I TANTI SHERLOCK HOLMES DEI FUMETTI

I TANTI SHERLOCK HOLMES DEI FUMETTI

Il recente saggio Sherlock Holmes. L’avventura nei fumetti, scritto da Luigi Siviero e pubblicato da ProGlo – Prospettiva Globale, è una miniera di aneddoti e informazioni sulle versioni a fumetti del celebre detective creato da Arthur Conan Doyle.
Per saperne di più abbiamo intervistato Siviero, già autore di Dylan Dog e Sherlock Holmes: indagare l’incubo e Dall’11 settembre a Barack Obama. La storia contemporanea nei fumetti, entrambi pubblicati da Npe.

Copertina di Mad n. 7 (1953) disegnata da Harvey Kurtzman

Quali sono gli argomenti principali di Sherlock Holmes. L’avventura nei fumetti?
Come si intuisce dal titolo, il libro è dedicato principalmente ai fumetti su Sherlock Holmes. L’espressione “fumetti su Sherlock Holmes” va intesa nell’accezione più ampia possibile. Non mi sono occupato solo degli adattamenti a fumetti dei racconti di Arthur Conan Doyle e di altri fumetti con protagonista Sherlock Holmes, ma anche di opere che hanno legami più sottili con il detective vittoriano. Mi riferisco soprattutto ai tanti fumetti in cui il protagonista di turno, che di volta in volta può essere Topolino, Snoopy, Garfield, Bugs Bunny e così via, indossa l’abbigliamento tipico di Sherlock Holmes (deerstalker e mantellina) e fuma la pipa. Ma mi riferisco anche a fumetti nei quali Sherlock Holmes viene nominato nei dialoghi (per esempio in Dylan Dog n. 17 di Sclavi, Montanari e Grassani, Dylan Dog afferma: “D’altronde, non sono certo Sherlock Holmes… Del metodo razionale di indagine non capisco niente… Sono solo uno che cerca di capire gli altri, uomini o mostri che siano…”), nei quali la trama è ripresa dai racconti di Doyle (il soggetto di Topolino e il mistero di Macchia Nera di Floyd Gottfredson e Merrill De Maris deriva da L’avventura dei sei napoleoni), nei quali compaiono parenti vari di Sherlock Holmes (Clive Reston, personaggio della serie Shang-Chi di Doug Moench e Paul Gulacy pubblicata dalla Marvel, è figlio di James Bond e pronipote di Sherlock Holmes), nei quali il protagonista è un detective il cui nome è una storpiatura di “Sherlock Holmes” (la parodia Shermlock Shomes di Harvey Kurtzman e Will Elder uscita su Mad), nei quali Sherlock Holmes viene nominato come creazione letteraria di Arthur Conan Doyle, nei quali c’è un personaggio originale derivato da Sherlock Holmes (il Bat Batterton della serie Zagor), e così via. Il mio libro contiene anche una biografia di Arthur Conan Doyle (basata sull’ottimo libro Conan Doyle. L’uomo che inventò Sherlock Holmes di Andrew Lycett), alcuni capitoli introduttivi con considerazioni varie sullo Sherlock Holmes classico di Doyle, e un capitolo, che mi è molto caro, sul concetto di abduzione.

Copertina di Victorian Undead n. 1 (2010) disegnata da Tony Moore

Perché hai scritto un libro su Sherlock Holmes?
In un libro precedente, Dylan Dog e Sherlock Holmes: indagare l’incubo pubblicato da Npe, mi ero occupato brevemente della filosofia di Sherlock Holmes e del concetto di abduzione. In quell’opera, d’accordo con il supervisore, avevo fatto dei tagli ai paragrafi in cui avevo affrontato questi due argomenti per evitare di allontanarmi troppo dal tema principale del libro (cioè il Dylan Dog di Tiziano Sclavi). I testi tagliati mi sembravano validi e interessanti, e tenevo in modo particolare al brano sull’abduzione, così ho pensato di utilizzarli in un nuovo libro. Inizialmente pensavo che le mie considerazioni sullo Sherlock Holmes classico e il capitolo sull’abduzione sarebbero stati il fulcro del nuovo libro.
Credevo che i fumetti legati in un modo o nell’altro a Sherlock Holmes fossero solo una manciata e potessero essere affrontati in maniera agile. Invece col passare del tempo ho trovato sempre più fumetti che hanno cambiato il mio approccio al libro e la forma del libro stesso.

Originale di una tavola domenicale di Sherlock Holmes del 1954, testo di Edith Meiser e disegni di Frank Giacoia

Come è cambiato il saggio dal progetto iniziale alla forma definitiva?
Come ho detto il libro è composto da una prima parte sullo Sherlock Holmes classico di Arthur Conan Doyle, da un capitolo breve sull’abduzione e da una seconda parte dedicata ai rapporti fra Sherlock Holmes e i fumetti. La struttura e i contenuti della prima parte e del capitolo sull’abduzione sono rimasti invariati. Per quanto riguarda Sherlock Holmes nei fumetti, la mia prima idea era di fare delle specie di schede sui singoli fumetti dedicati a Sherlock Holmes. In pratica volevo scrivere una recensione per ogni fumetto senza che ci fosse un legame fra una recensione e l’altra, a parte il filo conduttore costituito dal personaggio di Doyle presente in tutte le opere.
Mi sono presto accorto che esistevano più versioni a fumetti della stessa storia o della stessa tematica. Per esempio Il mastino dei Baskerville ha generato Hound of the Whiskervilles di Carl Barks, un adattamento a fumetti di Kiefer e Zansky pubblicato dalla Gilberton nel 1947, un adattamento a fumetti di Dick Giordano in versione orrorifica uscito nel 1952, una parodia disneyana di Lockman e Strobl pubblicata nel 1965, Shermlock Shomes in The Hound Of The Basketballs di Kurtzman e Elder uscito su Mad, e tanti altri fumetti. Così ho fatto un primo cambiamento alla struttura del libro. Ho pensato che i fumetti sherlockiani potessero essere raggruppati in vari insiemi a seconda della tematica. Avevo ipotizzato di raggruppare gli adattamenti a fumetti dei racconti di Doyle, gli apocrifi, le parodie, i fumetti in cui compariva un personaggio mascherato da Sherlock Holmes eccetera. All’interno di ciascun gruppo avrei potuto fare delle comparazioni, evidenziando similitudini, differenze, novità e ricorrenze.

Peanuts di Charles M. Schulz, tavola domenicale del 28 gennaio 1962

Però il tuo libro non è fatto così. Perché hai messo da parte anche questa seconda versione?
Ho abbandonato questo secondo approccio quando mi sono reso conto che i fumetti di Sherlock Holmes sono davvero tanti e troppo vari. Mi piacerebbe utilizzare un metodo di lavoro come quello che ho appena descritto, ma dovrei scegliere un argomento specifico e ben delimitato. L’argomento “Sherlock Holmes” non era adatto.
Mi sono ritrovato così con una valanga di fumetti da aggregare in un libro senza che il risultato finale fosse un banale elenco o una classificazione asettica. Volevo anche che il libro desse a me e ai lettori un qualcosa in più di un semplice “Vi faccio vedere quali sono tutti i fumetti su Sherlock Holmes”.

Copertina di Planetary n. 13 (2001) disegnata da John Cassaday

Come hai risolto il problema?
È stato davvero difficile maneggiare quella mole immensa di materiale e darle una forma coerente. Ho trovato un modo soddisfacente di affrontare il problema quando ho capito che avrei potuto adottare una prospettiva storica. Per “prospettiva storica” non intendo una semplice esposizione cronologica delle varie opere, ma la ricerca di connessioni fra opere coeve e fra la pubblicazione delle opere e il ricorrere di eventi all’interno e all’esterno del mondo dei fumetti.
Un esempio di connessione fra opere coeve è la British Invasion, che in ambito sherlockiano ha riguardato tra gli altri Alan Moore, Jamie Delano, Mark Millar e Warren Ellis. Le opere di questi autori non sono connesse solo perché sono realizzate da fumettistici britannici, ma anche e soprattutto per via dell’uso della metanarrazione e del ricorso a testi dall’alto registro letterario all’interno di fumetti colti e cinici.
Mi sono reso conto della bontà del ricorso alla prospettiva storica leggendo The Ten-Cent Plague: The Great Comic-Book Scare and How It Changed America di David Hajdu, un saggio incentrato sull’ascesa dei comic book dagli anni Trenta agli anni Cinquanta e sulla caccia alle streghe che li travolse a metà del decennio del maccartismo. Il successo dei fumetti sui criminali tra la metà degli anni Quaranta e la metà degli anni Cinquanta spiegava alla perfezione la comparsa in quello stesso periodo di storie nelle quali Sherlock Holmes agiva negli Stati Uniti e doveva vedersela con bande di gangster americani contemporanei anziché con assassini vittoriani ed esotici.
I paragrafi sui fumetti criminosi statunitensi del dopoguerra sono stati pubblicati anche nel n. 101 della rivista Fumetto e nel sito dell’Anafi.
La visione d’insieme sulla produzione fumettistica sherlockiana mi ha permesso, inoltre, di iniziare a ragionare sulle modalità della produzione culturale. Ho scritto qualcosa al riguardo nelle conclusioni del libro, ma è probabile che si possa scavare di più.

Hai parlato proprio di tutti i fumetti su Sherlock Holmes?
Qualcuno mi è sfuggito e qualcun altro, ovviamente, è stato pubblicato dopo l’uscita del libro (per esempio l’adattamento a fumetti di un romanzo scritto dall’ex giocatore di basket Kareem Abdul-Jabbar). Non mi sembra che i fumetti occidentali mancanti siano molti. Fra questi ci sono il numero 134 di Satanik intitolato Il museo di Sherlock Holmes e una storia di Tex di Bonelli e Galep intitolata La valle della paura che ho scoperto troppo tardi grazie a un articolo di Giornale Pop. Invece per quanto riguarda i fumetti giapponesi, nel libro c’è solo una piccola selezione non esaustiva.

Versione di Sherlock Holmes a fumetti realizzata da Giancarlo Berardi e Giorgio Trevisan dal 1986 al 1989


Quali sono i fumetti migliori su Sherlock Holmes?

I migliori adattamenti dei racconti di Sherlock Holmes mi sembra che siano quelli realizzati negli anni Ottanta da Giancarlo Berardi e Giorgio Trevisan. I disegni di Trevisan sono particolarmente adatti a restituire le atmosfere dei racconti di Doyle.
Sono notevoli anche i fumetti di Warren Ellis, che in un adattamento de L’avventura del vampiro del Sussex disegnata da Craig Gilmore ha scritto uno Sherlock Holmes che ricorda John Constantine. Di Ellis ci sono anche Aetheric Mechanics realizzato assieme a Gianluca Pagliarani, nel quale un detective di stampo sherlockiano è calato in un contesto steampunk, e un episodio di Planetary (disegni di John Cassaday).
Molto importante per quanto riguarda il mondo di Sherlock Holmes è la prima miniserie della Lega degli Straordinari Gentlemen di Alan Moore e Kevin O’Neill, che contiene tra le altre cose una versione a fumetti dello scontro finale fra Sherlock Holmes e Moriarty alla Cascata di Reichenbach.
Ha scritto degli ottimi fumetti sherlockiani anche Leah Moore, figlia dell’autore di Watchmen. Oltre a due miniserie scritte a quattro mani con John Reppion (Il processo di Sherlock Holmes e Il demone di Liverpool), Leah Moore ha firmato una terza miniserie (Swords of Sorrow: Dejah Thoris & Irene Adler) che, seppur meno interessante delle altre due, contiene un punto di vista davvero originale e illuminante sulla passione di Sherlock Holmes per Irene Adler.
Non si possono non ricordare le incursioni sherlockiane di Floyd Gottfredson, Carl Barks e Charles M. Schulz. I nomi dicono tutto…
È degno di nota anche il mosaico di citazioni sherlockiane negli episodi di Dylan Dog scritti da Tiziano Sclavi. La storia che spicca è 3×0 di Sclavi e Brindisi, con una citazione de L’avventura del carbonchio azzurro di Doyle.
In ambito francese bisogna assolutamente citare Holmes (1854/†1891?) di Luc Brunschwig e Cécil, forse il miglior fumetto sherlockiano in assoluto.
Ci sono anche le copertine sherlockiane della serie Little Lulu, la copertina di Victorian Undead n. 1 disegnata da Tony Moore e le copertine disegnate da John Cassaday per varie miniserie.
Sicuramente dimentico qualcosa di importante…
Ecco, tipo il Napoleone di Paolo Bacilieri…

La copertina del nuovo saggio di Luigi Siviero

Al di là di questo libro, ti sei occupato di Sherlock Holmes in altri saggi o racconti?
Come detto prima, mi ero già occupato di Sherlock Holmes nel saggio Dylan Dog e Sherlock Holmes: indagare l’incubo pubblicato da Npe. Il libro è dedicato al Dylan Dog di Tiziano Sclavi. Ho parlato dei rapporti fra Dylan Dog e Sherlock Holmes solo in uno dei capitoli del libro, mentre negli altri ho affrontato altri argomenti come l’orrore, le citazioni, la casualità e il postmodernismo.
Ho scritto anche un racconto con protagonista Sherlock Holmes che è stato pubblicato nell’antologia I mondi del fantasy vol. 4 della casa editrice Limana Umanita. Da qualche tempo il racconto, intitolato L’avventura delle fate di Cottingley, è anche in rete nel sito Globeon. Inoltre ho scritto una quindicina di “romanzi di dieci parole” (cioè racconti composti esattamente da dieci parole, non una di più e non una di meno) con protagonista Sherlock Holmes che per ora sono apparsi solo in rete.
La mia opera sherlockiana più recente è il fumetto Daryl Dark, di cui ho sceneggiato quattro episodi usciti nei volumi n. 2 e 3, tutti disegnati da Simone Michelini. La serie è legata al mondo di Sherlock Holmes perché Daryl Dark è il trisnipote dell’investigatore vittoriano. Nelle mie storie ho cercato di accentuare i legami con Sherlock Holmes: i due episodi pubblicati in Daryl Dark vol. 2 sono ambientati in parte nel Museo di Sherlock Holmes a Londra e hanno come coprotagonista un personaggio ispirato a Paperino che in una tavola indossa deerstalker e mantellina; invece nei due episodi pubblicati nel vol. 3 compare proprio Sherlock Holmes.

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