrire poche soluzioni di manipolazione, semplici e coattive, perché tutti le possano utilizzare con poca fatica e nessun impegno a imparare; al punto tale da essermi resa conto che molti fruitori  di social credono di navigare in Internet e di essere in grado di utilizzare un computer solo perché sanno utilizzare le opzioni che offre un social, per esempio facebook, tanto per nominare uno dei social più diffusi. Non è così. E questo l’ho riscontrato in fasce d’età di ogni genere, non limitatamente alle generazioni che sono nate quando ancora non c’era nemmeno la televisione in casa.
Addirittura conosco gente che sa utilizzare FB ma non sa scrivere su un foglio word, oppure excel. Ma saper scrivere su un foglio word piuttosto che excel sono funzioni basilari di scrittura (sto parlando del vecchio “saper leggere e scrivere, e far di conto”), senza le quali non si può dire di sapere utilizzare un computer, cioè il supporto attraverso il quale ci si collega e si comunica. Non basta collegarsi con il supporto, occorre anche saper utilizzare le funzioni disponibili di cui dispone, cioè i programmi. Diversamente, possiamo tranquillamente parlare di analfabetismo.
Mi sono anche accorta che gli stessi fruitori abituali di FB spesso non sanno utilizzare appieno le poche opzioni che offre, e di conseguenza nemmeno i tranelli che nasconde.

Ma non è questo l’obiettivo principale che mi sono proposta di investigare. In realtà, quello che mi preme è partire dai pochi concetti essenziali sviluppati nell’articolo di pagina99 per proporre alternative. Sono forse erroneamente convinta che il mondo possa evolversi non in virtù di certezze, ma di utopie. Perché la certezza di adesso è che, lasciando andare le cose come sono, Internet verrà sempre più circoscritta e coartata da forze economiche immense, a cui le forze politiche stanno dando la mano in un patto incrociato. La vera e l’ultima forza rimasta al singolo utente è quella di non “comperare”. Dove non si compera e non si dà assenso, o si compra di meno, là le forze economiche sono costrette a intervenire per cambiarsi; anche se non è detto in meglio o per l’interesse della comunità umana. Perché siamo di fronte a un drago dalle mille teste dove, fatta fuori una testa, ne nasce un’altra. Ma credo che nessuno abbia mai detto che l’evoluzione etica e sociale sia una battaglia facile da vincere. E però la somma di ogni singolo diventa la massa critica. E se una massa critica diventa alfabetizzata, ecco che il drago ha più difficoltà a introiettarla.

Tutte queste parole per introdurre che cosa? Il forum: che cos’è, come funziona, perché è aggregante e intelligente, e in grado di dare una comunicazione oggettiva, interdisciplinare e libera, oltre essere un punto d’incontro sociale.

Entrare in un forum all’inizio crea disorientamento, perché il social ci ha abituato a pensare in modo lineare. Pensare lineare è un po’ come raccontare la storia come la racconta il mondo di Orwell: tutto passa, la storia viene riscritta ogni giorno a seconda del momento e delle necessità di chi tira le fila, nessuno ha più voglia o la possibilità di andare  a vedere retroattivamente che cosa era stato detto all’inizio perché in un social non c’è la vera possibilità di una ricerca capillare degli argomenti; in un social la verità diventa quella di oggi e basta, non fa niente se non è vera.

Come funziona un social

Come funziona un social

Il forum invece introduce a una visione mappale. Ci sono ampi studi in merito che continuano a confermare la congenialità innata del pensiero radiante al cervello umano, ma basta l’esperienza diretta quotidiana per rendersi conto che una visione d’insieme, e non particolaristica, dà la possibilità di una sintesi globale di un intero o più processi mentali, e quindi di una comprensione migliore e della conseguente capacità di creare ulteriori connessioni intelligenti.

Come funziona un forum

Come funziona un forum

Da un nucleo, cioè il forum, si dipartono macrocategorie, cioè i grossi contenitori argomentativi, i quali contengono a loro volta altri contenitori più specifici, le sezioni. Le sezioni stesse possono contenere a loro volta altre sottosezioni ancora più specifiche con i relativi topic, cioè argomenti monotematici. Questo è anche il modo in cui il cervello collega i concetti e le informazioni e crea continue sinapsi, cioè connessioni, aumentando le funzioni intellettive.

Nella visione lineare la ricerca è ostruita e lenta: se vogliamo arrivare dal punto 1 al punto 10, dovremo per forza di cose pagare il balzello ai punti 2, 3 e 4 e via di seguito fino al 9, prima di poter arrivare al punto 10, anche se i punti 2, 3 e 4 e via di seguito fino al 9, non interessano al nostro obiettivo. Non possiamo saltare subito al punto 10 perché la visione lineare ci obbliga a sostare presso tutti i punti.
Nella visione mappale, per poter arrivare dal punto 1 al punto 10, non abbiamo bisogno di passare per tutti i punti esistenti, ma possiamo raccogliere esclusivamente le informazioni e i concetti che ci necessitano per l’obiettivo che ci siamo proposti, utilizzando lo schema delle categorie e delle sottocategorie ed eliminando tutto il superfluo, creando connessioni intelligenti e mirate. E anche molto più veloci, perché questa visione ha un’organizzazione efficiente e intuitiva.
In termini di benefici organizzativi e concettuali tutto questo è già un primo merito del forum , rispetto al social.

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Entrare in un forum è come entrare in una città e, come tale, offre perlustrazioni nei suoi vari quartieri, dove ogni quartiere (sezione) ospita tematiche diverse con sottocategorie.
Non tutti i forum hanno strumentazioni esattamente uguali ma, una volta imparato ad utilizzare le funzioni di un singolo forum, si è in grado di navigare in qualsiasi piattaforma forumistica perché la struttura portante è fondamentalmente la stessa.

A parte pochi grandi forum che affiancano grosse aziende, come possono essere alcune di videogiochi, un forum in genere non ha mai scopi commerciali ed è dedicato a determinati contenuti. Ci sono forum dove ci si trova per parlare di letteratura, altri di giardinaggio, altri ancora di collezionismo, di sport, di grafica, di informatica, di erboristeria, di storia; ci sono tanti forum quanti sono gli argomenti disponibili. Questo permette di entrare in mondi di competenze che sui social ce le possiamo solo sognare, non solo per la qualità dei contenuti espressi, ma anche per l’espansione grafica e la multimedialità offerti. Il tutto come? Con un colpo d’occhio globale, mappale, permettendo una raccolta degli argomenti capillare e organizzata, e con funzioni di ricerca raffinate e immediate.

Ogni forum, di solito, dispone anche di un’ampia zona franca dove gli utenti (community) possono trovarsi per relazionarsi socialmente o parlare di qualsiasi cosa, anche se non inerente all’argomento del forum. Esiste inoltre un servizio interno di messaggistica privata che permette di contattare qualsiasi utente in piena privacy; alcuni forum danno anche la possibilità di una chatting sul proprio profilo privato, che può essere resa pubblica o limitata ai solo “amici”.

La tempistica di produzione di contenuti è solo in apparenza rallentata, perché la caratteristica di un forum è la asincronicità. Chi scrive o apre un topic (un argomento) sa benissimo che, col tempo, il topic si arricchirà sempre più grazie al contributo di ogni utente. Vengono così a formarsi discussioni eclettiche e approfondite, ricche di informazioni e in costante aggiornamento, con pluralità di idee e senza perdere d’occhio l’insieme. Nulla va perso, anche perché i tempi di scrittura sono sempre aperti e una discussione che sembra languire per settimane, all’improvviso può riprendere vita e tornare ad arricchirsi con nuovi interventi.

Entrare in un forum per la prima volta può farci sentire un po’ “noob”, all’inizio (wiki docet: in ambito informatico, e in particolare nel gergo di Internet o nell’inglese dei teenagers, il termine informale inglese newbie indica una persona inesperta di un certo contesto che mostra l’intenzione a migliorarsi). Occorre sapere, però, che un forum in genere ha un’utenza disponibile all’aiuto reciproco, e ogni forum possiede una rete di moderazione strutturata per sezioni a cui si può fare riferimento per aiuto o domande o dubbi.
La stessa etica del forum nasce dalla volontà di trovarsi per condividere: dare  e prendere su qualunque argomento, senza censura che non sia quella che vada contro la legge. Si dà quello che si sa, si prende quello che non si sa.

Ancora e a proposito di censura appena sopracitata: se ho intavolato una discussione sull’arte greca o magnogreca, per esempio, è assai improbabile – come può invece succedere in un social – che uno stupido algoritmo impostato in un certo modo cali dall’alto e rilevi la descrizione grafica di una parte anatomica che dell’essere umano non va mostrata, e segua per l’utente quello che viene conosciuto come lo spauracchio del ban, cioè la temporanea o permanente cancellazione dell’utente dalla piattaforma (perché l’algoritmo non sa tenere conto delle circostanze e del contesto in cui è inserita una fotografia di nudo, nel nostro caso del bronzo di Riace, che nulla ha a che vedere con il pornografico). Il ban è improbabile anche su segnalazione manuale da parte di un altro utente, perché eventuali ban o sanzioni vengono decise da esseri umani i quali valutano prima di agire.
Rimane ancora da puntualizzare che l’utilizzo del forum è anche una bella palestra per allenarsi a imparare a fare ricerca su Internet, e per incrementare l’utilizzo del pc e dei programmi a disposizione.

Riassumendo: organizzazione e qualità dei contenuti, aiuto reciproco e assistenza fatta da esseri umani, incremento delle capacità informatiche, sono il secondo merito del forum, rispetto a un social.

 © Images.com/Corbis

© Images.com/Corbis

Un’altra cosa importante di cui tener conto è che, spesso, non tutto quello che è visibile in un forum può essere visto dall’esterno, cioè da fuori login. Per accedere a tutti i contenuti che un forum possiede, spesso è necessario entrarci, cioè iscriversi o comunque accedere. E anche per chi accede, spesso determinati contenuti sono solo su permesso.

Perché occultare dei contenuti all’esterno? È molto semplice: perché si possa preservare la proprietà intellettuale di chi scrive, al sicuro dagli spambot dei vari motori di ricerca che indicizzano tutto quello che trovano rendendolo di pubblico dominio. Faccio l’esempio di un autore il quale vuole pubblicare un proprio racconto inedito per ottenere un feedback, un riscontro, da parte di un gruppo di lettori – ricordo che alcuni editori vogliono solo inediti in visione, non solo sul cartaceo, ma anche sul web. Attraverso l’escamotage dell’oscuramento, cioè della copertura parziale o totale del contenuto, questa privacy viene tutelata.

E infine arrivo alla nota dolente.
Nella quasi totalità dei casi, un forum non appartiene a una multinazionale o comunque a una grossa azienda. Ha un regolamento basilare che viene condiviso da più o meno tutti i forum e che si rifà a norme di buon senso e buona convivenza reciproca, e normalmente è fuori da ogni logistica commerciale o comunque interessata a uno sviluppo economico in termini di rientri economici. Regolamenti più specifici ci sono a seconda dell’argomento a cui è improntata la piattaforma forumistica. Da qui consegue tutta una serie di variabili che non hanno bisogno di essere spiegate.

Quindi: tutela della proprietà intellettuale e zona neutrale a interessi economici sono il terzo merito del forum, rispetto a un social.

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Una nota estemporanea: poiché l’articolo a cui faccio riferimento all’inizio parla anche di Google, mi sento di dire al riguardo che esistono anche altri motori di ricerca, oltre Google (vedi immagine sopra). Ogni tanto sarebbe bene utilizzarli, almeno per un confronto statistico sulla messa in evidenza delle pagine e dei risultati; messa in evidenza, tra l’altro, che spesso viene acquistata a suon di moneta, e non per la qualità intrinseca di ciò che viene scritto.

Ora, andando a lurkare (sbirciare) nei profili personali che ho su tutti quasi i social, risulta evidente il fatto che io sia una “forumista”, ma la cosa non deve far credere che questo mio testo sia una campagna pubblicitaria per i forum per cui scrivo. Tutt’altro. Vuole semplicemente essere informazione su un sistema di comunicazione potentemente interattivo, ma dimenticato o sconosciuto, e altamente sottovalutato seppure molto valido. Una delle possibilità che ci restano perché Internet resti la promessa dell’inizio.

 

 


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L’articolo di cui parlo all’inizio (L’età dei nuovi imperi Google e Facebook) definisce Facebook e Google come “imperi”.
Riassumo i punti principali: le due giuriste Ellen Goodman e Julia Powles in un articolo pubblicato sul Guardian ritengono che non siano solo provider, infrastrutture, applicazioni, ma forze con un enorme potere e che possono decidere se, come e quando pubblicare una notizia. Lo stesso vale per Google, che con il suo algoritmo può determinare la viralità o meno di una news. Al contempo, sfruttano gli utenti come ulteriori canali per aumentare il numero di clic e di condivisioni del loro punto di vista, non di rado puntando sull’emotività.
Alcuni analisti sostengono che facciano solo business tecnologico, per altri invece sono delle vere media company. Il dibattito, per ora, è all’interno del settore giornalistico, perché i due imperi producono contenuti che sono selezionati, presentati e organizzati attraverso un algoritmo, senza l’intermediazione di giornalisti.
Facebook infatti vende pubblicità attraverso video e altre modalità, ma anche dati relativi alla community. Però non garantisce l’indipendenza di giudizio, né i controlli delle fonti, per esempio. E commette molti errori.
Emily Bell, direttrice e fondatrice del Tow Center for Digital Journalism della Columbia University, ha dichiarato: «Facebook si sta mangiando il mondo».

 

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