L’IMPULSO DI VIAGGIARE È GENETICO: NON TUTTI CE L’HANNO

L’IMPULSO DI VIAGGIARE È GENETICO: NON TUTTI CE L’HANNO

Secondo una recente ricerca pubblicata sulla rivista “Evolution and Human Behaviour” ci sono delle persone geneticamente predisposte a viaggiare grazie a un particolare recettore della dopamina. Il “gene del viaggio”, come lo chiamano, regolerebbe il livello di sensibilità e curiosità agli stimoli esterni. Ci sono persone che aspirano a una vita sedentaria e altre che nella routine diventano depresse, si sentono morire e bruciare dentro: questo perché la funzione del recettore D4 è direttamente collegata a quella della dopamina che svolge un’azione fondamentale nel determinare gli equilibri dell’umore.

Circa diecimila anni fa l’uomo ha smesso di spostarsi per cacciare le prede diventando coltivatore e allevatore, questo gli ha permesso di costruire capanne più solide e una maggiore tranquillità. Alcuni uomini delle generazioni successive hanno però cominciato a chiedersi cosa ci fosse dietro quelle montagne, se ci fosse una fine a quel deserto o a quel mare e, se sì, cosa avrebbe incontrato. Questi uomini sono i responsabile dei grandi movimenti migratori del genere umano, anche se quasi sempre la partenza non era volontaria ma dovuta a una carestia. Ma anche con le carestie non tutti partivano, c’era chi preferiva fare la fame piuttosto che rischiare l’ignoto.

Le lingue nei Paesi tra la Gran Bretagna e l’India sono simili tra loro perché derivano tutte dai migranti indoeuropei partiti seimila anni fa dall’attuale Ucraina: madre si dice “mother” in inglese, “mater” in latino e “mata” in sanscrito (antico indiano)

Secondo lo studioso Chaunsheng Chen, solo il 20% della popolazione avrebbe alti livelli di DRD4r7 nel proprio corredo genetico e la maggior parte di queste persone si trova in zone del mondo dove nel passato ci sono stati grandi movimenti migratori. Questa teoria è appoggiata anche dal ricercatore David Dobbs della National Geographic Society, che comparando i geni di popolazioni storicamente sedentarie e quelle migratorie ha notato che questo tipo di gene è presente in percentuale più elevata nelle popolazioni che avevano vagato molto nella loro storia: “Il DRD4 risulta in persone che sono più propense a prendere rischi, a esplorare posti nuovi, a provare nuovi cibi, nuove relazioni, nuove avventure sessuali”.

Facciamo due conti. Su questo pianeta siamo in 7 miliardi, il 20% dei quali fa 1.400.000.000, ovvero un numero corrispondente a circa l’intera popolazione cinese. La società contemporanea, caratterizzata da solide città, non “incoraggia” il migrare. Quindi questo quasi un miliardo e mezzo di persone cosa fa per resistere? Come fa a rimanere ferma? La maggior parte riesce ad adattarsi alla società avendo però la sgradevole sensazione che ci sia un’indesiderata monotonia nella loro vita, che manchi qualcosa e magari cerca di riempire quel “qualcosa” con soluzioni sbagliate. Altri cercano di ricaricarsi viaggiando, magari senza seguire le rotte consuete del turismo.

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