JANE, LA PRIMA EROINA A FUMETTI NUDA

JANE, LA PRIMA EROINA A FUMETTI NUDA

La piccola storia del Fumetto non è fatta solo di svolte epocali. Accanto ai grandi eventi che ne hanno segnato il cammino in maniera fragorosa e spettacolare, esiste una specie di sentiero parallelo in cui i cambiamenti avvengono senza clamori pur essendo altrettanto radicali. Quella che andremo a rievocare brevemente è la storia di una piccola e ingenua donna di carta che seppe rivoluzionare il mondo con la sola arma della sua lingerie.
Come spesso accade, le storie hanno un inizio casuale.

Prendete un brillante artista britannico di nome Norman Pett (1891-1960), mettetelo a parlare con gli amici e sottoponetelo a un richiamo al quale quasi nessun anglosassone può resistere, quello delle scommesse.
Norman è già il fortunato autore di una strip per bambini, “Pip, Squeak e Wilfred”, ma come se la sarebbe cavata con un fumetto popolare per adulti? La risposta a questo interrogativo viene data il 5 dicembre 1932 sulle pagine di “The Daily Mirror”, un quotidiano ancora oggi popolarissimo.


La striscia si chiama “Jane’s Journal, Or the Diary of a Bright Young Thing”, la protagonista è l’avvenente Jane Gay che presto perderà il cognome (che comunque all’epoca non aveva alcuna implicazione sessuale) diventando per tutti l’adorabile Jane e basta.
Ricalcata inizialmente sulle fattezze di Mary Pett, moglie dell’autore, verrà poi rimodellata sul corpo di Chrystabel Leighton-Porter, che l’artista ha ammirato mentre posava per una classe di studenti d’Arte nella natia Birmingham. Le strisce narrano le disavventure di Jane, ma presentano una certa caratteristica che le distingue da tutte le altre viste prima.

L’eroina, cosa inusitata per i tempi, frequentemente perde i propri vestiti!
Stilisticamente, l’ardita pin-up si rifaceva ad attrici iconiche come Betty Grable o Betty Hutton, ma a livello comportamentale si avvicinava alla candida esibizionista stile Marilyn. Il terreno delle sue avventure è quello giallo-rosa, Jane si muove su di esso calpestando alcuni tra i più seguiti principi del comune senso del pudore, caratterizzandosi, però, per l’assoluta mancanza di malizia.
Fattori costanti del suo fumetto sono gli incidenti che le capitano in serie inducendola a un involontario spogliarello. Man mano si stabilisce un patto tra lei e il lettore che in ognuna delle strisce “pretende” di vedere quasi nuda la svampita biondina, ma deve accontentarsi dell’effetto erotizzante della triade calze, slip e giarrettiere.


Ciò che rende accettabile la visione di questi piccanti siparietti (spesso accompagnati da gridolini di sorpresa) è l’apparente veridicità. I pretesti sono “possibili”: lo scivolone sulla classica buccia di banana, una portiera richiusa in fretta che imprigiona un pezzo di gonna, un cagnolino dispettoso che le strappa brandelli di stoffa e così via.

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A fare da contrasto all’aspetto pruriginoso c’è l’incredibile imperturbabilità di Jane nell’esporsi senza ostentare imbarazzo alla pubblica attenzione. Fanno la loro apparizione il fedele bassotto Fritz e Georgie Porgie, eterno fidanzato un po’ mammalucco (che rimane l’unico a non aver mai ammirato le grazie di Jane!).


Tuttavia è con lo scoppio della Seconda guerra mondiale che il fenomeno esplode. Jane va alla guerra con le sue armi “anatomiche”, diventando il sogno erotico dei soldati del Regno Unito, per i quali è “The One and the Only”.
Con la “chiamata” della Patria le vengono affiancati nuovi personaggi, come Il Colonnello e Thelma, moglie sospettosa e acidula dell’amichevole ufficiale, e un arcinemico: la spia nazista Lola Pagola.
Per dare supporto ai soldati inglesi e tenerne alto il morale le aree esposte del corpo di Jane diventano inversamente proporzionali all’andamento della Guerra, si riducono dopo una vittoria ed aumentano dopo le sconfitte. Jane rivaleggia in popolarità con la V di vittoria di Churchill e le sue imprese si ammantano di un alone leggendario.

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Occorre, però, un ultimo sforzo! Nel novembre del 1944 le truppe alleate preparano lo sbarco in Normandia e anche Jane deve essere parte attiva nell’impresa. Un paravento cade mentre è nella vasca da bagno e lei (perdendo le le ultime vestigia della sua modestia) rimane completamente nuda davanti ad un intero plotone di soldati. Tra le truppe si diffonde la scherzosa affermazione “Jane ha dato tutto!” e persino il leggendario primo ministro le renderà onore soprannominandola “L’arma segreta della Gran Bretagna”.
Da quel momento, Jane sarebbe rimasta nuda sempre più frequentemente, ma la formula cominciava ad avere il fiato corto e il dopoguerra della biondina non fu altrettanto esaltante. Intanto, nel corso del 1945 il King Features Syndicate dovette rinunciare al suo tentativo di distribuire negli Usa la striscia di Jane perché il “pudico pubblico” americano non era pronto per quella ostentazione di nudità.

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Nel frattempo Pett cominciò a perdere entusiasmo, fino al punto di affidare completamente la sua creazione all’assistente Michael Hubbard. Dal 1946 al 1959, Hubbard riuscì comunque a tenere in vita il personaggio.


L’edizione di mercoledì 14 ottobre 1959 del Daily Mirror dedica ben due pagine a “Il sorprendente addio di Jane, la regina delle strip”, avvenuto quattro giorni prima su quelle stesse colonne.
Jane, abbracciata teneramente al suo Georgie, gli dice “andiamo!”. E Jane va via, lasciando affranti e costernati innumerevoli fidanzati virtuali travolti dalla nostalgia.


In seguito il Mirror cercò di far rivivere il personaggio affidandolo ad Alfred Mazure. Per la precisione, fu creata una striscia dedicata alla figlia (anche lei di nome Jane, ovviamente), ma non riuscì a replicare il fascino e l’innocenza di sua madre.


La striscia aveva già ispirato uno spettacolo teatrale omonimo nel 1940, con Chrystabel Leighton-Porter nel ruolo di Jane e un film, “Le avventure di Jane”, diretto da Edward G. Whiting nel 1949, sempre con la stessa interprete. Ma fu la televisione a riaccendere i riflettori con una serie della Bbc tra il 1982 e il 1984, interpretata da Glynis Barber.

Come da programma, Jane continuava a perdere capi di vestiario fino a rimanere in biancheria intima, con le immancabili calze e reggicalze. Nonostante la notevole campagna pubblicitaria, il successo televisivo non arrivò. Arrivò invece il commiato di Jane che nell’ultima puntata della seconda stagione salutò, a modo suo, il suo pubblico con un fugace topless! Adorabile fino all’ultimo.
Nel 1985, sempre con scarsa fortuna, il personaggio viene ripreso nelle strip da John M Burns.
Jane era frutto della sua epoca: nonostante le stuzzicanti avventure in cui veniva coinvolta, rimaneva una “brava ragazza” con una condotta irreprensibile.
Saranno un po’ meno irreprensibili le numerose eroine seminude che sulla sua lunga scia approdano nelle pagine dei tabloid popolari inglesi, da Scarth ad Axa, ma questa è un’altra storia.

 

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