JACK KIRBY CONTRO STAN LEE (E ALTRI LITI NELLA MARVEL DAL 1968 AL 1975)

JACK KIRBY CONTRO STAN LEE (E ALTRI LITI NELLA MARVEL DAL 1968 AL 1975)

Jack Kirby contro Stan Lee: Silver Surfer n. 18 (1970)
La prima testata dedicata a Silver Surfer si era rivelata un insuccesso. Il direttore Stan Lee aveva sbagliato il formato, pubblicando un albo spillato di 48 pagine (ma con costina), dal prezzo di copertina doppio rispetto a un normale albo di fumetti americano. Oltre alla storia di Silver Surfer, ogni numero conteneva un episodio autoconclusivo “raccontato” dall’Osservatore (storie ridisegnate di una decina di anni prima). La cosa non funzionò e, quando Lee ne prese atto ritornando alle 32 pagine tradizionali, ormai il danno era fatto: impegnare Surfer in incontri un po’ pretestuosi con l’Uomo Ragno, i Fantastici Quattro e lo Shield di Nick Fury non raccolse l’attenzione del pubblico. Alla fine Stan Lee tolse il disegnatore John Buscema dalla serie per lasciare il campo a Jack Kirby, colui che aveva creato il personaggio in una storia dei Fantastici Quattro.
Kirby intendeva fare dell’argenteo alieno un fustigatore della corruzione umana, un vigilante cosmico dalle funzioni di giudice ed esecutore. La celebre ultima splash page dell’episodio con il volto minaccioso di Surfer suscitò la reazione piccata dei non molti fan di Norrin Radd, che non lo avrebbero accettato come una minaccia. Non è comunque vero che questo spinse Lee a troncare la serie, come alcuni dicono, perché in tal caso sarebbe rimasto nel cassetto un episodio inedito, dato che all’uscita di un albo ce n’è sempre almeno un altro in avanzata fase di lavorazione. La decisione della chiusura, quindi, avvenne prima che l’albo stesso uscisse in edicola ed era dovuta alle basse vendite della serie. Però Stan Lee litigò davvero con Jack Kirby, quando vide le tavole della storia (ormai Kirby scriveva senza le linee guida di Lee, che si limitava a mettere i dialoghi alla fine). Kirby, comunque, aveva ormai deciso di lasciare la Marvel per la Dc Comics, dove gli avrebbero accreditato i testi delle storie.


I due autori tornarono sul personaggio dieci anni dopo, in una graphic novel sul Surfista che ne rilegge le origini e il rapporto con Galactus, aggiungendo una “lei” al cast. Ma il libro, pubblicato in edizione cartonata dalla licenziataria Fireside Books, ebbe poca risonanza. In Italia la storia è stata pubblicata con poco risalto e tardi, nel 1994, per commemorare Kirby nell’anno della sua morte.

Jim Steranko contro Stan Lee: Tower of Shadows n. 1 (1969)
Jim Steranko era stato promosso e lanciato da Stan Lee come pochi altri autori Marvel e, quando si trattò di inaugurare la nuova testata antologica horror “Tower of Shadows”, venne scelto come autore del primo episodio. Lee decise di cambiare il titolo originale del racconto, “The Lurking Fear at Shadows House” (La paura in agguato nella casa delle ombre), che trovava pesante e inutilmente lovecraftiano, dato che il tema non aveva alcuna attinenza con l’autore di Providence. Il nuovo titolo fu il più sintetico “At the stroke of midnight” (Allo scoccare della mezzanotte).


Inoltre Stan Lee ritoccò i dialoghi facendo alcune aggiunte, indisponendo così ancora di più Steranko, il quale gli telefonò dicendo che il suo lavoro andava preso così come era o respinto. Lee replicò che il direttore aveva l’incarico della revisione redazionale. Il risultato fu che Steranko interruppe i rapporti con la Casa delle Idee, salvo tornare sui propri passi qualche mese dopo (forse placato dal fatto che la versione rivista da Stan Lee vinse il premio Alley Award per l’anno 1969) e ammettere, molti anni dopo, di avere agito con una certa arroganza.

Jim Starlin contro Gerry Conway: Warlock n. 16 (1976)
In realtà Warlock numero 16 non uscì mai a causa del costo della cellulosa.
Jim Starlin era da pochi anni sceneggiatore-disegnatore della Marvel. Aveva preso un titolo in crisi come Captain Marvel e lo aveva rinvigorito con uno strano stile narrativo filosofico-esistenziale, intriso di teatralità e ironia, oltre che con una grafica innovativa, metafisica e colma di senso of wonder. Starlin aveva anche unificato le presenze aliene del Marvel Universe in un unico scenario cosmico legato ai progetti del suo super-villain Thanos, presto impegnato in una saga/faida con il semidio Warlock, altro personaggio da lui ereditato dopo una storia editoriale travagliata. Starlin aveva fatto di Warlock un Amleto stellare, un antieroe esistenzialista con tendenze suicide e oppresso dalla simbiosi con una gemma assassina, che nel numero 15 rivelava di essere una forma di vita antica e ostile. Starlin stava ponendo le premesse per la serie di episodi delle Gemme dell’Infinito, che avrebbero dovuto svolgersi più o meno nell’arco di un anno sulle pagine del comic book.
Ma il nuovo direttore della Marvel, Gerry Conway (Stan Lee ormai faceva le funzioni dell’editore dopo la cacciata del fondatore Martin Goodman da parte dei nuovi proprietari della Marvel), a fronte del continuo aumento della carta di cellulosa canadese, per stare dentro ai costi decise la chiusura di tutte le serie con le vendite sotto le 50.000 copie, tra cui Warlock.
Anche la sorte infierì su quel numero 16, che sarebbe comunque dovuto uscire prima della chiusura, dato che le tavole vennero in gran parte perse in taxi dal disegnatore Alan Weiss.


Starlin si vide poi concedere 64 pagine per completare la saga, da dividere in due Annual (numeri speciali). Ciò avvenne in due serie già coinvolte dall’iniziale “Thanos Saga”: Avengers Annual n. 7 e Marvel Two-In-One Annual n. 2. Dove Jim Starlin “uccise” sia Warlock sia Thanos, prima di lasciare la Marvel, affermando che se questi due suoi personaggi fossero stati ripresi da qualcun altro non sarebbe più tornato alla Casa delle Idee.
La Marvel in effetti non ripescò Warlock e Thanos, che furono rilanciati da Starlin quasi 15 anni dopo, come architravi della serie Infinity Gauntlet.
In tempi recenti, Thanos è stato ripreso dalle versioni cinematografiche della Marvel: nei Guardians of the Galaxy e negli Avengers.

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