IL MONDO IN CUI VISSE ANDREA PAZIENZA

IL MONDO IN CUI VISSE ANDREA PAZIENZA

Il fumettista Andrea Pazienza e lo scrittore Pier Vittorio Tondelli studiarono entrambi al Dams (Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo) presso l’Università degli Studi di Bologna. Parteciparono e vissero personalmente il movimento del ’77. Lo hanno descritto e illustrato nelle loro opere. Il movimento del 1977 e prima ancora quello del 1968 si svilupparono in un’Italia ancora in parte legata al passato. In diverse zone d’Italia l’agricoltura era tradizionale e non meccanizzata. L’industria, dopo le distruzioni della guerra, aveva conosciuto un periodo di ricostruzione e di sviluppo.

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale gli americani inserirono l’Italia nel piano di aiuti Marshall. Questo piano consisteva in uno stanziamento di quasi 14 miliardi di dollari dell’epoca. Vennero suddivisi in quattro anni ai vari paesi europei che ne beneficiavano. Fu annunciato nel 1947 nell’università di Harvard dal segretario di stato americano George Marshall, da cui prese il nome. I circa millecinquecento milioni di dollari stanziati dal governo Usa per l’Italia furono destinati alla ricostruzione di linee ferroviarie, strade, ponti, acquedotti, fognature, case, industrie e aziende agricole danneggiate dalla guerra. Con il potenziamento delle strutture scolastiche, inoltre, l’Italia riprese la sua crociata contro l’analfabetismo.

IL MIRACOLO ECONOMICO

Il sorpasso (1962) del regista Dino Risi, con Jean-Louis Trintignant e Vittorio Gassman, rappresentava l’Italia del benessere appena raggiunto

Dal 1950 iniziò una fase di grande sviluppo chiamata “Miracolo economico” o “Boom economico”.

Milano, uffici tecnici comunali, Utc 1966

L’Italia poteva approvvigionarsi di materie prime e aveva a disposizione manodopera nazionale a basso costo. Dal 1955 al 1971 si trasferirono in Nord Italia, soprattutto dalle regioni del Sud e dall’Est, circa dieci milioni di persone per andare a lavorare in fabbrica.

1968, un corteo del movimento studentesco

Fra il 1960 e il 1970 gli operai ebbero aumenti salariali importanti mentre la disoccupazione scendeva ai minimi storici. Cominciarono a iscriversi all’università anche giovani che non venivano da famiglie benestanti. Alcuni erano meridionali che andavano al Nord per studiare. Si iscrissero all’università molte ragazze anche in facoltà tradizionalmente maschili.

Come si può notare dalle statistiche, nel 1945/46 i maschi erano i tre quarti della popolazione scolastica. Nel 1995/1996 la popolazione universitaria femminile superava quella maschile. Di tutti questi iscritti si laurearono nel 1945 quasi 20mila mentre nel 1995 furono circa 113mila. Nel 1945 le donne laureate erano un quarto degli uomini, mentre nel 1995/96 la percentuale delle donne laureate superò quella dei maschi. Lo spostamento scolastico dal Sud verso il Nord non si è mai arrestato. Ancora nell’anno accademico 2016/2017 più di un quinto degli studenti universitari meridionali lascia il paese natale e va a studiare in Lombardia e in Piemonte.

IL SESSANTOTTO

Torino, Palazzo Campana occupato. Era la sede della facoltà di legge, matematica e lettere

Nel 1967, sull’onda delle contestazioni studentesche americane avvenute in California dal 1964 all’università di Berkeley,  scoppiarono movimenti di protesta all’Università di Torino a Palazzo Campana. Nel 1968 il movimento contagiò tutte le università italiane. Nel maggio 1968 divampò a Parigi. Gli studenti chiedevano che fosse data la possibilità a tutti di studiare e frequentare l’università. Auspicavano lo studio di nuove materie, la possibilità di scegliere il proprio piano di studi, il contatto con nuovi soggetti politici e con gli intellettuali contemporanei.

1969, l’autunno caldo: manifestazione davanti a Mirafiori

Nel 1969 il movimento studentesco si unisce alle lotte e alle rivendicazioni del movimento operaio. Proprio nel 1969 scadevano molti contratti aziendali. Nell’autunno di quell’anno scoppiarono le manifestazioni di protesta dette Autunno caldo. In seguito a queste lotte vennero riconosciuti aumenti salariali uguali per tutti. Alla Fiat gli operai che avevano compiuto atti violenti in fabbrica, devastando macchine e attrezzature, furono riassunti su richiesta del Ministro del lavoro, il democristiano Carlo Donat-Cattin.

GLI ANNI DI PIOMBO

Milano, funerali dei morti di Piazza Fontana, 12 dicembre 1969

Il decennio che va dalla fine dell’autunno caldo fino a tutti gli anni settanta è stato chiamato anni di piombo. Il ricorso alle armi dei gruppi più estremisti gettò il paese in uno stato che alcuni ricercatori francesi hanno definito di “guerra civile a bassa intensità”.

Per tutti gli anni Settanta vi furono stragi, la prima (Piazza Fontana) avvenne nel dicembre 1969.
Eccone alcune.
12 dicembre 1969, strage di piazza Fontana a Milano: 16 morti e 88 feriti.
28 maggio 1974, strage di piazza della Loggia a Brescia: 8 morti e 94 feriti.
4 agosto 1974, strage del treno Italicus a San Benedetto Valdisambro: 12 morti
e 105 feriti.
2 agosto 1980, strage della stazione di Bologna: 85 morti e più di 200 feriti.
23 dicembre 1984, strage del rapido 904 a San Benedetto Valdisambro: 17 morti
e 267 feriti.

Nelle strade i numerosi cortei potevano finire con gravi incidenti tra studenti e polizia.

Milano, 14 maggio 1977, un “autonomo” spara

L’EROINA

Eroina venduta dalla Bayer

L’eroina è un derivato della morfina che a sua volta proviene dell’oppio. È una sostanza semisintetica ottenuta per reazione della morfina con l’anidride acetica. Per le sue proprietà sedative e antinfiammatorie era stata usata in medicina, prima di essere proibita a causa dei forti effetti collaterali legati alla dipendenza. I primi a vietarne l’uso furono gli Stati Uniti nel 1925.

Il giudice francese Pierre Michel, ucciso nel 1981 in un attentato, mentre stava indagando con due colleghi italiani sul ruolo dei marsigliesi nel traffico internazionale di droga

Negli anni sessanta uno dei più grossi laboratori di raffinazione dell’oppio, che arrivava dalla Turchia, aveva sede a Marsiglia. Riforniva di eroina soprattutto gli Stati Uniti. Una vasta operazione di polizia concordata tra i Paesi interessati distrusse i laboratori e smantellò la rete del traffico. Subito dopo si aprì una nuova rotta clandestina che portava l’oppio da Birmania, Thailandia e dagli altri paesi del cosiddetto Triangolo d’oro, ad Amsterdam, dove veniva trasformato in eroina. Il giudice francese Pierre Michel fu ucciso a Marsiglia nel 1981 mentre stava indagando con i colleghi italiani sul traffico internazionale di eroina che partiva da Marsiglia verso gli Stati Uniti.

Slogan del movimento studentesco del 1968

Nel 1968 in Italia si iniziava a fumare hashish e marijuana che si producono partendo dalla canapa. La mafia siciliana era coinvolta con i marsigliesi nella raffinazione e nella esportazione dell’eroina negli Stati Uniti, ma in Italia ne girava pochissima.

Il movimento hippy nasce negli anni sessanta in America e si diffonde velocemente

Una parte del movimento giovanile era favorevole a sperimentare sostanze per tentare esperienze che si riteneva  potessero “approfondire e amplificare la coscienza”. Sorsero, a cominciare dagli anni settanta, delle comuni (cioè delle comunità dove si metteva tutto in comune) dove in teoria si praticava l’amore libero e a volte si consumava Lsd a imitazione dei movimenti americani e delle comunità hippy. L’Lsd è una fra le più potenti sostanze psichedeliche conosciute, in grado di provocare allucinazioni.

Eroina iniettabile

Intanto si introdusse eroina di ottima qualità a prezzi molto bassi, i ragazzi cominciarono a usarla e in breve tempo ne diventarono dipendenti. I prezzi presero a salire e ormai ai ragazzi occorrevano dosi giornaliere. Qualsiasi altra attività aveva perso urgenza e interesse. Secondo la testimonianza dell’autore di fumetti Filippo Scozzari questo avvenne in particolare modo nell’estate del 1977. Il collega Andrea Pazienza avrebbe cominciato a usare eroina nella casa che occupava a Bologna.

Gli ultimi giorni di Pompeo

“Gli ultimi giorni di Pompeo”, realizzato da Pazienza tra il 1985 e il 1987, rappresenta la condizione di un giovane eroinomane. Andrea Pazienza, attraverso i fumetti, si esprimeva magistralmente con un linguaggio che i giovani capivano.

ANDREA PAZIENZA

Andrea Pazienza nel 1974

Pazienza faceva parte di quelle avanguardie di ragazzi meridionali che negli anni vennero al Nord per studiare.

Andrea Pazienza al mare in Puglia nel 1981

Figlio di un insegnante di educazione artistica e di una insegnante di educazione tecnica, nacque nel 1956 nelle Marche, a San Benedetto del Tronto dove il padre insegnava, ma crebbe a San Severo (Foggia) che era il paese natio del padre.

San Menaio, Gargano, Foggia

Andava al mare a San Menaio, un paesino sulla costa del Gargano.

Era pieno di vitalità e di gioia di vivere.

Andrea Pazienza, orso con farfalle

Manifestò precocemente la propria creatività nel disegno tanto che i genitori cercarono per lui un liceo artistico quotato. Scelsero  il “Giuseppe Misticoni” di Pescara, dove si trasferì a 12 anni. Qui diventò amico del futuro fumettista Tanino Liberatore.

Assemblea al Dams occupato, 3-3-1977: Umberto Eco e Luigi Squarzina

Nel 1974 si iscrisse al corso di laurea in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Bologna. Il Dams di Bologna fu il primo esperimento italiano in ambito accademico di un intero corso di laurea dedicato ad argomenti come lo spettacolo, la musica e le arti in genere. Era nato nel 1971 da un’idea e per iniziativa del grecista Benedetto Marzullo, che coinvolse docenti come Umberto Eco, Renato Barilli e Adelio Ferrero. Non intendeva avere niente a che fare con le accademie di belle arti perché privilegiava la comunicazione e il legame con la facoltà di lettere e filosofia. Il laureato Dams doveva essere un esperto di arte a tutto tondo e un operatore culturale. Lo stesso Umberto Eco, studioso, saggista e scrittore era un esempio di intellettuale che respingeva la distinzione rigida fra letteratura alta e bassa. Era un grande ammiratore e lettore di fumetti.

Al Dams, Andrea Pazienza entra in contatto con tutta la comunità di studenti e professori. Conosce anche Pier Vittorio Tondelli.

Manifesto della mostra romana del 2018

Disse di lui Pier Vittorio Tondelli: “Pazienza è riuscito a rappresentare, in vita e anche in morte, il destino, le astrazioni, la follia, la genialità, la miseria, la disperazione di una generazione che solo sbrigativamente, solo sommariamente, chiameremo quella del ’77 bolognese”.

IL MOVIMENTO DEL SETTANTASETTE

Il 17 febbraio 1977 il segretario della Cgil Luciano Lama viene contestato duramente durante il suo comizio all’università romana La Sapienza

Il settantasette ebbe inizio con un comizio di Luciano Lama, segretario della Cgil, all’Università La Sapienza di Roma. Il comizio di Lama dentro l’università fu deciso dai vertici del Partito Comunista Italiano assieme a quelli della Cgil, motivandolo con la necessità di ripristinare le libertà sindacali e politiche all’interno dell’ateneo nelle mani dei contestatori senza il ricorso alle forze di polizia. Lo scopo era anche quello di allontanare dall’ateneo i simpatizzanti di Autonomia Operaia  (il movimento più all’estrema sinistra), isolandoli dagli altri studenti. Il comizio sfociò in una sassaiola e gli studenti si impadronirono del palco distruggendo il camion da cui parlava Lama con il grido di “Via, via la nuova polizia!”.

Bologna inizio 1977, corteo degli indiani metropolitani

La città di Bologna fu teatro di violentissimi scontri di piazza. L’11 marzo fu ucciso un militante del gruppo Lotta Continua, Francesco Lorusso, durante le cariche per disperdere un gruppo di autonomi che avevano organizzato una contestazione nei confronti dell’assemblea di Comunione e Liberazione che si teneva quella mattina all’Università.

13 marzo 1977, carro armato in Via Zamboni a Bologna

Il sindaco Renato Zangheri, comunista, fu preso di mira dai manifestanti di Bologna che intonarono “Zangherì, Zangherà, zangheremo la città”. Il Ministro dell’Interno Francesco Cossiga per reprimere le azioni di guerriglia inviò i mezzi blindati nella zona universitaria e in altri punti caldi della città.

Andrea Pazienza stava preparando le tavole di Pentothal che sarebbero state pubblicate a partire dal 1977 su Alter Alter, il supplemento e spin-off di Linus.

Pentothal, tavola disegnata da Pazienza dopo la morte di Francesco Lorusso

Il fumetto avrebbe dovuto essere il diario onirico di Pentothal, alter ego di Pazienza. Ma la realtà irrompe nella storia. Dopo aver già consegnato le prime tavole nel mese di gennaio 1977, in seguito alla morte di Francesco Lorusso, Pazienza aggiunge la tavola che parla dell’irrompere della realtà nel mondo del fumetto. Dice l’autore che avrebbe dovuto essere uno sprazzo, invece era l’inizio.

Le straordinarie avventure di Pentothal

Pentothal ha difficoltà a svegliarsi dal sogno, che spesso è un terribile incubo.

LA RIVISTA “CANNIBALE”

Una copertina di Cannibale di Andrea Pazienza

La rivista Cannibale venne realizzata nel 1977 da Stefano Tamburini e Massimo Mattioli. Successivamente collaborarono Filippo Scòzzari, Andrea Pazienza e Tanino Liberatore. All’inizio del 1977 fu realizzato il primo numero, che uscì nel giugno 1977. La rivista aveva adottato il nome di Cannibale in omaggio all’omonima rivista dadaista dell’artista Francis Picabia uscita nel 1920, di cui Tamburini era ammiratore. La rivista vendette pochissimo perché tutta l’operazione fu gestita dagli autori che non erano imprenditori. Servì però a far nascere la redazione che lavorava insieme in una straordinaria fucina creativa. Pazienza sentirà sempre la nostalgia di quei giorni, di quel lavoro autoriale che si concretizzava in gare, sfottò, idee, rimandi (vedi sempre su Giornale POP: Ranxerox il Cannibale – NdR).

RADIO ALICE

1977, Radio Alice, le voci del Movimento

L’anno precedente, nel 1976, erano state liberalizzate le radio via etere fino allora monopolio della Rai. La voce del movimento del 1977 era Radio Alice. Dai suoi studi erano state date, durante la manifestazione di Bologna, istruzioni per la guerriglia. Quando la polizia vi fece irruzione gli intellettuali di sinistra si mobilitarono, protestando contro la repressione.

Uno degli ultimi eventi del Movimento del ’77 fu il “Convegno nazionale contro la repressione”, svoltosi a Bologna dal 23 al 25 settembre 1977.

Convegno contro la repressione, Dario Fo sul palco

I primi due giorni furono occupati dallo scontro tra l’anima spontaneista e i gruppi storici nati dalle ceneri del ’68 (come Lotta Continua e Democrazia Proletaria). Il terzo giorno l’assemblea terminò con un grande corteo che attraversò la città.

Per la prima volta furono pronunciate pubblicamente parole di solidarietà nei confronti del gruppo terroristico delle Brigate Rosse. L’assemblea diventò di fatto l’ultimo atto ufficiale del Movimento del ’77, che fu soprattutto bolognese con un’appendice romana.

GLI ATTI LIBERTINI DI PIER VITTORIO TONDELLI

 

Pier Vittorio Tondelli, Altri libertini, 1980

Il libro di esordio di Tondelli “Altri libertini” uscì per l’editore Feltrinelli nel 1980. Sono sei racconti con le avventure, i viaggi, i rapporti sessuali e omosessuali, la dipendenza dall’eroina e dalle droghe di giovani emiliani e dei loro coetanei e amici. Le vicende sono contemporanee alla pubblicazione o poco precedenti. Spesso sono narrate in prima persona con un linguaggio che Tondelli raccontò di avere rubato ai suoi coetanei ascoltandoli sui bus, all’università, al “Posto ristoro” della stazione di Reggio Emilia. Molti hanno considerato la raccolta di racconti come direttamente ispirata dal ’77.

Pier Vittorio Tondelli, l’autore di Altri Libertini

Anche Pier Vittorio Tondelli, come Andrea Pazienza, aveva frequentato il Dams e voleva essere non solo uno scrittore ma anche un operatore culturale.

Era nato a Correggio in provincia di Reggio Emilia. Manifestò fin da bambino il suo grande amore per la lettura. Per poter leggere liberamente frequentava la biblioteca comunale. Si iscrisse all’Azione cattolica. Collaborò alla redazione di alcuni giornalini ciclostilati e curò i cineforum della sua parrocchia. Si trasferì a Bologna per studiare al Dams. Si laureò con una tesi sulla letteratura epistolare. Dopo la pubblicazione di “Altri libertini” e la grande fama che gliene derivò lavorò alla scoperta e al lancio di giovani scrittori. Anche lui fa parte della generazione morta prematuramente. Morì di Aids nel 1991, appena trentaseienne.

Andrea Pazienza era già scomparso a 32 anni nel 1988, per overdose di eroina.

Massimo Zanardi, personaggio pubblicato per la prima volta nel 1981 da “Frigidaire”

 

4 commenti

  1. “Trent’anni di lavoro non degnati di uno sguardo” o
    Jacovitti contro Linus?? Pazienza con “Alter Linus” collaborazione quest’ultima con motivazioni troppo personali per parlarne. Quindi guardo il 1968 e dintorni da un altro punto di vista, una sorta di prospettiva intimista, faccio del tutto un altro ”quadro” che non è antropologico e neppure social/politico, perdonatemi in anticipo!!
    Ho fra le mani le annate del “Vittorioso” 1965 e 1966 e mi rendo conto che i tempi di allora risuonavano di voci dissonanti anche nei confronti di settimanali quali appunto “Il Vittorioso”, “Il Corriere dei Piccoli”, “Il Giornalino” “Vera Vita” (poi tutte queste testate cambiarono impostazione editoriale, formato e distribuzione). Però questi lavori di ricerca storica e fumettologica, fatti oggi che siamo nel 2018 e distanziati da quel periodo da 50 anni abbondanti sono un rompicapo. Ci vuole pazienza? Beh, la pazienza c’entra ma fino ad un certo punto, è una questione di interesse e di materiale documentale: studi fatti allora su il fumetto. Nel 1960 c’era stato Della Corte, ma i fumetti erano praticamente solo quelli americani, come di moda allora!
    Io mi interesso a molte cose, ma moltissime altre non le conosco, non so neppure della loro esistenza. Questa mattina poi mi sono svegliato MOOLtooo maldisposto nei confronti dell’elite culturale dei linusiani trionfanti a partire dal 1965! Come mai? Beh sono stato svegliato nel cuore della notte dagli ululati del cane Hugo, l’inquilina del primo piano ( Io e mia moglie + parzialmente la gatta Micia di anni 3siamo al piano terra, contornati da una selva di vigorosa vegetazione dove allignano le nostre nemiche mortali, le zanzare ), dottoressa che questa notte è di turno e non può fare altro che lasciare il suo cane da solo chiuso in casa: cosa che non piace al bulldog francese Hugo, amante della vita in famiglia, che non sopporta la solitudine.
    Comunque nei primi anni di “Linus” ,1965/70 circa, quando sta per arrivare nel negozio di cristallerie l’elefante Jacovitti. Ehh, io li trovavo snob ed ignoranti in fatto di fumetto, dei fricchettoni che votavano a sinistra (dicevano) ma non facevano un cavolo di niente perché potevano vivere di rendita, figli di o eredi di ricconi! Come sono parziale! Però, dai e dai, una cosa alfine l’ho trovata e risale alla metà degli anni ’60 o a poco prima come gestazione, quando il cosiddetto miracolo economico italiano aveva ormai rallentato la sua corsa (si dice). In quei tempi l’intellettuale milanese Giovanni Gandini raduna un gruppo di amici nei locali della libreria gestita dalla moglie Anna Maria e dalle sue socie Laura Lepetit e Vanna Vettori. Il negozio diviene così il punto di incontro di personalità del calibro di Oreste del Buono, Vittorio Spinazzola, Umberto Eco, Tomaso Prospero che si tira dietro in carozzina il presunto pargolo Roland Topor, saltuariamente Franco Benito Jacovitti sempre in cerca di datori di lavoro (pensate che nel 1966 – con il Giorno in crisi – aveva mandato tavole di prova al “Corriere dei Piccoli”, lavori che furono sistematicamente rifiutati dall’allora direttore, non so più chi), Elio Vittorini: i primi, in Italia, a riservare uno sguardo nel contempo “colto” ma anche un poco “ruffiano” al fumetto: si pensa ad una rivista “apparentemente” (io per i fumetti ho sempre classificato “Linus” un parto ambiguo e per certi versi astutamente mascherato da sinistra che nel contempo bacia il lato “B” di Al Cap con il suo Li’l Abner). Gandini credo che avrebbe voluto diffondere attraverso Linus, (intenzioni a dir la verità piuttosto impenetrabili) promulgare un’idea autoriale di un mezzo capace di raccogliere, registrare e spesso anticipare i fenomeni più interessanti, le sperimentazioni e le avanguardie. Secondo me un semplice sogno di gente che del grande fumetto popolare non sapeva quasi nulla e sguazzava male anche nel campo dell’illustrazione e della satira. Comunque insieme a questa squadra di avidi e curiosi lettori, Gandini inventa e porta avanti “Linus”, un giornale come non se ne erano mai visti prima, capace “forse” di intercettare alcune trasformazioni sociali. Ma e il fatidico “68”? Gandini, quando con Topor era nel mezzo della buriana parigina, pensava che gli studenti fossero matti! Ricordo un bel mazzo di fotografie risalenti a tempi diversi con tutti, o quasi, i prima citati pezzi da “90”, ritratti all’interno della libreria milanese prima citata. Linus fece rumore perché il clima ufficiale era quello perbenista ipocrita della DC chiesaiola, ma in effetti, per quanto riguarda il fumetto, secondo me Gandini era rimasto alle pagine in rima de “Il Corriere dei Piccoli” e dei disegnatori italiani di allora non sapeva nulla e, a priori, di fronte a Pecos Bill, Tex, Il grande Blek etc., storceva in naso perché tutta quella roba la riteneva “volgare” non all’altezza della sua illuminata cultura da snob milanese. “Il Vittorioso”?: un povero ignorante Gandini, in fatto di fumetti!!
    “Linus”, io l’ho acquistato fino al 1973/4, quando alla fine aveva un formato leggermente più piccolo, poi anni dopo quando, nel 1982, Jacovitti ritornò con il primo episodio di “Joe Balordo”, quello che qualcuno che io ben conosco ha sempre eluso e mai pubblicato nemmeno in parte, ma credo solo perché non gli interessava la visione più completa del fenomeno, anzi, la sua intenzione era ed è di isolare il secondo episodio meno raffinato e a volte umoristicamente becero, per supportare in tal modo la sua idea, della consistenza di una bolla d’aria, di un Jacovitti ormai in precipitosa caduta verso il limbo. Ma, lo ripeto, i due episodi di Joe Balordo vanno letti consecutivamente e in tale modo ci si potrà rendere conto che Jacovitti aveva motivazioni umorali, irrazionali, “di pancia”, che lo spinsero a mettersi in urto con i “benpensanti” redattori di Linus.

  2. Il periodo in cui visse e operò Andrea Pazienza fu, ovviamente, anche quello di tutti coloro che allora erano già nati. Ma per il sottoscritto- tanto per fare un esempio- la percezione di quanto nel 1968 stava accadendo, fu assai diversa, legata al mio vissuto personale. Penso che anche per moltissime altre persone sia accaduta la medesima cosa. Ho preso come altro esempio Franco Benito Jacovitti, perchè anche lui autore di fumetti e perchè penso di poterne scrivere con cognizione di causa.
    Altri autori di fumetti nel 1968 non erano ancora all’opera, Jacques Tardi era ancora studente alla scuola d’arte a Lione e solo nel 1970 debuttò faticosamente con una storia ,”Il cavallo blu”, sulla lunghezza di …5 tavole. Il suo disegno era realistico e la storia di carattere storico. Se non ricordo male si svolgeva all’inizio del 1800 con Napoleone in ballo. Il termine blu, in altre lingue significa anche “triste”, credo che anche in francese si possa fare tale distinguo. LO dico perchè ricordo bene che Italo Calvino nel tradurre nel 1967 “l’intraducibile” “Les fleurs bleues” di Raymond Queneau (autore, fra le altre cose, di Zazie nel metro), chiese all’autore il senso dell’intitolazione del romanzo, perché non capiva che cosa avessero a che fare i fiori blu con la trama dello stesso. Queneau, uomo notoriamente taciturno (quasi muto) si gettò inaspettatamente in una fluviale spiegazione di che cosa significasse nell’argot parigino il termine bleue. Comunque alla fine Calvino, che già aveva scritto “Appena presi a leggere il romanzo pensai subito: E’ intraducibile! ma il libro cercava di coinvolgermi….mi tirava per il lembo della giacca, mi chiedeva di non abbandonarlo alla sua sorte, e nello stesso tempo mi lanciava una sfida”, tradusse il termina in modo letterale, cioè “blu”!
    Tutta questa pappardella per arrivare a dire che il racconto disegnato da Tardi forse ha un titolo che si sarebbe potuto anche tradurre “Il cavallo triste”. Mah??

  3. Grazie per la preziosa testimonianza

  4. Giovanni GANDINI [Milano. 1929/2006 (Editor; Writer; Cartoonist)]
    Giovanni Gandini (), , conosciuto soprattutto per essere il fondatore della rivista Linus. Io, Tomaso Prospero, ho la brutta abitudine di “strascrivere”, ed è per questo, ossia per fare ammenda su quello che ho precedentemente qui scritto,che posto quanto segue:

    Di Luca Boschi.
    A metà degli anni sessanta, Gandini importò dagli Stati Uniti d’America i celeberrimi Peanuts, aprendo a schiere di ragazzi e meno ragazzi un mondo di slogan, battute e tormentoni, con i quali il brachetto Snoopy, Charlie Brown, la saccente Lucy Van Pelt e il timido Linus Van Pelt, abbarbicato alla sua copertina, esprimevano disagi e incertezze di una generazione. Il giornale era affiancato dalla casa editrice Milano Libri, nata dall’omonima libreria gestita dalla moglie di Gandini, Annamaria Gregorietti.

    Oltre ai fumetti di Charles M. Schulz, Linus ha aperto la porta alla controcultura americana ma anche al surrealismo latino, da Fernando Arrabal a Roland Topor passando per Copi. Ma sulla «rivista dei fumetti e dell’illustrazione» (era questo il sottotitolo di Linus), comparivano anche la sinuosa Valentina di Guido Crepax, Pogo, Krazy Kat, Bc, Dick Tracy e Corto Maltese di Hugo Pratt. Il primo numero del 1965 conteneva anche interviste di Umberto Eco a Elio Vittorini e a Oreste Del Buono. Giovanni Gandini diresse Linus fino al 1972, anno in cui cedette il posto di comando proprio a Del Buono.

    I fumetti statunitensi erano tradotti magistralmente, lavorando di cesello sui nonsense di Pogo e sulle battute dei Peanuts e del Mago di Id, sovrapponendo al linguaggio originale il linguaggio giovanile italiano.

    Non soltanto editore, Giovanni Gandini coltivava una vivace passione narrativa, con un gusto innato dell’ironia e della dissacrazione. Testimoni di questa sua vena narrativa sono i suoi libri, dalla raccolta di racconti L’orso buco a Piccoli gialli, a quella di elzeviri come L’ultimo pensiero fondente. Una vena ludica, appena velata di malinconia che si rivlea anche in Caffè Milano, edito da Scheiwiller nel 1987. Oltre a Linus, Gandini è stato anche editore del Giornalone e Uffa.

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