LA CRISI DEL CINEMA COMICO E L’IMPORTANZA DEL REGISTA

LA CRISI DEL CINEMA COMICO E L’IMPORTANZA DEL REGISTA

Le recenti notizie riguardanti due tra i più importanti attori comici italiani, Paolo Villaggio e Massimo Boldi, sembrano voler sottolineare, in maniera malinconica e impietosa, i mediocri risultati ottenuti dalla maggior parte dei film in quella che passerà alla storia come una delle peggiori stagioni cinematografiche del nostro paese.

Il 29 marzo Elisabetta Villaggio, figlia di Paolo, con un post su Facebook, si è sfogata scrivendo che il padre è stato abbandonato dal cinema italiano. Il 4 aprile Massimo Boldi, attraverso il settimanale “Chi”, ha scritto una lettera a Christian De Sica, sostenendo che vorrebbe tornare a fare un film con lui ma che la moglie di Christian, Silvia, li tiene separati. Non vogliamo commentare le notizie che, in fin dei conti, appartengono al privato dei due attori e quindi solo a loro e alle loro famiglie. Però è curioso che tutto ciò accada quasi alla fine di una stagione cinematografica che può essere considerata un’autentica débâcle per le nostre produzioni.


Lo scrive anche Stefania Ulivi sul Corriere della Sera, d’altronde: “Dopo una stagione che sta dando più di una delusione al box-office”. Non si tratta quindi di un discorso che riguarda l’aspetto qualitativo (opinabile, se vogliamo), ma quello,  incontrovertibile, degli incassi. Sono affondati persino i generi che, in Italia, sono sempre stati di sicuro affidamento come la commedia e il comico.

Sembrano lontani anni luce i fasti del tanto vituperato cinepanettone, che faceva sfracelli durante le feste natalizie. Stupisce (?) soprattutto la scarsa tenitura di titoli che, in teoria, avevano le carte in regola per sfondare al botteghino: “Fuga da Reuma Park” di Aldo, Giovanni & Giacomo e Morgan Bertacca; “In guerra per amore” di Pif; “L’ora legale” di Ficarra e Picone; “Omicidio all’italiana” di Maccio Capatonda e “Questione di karma” di Edoardo Falcone. Tutti hanno raccolto le briciole. E anche “Natale a Londra – Dio salvi la Regina” di Volfgango De Biasi con poco più di quattro milioni non può essere definito un campione d’incassi.

Siamo di fronte a una ecatombe, diciamolo, a cui va aggiunta la considerazione nemmeno tanto collaterale che vari big, come Benigni e Pieraccioni, sono in fase di stallo da tempo. Va precisato che la situazione precaria del cinema brillante si trascina da anni. A fronte di qualche grosso successo, quanti film sono stati snobbati dal pubblico e finiti presto nel dimenticatoio? Forse aveva ragione il regista Sergio Corbucci che, già nel 1988, disse: “I film comici sono alla fine, la loro stagione è alla fine”.

Se esiste un nuovo corso della commedia italiana e del cinema comico, che dovrebbe significare volti nuovi, ricerca di situazioni narrative e di tematiche adeguate al periodo, non ha per il momento tagliato traguardi che passeranno alla storia. Però un obiettivo l’ha centrato di sicuro: fare a meno di uno specialista del genere, il regista Neri Parenti. Mostrando scarsa riconoscenza, quantomeno, perché per proseguire il discorso puramente economico, dall’inizio della carriera (l’esordio risale al 1979 con “John travolto… da un insolito destino”) a oggi, i film di Parenti hanno incassato probabilmente più di quelli di qualsiasi altro cineasta italiano.

Esiste da sempre poca considerazione, da parte della critica innanzitutto, nei confronti del regista comico. In passato ne hanno fatto le spese nomi importanti come Mario Mattoli, Steno, Pasquale Festa Campanile, Mariano Laurenti, Nando Cicero eccetera. Parenti non fa eccezione. Ma attualmente sembra che anche i produttori non si rendano conto che un film comico, per riuscire bene, oltre che di uno o più protagonisti di livello, deve avere dietro la macchina da presa qualcuno che ci sappia fare. L’importanza del regista nel cinema comico/brillante è troppo spesso sottovalutata.

Può essere giusto cercare nuovi autori, il ricambio generazionale è sempre stato perseguito. Lo stesso Parenti, per dire, subentrò a Salce per il terzo Fantozzi. Però dimostrò subito il proprio valore (e Salce non fu messo da parte). Oggi non vediamo giovani registi comici in grado di fare ciò che ha fatto Parenti.

Prendiamo una sequenza di un qualsiasi film girato da Parenti e confrontiamola con una girata da De Biasi o Nunziante o Venier. La differenza salta all’occhio. È una questione di conoscenza dei tempi comici, di taglio dell’inquadratura e semplicità delle riprese (raramente Parenti ha usato dolly e gru quando non servivano, per esempio), di montaggio (anche interno). La famosa “regia invisibile”, al servizio del comico e della sceneggiatura, che però non si può improvvisare.

3 commenti

  1. Questo cinema evidentemente, in una parola, HA ROTTO I COGLIONI.
    Sceneggiature tirate via con la mano sinistra, recitazioni impostate e cabarettistiche, soggetti triti e ritriti, battute telefonate e banali (per essere buoni).
    Il problema del cinema italiano è che è un CLAN pure quello: i soliti attori, le solite facce e le solite IDEINE.
    Speriamo che il tracollo sia TOTALE, a questo punto.
    A parte qualche rara eccezione (Perfetti Sconosciuti, La Pazza Gioia, lo chiamavano Jeeg Robot ecc) è raro vedere film italiani che sappiano coniugare intelligenza, originalità e divertimento “non scontato”.

  2. Sono io o “Fuga da Reuma Park” è davvero uno dei film più brutti mai visti ?

    • Unico film di Aldo, Giovanni e Giacomo che non sono riusvito a vedere tutto. A metà film sono uscito dal cinema, veramente penoso.

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