I VIAGGI NEL TEMPO DI ALLEY OOP

I VIAGGI NEL TEMPO DI ALLEY OOP

La letteratura fantastica si basa su alcuni capisaldi, tra i quali rivestono un particolare fascino l’ambientazione preistorica e la possibilità di viaggiare nel tempo. Negli anni trenta un personaggio riuscì a integrare queste due tematiche in maniera mirabile. Si chiamava Alley Oop, un simpatico uomo preistorico dall’aspetto vagamente scimmiesco e dal corpo tozzo che si appoggiava saldamente su grosse gambe elefantiache. Il creatore di questa divertente striscia ambientata tra antichissimi vulcani e mastodontici (e anacronistici) dinosauri era un giovanotto nato nello Iowa nel 1900: Vincent T. Hamlin.


Vincent aveva alle spalle una storia molto particolare. Partito volontario per il fronte europeo durante la Prima guerra mondiale, aveva avuto uno spiacevolissimo incontro ravvicinato con l’iprite tedesca che lo aveva lasciato intossicato e ustionato. Durante la sua lunga convalescenza aveva scoperto una felice vena di narratore, rallegrando i compagni di corsia con le sue vignette umoristiche.

Vincent T. Hamlin

Ritornato in America, dopo alcune esperienze lavorative poco proficue, ebbe modo di fare amicizia con un geologo che lo “iniziò” ai piaceri della paleontologia. Da quel momento la preistoria divenne per lui una sorta di ossessione. Quando nel 1933, la Nea, una agenzia di distribuzione di articoli e di fumetti per i giornali, gli commissionò la creazione di una striscia, Vincent non ebbe bisogno di starci a pensare troppo. Rapidamente progettò il suo protagonista, un cavernicolo dal corpo robusto e dai muscoli a salsiccia nello stile di Popeye, con una faccia dal naso importante incorniciata da una barbaccia incolta a sottolinearne l’aspetto decisamente primitivo. Restava da decidere il nome della striscia e l’autore si ricordò di “Alley Oop”, il grido d’incitamento che gli acrobati circensi si lanciavano nel momento culminante della loro esibizione (un po’ come “oplà”).


Il successo delle strisce quotidiane in bianco e nero e delle tavole domenicali a colori di Alley Oop gratificò immediatamente le audaci scelte di Hamlin, portando l’irsuto ominide a diventare il beniamino di milioni di lettori. Le disavventure del protagonista e della sua combriccola di amici ebbero facile presa sul pubblico, le gag erano sempre coinvolgenti e mai banali, le continue trovate davano sale alle vicende. Le tigri dai denti a sciabola e gli stegosauri, che rendevano difficile la vita quotidiana dei nostri progenitori, svilupparono nei lettori dell’epoca una forte empatia e una spiccata simpatia per quell’omaccione burbero sempre pronto a menare le mani, ma coraggioso e dotato di un innato senso di giustizia.


Le storie del regno di Moo, i cui abitanti testardi e rissosi sono continuamente impegnati in controversie con i regni vicini, ebbero dunque un grande successo popolare. Quello dei nostri progenitori era un mondo semplice, popolato da gente chiassosa mossa da bisogni primari, uno specchio deformato della società americana contemporanea.

Ad accompagnare Alley c’era una serie di riusciti comprimari. Prima per importanza è, senza dubbio, la fidanzata Ooola. Compagna dell’eroe fin dagli esordi, la bellissima ragazza (che ha davvero poco di preistorico) è stata per lungo tempo corteggiata da innumerevoli spasimanti, tutti ricacciati indietro dai pugni di Oop. Ooola è l’incarnazione vivente della donna americana, con la sua intraprendenza e la sua vocazione all’indipendenza: è dolce, ma energica, arguta e furba tanto da agire in maniera razionale anche nelle situazioni più avverse.


Al fianco di Oop c’è anche Foozy, l’amico del cuore e l’esatto suo contrario, che con la sua saggezza, corroborata da continue citazioni in rima, riesce spesso a stemperare le ire funeste di Alley. Sovrano di Moo è re Guz, un buon diavolo, un monarca illuminato e bonario la cui lucidità, però, viene talora offuscata dalla rabbia. Per fortuna, in quei momenti, può contare sulla presenza al suo fianco della regale consorte, Umpa, alla quale spetta l’ingrato compito di ricondurre alla ragione il suo dissennato maritino. Una citazione a parte, infine, merita il Gran Saggio, lo sciamano ufficiale del regno. Tratteggiato per molti anni come figura negativa, sempre intenta a trafficare in losche trame o a utilizzare rituali e trucchi magici contro Moo, ha subito un processo di parziale riabilitazione diventando una specie di maestro dell’arte di arrangiarsi.


Dopo sei anni di vita, nel 1939, quando la popolarità della striscia cominciava a declinare, Hamlin ebbe una grandissima intuizione che aprì la strada a una serie di prospettive nuove e potenzialmente illimitate.
Due stralunati inventori dei giorni nostri, Wonmung e Bloom, arrivati del tutto casualmente a inventare una macchina del tempo, “catturano” Oop e lo trascinano in pieno 20° secolo, dando vita a una serie di divertentissime situazioni (non lontane da quelle del campagnolo Li’l Abner quando Al Capp lo fa andare nella grande città).
Ben presto, il cavernicolo diventa il viaggiatore nel tempo di fiducia dei due scienziati, accompagnato spesso da Ooola e qualche volta anche da Foozy.

Le strisce di Alley Oop venivano ristampate nei comic book (albi a fumetti)

Spesso le missioni che vengono affidate ad Alley Op sono alquanto strampalate (a chi può interessare il vero colore delle chiome di Cleopatra?), ma alcuni incontri con personaggi come Giulio Cesare o Shakespeare sono altamente formativi.


La striscia vira in maniera decisa verso l’avventura e il vecchio Oop con il suo atteggiamento da duro va incontro a risultati altalenanti. Talora i suoi metodi risultano efficaci ma, più spesso, il suo caratteraccio lo porta al centro di situazioni intricatissime. A tirarlo fuori dai guai è sempre la provvidenziale macchina del tempo che Hamlin utilizza nel momento giusto.


I dialoghi dell’autore riescono sempre a destare interesse e curiosità senza essere appesantiti da verbose spiegazioni pseudo-scientifiche. Alley Op, pur non rinnegando le sue origini preistoriche, si trasforma pian piano in un “cittadino del tempo” che si muove con estrema disinvoltura in tutte le sue fantastiche escursioni dalle quali ricava insegnamenti.
Purtroppo, nel regno di Moo, dove ritorna ogni tanto, le sue proposte di “razionalizzare” la preistoria vengono immediatamente coperte dall’oblio: triste destino di tutti i precursori.

Dopo il ritiro di Hamlin nei primi anni settanta (morirà nel 1993), la striscia fu portata avanti dal suo assistente Dave Graue fino al 2001 quando gli subentrano Jack e Carola Bender. I due artisti, meno raffinati dei precedenti, apportarono una certa semplificazione grafica al personaggio nell’intento di modernizzarlo: le linee diventarono più morbide e l’aspetto meno “selvaggio”. Un processo non pienamente riuscito che, però, non ha leso troppo la sostanza del personaggio che continua tuttora la sua corsa nel mondo dell’immaginario.

Per finire in bellezza, ecco lo storico viaggio di Alley Oop nell’epoca moderna tratto dal n. 15 di Eureka.

4 commenti

  1. Ai miei tempi era difficilmente reperibile , come Al Capp e altri , ma lo adoravo ..ottimo artcolo

  2. Tanto per fare un po’ l’insopportabile spaccacapelli. vado a precisare alcune cose.

    La serie ALLEY OOP non venne creata nel 1933 dalla NEA, ma qualche mese prima dall’infima agenzia Bonnet-Brown, che iniziò a distribuirla dal 5 dicembre 1932, proseguendo fino al 24 aprile del 1933, quando la Bonnet-Brown chiuse prematuramente i battenti, lasciando Vincent Trout Hamlin disoccupato.
    Ma per poco: Hamlin riscrisse (con qualche modifica) le stesse situazioni disegnate per la Bonnet-Brown e riuscì a farsi mettere sotto contratto dalla NEA, che inizio la nuova distribuzione dal 7 agosto 1933 (oggi sarebbe di moda parlare di reboot).

    In secondo luogo, come si vede dalla storia presentata, la macchina del tempo è creazione unica e non casuale di Wonmug (e del suo aiutante Jon), ma non di G. Oscar Boom (Boom, non Bloom), che arriva in scena solo l’anno seguente, nell’episodio della cintura magica di Ippolita, regina delle Amazzoni.
    Oscar è un personaggio piuttosto interessante, essendo un raro esempio di “eroe-cattivo” (una sorta di precursore del Phoney Bone di Jeff Smith: si accompagna agli eroi, ma ha spesso una sua motivazione personale, segreta e losca)

    Infine, non condivido il parallelo tra Alley Oop E Li’l Abner.
    Alley potrà essere un ingenuo e un ignorante, ma non è un deficiente come Abner, i cui successi sono sempre frutto del caso o merito di Mamma Yokum (è con la vecchia mammina di Abner, che, semmai, si potrebbe fare un parallelo).

    fortunato

  3. Una delle migliori serie mai prodotta.

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati con *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*