KAMANDI, L’ULTIMO CAPOLAVORO DI KIRBY

KAMANDI, L’ULTIMO CAPOLAVORO DI KIRBY

Nel 1957, Jack Kirby realizza “The last enemy!” (L’ultimo nemico!), una storia breve per il numero 1 di “Alarming Tales” della casa editrice Harvey. Anni dopo, gli sarà di ispirazione per una nuova creazione dal destino meno effimero.

In questo fumetto autoconclusivo, un uomo che viaggia nel futuro si imbatte nei cadaveri di numerose tigri. Viene preso prigioniero dai sorci e salvato dai cani. Tutti gli animali hanno caratteristiche antropomorfiche.

In questo 1957, Jack Kirby è disperato perché l’hanno buttato fuori dalla Dc Comics e non sa dove sbattere la testa. Un direttore della Dc, Jack Schiff (l’uomo che curava gli albi di Batman), attraverso alcune amicizie aveva fatto in modo che gli fossero assegnati i disegni della nuova striscia quotidiana Sky Masters in cambio di una percentuale.

Kirby finge di capire che la percentuale è una tantum e smette presto di pagare Schiff, il quale, pur essendo politicamente comunista di tendenza stalinista, ai soldi ci tiene e querela il disegnatore. Schiff vince la causa, Kirby perde la striscia e, per quanto riguarda la Dc, il direttore trionfante assicura: “Non lavorerà più qui finché ci sarò io”.

Kirby è costretto a fare quello che non vorrebbe, bussare alla porta di Martin Goodman, l’editore della Marvel che nel 1942 l’aveva cacciato da Capitan America perché il giovanissimo Stan Lee gli aveva spifferato che collaborava di nascosto anche per la Dc. Così nella prima metà degli anni sessanta, Kirby crea, con la supervisione di Stan Lee, i supereroi che renderanno grande la Marvel: i Fantastici Quattro, Hulk, Thor, Iron Man, gli X-Men eccetera. Non gli viene riconosciuto alcun diritto sulle sue creazioni, come a Steve Ditko, creatore dell’Uomo Ragno e del Dottor Strange. Ditko se ne va alla Dc, chiedendo a Kirby di fare altrettanto: ingenuamente pensa che l’azienda li richiamerà facendogli ponti d’oro. Kirby, invece, sempre timoroso di non riuscire a portare i soldi a casa, all’ultimo minuto decide di rimanere nella Marvel lasciando di stucco il povero Ditko che se n’era già andato. Comunque Kirby, da questo momento, si rifiuta di creare altri personaggi dato che non ci guadagnerebbe niente. Così, per tutta la seconda metà degli anni sessanta non lancia nuovi supereroi e negli albi ricicla sempre gli stessi supercriminali. La fase espansiva della Marvel è finita per sempre, dato che i creativi erano Kirby e Ditko, non certo il direttore Stan Lee (che a tutt’oggi non ha ideato niente, salvo roba d’accatto come l’erotica soft Stripperella).

Alla fine, nel 1971, Jack Kirby accetta di tornare alla Dc Comics perché il nuovo direttore generale, Carmine Infantino, gli promette che potrà scriversi da solo le storie e dirigere i propri albi. Jack Schiff è stato buttato fuori da tempo, quando lo stesso Infantino ha rivoluzionato Batman.

Kirby lancia così i Nuovi Dei e i comic book collegati: un successo creativo e una catastrofe commerciale, dato che i lettori si stufano ben presto dei suoi dialoghi sciocchi non più rielaborati dal poco creativo ma brillante Stan Lee. Tanto più che questi albi vengono venduti con un prezzo di copertina doppio, sia pure con più pagine (Kirby non era un genio del marketing e non seguiva il mercato dei fumetti, altrimenti avrebbe saputo che proprio questo era stato il motivo dell’insuccesso del Silver Surfer di Stan Lee e John Buscema).

Nell’anno successivo, il 1972, Kirby fa uscire Kamandi. Si tratta del personaggio sviluppato dalla storiella del 1957, e allo stesso tempo una imitazione del film “Il Pianeta delle scimmie”.

Nel 1968 erano usciti due film che presentavano visioni fantascientifiche contrapposte: “2001: Odissea nello spazio”, del geniale regista Stanley Kubrick, e “Il Pianeta delle scimmie” del mestierante Franklin Schaffner. Il secondo è un film sulla scia della fantascienza avventurosa classica di Edgar Rice Burroughs (creatore di John Carter di Marte oltre che di Tarzan), mentre il primo inaugura il filone cinematografico della fantascienza intellettualistica che aveva già preso piede nella narrativa all’inizio degli anni sessanta.

Vince alla grande 2001 e, per alcuni anni, Hollywood sfornerà solo film fantascientifici pretenziosi quanto noiosi, rivolti a quei raffinati intellettuali che sono notoriamente gli spettatori. Solo nel 1976 George Lucas azzera tutto tornando al filone avventuroso del Pianeta delle scimmie con “Guerre stellari”.

Kirby, che pure nella seconda metà degli anni settanta, ritornando per l’ennesima volta alla Marvel, dedicherà a 2001 (film che ha visto solo anni dopo dall’uscita) una serie di comic book, nel 1972 pubblica per la Dc la serie debitrice del Pianeta delle scimmie: Kamandi, appunto. Il film è l’adattamento dell’omonimo romanzo del francese Pierre Boulle, uscito nel 1963.

A sua volta, Boulle si era ispirato al “Gorilla sapiens” (in originale “Genus homo”) di L. Sprague de Camp e P. Schuyler Miller, pubblicato dalla pulp “Super Science Novels” nel 1941.

Anche se l’idea originaria deriva da “L’isola del dottor Moreau” di H. G. Wells, pubblicato nel lontano 1896.

All’inizio del numero 1, Kamandi vede lo strano mondo distopico del futuro per la prima volta, esattamente come noi lettori.


Non sa ancora che, come dice il titolo, è l’ultimo ragazzo rimasto sulla terra. In un certo senso, almeno.

Le rovine della Statua della libertà, che nel “Pianeta delle scimmie” del 1968 si vedono nel colpo di scena finale, e nel romanzo di Boulle non ci sono affatto perché è ambientato su un altro pianeta, Kirby ce le mostra all’inizio.

In questo futuro New York è tutta allagata (maledetto riscaldamento globale), anche se nei prossimi numeri scopriremo che con la bassa marea diventa parzialmente percorribile a piedi.

Prima sorpresa, per noi e per Kamandi: gli esseri umani vivono in branchi come animali. Jack Kirby gli disegna sopra i vestiti solo per non fare un fumetto porno. Il colorista aggiunge il blu a una tetta rimasta scoperta. Questa idea degli uomini rinselvatichiti è presa di pacca dal Pianeta delle scimmie.

Una esplosione fa tornare indietro Kamandi. La mina che aveva piazzato come sistema di difesa davanti al bunker in cui abitava è saltata: alcuni aggressori, però, sono riusciti a penetrare lo stesso. Kamandi è preoccupato per il nonno, che si trova da solo.

I predoni hanno ucciso il nonno, che essendo a torso nudo come il nipote (indossa solo i pantaloncini), ci fa immaginare che il clima nella zona di New York si sia fatto tropicale. Quanto ai predoni, scopriamo che sono degli uomini-lupo. Il fatto che Kamandi ne rimanga meravigliato ci fa intuire che il nonno lo abbia tenuto all’oscuro di molte cose. La scritta sulla porta blindata, “Command D”, ci fa inoltre capire da dove il personaggio abbia preso il nome.

Nessuno disegna meglio di Kirby le scosse della corrente elettrica. Se è per questo, nessuno disegna meglio di lui i fumetti in generale.

Addio nonnino, andrò alla scoperta del mondo da solo.

I veicoli appaiono semplificati come, mi pare di ricordare, nel Pianeta delle scimmie. Si noti, in alto, il cartello stradale distrutto: non deve essere passato tantissimo tempo dal dominio dell’uomo.

Tigri guerriere a cavallo! E che cavolo, pensano i cavalli, qui si sono evoluti tutti tranne noi pirla, e ci tocca sempre lavorare.

Kamandi fredda un leopardo cecchino salvando il capo delle tigri, così si guadagna la benevolenza del boss.

I maculati cercano la fuga, ma gli striati li bloccano con un muro di fiamme prodotto da una sorta di scettro “laser”.

Grande Cesare (il capo delle tigri) affida la nuova mascotte a un subordinato dalla mano pesante.

I tigrotti adorano una testata atomica. Kamandi ne ha già piene le scatole di quel mondo del cavolo: in preda a un improvviso istinto suicida, prende la mazza “laser” di Grande Cesare per surriscaldare il missile e fare esplodere l’atomica che contiene. A parte il fatto che una bomba atomica non la si può fare esplodere così, il dottor Canus lo blocca.

Per tirare su il morale di Kamandi, il dottore gli presenta Ben Boxer, l’esponente di una razza umana mutante che non ha perso l’intelletto e che si è trasformata in pile atomiche viventi. Qualunque cosa tutto ciò voglia dire.

Sin dal primo numero, Kirby ci mostra la mappa dell’America dopo il Grande Disastro. Non sembra combinata benissimo.

Della storia del 1957 per “Alarming Tales”, in questo primo numero del 1972 di Kamandi abbiamo visto le tigri, il bulldog, il dottor Canus…

… ma non ancora i sorci: arriveranno nel secondo episodio.

Eccoli qua!

I sorci stanno depredando un dirigibile nero sopra New York durante la bassa marea, e portano la refurtiva nella loro base.

Il dirigibile appartiene alla Squadra di ricerca di Ben Boxer, il quale si imbarca con Kamandi nel piccolo sottomarino ormeggiato in una caverna per andare a indagare.

In breve, Kamandi e Ben Boxer vengono catturati e portati via in metropolitana.

Appena vede i suoi uomini della Squadra di ricerca, Ben Boxer si butta sul pavimento premendo il cerchio sul petto. Il quale provoca una trasformazione esplosiva, sfruttata da Kamandi per liberarsi.

Ben Boxer e i suoi hanno trasformato la loro struttura corporea in un materiale metallico infrangibile.

Tornata di carne, la Squadra di ricerca si riprende il dirigibile hi tech e parte insieme a Kamandi.

Nel numero 3, Kamandi lascia un momento i suoi compagni per dare un’occhiata in giro, e si ritrova subito nei guai.

A differenza della modesta città del Pianeta delle scimmie, quella disegnata da Kirby è davvero scimmiesca.

Liberatosi dagli scimmioni, Kamandi torna alla Squadra di ricerca, con la quale trova cibo “ancora commestibile” nelle rovine di un supermercato… ma quando accidenti è successo il Grande disastro? L’altro ieri? Kamandi trova persino il primo numero di Demon, un modo per promuovere indirettamente il nuovo comic book di Jack Kirby. Lo stesso espediente usato una decina di anni prima nei Fantastici Quattro per presentare l’arrivo di Hulk.

Demon sarebbe questo qui, un personaggio infernale buono come Geppo.

Preso di pacca da una vecchia tavola domenicale del Principe Valiant di Hal Foster.

Non fa in tempo a calarsi di nuovo dal dirigibile, che Kamandi incontra alcune tigri nervosette…

… perché sono appena entrate in guerra con gli scimmioni che hanno rapito il principe Tuftan, figlio di Grande Cesare.

Kamandi lo va a trovare in prigione e viene trattato da quell’animale domestico che è.

Aiuta Tuftan a liberarsi e nel numero 5 salva dagli scimmioni anche una simpatica ragazza: Flower. Fiore per l’edizione italiana dell’Editorale Corno, anche se io la chiamerò Fiorella perché come nome mi sembra più appropriato.

Il nonno aveva insegnato tutti i segreti del vecchio mondo al giovane Kamandi attraverso i microfilm (a me guardare i microfilm fa venire il voltastomaco). Può così proporre al capo degli scimmioni e a Grande Cesare una gara con la slot machine per dirimere le loro questioni territoriali. La fortuna sorride al gorilla e la tigre abbozza.

Kamandi ottiene da Grande Cesare un veicolo per andarsene con Fiorella dalle tette al vento, ma nel numero 6 finisce per trovarsi nella traiettoria di alcuni triciclisti.

Sono i leoni di Sultin, ossia ranger alla ricerca di bracconieri. Il che lascia immaginare l’esistenza di uno Stato più organizzato di quanto abbiamo visto finora.

I ranger lasciano, come giusto, Kamandi e Fiorella dai capezzoli sempre coperti nella riserva degli animali selvatici. A proposito, oltre agli esseri umani, chi c’è rimasto di selvatico?

Kamandi si imbatte nei puma bracconieri che catturano la selvaggina umana nel parco.

Fiorella muore tra le braccia di Kamandi perché i leoni ranger arrivano troppo tardi.

Nel numero 7 c’è la sepoltura di Fiorella con gli onori militari e in quello successivo i leoni portano Kamandi nella loro città. Essendo una razza colta, i leoni hanno un museo pieno zeppo di statue antiche. Vediamo anche quella del presidente americano in carica alla data di uscita del comic book: il 1973. L’anno dopo, Richard Nixon si sarebbe dimesso per lo scandalo Watergate (aveva fatto spiare il team del suo concorrente durante le elezioni).

Girellando per la città leonina, Kamandi si arrabbia come una belva quando vede un giovane umano che si compiace di fare da cagnolino a una leonessa… possiamo ben immaginare i turpi servizi sessuali ai quali il fighetto viene destinato dalla viziosa padrona, nel chiuso della sua alcova.

Per evitare altri problemi, a Sultin non rimane che lasciare andare Kamandi nella foresta, dove incontra nuovamente la Squadra di ricerca.

Nei numeri 9 e 10 si va in Messico, dove certi pipistrelloni bagnano il naso a Batman e Dracula messi insieme.

In questo collage fotografico, Kirby rappresenta la sferica base aerea degli uomini di Ben Boxer come se fosse la Terra vista dallo spazio.

La vediamo disegnata nella terza vignetta: Kirby replica in forma curiosa l’ammaraggio degli astronauti di ritorno dalla Luna.

La Squadra di ricerca viene messa fuori gioco da un fetente, che ha preso il controllo della base volante.

Il fetente vuole liberare Morticoccus, un germe in grado di distruggere ogni forma di vita. Tra parentesi, Kirby approfitta bassamente della base svolazzante per disegnare un po’ della tecnologia ad minchiam che a lui (e a me) piace tanto.

Alla fine Kamandi crea l’ira di dio: fa entrare i pipistrelloni dei dintorni e libera la Squadra di ricerca. Pur di non lasciare libero il germe del fetente, Ben Boxer sputtana la base mandandola in orbita.

Con il lato B in fiamme, nel numero 11 i nostri vengono eiettati al largo della Florida, dove per fortuna sta passando un cargo dei famosi supermercati Sacker’s.

In precedenza abbiamo visto alcune società militariste e quella ecologica dei leonidi, in Florida siamo finiti in una società ultraliberista governata dal dio denaro più che da uno Stato vero e proprio.

Nel numero 12, rinchiuso nei magazzini Sacker’s, Kamandi fa una strana conoscenza. Altro caso di razzismo: gli insetti non si sono evoluti! Kirby, mi deludi. Ti pensavo di mentalità più aperta.

Be’, ti sei aperto troppo, adesso il razzista lo faccio io. Ci credo che un serpentone così combinato piaccia alle femmine umane che accorrono per fare le sue discinte segretarie: preso tutto intero dal muso in giù, con quelle dimensioni neppure Siffredi può competere!

Il rettile dedito a probabili giochi erotici estremi con il personale di servizio è nientemeno che mister Sacker in persona, il proprietario di tutta la baracca. Colpo di scena, la sua amichetta preferita è Spirit, sorella di Fiorella (per la quale Kamandi la scambia). Peggio di Beautiful.

La faccenda va avanti fino al numero 14, dove Kamandi in groppa alla cavalletta Klick-Klack ne combina di cotte e di crude in una gara senza regole.

Anche se ferita, Klick-Klack si lascia nuovamente montare. L’ultimo concorrente è un fantino bastardo, che con una bomba ananas ferisce a morte la cavalletta.

Dopo che Kamandi ha fatto a pezzi il fantino, lo sponsor dei supermercati manda una vagonata di gnocche a premiare il campione.

Quando Spirit, la sorella fin troppo disponibile di Fiorella, gli dice che l’ha vinta come premio e gli struscia addosso le tette (“You win me too, Kamandi… i am also prize for winner”), a causa dell’irragionevole idealismo giovanile che lo perseguita, Kamandi si arrabbia come una bestia per questa forma di schiavismo sia pure volta a suo vantaggio.

Minchia, Kamandi, prima almeno assaggiala!

Saltiamo al numero 16, che rappresenta la conclusione ideale della serie di Kamandi, anche se l’albo continuerà a uscire.

A Washington, Kamandi trova un centro scientifico dei gorilla dove si fanno esperimenti sugli esseri umani. Pure lui viene catturato dai ricercatori pelosoni.

I gorilla hanno trovato le fiale di Cortexin, un prodotto dalle origini misteriose in grado di stimolare lo sviluppo cerebrale. Guarda caso, quello di cui avrei bisogno anch’io.

Nella clinica, oltre al Cortexin, è conservato un vecchio diario nel quale si spiega che gli umani per primi avevano somministrato il prodotto evolutivo agli animali. E ora la storia si ripete con gli esperimenti dei gorilla sugli uomini: come vediamo mettendo a confronto le parole del diario, che scorrono in corsivo nelle didascalie, con le scene che, stavolta, hanno come protagonisti gli uomini ingabbiati.

Come un tempo le bestie, oggi gli uomini trattati con il Cortexin alla fine si liberano e si sparpagliano all’esterno.

Gli umani reintellettualizzati sono destinati a riappropriarsi del mondo che già fu loro? Ah, saperlo.

La serie di Kamandi potrebbe finire qui con la soluzione dell’enigma sulle origini degli animali antropomorfi, tanto più che l’albo vende poche copie. Dopo i primi numeri graficamente abbastanza lussuosi, Kirby si è messo a tirare via i disegni perché evidentemente lo pagavano due lire a causa delle basse vendite. Per risparmiare ulteriormente, dal numero 17, quello successivo a questo, deve rinunciare al bravo Mike Royer per quel cagnaccio di Bruce Berry, che prenderà pure meno soldi ma “si dimentica” di inchiostrare la metà dei particolari delle matite di Kirby. Vediamo comunque una carrellata di grandi immagini che, rimpicciolite, sembrano meno rovinate dalle chine.

Con il numero 34, tolgono la direzione dell’albo a Jack Kirby per darla a Gerry Conway: il peggiore che potevano trovare. Le copertine passano al bravo ma antipatico Joe Kubert, che non ha mai sopportato Kirby dagli anni quaranta, quando gli aveva dato il suo primo lavoro nei fumetti (Mark Twain diceva che la differenza tra i cani e gli uomini è che i cani non ti azzannano dopo che li hai sfamati). Nel 38 torna Mike Royer alle chine, ma il peggio è che quell’animale di Conway si mette a scrivere le sceneggiature. Il livello scende sottozero. Kirby se ne va dalla Dc per tornare alla Marvel, la spola della sua vita, e viene sostituito alle matite da Chic Stone, uno suoi peggiori ex inchiostratori. 43: Conway scrive solo il soggetto e Martin Pasko, suo compare cane, la sceneggiatura. Di seguito cambiano autori ogni numero: tra gli sceneggiatori arrivano Dennis O’Neil, Elliot S. Maggin, Steve Englehart e Jack C. Harris; tra i disegnatori Keith Giffen (futuro grande neokirbiano) e Dick Ayers (ex pessimo inchiostratore di Kirby); tra gli inchiostratori Alfredo Alcala e altri filippini sparsi che non c’entrano niente. Nel numero 59, uscito nel 1978, l’agonia si conclude con la chiusura della testata.

Questa frenetica sarabanda di autori rappresenta il manifesto dell’incapacità organizzativa di Carmine Infantino come direttore generale della Dc Comics, che giustamente in quegli anni viene mandato via a calci nel didietro.

Finisce così in vacca un personaggio interessante, distrattamente tornato in tempi recenti per qualche special o miniserie di livello discutibile.

In Italia, Kamandi è stato pubblicato in un albo di 48 pagine con periodicità quattordicinale dall’Editoriale Corno (anche se il materiale della Dc Comics lo presentava di norma la casa editrice Cenisio) tra il 1977 e il 1978.
38 numeri in totale, presentando 52 dei 59 episodi di Kamandi: degli ultimi 7 nessuno ha sentito la mancanza, anche se io li ho in edizione originale.


Il mondo di Kamandi, più che il Pianeta delle scimmie, ricorda il pianeta Mongo di Flash Gordon. Lo hanno pure mappato per benino in base agli appunti di Kirby.

Rispetto al Flash Gordon di Alex Raymond, Kirby su Kamandi ha messo molte meno femmine, anche perché lui le donne non sa disegnarle. In compenso, mentre Raymond quando deve disegnare gli uomini-falco o gli uomini-leone si limita a prendere delle persone normali aggiungendoci due ali o una criniera, Kirby fonde in maniera credibile l’anatomia degli animali con quella umana (pur non conoscendo nessuna delle due). Kirby è un artista geniale, Raymond un grandissimo artigiano.

Nel 1980, lasciata per l’ultima volta la Marvel, Jack Kirby lavora a una copiatura del suo stesso Kamandi mescolato con Conan: i cartoni animati di Thundarr il Barbaro, creati per la compagnia Ruby-Spears dal bravo sceneggiatore marveliano Steve Gerber. Una serie per la televisione trasmessa anche in Italia a suo tempo.

Sarebbe invece bellissimo poter vedere un film animato da 200 milioni di dollari diretto da Bruce Timm dedicato a Kamandi, ma la Warner non sa sfruttare il giacimento aurifero sul quale poggia la sua Dc Comics.

L’articolo che avete appena letto era uscito più o meno così qualche tempo fa nel mio vecchio blog. A quel tempo, nel mio profilo di Facebook (quello che poi mi hanno tolto perché c’erano i disegni poco castigati di Manara e Magnus), erano intervenuti sul mio pezzo su Kamandi disegnatori come Alessandro Baggi e Pino Rinaldi, oltre mio fratello Gabriele, quello che fa i cartoni animati a Hollywood.

Mio fratello aveva postato questo commento: A proposito dell’origine di Kamandi, la Dc Comics aveva provato, fallendo, ad acquistare i diritti del film ‘Il Pianeta delle scimmie’. Allora Carmine Infantino suggerì di realizzare una serie ex novo ambientata in un mondo futuro dopo un cataclisma. Infantino sostiene di avere anche concepito l’idea di Kamandi: «Ho creato Kamandi e fatto il plot per Kirby. Naturalmente lui si è preso tutto il merito. Ma non me ne importò, non me ne fregava niente. Come editor era il mio lavoro creare nuove idee», dall’intervista a Carmine Infantino su Comics Scene Spectacular n. 6 del giugno 1992. Infantino ha sicuramente chiesto a Kirby di fare una serie con al centro il concetto preso dal Pianeta dalle scimmie, ma la creazione di Kamandi, a mio parere, si basa anche sulla storia ‘The Last Enemy!’, come Sauro riporta nel suo blog, e su una striscia proposta ai quotidiani e mai realizzata chiamata ‘Kamandi of the Caves’ (1956).

Leggendo tutto questo, mi sorge spontanea una domanda: non è che fratimo si è zanzato tutta la mia collezione di “Comics Scene” e se l’è portata a Los Angeles? Poi vado a controllare. L’interesse della Dc per “Il Pianeta delle scimmie” non mi stupisce affatto, se si tiene conto del fatto che i suoi responsabili erano fermamente convinti che i gorilla contribuissero a far vendere i comic book, tanto da metterli ciclicamente nelle copertine delle varie serie (nel 1968, con “Angel and the Ape” di E. Nelson Bridwell e Bob Oksner, tentarono con scarsa fortuna di usare un gorilla pure come personaggio fisso).
Ecco le fotocopie delle strisce a matita di “Kamandi delle caverne”, postate da Gabriele nel mio vecchio profilo di Facebook.

Di mio aggiungo quest’altra striscia, solo abbozzata, dalla quale si ricava l’anno 1958.

Se poi volete vedere disegni di Jack Kirby più ispirati di quelli progressivamente sempre meno accurati dei comic book di Kamandi, andate a lucidarvi gli occhi sull’articolo che ho dedicato alla sua opera omnia.

 

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10 commenti

  1. Ma che bravo che era Kirby…. mi si alza la pelle d’oca ad ogni tavola, specie nelle doppie….!!!

  2. Mah, io priam di dire che Kubert era una carogna per come si è comportato con Kirby, ci andrei piabno, o almeno, vorrei sapere perché si è comportato così , prima di emettere giudizi.
    Perché diciamocelo, Kirby ha subito tante ingiustizie artistiche , ma non era un santo: basti pensare a quando, convinto da Goodman e Lee – in cambio di una grossa somma di denaro – giurò falso a un processo in cui il suo ex collega Simons fece causa alla Marvel sul copyright di Cap. America ( Kirby affermò che il lavoro di Cap per la Marvel era “work for hire” , rinunciando quindi a qualsiasi diritto economico sul personaggio)
    Soldi che ovviamente Kirby non vide mai ( ma farsi pagare in anticipipo no, eh ? )

  3. Recentemente, scrivendo un articolo sui presidenti USA nei fumetti, mi è tornato tra le mani l’episodio di Kamandi nel quale i nastri con le intercettazioni dei discorsi di Nixon (quelli dello scandalo Watergate) venivano usati, amplificati, come strumento di tortura. Mi è sembrata un’idea geniale, anche “politica” a modo suo, e mi sono chiesto se fosse un’idea originale di Kirby o se fosse ispirata a qualche altro fumetto – film – romanzo. Ne sai niente?
    Per il resto, bell’articolo, ma al solito hai idee molto nette su tutto (Kirby il genio, Lee lo sfruttatore, ecc.). Concordo con Sam, tra il bianco e il nero ci sono le sfumature di grigio.

    • Non ricordo l’episodio che dici, Francesco. In quale numero è?

      • nella edizione corno è il n. 15, intitolato I SEGRETI DEL WATERGATE. Ma dovrebbe essere il 15 anche della serie originale.

        • Appena ho tempo lo rileggo. Comunque non vedo perché dovrebbe essere un’idea copiata, tanto più che quel numero è uscito esattamente duramente lo scandalo (nel 1973, se non ricordo male): in genere si copiano le cose vecchie, non quelle contemporanee.

          • Mi sembra un’idea molto ironica (e non so fino a che punto Kirby amasse l’ironia e il paradosso) e, se la interpreto correttamente, anche politicamente critica verso Nixon; quindi, schematizzando e tagliando con l’accetta, progressista; e non so fino a che punto Kirby fosse di sentimenti democratici.
            Naturalmente può darsi che l’interpretazione sia opposta: ad uccidere sono i nastri con le conversazioni, dunque indirettamente la critica è verso chi ha intercettato e così facendo ha causato la caduta di Nixon.
            Se hai termpo e voglia di rileggere la storia, potresti dare la tua interpretazione.

          • Contro Nixon a causa dello scandalo non c’era solo la sinistra. Kirby era un idealista puro, e poi in quegli anni era influenzato dalla “controcultura” californiana (fino a un certo punto). Sicuramente la storia è una sua idea.

  4. […] identica a quella di Kinowa (lo stesso vale per The Demon di Jack Kirby, come viene mostrato qui – NdR) al fine di terrorizzare gli occupanti di un […]

  5. Gran bell’articolo. Sono un fan di Kirby e in particolare di Kamandi. Trovo molto bella l’edizione Lion RW in due volumi di tutto il Kamandi/Kirby. La serie americana termina con il numero 61. Infatti furono disegnati sia il 60 che il 61, ma mai pubblicati. In rete esistono anche tradotti in italiano. Li ho stampati in una copia formato A 4 e sono carini, almeno hanno una fine. Ciao.

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