QUANDO STAN LEE CREÒ I SUPEREROI GRAZIE A GODZILLA

QUANDO STAN LEE CREÒ I SUPEREROI GRAZIE A GODZILLA

Il film “Godzilla” di Ishiro Honda esce in Giappone nel 1954 dando il via a una lunga serie di sequel cinematografici, e portando indirettamente alla creazione dei fumetti Marvel: dai Fantastici Quattro a Hulk, dall’Uomo Ragno a Devil e gli X-Men.

La venuta di Godzilla

Nel film di Godzilla vediamo il rettile di un isolotto dell’Oceano Pacifico trasformarsi in un mostro gigantesco a causa delle radiazioni prodotte dalle bombe atomiche americane fatte esplodere durante gli esperimenti.
Il mostro, oltre alla potenza dovuta alla enorme stazza, lancia un fiume di fiamme dalla bocca, chiamato “raggio atomico”.

Anche se Godzilla, almeno nei primi anni, si accanisce sui giapponesi, finisce per diventare il simbolo della riscossa e della potenza nipponica. I giapponesi, come Godzilla, non si sono piegati ai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki.

Ben presto, i cinema del Sol Levante si riempiono di mostri giganti, tra nemici e concorrenti di Godzilla, con i rispettivi sequel.

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Godzilla è importante anche per il suo giocato nella creazione dei personaggi Marvel, un po’ come è successo a “La sfida del samuari” (Yojimbo, 1961) di Akira Kurosawa, che nel 1964 ha fortemente ispirato “Per un pugno di dollari” di Sergio Leone e tutti western spaghetti che ne sono seguiti.

Stan Lee conosceva bene Godzilla, di moda anche in America, al quale aveva applicato alcune battute in un paio di riviste in bianco e nero da lui dirette: “Monsters to Laugh” e “Monsters Unlimited”.

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Lee e Kirby rifanno Godzilla

Tra la fine degli anni cinquanta e l’inizio dei sessanta, la Marvel (che all’epoca si chiamava ancora Atlas) sopravviveva solo grazie alle decine di cloni mostruosi di Godzilla creati da Jack Kirby. Che disegnava in fretta e furia decine di tavole la settimana, poi Stan Lee metteva i dialoghi definitivi.

Kirby era stato cacciato dalla Dc Comics perché non voleva continuare a pagare all’editor Jack Schiff la percentuale su una collaborazione che gli aveva procurato, e così doveva accettare qualinque condizione di lavoro. Tra i vari inchiostratori delle sue tavole si distingue in particolare Steve Ditko, futuro creatore-disegnatore dell’Uomo Ragno.

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In questi episodi autoconclusivi, anche se qualche mostro tornerà a colpire, vediamo quasi sempre le radiazioni atomiche mutare qualcosa (qualunque cosa) in un gigantesco mostro devastatore. I film giapponesi di Godzilla avevano sfondato anche nei cinema americani e la Marvel ne sfruttava senza pietà il meccanismo di base. Che era poi quello dei mostri giganti dei B movie, ispirati a loro volta a King Kong.

Nelle storie vengono sviluppate le tipologie dei personaggi, come quella dello scienziato Reed Richard, e i nomi dei loro alter ego (sopra abbiamo visto un Hulk) che verranno ripresi in qualche modo nella successiva produzione Marvel.

Fin Fang Foom, forse il più godzillesco per l’ambientazione estremorientale, è l’unico ad avere il privilegio di una serie tutta sua.

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Stan Lee racconta nelle interviste che all’epoca era stufo di scrivere fumetti per bambini e voleva fare qualcosa di più serio. Si riferisce a queste storie di mostri, che in effetti erano parecchio infantili.

I mostri diventano supereroi

Anche i Fantastici Quattro, la prima serie dei supereroi Marvel uscita nel 1961, erano pensati come un fumetto di mostri: gli avversari comandati dall’Uomo Talpa erano i soliti giganti alla Godzilla.

La differenza è che, per la prima volta, sono anche gli eroi ad assorbire le radiazioni. Nel caso dei Fantastici Quattro quelle dei raggi cosmici.

Uno di loro, la Cosa, è pure un mostro vero e proprio, anche se non gigante. Esattamente come Hulk, uscito pochi mesi dopo: un uomo che i raggi gamma di un test nucleare hanno trasformato in un bruto distruttore come Godzilla.

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In alto la copertina con il primo Hulk di colore grigio.

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Durante un esperimento di laboratorio, un aracnide radioattivo trasforma il mite Peter Parker nell’Uomo Ragno.
L’aspetto mostruoso viene meno, ma non il tormento del superessere perseguitato dai “normali” come succedeva a Godzilla.

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Materiali radioattivi contenuti in un furgone conferiscono i superpoteri a Devil.

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I mutanti che formano gli X-Men non sono stati personalmente colpiti dalle radiazioni, ma sono figli di chi ne era stato sottoposto. Questi mutanti, i più “radioattivi” di tutti, saranno anche quelli più godzillaniamente perseguitati.

Tra l’altro, al giorno d’oggi gli X-Men potrebbero essere creati veramente in laboratorio con l’ingegneria genetica, come Ogm-Men.

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I mostri di origine animale portati al successo da Godzilla si sono quindi trasformati nei superesseri umani della Marvel, allo stesso tempo potenti e incompresi come il tormentato personaggio giapponese.

Concludendo, ripeto i concetti punto per punto nel caso vi foste distratti.

Nascita dei “supereroi con superproblemi”

1) Stan Lee e Jack Kirby ripetevano meccanicamente la formula del film di Godzilla, il tormentato mostro-eroe creato dalle radiazioni, nelle loro storie di mostri giganti.

2) Tutti i successivi eroi Marvel erano potenti e insieme sofferenti perché i due autori si erano abituati a usare questo binomio come espediente narrativo.

3) Nei Fantastici Quattro, trasformati in superesseri dalle radiazioni cosmiche, la formula non è ancora messa a punto del tutto. Sia perché tre personaggi sono ancora convenzionali (lo scienziato, il giovane scapestrato e la bella fidanzata), sia perché il concetto di mostro, relegato solo al quarto, la Cosa, non è ancora diventato quello di supereroe. Salvo per la statura normale e una relativa maggiore urbanità, la Cosa assomiglia fisicamente ancora troppo ai mostri godzilleschi per essere considerato il prototipo definitivo del nuovo superuomo Marvel.

4) Con l’immeditamente successivo Hulk, Stan Lee e Jack Kirby fanno un passo avanti conferendogli una identità umana: quando si trasforma in Bruce Banner non è più un mostro.

5) I personaggi successivi, come l’Uomo Ragno, saranno completamente umanizzati, ma sempre pervasi dalla sofferenza, che in alcuni casi sarà di carattere fisico (il cuore malandato di Iron Man, la cecità di Devil o la zoppia dell’alter ego di Thor). Il concetto del potente-sofferente Godzilla, come detto ricalcato dal vecchio film di King Kong e prima ancora dal romanzo di Frankenstein, raggiunge così la perfezione evolutiva nell’adeguamento alle avventure dei supereroi. Se Stan Lee e Jack Kirby non avessero scritto tante storie “alla Godzilla”, fino a entrargli nel sangue, un simile concetto non gli sarebbe saltato in mente.

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7 commenti

  1. […] che si sta mettendo nei pasticci con il Sistematore, incontra il proprio destino radioattivo (vedi “La Marvel è stata creata da Godzilla”). Come tutte le segretarie della fiction che si rispettino, “Karen Page dalle belle […]

  2. […] “Monsters Unlimited” è un’altra rivista di mostri. Alcune foto-gag di Godzilla le ho inserite nell’articolo “La Marvel è stata creata da Godzilla”. […]

  3. […] Sarà il pretesto per esplorare tanti lati dell’umanità, alcuni decisamente negativi come l’ostilità verso un essere così potente e diverso da noi che sconfina in un’autentica forma di razzismo, altri positivi come la nobiltà di chi si […]

  4. […] continuano ad aumentare di numero negli anni seguenti. Questa è l’epoca d’oro della Marvel di Stan Lee, Jack Kirby e Steve […]

  5. […] nella prima metà degli anni sessanta, Kirby crea, con la supervisione di Stan Lee, i supereroi che renderanno grande la Marvel: i Fantastici Quattro, Hulk, Thor, Iron Man, gli X-Men eccetera. Non gli viene riconosciuto alcun […]

  6. […] la ricostruzione fantasiosa di Stan Lee sulle origini di questa storia, che dà l’avvio al moderno universo Marvel, ne tento una […]

  7. Quando arrivarono in Italia a fine anno 60, abituato alla qualità Bonelli, mi fecero un effetto da B mobile quanto a contenuti, ma costituirono una novità dal punto di vista grafico: Ditko, Buscema, Colan , soprattutto quest’ultimo, erano tutto dinamismo. A fronte dei compassati disegnatori italiani (salvo forse l’ancor giovane Ticci). Alla fine però quella produzione , se ha influito, non l’ha fatta in meglio, a mio avviso

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