IL DIO ODINO ERA UN IMPERATORE ROMANO

IL DIO ODINO ERA UN IMPERATORE ROMANO

Sì, Odino era un imperatore della dinastia degli Antonini.

Anni fa, leggendo di alcune spedizioni degli antichi romani nel mar Baltico, mi venne da pensare che al loro posto avrei creato una base commerciale nella centralissima isola di Gotland: da quella postazione facilmente difendibile, perché circondata dal mare, avrei potuto controllare il commercio con i paesi rivieraschi.
Dal Baltico provenivano diversi prodotti, come la preziosa ambra.


Tempo dopo mi è capitato di leggere un altro libro nel quale si dice che Gotland era, effettivamente, il maggior centro commerciale “internazionale” dell’area, tanto che è stata trovata la statuetta di un Buddha indiano.

Leggo anche che a Gotland è stata scoperta la più grande concentrazione di iscrizioni runiche, cioè testi in lingua germanica, sia pure in epoca relativamente tarda.
La scrittura runica probabilmente è “nata” in mille posti diversi, perché scrivendo le lettere di un qualsiasi alfabeto sul legno (l’unico materiale da “scrittura” a disposizione dei germani) queste diventano fortemente angolari. Per verificarlo, basta provare a scrivere sul legno con un chiodo. A Gotland, tuttavia, la presenza dei romani deve avere incentivato la scrittura su larga scala tra il popolo locale.

A questo punto ripensai a Odino, considerato l’inventore delle rune (cioè della scrittura). Per gli studiosi Odino è un dio recente, almeno nel ruolo di capo degli dei, prima di lui il maggiore dio germanico era probabilmente Thor. Thor, come l’altra variante indoeuropea Giove (Zeus), era capo degli dei e signore dei fulmini.

Il nome Wotan (diventato poi Odin) potrebbe avere qualche assonanza con gli Antonini, la dinastia degli imperatori romani del secondo secolo. Wotan contiene la “enne” e la “ti” di Antonino: cioè tutte le sue consonanti, dato che la “vu doppia” è una mezza vocale. Un antico germano come pronunciava Antonino? Uatonin, cioè Wotan?
Del resto Trojan è un dio slavo che dagli esperti viene fatto derivare da Traiano, un imperatore della dinastia antonina, anche se i romani non hanno mai dominato gli slavi.

Nei nomi dei giorni della settimana inglesi thursday sta per giovedì, il giorno centrale di Giove (la domenica, quando non era ancora cristiana e festiva, anche da noi si chiamava “soledì”, sunday). Mentre Odino aveva, e ha, nei giorni della settimana inglesi il mercoledì (wednesday). Già Giulio Cesare identificava Thor in Giove, ma considerava “Mercurio” capo delle divinità germane: ritengo che questo Mercurio non sia Odino, anche se l’identificazione verrà poi abusivamente attestata dai nomi dei giorni della settimana. Molto probabilmente il Mercurio di Cesare era l’antico dio Tyr, al quale Odino/Antonino si sovrappone.

Il confine settentrionale dell’Impero romano era il fiume Reno, quindi molto più a sud del mar Baltico

Allora ho immaginato che i romani si fossero veramente insediati a Gotland con una piccola base commerciale e un fortino militare. I romani scrivevano scolpendo stele di pietra, le quali, viste dai germani di Gotland, possono avere ispirato la scrittura runica.
Agli abitanti locali sottomessi veniva sicuramente fatto adorare il “dio” Antonino. Ai romani interessava importare il culto imperiale, non gli altri dei. Quindi i germani locali, forse goti (dato che in quel periodo stavano migrando dalla Svezia all’attuale Polonia probabilmente passando per l’isola di Gotland), si erano messi ad adorare Antonino che loro pronunciavano Wotan, attribuendogli l’invenzione della scrittura che vedevano nella stele con il suo nome nel tempietto a lui dedicato.

A quel punto di fantasie galoppanti ho aperto un atlante per vedere bene questa isola di Gotland. L’atlante riportava pochi toponimi dell’isola di Gotland, tra i quali la città interna di Roma e la città costiera di Faro. Scritte proprio così!
Una sola città “romana” in Svezia sarebbe stata una coincidenza, ma due?…


Ora mi pare davvero probabile che Gotland sia stata una base romana, chiamata Roma dai locali, con un porto chiamato Faro, naturalmente per via dell’immancabile faro.

Magari i romani a Gotland ci sono stati pochi anni nel secondo secolo, costruendo solo alcuni edifici in muratura. A un certo punto i goti, o quello che erano, si saranno ribellati e li avranno scacciati. Quando oggi a Roma (di Gotland) trovano i mattoni delle antiche rovine durante uno scavo casuale, le prenderanno per i resti di costruzioni di pochi secoli fa.
I locali in questi anni avranno scoperto sicuramente anche monete romane, ma queste sono state copiosamente ritrovate dalla Scandinavia all’India, e quindi non dimostrano niente.

Forse i goti prendono il loro nome proprio dall’isola: Got-land, Terra del dio. Quale dio? Antonino-Wotan? Comunque sia, dopo avere lasciato l’isola, i goti fondano Danzica nell’attuale Polonia e poi creano un impero nell’attuale Ucraina, cioè la Scizia, dove il loro dio totemico, ancora vuoto di contenuti, assorbe lo sciamanesimo dei sarmati.


Secondo alcuni studiosi (non tutti) la tardiva apparizione di Odino avviene tra i germani orientali, quindi probabilmente i goti. Il “popolo del dio” (Gott) pian piano impone Wotan agli altri popoli germanici molto meno potenti.

Dopo avere cacciato i romani da Gotland, ammesso che non se ne siano andati per altre ragioni, i goti non hanno ripudiato Antonino/Wotan perché l’hanno inteso come un elemento della forza romana, insieme a strategie militari romane che, forse, hanno utilizzato per ottenere la loro straordinaria espansione (nessun popolo germanico aveva mai occupato tanto spazio come loro).


Sleipnir, il cavallo a otto zampe di Wotan/Odin, probabilmente è una interpretazione errata dell’imperatore Antonino su un cocchio. I germani, digiuni di arti visive, non potendo concepire il disegno di due cavalli sovrapposti di lato, ne hanno “visto” uno solo con otto zampe. Il rilievo scultoreo di Antonino sul cocchio tirato da due cavalli poteva benissimo trovarsi nel tempio a Gotland dove veniva officiato il culto imperiale, accanto all’iscrizione del suo nome che ha ispirato le rune.

Oppure i germani possono avere visto il tema dei due cavalli sovrapposti su monete o medaglie, magari onorificenze date ai capi germani degli ausiliari. Insomma, Antonino sul cocchio tirato da due cavalli diventa automaticamente Wotan su un cavallo con otto zampe, una volta eliminato il cocchio sconosciuto ai germani.
Thor comunque si prenderà una rivincita. I germani usavano portare appresso il suo martello come ciondolo e credo che abbiano usato questo ciondolo anche dopo essere stati cristianizzati, rovesciandolo per trasformarlo in una croce. I loro orefici hanno salvato così il proprio posto di lavoro.
Per secoli i cristiani dell’Impero romano avevano adoperato altri simboli per rappresentare Gesù Cristo, come il monogramma usato dai soldati di Costantino. Non deve stupire un fatto del genere, dato che il rosario viene ancora da più lontano: dall’India.

Sempre in relazione ai contatti “misteriosi” tra il mondo mediterraneo e la Scandinavia, in questo articolo abbiamo parlato della probabile trasformazione delle ampie parti dell’Odissea dedicate a Telemaco nella leggenda danese di Amleto (che sembra un anagramma abbreviato del suo nome).

Se l’ambasciata svedese ci finanzierà, noi di Giornale POP prenderemo senz’altro paletta e secchiello per andare a scavare nell’isola di Gotland.
Così dimostreremo che non ci siamo inventati niente.

Contatto E-mail: info@giornale.pop

4 commenti

  1. E non dimentichiamo l’ipotesi dell’ing. Felice Vinci contenuta in “Omero nel Baltico” (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Omero_nel_Baltico).

  2. Per me amante del dark rock( che contiene messaggi satanici se ascoltato al contrario ,come sostiene l’associazione mamme contro l’heavy metal) è molto divertente pensare che la croce cristiana sia il martello di Thor rovesciato. Il rovesciamento satanista della croce riprestinerebbe quindi il corretto culto pagano. Tie’

  3. Secondo me l’ipotesi dell’articolo è coerente, ma questo è un gioco che consiste nel raccontare una cosa fantasiosa in un modo che potrebbe anche essere vera.
    Perdo se qualcuno dimostra una falla logica (o storica) nella mia ipotesi.

  4. Non si rifà altro che alla teoria di Richard Dawkins, nel testo L’illusione di Dio.
    « Gli dèi, osserva (Jaynes), sono allucinazioni acustiche, voci che parlano nella mente delle persone. Suggerisce inoltre che essi si siano evoluti dal ricordo di re morti, i quali conservavano un certo controllo sui sudditi parlando attraverso voci immaginarie. Si trovi o no plausibile la tesi, Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza è abbastanza affascinante da essere citato in un saggio sulla religione. »

    Ripreso tutta da Julian Jaynes nell’opera, Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza.

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