LA CRONACA RACCONTATA DAI FUMETTI

LA CRONACA RACCONTATA DAI FUMETTI

Ogni opera d’arte è figlia del tempo in cui è stata concepita e il fumetto non sfugge a questa regola. Alcuni fumetti, in particolare, sono profondamente influenzati dal momento storico, dalle coordinate geografiche e dall’ambiente sociale che li ha partoriti. Altri vanno ancora al di là. In alcuni fumetti la cronaca assume una importanza preponderante e finisce con il permeare di sé l’intera opera, dalla storia, al disegno, allo stile. Sono questi i fumetti che analizzeremo.

L’inizio

Hermann
Dall’inizio degli anni sessanta il fumetto comincia ad apparire sempre più sensibile alla cronaca che entra di prepotenza all’interno delle storie raccontate. Sono anni di grandi rivolgimenti storici, di forti tensioni e di cambiamenti sociali. Diversi personaggi che vedono la luce in quegli anni ne portano impresso il marchio. Questa situazione si accentua negli anni settanta e ottanta, per esempio nelle storie che parlano di droga. E negli anni novanta nasce anche la cronaca a fumetti dalle mani di autori sensibili come Joe Sacco e Joe Kubert. Ormai si parla di reportage a fumetti per indicare una nuova forma di giornalismo portata avanti da autori come Guy Delisle.

La corsa allo spazio

La corsa allo spazio iniziò dopo il lancio del satellite sovietico Sputnik 1 il 4 ottobre 1957. Essa divenne una parte importante della rivalità culturale, tecnologica e ideologica tra Stati Uniti e Unione Sovietica durante la guerra fredda. Prima dello Sputnik, l’americano medio pensava che gli Stati Uniti fossero leader in tutti i campi tecnologici. In risposta a questo shock culturale gli Stati Uniti fecero degli sforzi enormi per recuperare questa superiorità tecnologica con la creazione della Nasa. I russi in quegli anni lanciarono nello spazio le cagnette Laika, Belka e Strelka. e nel 1961 il primo cosmonauta, Yuri Gagarin.

La nascita dei Fantastici Quattro

F4
Stan Lee e Jack Kirby, attenti alla cronaca di quegli anni, impostano la nascita dei Fantastici Quattro come una conseguenza indiretta della corsa allo spazio. La fretta dovuta alla necessità dell’America di arrivare prima fa sì che i quattro partano per la luna con una navicella spaziale non adeguatamente schermata nei confronti dei raggi cosmici. L’effetto (fantasioso) dei raggi cosmici sull’uomo consiste nell’induzione di mutazioni precoci dovute al rimaneggiamento del Dna. Queste mutazioni sono all’origine dei quattro supereroi.

La paura della bomba

Dopo la crisi dei missili a Cuba, nel 1962, il popolo americano cominciò a pensare all’olocausto nucleare come a una possibilità concreta. Nacque cosi la paura della bomba. Kubrick trovò in questa paura lo spunto attorno al quale costruire, nel 1964, uno dei suoi film più celebrati: “Il dottor Stranamore”. All’Expo di New York del 1964 vennero esposte delle case prefabbricate, dette underground, che avevano la caratteristica di essere completamente interrate. Erano in realtà a tutti gli effetti dei confortevoli rifugi antiatomici. Nel 1962 ci furono nel mondo circa 140 test nucleari per provare le bombe atomiche. Nel 1963 venne firmato un trattato che permetteva di effettuare soltanto test sotterranei.

I raggi gamma di Hulk

Hulk
Come conseguenza di un test nucleare nasce nel 1962 un’altra creatura del duo Lee-Kirby: Hulk, il gigante verde (all’inizio grigio). L’incidente fatale avviene durante il test della prima bomba a raggi gamma, alla presenza di autorità e osservatori. Bruce Banner, brillante scienziato nucleare, mentre è nel bunker riparato dietro la strumentazione, nota un civile entrare nell’area dell’esperimento. Banner avverte il suo collega di interrompere l’esperimento mentre lui cerca di portare al sicuro il civile. Il collega, che in realtà è una spia sovietica, non fa nulla sperando che Banner muoia nell’esplosione. Il destino decide che Banner non debba morire ma trasformarsi in un mostro chiamato Hulk.

La guerra del Vietnam

La guerra del Vietnam, un evento che marchiò a fuoco una intera generazione di americani, non fu una guerra convenzionale. Quella porzione di Indocina divenne il teatro di uno scontro tra ideologie. Nella guerra si fece largo uso di tecnologia, con le bombe al napalm e con l’agente arancio, una miscela defoliante a base di diossina utilizzata per distruggere le foreste dove si nascondevano i guerriglieri viet-cong. Oltre all’elicottero Bell Hu-1, con i suoi lanciarazzi multipli da 70 mm e i bombardieri strategici Boeing B-52 Stratofortress, che arrivarono a riversare sul Vietnam del nord fino a mille tonnellate di bombe al giorno.

La nascita di Iron Man

Iron man
Nei fumetti della Marvel, la necessità di testare sul campo le nuove tecnologie belliche porta Tony Stark in Vietnam. Iron Man nasce nel 1963 proprio in Vietnam, quando il coinvolgimento americano alla guerra non era ancora iniziato ufficialmente. Tony Stark è l’incarnazione del grande industriale milionario, playboy e fabbricante d’armi. Durante un soggiorno in Vietnam per testare nuove armi rimane ferito al cuore dallo scoppio di una mina. Grazie alla sua abilità riesce a creare l’armatura di Iron Man e a salvarsi la vita.

La contestazione giovanile

Nell’autunno del 1964 all’università di Berkeley, in California, scoppiò la contestazione giovanile. Si protestava contro i limiti alle manifestazioni politiche che l’autorità accademica aveva introdotto per non turbare il regolare svolgimento dei corsi. Nel 1966 le autorità accademiche decisero di costruire un dormitorio e un parcheggio al posto del parco dove gli studenti e gli attivisti erano soliti riunirsi, i giovani contestatori protestarono e presero possesso del parco. Si venne allo scontro aperto. Il governatore della California, Ronald Reagan, inviò centinaia di soldati e lo scontro si trasformò in guerriglia urbana.

L’Uomo Ragno al campus

Ur
La contestazione giovanile arriva nel gennaio 1968 anche sulle pagine di Spider-Man. Questo non stupisce dato che Stan Lee e John Romita cercano di far muovere l’arrampicamuri nelle situazioni giovanili del momento. Sul numero 69, Peter Parker si trova coinvolto in una protesta studentesca che ricorda da vicino i fatti di Berkeley. Peter non prende una posizione cercando di risolvere la contrapposizione senza ricorrere all’uso della violenza.

Gli Anni di piombo

Col termine anni di piombo si intende, il Italia, il periodo che va dalla strage di piazza Fontana del 1969 alla liberazione del generale Dozier del 1982. In seguito ai primi episodi di contestazione giovanile la situazione politica degenerò e prese corpo quella che sarebbe stata chiamata la strategia della tensione. Dopo i primi isolati episodi la violenza sociale andò estendendosi a macchia d’olio finendo per impregnare completamente la cronaca di quegli anni. Questo periodo viene ancora oggi identificato col fenomeno del terrorismo politico. Questo fenomeno assunse, in Italia e in Germania, dimensioni talmente eclatanti da far pensare che in questi paesi esista da sempre una componente sotterranea di violenza profondamente radicata nel tessuto sociale.

Il commissario Spada indaga

Spada
Il commissario Spada è un personaggio tormentato creato nel 1970 da Gianluigi Gonano per i testi e dal grande disegnatore Gianni De Luca. La serie di uno dei migliori fumetti italiani di sempre è strettamente legata alla cronaca di quegli anni. Ciò è dovuto alla professione giornalistica di Gonano, il quale riesce a riprodurre nei testi la crudezza dei tempi con uno stile vicino a quello di registi del poliziesco all’italiana come Ferdinando Di Leo e Umberto Lenzi. Tra i cicli più interessanti c’è la trilogia sul terrorismo, iniziata nel 1979. Essa ha il merito di mostrare come i gruppi che professavano la violenza politica non fossero avulsi dalla società, ma bensì legati attraverso una rete di relazioni complesse.

La scimmia sulla schiena

L’eroina fu l’incubo di un’intera generazione. Nell’arco di due decenni devastò la gioventù di quel periodo. Se al tossicodipendente andava bene veniva trasformato in uno zombie senza iniziativa, se gli andava male lo ammazzava. Nel 1974 ci fu il primo morto da eroina registrato in Italia, un ragazzo di Udine. Alla fine dell’anno, in tutto il Paese saranno 8. La cronaca di quegli anni fu un crescendo di lutti. Nell’anno successivo le vittime sarebbero state 26, 31 nel 1976 e 34 nel 1977. L’escalation portò a 60 morti nel 1978 fino al picco di 1566 morti nel 1996. Dopo iniziarono a diminuire.

Cercò la paura ma non la trovò

Pompeo
Ovviamente il fumettista più titolato per parlare di droga è il grandissimo Andrea Pazienza. Non tanto per la sua vita sempre al limite, ma per aver saputo dare vita con l’insieme della sua opera a quello che si potrebbe definire un vero e proprio cantico dei drogati. Nessuno come lui seppe parlare, sempre dall’interno, di quella generazione senza futuro. Con gli ultimi giorni di Pompeo, il suo capolavoro, Pazienza proietta questa moltitudine di emarginati e sconfitti in una tragedia quotidiana che sembra assumere contorni shakespeariani.

Due popoli una terra

L’ostilità tra ebrei e palestinesi ha origini antiche. Dopo la guerra del kippur del 1973, i paesi arabi presero atto del fatto che lo stato di Israele non poteva essere sopraffatto mediante un attacco militare. Studiarono nuove strategie come l’arma del terrorismo. Quando questa opzione si rivelò sempre più inefficace, nel 1987 prese piede l’intifada. Dai primi spontanei lanci di pietre, che la popolazione palestinese effettuava contro i soldati di Tsahal, la protesta anti-israeliana assunse principalmente questa forma. Si tratta di una sollevazione a carattere popolare.

Sacco reporter

Joe sacco
Come dobbiamo considerare il maltese Joe Sacco? Un giornalista con l’hobby del disegno o un fumettista a cui piace fare cronaca? Qualunque sia la risposta dobbiamo ammettere che nessun giornalista e nessun fumettista ha saputo raccontare la questione palestinese come lui. Ha saputo raccontare complicate considerazioni politiche e intricate trasformazioni storiche e sociali in modo semplice. L’ha fatto adottando la stessa prospettiva della gente comune, camminando assieme a loro, intrattenendosi in interminabili discussioni, respirando la stessa aria. Così ha potuto dare vita alle storie raccolte nel volume Palestina uscito nel 1992. Si tratta di una graphic novel che definisce un nuovo genere: quello del giornalismo a fumetti.

C’eravamo tanto odiati

La caduta del muro di Berlino fu un evento epocale e innescò una serie di trasformazioni delle quali ancora oggi si vedono le conseguenze. La disgregazione della Jugoslavia riportò la guerra in Europa dopo cinquant’anni. Le immagini dell’assedio di Sarajevo, che assomigliavano drammaticamente a quello di Stalingrado, si stamparono per sempre negli occhi e nel cuore della gente.

Due di due

Kubert
La guerra dei Balcani offre lo spunto a due mostri sacri del fumetto mondiale per dare vita ad altrettanti capolavori. L’americano Joe Kubert cura i testi e i disegni di “Fax da Sarajevo”. Kubert racconta la claustrofobica storia di Ervin Rustemagic bloccato assieme alla famiglia in una Sarajevo assediata che assomiglia a un girone infernale. Il maestro belga Hermann Huppen realizza “Sarajevo tango”, nel quale racconta la storia del mercenario Zvonko Duprez che, in cambio di una cospicua somma di denaro, accetta l’incarico di portare una (odiosa) bambina da Sarajevo fino in Svizzera, al sicuro dalla madre.

Morte a credito

La giornalista investigativa russa Anna Politkovskaja venne uccisa il 7 ottobre 2006. Era un sabato, stava tornando a casa con la spesa quando ad attenderla c’era un sicario. Il cadavere della reporter fu trovato nel vano dell’ascensore e accanto c’erano una pistola e quattro bossoli, uno dei proiettili l’aveva colpita alla testa. Ancora oggi non è stata fatta giustizia.

Il poeta col pennino

Igort
Igor Tuveri, in arte Igort, nel 2011 dà alle stampe un esempio di reportage a fumetti: l’immaginifico Quaderni Russi. L’artista sardo riesce a comunicare con questa opera il suo sconvolgimento interiore di fronte alla notizia della morte della Politkovskaja. Ci racconta un percorso umano e professionale che finisce per assomigliare a una personale difesa agli inferi. Il reportage c’è, il viaggio attraverso i luoghi e le storie raccontate dalla giornalista pure. Ci sono tutto il sudore, il sangue e le lacrime che inevitabilmente sgorgano dai terribili argomenti trattati. C’è la Santa madre Russia che si mostra attraverso la voce dei suoi figli migliori (gli scrittori Fëdor Dostoevskij e Lev Tolstoj). C’è una quantità di poesia che appare all’improvviso come un raggio di sole che squarcia le nubi. Nasce dalle pagine più torbide e insopportabili, come da quelle più banali e spoglie. La forma per una volta si fa sostanza e la cronaca, inaspettatamente, canto.

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