ITALIANE PAZZE PER IL MOSTRO JIMI HENDRIX

ITALIANE PAZZE PER IL MOSTRO JIMI HENDRIX

“Udirono alle spalle il lamento di una sirena che si avvicinava. Mary ebbe a domandarsi chi si sarebbe presentato nelle vesti di poliziotto (…). Chissà, pensò, potrebbe essere Jimi Hendrix”.
Nel racconto E hanno una band dell’altro mondo del 1992 (contenuto nella raccolta Incubi e deliri dell’anno successivo) Stephen King immagina Rock and Roll Heaven, un paesino dell’Oregon (uno di quelli che lo scrittore chiama “posticini strani”) popolato dalle rockstar morte giovani, come Elvis Presley, Jim Morrison, Janis Joplin, Buddy Holly, Jimi Hendrix. “Provo un sincero turbamento nel considerare quanti artisti rock siano morti giovani o in brutte circostanze”, commenta King nelle sue note ai racconti al termine di Incubi e deliri.


Ma quando Hendrix si esibisce in Italia, nel maggio del 1968, i suoi fan non sanno che sarebbe stato il suo unico tour nel nostro Paese (sarebbe morto nel 1970 a ventisette anni, come molte popstar, ultima Amy Winehouse, nel 2011), eppure accorrono numerosi.
La recente mostra Hey Jim – The Italian Experience alla Triennale di Milano ha reso omaggio a quel leggendario tour di cinque decenni fa, selezionando materiali dal libro “Hendrix ’68 – The Italian Experience” (Jaca Book) del giornalista e storico musicale Enzo Gentile (che nel 1968 era uno studentello quindicenne, ed era venuto al concerto) e dell’appassionato hendrixiano Roberto Crema.


Hendrix e i suoi Experience (Noel Redding e Mitch Mitchell) si esibiscono a Milano, Bologna e Roma; a Milano proprio nel leggendario Piper, negli spazi della Triennale (adesso si chiama Old Fashion).
All’epoca la stampa specializzata in Italia non esiste ancora, ma ci sono già le “groupie”: Hendrix e i suoi hanno grande successo tra le ragazze e i magazine di gossip danno grande risalto al rocker con titoli come Pazze per il mostro o Le ragazze impazziscono per il brutto con la permanente.

Non ci sono purtroppo registrazioni del tour, ma il sound di colui che viene considerato da molti il più grande chitarrista nella storia del rock rimane impresso nei ricordi di chi c’era.
Come Renzo Arbore, che racconta: “Fui io a battezzare Jimi Hendrix in Italia con Hey Joe, trasmettendolo nel mio programma radiofonico Per voi giovani. Sono molto contento di averlo lanciato, di averlo conosciuto e visto all’opera a Roma. Chissà cosa farebbe ancora oggi, con la sua chitarra”.

Al concerto di Roma, al Brancaccio c’è anche l’adolescente Carlo Verdone che un quarto di secolo dopo girerà il film “Maledetto il giorno che t’ho incontrato”, con protagonista un giornalista che sta scrivendo una biografia su Hendrix.


Forse Jimi Hendrix non è finito nel “posticino strano” di Stephen King.
Sempre a Milano, a Cartoomics, la fiera del fumetto, lo scorso marzo l’illustratore e musicista sanremese Larry Camarda ha esposto alcune sue reinterpretazioni di celebri copertine a fumetti. In una di esse, basata su una cover di Strange Tales, la serie della Marvel dove era apparso per la prima volta il Dottor Strange, appare proprio lui, con la scritta “L’eroe con la chitarra che sconvolgeva i sensi è morto, ma vive ancora!”.
L’immagine non è nella mostra (dove peraltro è esposta parte della biografia a fumetti di Hendrix, disegnata nel 1980 da Matteo Guarnaccia per la rivista Rolling Stone), ma ci piace pensare al “Voodoo Child”, dal titolo di una sua celebre canzone, tornato in vita come supereroe.

La copertina disegnata da John Romita Senior di un Strange Tales del 1973 che ha ispirato Larry Camarda, con il primo episodio di Brother Voodoo (uno dei tanti eroi Marvel che seguirono a Dottor Strange nella testata)

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