LA MARVEL STA STRETTA A NEAL ADAMS

LA MARVEL STA STRETTA A NEAL ADAMS

Neal Adams, uno dei più grandi disegnatori di fumetti della storia, è famoso per avere completamente rinnovato il personaggio di Batman nel suo lungo periodo alla Dc Comics alla fine degli anni sessanta e l’inizio dei settanta. Negli stessi anni lavorò anche per la Marvel, ma la collaborazione tra il grande artista e la Casa delle idee non diede i frutti sperati. La Marvel in quegli anni aveva perso due stelle della grandezza di Steve Ditko e Jack Kirby, in teoria avrebbe potuto rimpiazzarli con altre due stelle: Big John Buscema e Neal Adams. Per Adams non andò bene.

X-Men 69-70

Il lavoro di Neal Adams su Deadman alla Dc non era certo passato inosservato in Marvel. Fu cosi che un giorno Jim Steranko andò a trovarlo e gli parlò del metodo Marvel,

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“Prima i disegni e poi i balloon…”, a Neal sembrava impossibile avere la possibilità di disegnare prima che fossero scritti i dialoghi, e quindi di incidere sulla sceneggiatura.
Quando vide delle fotocopie delle matite di Kirby con tutte le annotazioni ai bordi però la cosa oltre che verosimile cominciò ad apparirgli intrigante. Venne fissato un appuntamento con Stan Lee, che fu molto gentile con Neal: “L’unico albo Dc che leggiamo alla Marvel è Deadman”, gli disse. “Che serie ti piacerebbe disegnare per noi?”, chiese poi il Sorridente. “Puoi scegliere quello che vuoi: i Fantastici Quattro, i Vendicatori…”. Il disegnatore chiese: “Qual è il titolo che vende meno?”. Stan Lee non capiva. “Gli X-Men verranno cancellati tra due mesi”, rispose. “Allora voglio quello”, concluse Neal.

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Per averlo dovette promettere a Stan che dopo la chiusura del titolo si sarebbe impegnato con gli Avengers. Con un certo disappunto Neal scoprì che non sarebbe stato il Sorridente a riempire i balloon degli X-Men, ma una nuova promessa della casa delle idee: Roy Thomas. Neal Adams esordì sul numero 56 del maggio 1969. Fin dalle prime pagine tutti si accorsero che qualcosa nella rappresentazione grafica dei super-eroi Marvel era cambiata per sempre. I volti erano pieni di ombre per creare i volumi, rendere realistiche le espressioni e aumentare la drammaticità.

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Un classico disegnatore della silver age come Jack Kirby raramente inseriva ombre sui volti dei suoi personaggi (per quanto qui poco esaltato dalle chine di Vince Colletta), un po’ come nella linea chiara francofona.

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Le prospettive di Adams erano inusuali: spesso dall’alto o dal basso, per aumentare l’espressività delle scene.
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Jack Kirby disegnava quasi sempre ad altezza uomo.

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I punti di vista erano spesso da tre quarti, per evidenziare meglio i volumi.

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Jack Kirby preferiva riprendere i suoi personaggi di fronte o di lato.

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Le anatomie di Adams erano ultrarealistiche.

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Jack Kirby inventava tutto, anche le anatomie.

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L’estetica Marvel cominciò a virare decisamente da una dimensione stilizzata, ripresa dalla pop art degli anni sessanta, a un realismo ancora non completamente fotografico che influenzerà praticamente tutti i disegnatori a venire.

La run su X-Men, nonostante la riesumazione del professor Xavier, di Magneto e delle Sentinelle non riuscì ad incidere sulle vendite in modo tale da impedire la chiusura della collana che terminò con il numero 66.

Avengers 71-72

Come promesso, con la chiusura di X-Men Neal Adams passò a un titolo Marvel tra i più popolari: i Vendicatori. Lo fece disegnando uno degli archi narrativi ancora oggi più amati dai fans: la guerra tra i kree e gli skrull. Nonostante gli anni, questa avventura regge ancora bene, in  parte perché Thomas mise in pista alcune buone idee che stanno ancora riverberando nei fumetti moderni e perché l’arte che Neal Adams mise in mostra non è invecchiata di un giorno.
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Adams adottò uno stile decisamente cinematografico in varie meravigliose sequenze, come quella famosa del viaggio di Ant-Man all’interno del corpo di Visione. Thomas, con l’aiuto di Adams, cercò di trasformare i Vendicatori in un gruppo di outsider che lotta contro il sistema. Scritta all’inizio degli anni settanta, la saga rappresentò un momento di transizione dalla comunque apparente innocenza della fantascienza della silver age a un’età del bronzo più cupa per lettori più grandi. Il disegno ultrarealistico di Adams fu funzionale al passaggio verso le tematiche complesse e adulte.

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È passato alla storia il dialogo in cui all’inizio la Visione dice a Rick Jones che anche lui è imperfetto: “Rick, chiunque appartenga alla razza chiamata supereroi è, per definizione, disadattato. Parlo non solo di quelli di noi in questa nave, ma anche di Capitan America, che vive in un continuo anacronismo tra presente e passato, e di Thor, un dio che vive tra mortali che non lo comprendono. E per quanto riguarda il vendicatore dal guscio di metallo chiamato Iron Man, chi sa quale segreto oscuro potrebbe trovarsi nascosto nel suo cuore sotto quella scintillante placca d’oro del petto?”.

Adams non riuscì a portare a termine questa fantastica run perché lui e Thomas avevano idee divergenti su come concludere la storia, cosi lo sceneggiatore scrisse il finale da solo e lo inviò a John Buscema per disegnarlo.

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Adams ci rimase male: “Mi hanno preso in giro. Peccato perché avevo davvero la sensazione di poter fare qualcosa di grande con questi favolosi personaggi. Se si dà un’occhiata a quei numeri dei Vendicatori si vedono quante cose ci sono dentro e si ha davvero il senso di un’enorme struttura messa in piedi in un breve lasso di tempo con un sacco di lavoro. Si consideri il lavoro andato nel layout di ogni pagina, si guardino i dettagli di quelle pagine”.

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“Ho trovato in quelle pagine un’enorme quantità di sincerità e ho sentito che si sarebbe potuto trasformare in qualcosa di realmente grande. Stavo costruendo una sorta di New Gods della Marvel. Mi sentivo di essere all’inizio della costruzione di una epopea, ma presto scoprii che il supporto per fare una epopea non c’era. La macchina Marvel non era ancora pronta per pensare così in grande. Semplicemente la squadra non operava come una squadra, non sentivo di far parte di un insieme”.

D’altra parte Neal Adams non ha mai avuto la capacità di ideare soggetti come Kirby e Ditko. E in ogni caso neppure questa poderosa run riuscì a bloccare il calo delle vendite della testata, che passò ad altri disegnatori.

Conan the Barbarian 37

Nel 1974 venne offerto a Neal Adams di disegnare un numero di Conan the Barbarian, una delle testate di maggior successo in quel periodo e un personaggio che sembrava adattarsi alla perfezione al segno cupo e tormentato di Adams.

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Seguiamo i ricordi di Neal Adams. “Ho iniziato questa storia di Conan sapendo che sarebbe stata di 34 pagine in formato gigante. Avevo deciso di disegnarla soprattutto per questo. Avevo appena terminato le prime tre pagine e mi dissero che le cose erano cambiate, che sarebbe stato un albo di 19 pagine dal formato normale! Non potevo tornare indietro e rifare quelle tre pagine, quindi dovetti comprimere la parte rimanente della storia in sole 16 pagine. Quello che ne usci fu in effetti un albo di 34 pagine incastrato in 19 pagine. Mi rifiutai di tagliare alcuni eventi per accorciare la storia”.

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“Per questo motivo l’albo in una certa misura soffre a causa della ridotta dimensione. Ci sono molti piccoli disegni lì dentro, sono come le tavole dei supplementi domenicali dei quotidiani: 13 vignette per una pagina! Quindi, se leggi quell’albo occorre allargare mentalmente le pagine per ottenere il reale impatto della storia, e ci sono pagine che hanno un’enorme quantità di parole dentro, semplicemente perché quella storia doveva essere raccontata. Un editore francese ha amato così tanto l’albo che mi ha dato l’opportunità di ridisegnare le tavole, mi ha permesso di creare nuovi layout e di estendere l’albo rendendolo molto simile a quello mai realizzato di 34 pagine; è stato bello vedere alcune di queste vignette riprodotte più grandi”.

Alla fine Neal Adams preferì la Dc Comics, dove tutto sommato tenevano in maggior considerazione le sue idee nello sviluppo delle sceneggiature. Dopo pochi anni finì per lasciare anche questa casa editrice per occuparsi di pubblicità.
Al mondo del fumetto Neal Adams è tornato in tempi recenti, quando ormai tutti lo hanno praticamente dimenticato, compresa quella moltitudine di disegnatori che hanno tratto ispirazione dal suo stile.

2 commenti

  1. Non direi che tutti hanno praticamente dimenticato Neal Adams. E’ vero che dei ragazzi di bottega della Continuity Comics – al netto degli scomparsi come Dave Hoover ( Captain America / Strisce di Tarzan ) – oggi è popolare solo Mark Texeira, ma Adams è stato il sensei anche di Frank Miller e di Howard Chaykin e la sua lezione realistica è stata rilanciata da cose come The Ultimates di Bryan Hitch ed il Mike Deodato del 21mo secolo, tanto per fare un paio di nomi. Il successo planetario dei cinecomics ha spinto le Big Guns a produrre fumetti in cui l’eventuale lettore traghettato dal multisala potesse riconoscere Samuel Jackson o Bob Downey jr. E questo vale da decenni per cose come la Buffy della Dark Horse.
    Io sono e sarò sempre più un fan del Kirby Kubico dalla fine degli anni sessanta in poi ( che riprende comunque alcune sperimentazioni dei suoi lavori anni cinquanta come i romance e western ) , ma apprezzo Adams e mi spiace di leggere che gli siano state tarpate le ali quando lavorava alla guerra Kree – Skruls consideratc che la sequenza con il microscopico Ant-man che entra nel corpo di Visione insieme alle formiche Crosby, Still e Nash per operarlo , come in Viaggio Allucinante, sono farina del suo sacco.
    Carmine Infantino lo trovava uno straordinario disegnatore, ma uno sceneggiatore casinista a cui attribuiva la cancellazione di Deadman. Io penso che la serie non fosse male. L’entusiasmo e lo humour di Boston Brand anche dopo la morte mentre cerca le tracce del suo assassino erano a mio avviso una buona trovata. Un po’ Robotman della Doom Patrol ed un po’ La Cosa dei Fantastici Quattro in un Quantum Leap mistico ante litteram. Oggi sarebbe possibile ricavarne una serie low budget come un Fuggitivo supereroico.
    Al di là di tutte le sue altre abilità e talenti, Adams è stato capace nella sua breve run sugli X-men di differenziarli nei tratti e persino nel linguaggio del corpo – Scott Summers diventa un Paul Weller al tempo degli Style Council , Jean Grey una ragazza dei sixties , Hank McCoy uno scimmiesco Clark Kent – anche se è ricordato principalmente per aver mostrato per primo la chioma bianca di Magneto.

  2. A memoria, di Marvel dovrebbero esserci anche un paio Thor (su testi di Lee?) subito dopo l’abbandono di Kirby, con chine del tutto inadatte del pur grande Sinnott, più qualche altra robina sparsa qua e là. I contributi ai magazine Marvel in b/n, come Savage Sword of Conan e Dracula Lives, dovrebbero essere invece successivi al periodo in oggetto.
    Sui problemi personali/professionali… il buon Neal ha avuto problemi con praticamente chiunque. Ci andrei quindi piano nel prendere per buone le sue “memorie”.

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