IL MISTERO DEL RITORNO DI MISTER NO

IL MISTERO DEL RITORNO DI MISTER NO

“E dentro ti porti una cicatrice in più! Bah, così è la vita vecchio mio… una lunga serie di cicatrici… non ci pensare troppo”.
Mister No n. 84, pag. 29.

Mister No è personaggio a fumetti creato da Guido Nolitta, alias Sergio Bonelli. La sua serie è uscita dal 1975 al 2009 per un totale di 379 numeri, più una ventina di speciali e di Almanacchi.


Negli anni settanta al cinema non era più tempo di western. John Ford aveva diretto il suo ultimo western, “Il grande sentiero” (Cheyenne Autumn). Gli altri grandi registi di Hollywood, da Hawks a Mann e Boetticher, avevano passato la mano. Era rimasto un grande allievo, Sam Peckinpah, ma i suoi erano western crepuscolari su un mondo che scompariva.

Sergio Leone aveva chiuso la trilogia del dollaro e detto addio agli eroi sconfitti in “C’era una volta il West”.
La frontiera era stata raggiunta, non era più tempo di eroi. Il film di Leone si chiudeva su Jill McBain (Claudia Cardinale) che portava acqua agli operai della ferrovia. Era lei la nuova eroina che avrebbe costruito il futuro. Non certo Armonica (Charles Bronson), che scompariva in campo lunghissimo trascinandosi il corpo dell’amico Cheyenne (Jason Robards).

C’era stato anche “Soldato Blu”, un film di Ralph Nelson che aveva mostrato al cinema le crudeltà delle giacche azzurre verso le popolazioni pellerossa.

Ciononostante la Bonelli, che all’epoca aveva diverse sigle editoriali (Edizioni Araldo, Daim Press, Edizioni Altamira e Cepim Editoriale) ed era diretta dalla madre di Sergio Bonelli, la signora Tea, guadagnava più che mai con i vendutissimi albi di Tex, tra serie regolari e ristampe.

Però, oltre a Tex, Zagor, Il Piccolo Ranger e il Comandante Mark, un esperimento con qualcosa che non c’entrasse niente con il genere western, sia pure inteso in senso largo, lo si poteva e doveva fare prima o poi. Tenendo anche conto che l’eroe tutto di un pezzo stava ormai tramontando.

La copertina e i disegni interni del primo numero di Mister No sono di Gallieno Ferri

Sergio Bonelli cercò ispirazione dalla sua grande passione per l’Amazzonia, nella quale si recava spesso, per fare uscire in edicola, nel gennaio 1975, un personaggio diverso dai precedenti: Mister No.
Ai disegni c’è Gallieno Ferri, co-autore di Zagor insieme a Bonelli.

Il destino di Mister No è quello di rompere la tradizione dei personaggi tutto muscoli aprendo la strada ai futuri Ken Parker, Martin Mystère e Dylan Dog.

L’ambientazione è la foresta amazzonica degli anni cinquanta, solo una ventina di anni prima rispetto all’epoca in cui usciva l’albo. Gli ingredienti mescolano vecchio e nuovo: umorismo, scazzottate, sparatorie, sbornie omeriche, avventure cruente, anche a sfondo quasi politico ed ecologico, accurate descrizioni storico-geografiche… addirittura belle ragazze disponibili come nei fumetti italiani non se ne vedevano da decenni, a causa delle autocensure che gli editori erano stati costretti ad adottare a causa di una campagna denigratoria nei confronti del fumetto, portata avanti dai maggiori partiti del tempo.


Sì, le ragazze erano belle, provocanti, ma anche piene di carattere. Le garotas erano, insieme al whisky, l’interesse principale del pilota privato d’aerei Jerry Drake, alias Mister No.

Le sceneggiature di Nolitta/Bonelli erano spumeggianti, ricche di dialoghi brillanti, non lasciavano tregua. Niente lunghe riunioni intorno al fuoco di quattro pagine e più come succedeva regolarmente in Tex Willer.

Non è un antieroe Mister No, come a volte erroneamente viene descritto, ma un classico eroe romantico pronto a sacrificarsi per i propri amici e a combattere l’ingiustizia. Incorruttibile e fermo nei suoi principi di onestà, lealtà e rettitudine.
Le avventure di Jerry Drake potevano finire malissimo per lui o i suoi amici. In quei casi il brano When the Saints Go Marching In, che spesso cantava allontanandosi con il Piper tra le nuvole, risuonava amaro come non mai.

I finali, positivi o negativi che fossero, erano contrappuntati da qualche trovata irriverente: il Piper che non parte, la promessa di una bella ragazza o di una grande sbornia, tutti elementi che servivano a Sergio Bonelli per non incupire il personaggio.

Le vignette costrette nella solita griglia di tre strisce impedirono a Mister No di essere innovativo anche nella grafica, e la scelta di disegnatori troppo legati alla tradizione non giovò.


Forse solo Roberto Diso, che divenne il disegnatore principale, riuscì a far proprio il personaggio facendolo recitare nelle sue mille sfaccettature.
Sicuramente un parco di disegnatori più moderni avrebbe giovato, come anni dopo per Nathan Never e Dylan Dog.
Un brutto colpo fu anche l’addio del disegnatore Fabio Civitelli, promosso a Tex.


La serie, partita subito con ottime vendite sulle 200mila copie a numero, risentì della crisi del fumetto all’inizio degli anni ottanta.
In una intervista a “Fumo di China” del 1990 Sergio Bonelli mette le mani avanti, sostenendo che Mister No aveva ormai detto tutto.

Per rilanciare il personaggio si fece viaggiare Jerry Drake in giro per il mondo: negli Stati Uniti, in Italia, in Birmania, in Africa.
Gli crearono anche un passato che nessun essere umano potrebbe reggere e infine, nel 2009, arrivò l’addio definitivo.


Rileggendo oggi i suoi albi, colpisce ancora come Mister No fosse un autentico perdente.

Per esempio, nella sequenza che va dal n. 80 al n. 86, articolata in tre storie, Mister No incontra l’amore impossibile, la morte di due donne amate, la morte di altri innocenti e vede confondersi fino a scomparire la differenza tra bene e male.
Gli individui sono una mescolanza di entrambi, questa la lezione.

Ma perché un perdente e non un semplice avventuriero? Da dove veniva il carattere e il destino di Mister No?
In uno dei primi numeri di Mister No spunta sullo sfondo un personaggio secondario di nome Korzeniowsi. Józef Korzeniowski è il nome polacco di Joseph Conrad, un omaggio criptico di Bonelli allo scrittore a cui, come Hugo Pratt con Corto Maltese, era debitore.

Bonelli aveva un poco trasferito sul Rio delle Amazzoni gli eroi perdenti di Conrad che leggiamo nei romanzi di “Lord Jim”, “Un reietto delle isole”, “Il pirata”.

Ubriaconi tormentati e sconfitti, ma in fin dei conti eroici come il nostro Jerry Drake.


Mister No non è mai scomparso del tutto dalle edicole. Le Edizioni If di Gianni Bono ne stanno ristampando la serie in un formato che raccoglie due albi della serie originale.
La ristampa è arrivata al numero 122. Le prime due annate di Mister No sono disponibili su Amazon in formato kindle.
Dal 2015 sono usciti in libreria tre volumi in grande formato, di cui solo il primo “colorizzato”, che ristampano le avventure dell’eroe di Manaus.

Sul sito di Sergio Bonelli Editore da tempo è stato annunciato che “Sì, Mister No sta tornando”.
Come e quando non si sa: una totale mancanza di notizie quasi sospetta.

Speriamo che la nuova misteriosa serie di Mister No, pur reinterpretando, rispetti le radici bonelliano-conradiane del personaggio.

Altrimenti sarà un’occasione mancata.

 

2 commenti

  1. Qui nella SBEllica stanza dei bottoni segreta – livello meno dieci sotto Via Buonarroti , una roba alla Dan Brown o Alfredo Castelli – stiamo ragionando da tempo su com e emettere un Mister NO(litta ) 2.0 che piaccia ai lettori con le tempie brizzolate come Jerry Drake ed incuriosisca anche i nativi digitali cartoon network addicted. Il think tank ha scodellato un paio di idee interessanti: uno dei ragazzi di scuola zerocalcarica pensa ad un Mister No profeta della decrescita felice ed una signora morsa da una Jane Austen radioattiva vorrebbe fare del pilota un Darcy in fuga in Amazzonia dal suo ruolo di Uomo Del Destino.
    Io ho fatto la gavetta e nessuna delle scuole alte e non sono mai riuscito a leggere per intiero un fumetto di Crepax, ma penso che il personaggio possa funzionare solo come Kev Constner di Fandango che alza la sua bottiglietta di birra sgasata e brinda ad un mondo che viaggia ormai ad una velocità diversa e di cui, come l’Abantatuono di Mediterraneo, il ragazzo del Piper non sarà mai complice, una volta realizzato che non potrà mai cambiarlo. Da questo punto di vista Drake è financo eversivo.
    Naturalmente è sempre possibile prenderlo di peso e trascinarlo negli anni sessanta e fargli incontrare la ragazza del Piper prima ed il Lennon di Imagine nel decennio successivo e metterlo a confronto con un mondo che almeno prova a cambiare. Vedremo.

    Sono d’accordo in toto sulla questione disegnatori e ricordo ancora lo shock delle modernissime covers di Diso dal 1985 che si affiancavano a quelle ancora miltoncaniffiane di Alessandrini e staccavano di una lunghezza quelle degli anni novanta di Stano. Se e quando Mister No tornerà nelle edicole del regno cercherò di aver in squadra cartoonists dal segno alla Ratigher e Giez e Stefano Casini, tanto per nominare ragazzi SBEllici.

  2. Ecco
    …mi piaceva mister no e più tardi Conrad. Ora scopro il legame

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